La Coerenza Dov’é ??

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La Coerenza Dov’é ??

Chi segue Ideacalcio sa che il tema principale sono le esercitazioni che pubblico.
Ogni tanto però mi sorgono spontanee alcune riflessioni che, come nel caso di oggi, mi spingono a scrivere un articolo per condividerle con chi ha il piacere di leggerle.

L’argomento dell’articolo di oggi è “Esiste Coerenza nel mondo del Calcio”??
Ciò che mi ha spinto ad esporre questi miei pensieri sono una serie di frasi o di episodi che mi è capitato di leggere o sentire.

– Capitolo Fisicità –

Lo leggo ormai su ogni rivista, “In Italia si da troppa importanza alla fisicità e poco alla tecnica”.
Ok, sembra appurato. Se però la criticità nasce proprio da chi costruisce le squadre, allora qualcosa comincia a sfuggirmi.

Ad Aprile ero a vedere una partita della categoria Esordienti e vicino a me vi era una nota figura del panorama calcistico Veneto (di cui non farò il nome).
Dialogando mi disse “sai, le società prof. di prima fascia fanno le squadre col metro“.
Nulla di strano se poi la sua attenzione non si spostò sui due elementi di maggior fisicità delle due squadre in campo.
Elementi che tecnicamente avrei definito personalmente “molto acerbi”.

La mia attenzione si spostò invece su un elemento molto piccolo fisicamente ma con un qualità tecnica e di velocità di pensiero davvero fuori dal comune.
Giocatore che quest’anno mi sono ritrovato contro sul campo in due occasioni e che è subentrato entrambe le volte per non più di 15 minuti.

La stessa cosa mi viene riportata al termine delle Convocazioni delle Rappresentative: “il responsabile X ha visto Tizio e lo vuole provare”
Nonostante le mie perplessità legate all’attuale bagaglio tecnico-tattico del ragazzo, mi sento rispondere “piace perchè ha fisicità e corsa”.

A sto punto mi chiedo: “non sarebbe il caso di costruire le squadre andando a visionare i ragazzi sulle piste d’atletica o nei palazzetti del basket”?.

La riflessione che mi sorge spontanea è: “perchè tutti si lamentano che il primo criterio di scelta sia la fisicità e poi sono proprio gli addetti ai lavori a scegliere gli elementi più prestanti fisicamente”?

Non sarà forse che nei campionati giovanili e nella Scuola Calcio questa scelta paghi nel breve tempo in termini di risultato?
Non sarà mica che alle società, in primis le professionistiche, il risultato interessi più della prestazione?

– Capitolo Investimenti –

“La società crede nel settore giovanile”.
Frase che ho più volte raccolto ma che sto ancora cercando di rielaborare.

Cosa vuol dire “Credere nel settore giovanile”?
Vuol dire che sai di avere un settore giovanile e ti basta esserne a conoscenza?
Vuol dire che a fine anno il bilancio tra ricavi e guadagni deve essere perfettamente alla pari o tanto meglio se si finisce dalla parte dei ricavi?
Vuol dire forse andare a prendere l’allenatore che si porta lo sponsor per pagarsi il suo rimborso?
Vuol dire forse andare a prendere allenatori che non trovano più spazio in prime squadre e che pur di portare a casa quattro soldi ritornano al settore giovanile?
Vuol dire forse andare a prendere “mister X” perchè è stato un tuo ex giocatore e anche se non ha mai allenato fa lo stesso?

La società però crede ed investe nel settore giovanile..
Avevo pubblicato tempo fa un post sula pagina Facebook dove chiedevo quanti di voi fossero contenti degli investimenti fatti dalla propria società per i più giovani. La stragrande maggioranza ha risposto allo stesso modo: “la prima squadra attinge buona parte dei soldi a disposizione”.

Il Barcellona ad esempio investe 20 milioni all’anno per il proprio settore giovanile.
Certo, è solo il 5% dei ricavi complessivi, ma è una cifra astronomica se paragonata a quello che investiamo in Italia.

– Capitolo Formazione –

Altra frase che leggo e sento molto spesso è legata alla pochezza, in termini di gioco e di qualità, che si vede sui campi da calcio.
Gli addetti ai lavori parlano di una cultura del risultato a tutti i costi che condiziona negativamente il lavoro del mister.

Da un lato vi è la società che ad inizio anno chiede che il parco giocatori cresca e venga valorizzato, dall’altro, alle prime difficoltà, è proprio la stessa società che fa pressioni in termini di classifica e di risultato.

Questa considerazione tocca indistintamente tutti i livelli, dai Nazionali, Regionali e persino nei provinciali.
L’allenatore in alcune occasioni viene quasi messo al muro: “o si vince o resti a casa”.
A questo punto nella testa dell’allenatore cominciano a passare nella mente alcune riflessioni, legate principalmente al fatto che lui con quei soldi ci vive (nelle prof.) e che quindi non ha senso mettere a repentaglio il suo lavoro in favore della crescita dei ragazzi.

