La mia Idea di Programmazione, Seconda Parte Da dove parte la Programmazione “Ogni programmazione deve infatti cominciare dall’analisi della situazione di partenza, dalle conoscenze e… Continua »

La mia Idea di Programmazione, Seconda Parte

Da dove parte la Programmazione

“Ogni programmazione deve infatti cominciare dall’analisi della situazione di partenza, dalle conoscenze e dalle abilità già possedute dai nostri giocatori e se possibile, avendo un quadro generale di ciò che è stato svolto nel corso della stagione precedente”.

Eravamo rimasti qui ieri, nel descrivere quello che per me significa programmare.
Diverse volte mi capita di vedere o leggere di programmi dettagliati, allenamento per allenamento, che coprono il periodo che va da Settembre a Maggio.

A parer mio sono troppe le variabili che possono emergere nel corso della stagione per poter pensare di decidere a priori quali saranno gli obiettivi mese per mese.
Faccio un paio di esempi per cercare di essere più chiaro.

Ipotizziamo che il mese di Novembre sia dedicato al passaggio e al tiro in porta.
In questo mese, vuoi per un alto numero di malattie, vuoi per alcuni infortuni, vuoi per impegni scolastici, la squadra non riesce quasi mai ad allenarsi a ranghi completi e buona parte del gruppo perde un terzo o la metà degli allenamenti.

A questo punto che fare?? Diamo comunque per assodati gli obiettivi tecnici che ci eravamo prefissati per questo mese, o valutiamo che forse è il caso di porre un rimedio alla nostra iniziale programmazione? Direi che la seconda soluzione è la più corretta, visto che buona parte del gruppo ha perso buona parte degli allenamenti e quindi non potrà aver perfezionato gli obiettivi prefissati.

Come pongo rimedio? Sposto l’obiettivo al mese successivo? E l’obiettivo del mese successivo quando lo farò?
Ecco, credo siano proprio queste le difficoltà che ad inizio anno non si possono prevedere e pensare di organizzare l’attività per i prossimi dieci mesi lo reputo, personalmente, poco funzionale.

Riportando questa mia idea in un confronto con un collega, questo mi disse: “eh ma nella Scuola Calcio è diverso, non ci sono tutte queste problematiche”.
Francamente non credo, visto che ogni squadra ha una “vita” propria e nel corso di questa gli imprevisti vi saranno sempre. Pensiamo per esempio alle variabili legate alle condizioni del terreno di gioco e al maltempo, che spesso fanno saltare allenamenti proprio coi più piccoli.

Obiettivo Programmazione

Per quanto riguarda la Scuola Calcio, preferisco pensare a dei macro-obiettivi da raggiungere a fine anno e su questi costruirvi tutta la stagione.
Riportandovi quella che è stata la mia esperienza personale, nel corso dell’ultima stagione ho seguito l’annata 2006 e gli allenamenti li preparavo di settimana in settimana.

Ero disorganizzato? Mi sento di dire di no, visto che ho sempre seguito un percorso, una strada, che a fine dell’anno ci ha condotti dove volevo arrivare.
Gli obiettivi che mi ero prefissato ad inizio anno erano l’ 1v1 e il 2v1 e su questi vi ho costruito la mia stagione.

Al di la delle due situazioni di gioco in sè, ho allenato tutte quelle finalità tecniche utili a portare a buon fine le suddette situazioni. Quindi, se pensiamo all’1v1, ho allenato i cambi di direzione, le finte, il dribbling, il tiro in porta per finalizzare il vantaggio appena acquisito. Mentre, se pensiamo alla gestione di un 2v1, ho inserito il passaggio, la ricezione e lo smarcamento.

La mia programmazione era dunque conclusa una volta decise le due finalità e di settimana in settimana cercavo di capire di cosa avessero più bisogno gli allievi e cercavo al tempo stesso delle progressioni, dal semplice al complesso, per alzare via via l’asticella.

Discorso poco diverso per quanta riguarda l’altra categoria che ho seguito, i Giovanissimi.

Gli obiettivi che volevo raggiungere a fine anno erano in primis il perfezionamento tecnico, sia per quanto riguarda la tecnica di base, sia per quella applicata, cercando di portare poi in gara una squadra propositiva e che provasse a dominare il match, dimostrando di essere organizzata in tutte le fasi del gioco.

Da qui sono partito, allenamento dopo allenamento, per cercare di arrivare alla meta e, le informazioni che ricavavo di partita in partita, mi hanno spesso aiutato a capire quali fossero le lacune più evidenti.

A maggior ragione, rispetto alle categorie dell’attività di base, gli imprevisti e le variabili sono maggiori e le indicazioni che si possono e si devono ricavare sul campo sono determinanti.

Sarà forse per questo che il test da campo, a mio avviso più utile per monitorare i miglioramenti e le lacune, prende il nome di “Occhiometro“!!.

Concludo con un’ultima riflessione personale. Si sente ancor spesso parlare di picchi di forma e di obiettivi divisi per i vari mesi dell’anno.
Il giocatore non è forse un organismo indivisibile che necessità di un’ottima preparazione tecnica, tattica, psicologica e fisica per tutto il periodo agonistico??

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