La Mia Metodologia di Lavoro coi Pulcini al I° Anno, Parte Quarta Siamo oggi al quarto capitolo dell’ articolo dedicato alla mia metodologia di lavoro… Continua »

La Mia Metodologia di Lavoro coi Pulcini al I° Anno, Parte Quarta

Siamo oggi al quarto capitolo dell’ articolo dedicato alla mia metodologia di lavoro coi Pulcini al primo anno.

Per chi volesse rileggere la Prima parte, la trova a questo Link
Per chi volesse rileggere la Seconda parte, la trova a questo Link
Per chi volesse rileggere la Terza parte, la trova a questo Link

In questa quarta parte vedremo l’ultima fase della mia seduta, la tanto attesa Partitella Finale…

Fase 5: La Partita Finale

“Se da un lato sono un amante delle partite a tema, dall’altro preferisco lasciare 15-20′ di svago totale”.

Parto proprio da qui.. riportandovi quello che è il mio modo di strutturare l’allenamento con grandi e piccoli. Allenando anche le categorie dell’attività agonistica, in queste mi capita di non proporre praticamente mai la famosa partita libera, preferendovi invece sempre una partita a tema in cui ricercare l’obiettivo tecnico-tattico della seduta.

Coi più piccoli invece preferisco concedere ai bambini 20′ di libertà, con poche regole e vincoli, assegnando magari punti extra in caso di “giocate” provate nel corso della seduta.

L’attenzione dei bambini è infatti ridotta rispetto ad un ragazzo di 14-15 anni o ad un adulto ed ecco quindi la volontà di concedergli la libertà necessaria per sfogarsi, per mettere sul campo quanto ha imparato.

Nonostante la partita sia libera e non abbia obiettivi particolari, su alcune cose però non transigo..

1- l’avvio dell’azione dovrà avvenire sempre dal basso, con la squadra avversaria che lascia libero il primo passaggio.
A volte è capitato che per scarsa attenzione o per frenesia, il portiere di turno rinviasse lungo. In questi casi ho assegnato una prima ammonizione alla squadra. Alla seconda viene decretato un calcio di rigore a sfavore;

2- quando la palla esce, dovrà essere rimessa in gioco nel minor tempo possibile, dal momento che se ne è in possesso. Se entro 3″ non viene messa in gioco, cambio rimessa. Questo per incentivare una certa intensità e per ridurre i tempi morti;

3- in campo si parla solo per incentivare il compagno o per richiamare i compagni al rispetto delle proprie posizioni.

Punti Extra

Più volte mi è capitato di assegnare punti extra nel caso si ricercassero, come ho detto prima, delle specifiche soluzioni.
Se ad esempio, durante l’allenamento, si era data notevole rilevanza all’ 1v1, se nel corso della partita veniva eseguito un tunnel o una finta particolarmente “spettacolare”, veniva assegnato un punto extra alla squadra.

Così come mi è capitato di adottare il medesimo stratagemma per:

– punto in caso di 1-2 (quando magari l’obiettivo della seduta era il 2v1 o il passaggio)
– punto in caso di interscambio di posizione in fase d’attacco

Detto questo, possiamo giocare.
“Mister, che ruolo faccio”?
“E che ne so, mettetevi d’accordo tra di voi”

Agli inizi era una delle domande più frequenti prima di iniziare la partitella. Col tempo i bambini hanno imparato a gestirsi i ruoli, compreso quello del portiere, e i compiti. Così come i falli.

Quando si giocava in strada, per 3-4 ore al giorno, non c’era nessun arbitro, nessun adulto che ci dicesse cosa fare o dove stare.. il giorno dopo però ci si ritrovava di nuovo, segno che una qualche soluzione l’avevamo trovata.

Credo infatti che una delle difficoltà maggiori sia quella dell’autogestione. Le nuove generazioni mi sembrano troppo legate alla volontà di altri di indicargli la strada, una sorta di pigrizia che li porta a ragionare poco o male. Per questo preferisco di gran lunga (come ho già accennato nel capitolo 3) il metodo induttivo e in particolare il Problem Solving, perchè mette l’allievo nelle condizioni di analizzare il problema, ricercare una delle possibili soluzioni e risolvere il problema.

Il metodo Problem Solving permette infatti di sviluppare l’abilità di imparare a strutturare processi di soluzione verso i problemi più frequenti e nel calcio di oggi credo ve ne sia l’estrema necessità per creare quel giocatore Pensante di cui spesso ormai si sente tanto parlare

L’obiettivo deve essere quello di stimolare il sistema di Percezione-Analisi-Decisione-Esecuzione (PADE), stimolando il giocatore a pensare e ad agire il più velocemente possibile.

Certo, rispetto al metodo prescrittivo richiede più tempo e più pazienza, ma creeremo un giocatore che sa pensare autonomamente e che sa trovare soluzioni. Nel calcio moderno la velocità di pensiero deve essere messa sullo stesso piano di tutte le altre competenze che vengono richieste al calciatore

… continua nella Quinta Parte...

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