Ed ecco che la formazione e la crescita finiscono spesso nel dimenticatoio in favore di una “fase finale” che darà lustro e prestigio alla stessa società.

A conclusione riporto un racconto che mi è stato riferito da due colleghi e sul medesimo episodio.
L’occasione era una serata d’aggiornamento con una società professionistica di prima fascia.

Uno dei mister presenti pone una domanda ai due relatori: “la mia squadra sta avendo qualche difficoltà a costruire dal basso. Stiamo allora provando a portar fuori palla al piede uno dei due difensori centrali. Voi cosa ne pensate?”

Risposta: “ma se avete difficoltà a costruire da dietro, perchè non la picchiate davanti”??

Di cosa ci stupiamo allora se è proprio chi dovrebbe far scuola a dare certi esempi??
Dov’è dunque la coerenza?

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Credit Immagine: http://viterbo5stelle.it/wp-content/uploads/2015/10/15-09-30-Coerenza-questa-sconosciuta-1024×768.jpg

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

2 commenti

  1. Giovanni Di Martino on

    Bell’articolo, purtroppo rimasto senza commenti, ma gli spunti sono ampiamente condivisibili.
    Sulla fisicità hai ragione da vendere ed allenando i ragazzi è normale che gli esempi che puoi riportare siano infiniti e grotteschi.
    Il punto è che quando si parla di preparazione fisica in Italia si dice da sempre tutto e il contrario di tutto. Arcelli e Sassi erano partiti in un modo, poi i loro allievi (Pincolini etc.) hanno inizialmente fatto risultati e poi si sono persi dietro ai recuperi (ma anche dietro ai cambi di ritmi imposti dai calendari). I metodi integrati sono entrati con il contagocce, mentre ora se ne abusa (anche perché al giocatore probabilmente piacciono). Ovvio che sperimentando tutto cercando la formula magica (parole di Arcelli) si perda di vista la misura.
    Sono comunque anni che il parametro di selezione è il fisico e la muscolatura in ragazzini che non hanno ancora terminato lo sviluppo. Senza contare che non sempre una massa maggiore a 13 anni significa arrivare a 20 ben piazzati: quindi si ascolta la genetica senza conoscerla. Poi le selezioni si fanno scegliendo i nati fino a maggio di ogni anno che è normale che siano più sviluppati soprattutto da piccoli. Anche Bangsbo Andersen (che pure è un grande) nel suo libro di vent’anni fa presenta statistiche europee in quel senso.
    Garrincha aveva una gamba più corta dell’altra, Rivaldo era poliomilitico…fosse dipeso dagli osservatori di oggi Maradona, Falcao, Liedholm e Gigi Riva non sarebbero diventati professionisti.
    Anni fa Zeman venne fustigato per avere selezionato un giocatore (Pasquale De Vincenzo) per la sua circonferenza toracica, ma si trattava di un caso limite (e i soldi per comprare giocatori tecnici non c’erano). Anche perché notoriamente Zeman preferisce attaccanti piccoli (Signori, Sau, Insigne…) e quindi questo testimonia che lui il senso della misura, malgrado tutto, non lo ha perso.
    Sui settori giovanili poi è caduta libera anche lì da almeno vent’anni. Al Torino tutti gli allenatori delle giovanili erano stipendiati in modo che non dovessero fare un secondo lavoro per campare e a turno la società ti pagava un master di Coverciano all’anno, in modo che tutti avessero una possibilità. Poi da un giorno all’altro le spese sono diventate troppe e stipendi e rimborsi sono stati annullati.
    E la selezione degli allenatori viene fatta proprio in base agli sponsor ed alla carriera da giocatore come detto nell’articolo. Oggi Sacchi, Zeman e Mourinho non sarebbero pensabili (e a guardar bene nemmeno una volta visto che la fortuna di tutti e tre è dipesa da iniziative singole di mentori illuminati quali Allodi, Vycpalec e Robson rispettivamente).
    Circa la tecnica e il rispetto degli allenatori, i fatti parlano da soli. I risultati non arrivano più da anni non a caso. La Juve è l’eccezione che conferma la regola (e comunque come settore giovanile brucia più ragazzi di tutti).
    Complimenti comunque per il sito e per gli articoli.

    • DiegoFranzoso on

      Ciao Giovanni,
      ti ringrazio non tanto per il complimento finale ma per quanto detto. Alla fine siamo d’accordo su tutto e purtroppo è una triste verità. Sarebbe bello poter dire “ma che cavolo dici, sono solo cavolate”.

      Purtroppo nei settori giovanili non ci crede più nessuno e, chi ci crede, pensa di poterli fare finendo a fine anno in pari col bilancio.

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