Le Caratteristiche della Categoria Giovanissimi Come ho scritto nell’articolo della scorsa settimana, ogni categoria ha le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità. Nell’articolo di oggi cercherò… Continua »

Le Caratteristiche della Categoria Giovanissimi

Come ho scritto nell’articolo della scorsa settimana, ogni categoria ha le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità.
Nell’articolo di oggi cercherò di descrivere quelle che sono le principali caratteristiche di quella che, per me e per la mia personale esperienza, è la categoria più affascinante di tutte.. la categoria Giovanissimi.

La categoria Giovanissimi racchiude un biennio che va dai 13 ai 15 anni, un lasso di tempo che risulterà fondamentale per la corretta crescita dei nostri ragazzi.
Rappresenta infatti il passaggio dall’attività di base all’attività agonistica, con alcune regole che inevitabilmente mutano.
Quella probabilmente più “critica” è che non vi è più l’obbligo, come accade nella categoria Esordienti, di partecipare alla gara e di giocare almeno un tempo.

Ferma restando la volontà di coinvolgere sempre tutti, si potrebbe dire che l’aspetto meritocratico acquista maggior valore nelle scelte dell’allenatore e un’esclusione, se motivata, può anche aiutare a crescere, a far capire che con l’impegno e tanta dedizione, si possono colmare dei limiti che inizialmente sembravano difficili da superare.

Uno degli aspetti più complicati della categoria è la frequente discrepanza tra quella che è la reale età cronologica e quella invece biologica dei ragazzi. E’ molto frequente infatti ritrovarsi ad allenare giocatori con strutture fisiche completamente diverse tra loro, con crescite lineari con quello che è un normale processo di maturazione e altre nettamente anticipate. L’esperienza in questi due anni ne è l’esempio più lampante. Ragazzi che al primo anno Giovanissimi sfioravano i 180cm e altri che faticavano a superare i 165cm.

Questa diversità può essere probabilmente la grande difficoltà della categoria.
Infatti, se da un lato ci possiamo trovare ragazzi che fanno dello strapotere fisico la loro arma migliore, dall’altro, i più piccolini, magari con un tasso tecnico superiore, possono faticare a trovare un certo tipo di gratificazioni e le scelte delle società professionistiche, inutile negarlo, vanno proprio in questa direzione.. ma questa è un altro capitolo.

Paradossalmente, agli allievi più precoci sul piano fisico, va fatto capire che questo vantaggio presto si appianerà, nel giro di un paio di anni, e che risulterà fondamentale il lavoro che dovranno fare nel frattempo per non ritrovarsi magari in difficoltà sul piano tecnico al termine della categoria. Inoltre, visto il precoce sviluppo, è molto probabile che questi ragazzi denotino delle difficoltà più o meno importanti dal punto di vista coordinativo, con baricentri e frequenza negli appoggi da ritrovare e da allenare.

Allo stesso tempo, coi più piccoli, va fatto un lavoro “psicologico”, di attesa, con lo sviluppo fisico che nel giro di un paio d’anni potrà rimescolare le “carte”. E’ naturale che mi sto riferendo ad elementi con un discreto tasso tecnico. Per quanto riguarda a mio avviso, ragazzi in ritardo nella crescita ma superlativi dal punto di vista tecnico, il problema non si dovrebbe neppure porre.

Queste diversità strutturali possono portare ad alcune attente valutazioni nel calibrare alcune esercitazioni, anche se sono dell’idea che è bene abituare i ragazzi ad adattarsi alla situazione contingente, trovando soluzioni e strategie sempre differenti.

In questa fase non sono rari gli sbalzi d’umore e gli squilibri emozionali che di conseguenza possono mettere il ragazzo nella condizione di non approcciarsi sempre nel migliore dei modi all’allenamento.
Superata la fase pre-puberale, si entra a tutti gli effetti nella pubertà, con il riequilibrio degli scompensi precedentemente acquisiti. Come detto in precedenza, un giocatore che poteva sembrare lento, potrebbe velocizzarsi al termine della fase puberale, considerato che la sua lentezza potrebbe essere frutto dei suoi squilibri strutturali-coordinativi.

Questo biennio, e in particolare i 14 anni, è fortemente caratterizzato da una crescita staturale importante, con una media (secondi studi e ricerche) di 7cm all’anno, anche se mi è capitato di vedere ragazzi allungarsi di 20cm in due anni. Fenomeno questo che può comportare l’ormai famosa patologia di Osgood-Schlatter, problematica questa che può portare lo stop prolungato dagli allenamenti.

Un collega mi raccontava di come in una stagione avesse avuto ben 9 casi su 25 ragazzi in rosa (società professionistica), segno questo di quanta incidenza possa avere questa patologia.
Ma di cosa si tratta?

Nota più comunemente come patologia dei nuclei di accrescimento, si manifesta con dolore, di solito acuto, che colpisce la zona della tibia in cui il tendine rotuleo si inserisce. Il dolore a volte sparisce per poi ripresentarsi in maniera più marcata poco tempo dopo.

Va ricordato inoltre che il risultato, a partire dall’attività agonistica, assume sì, rilevanza, ma non a tutti i costi. L’obiettivo prioritario deve rimanere l’attenzione alla crescita del singolo individuo, con la tecnica applicata a farla da padrone.

Concludo dicendo che anche nella prossima stagione, ormai alle porte, sarò alla guida di una squadra di Giovanissimi Sperimentali (Regionali al primo anno) e confido che il mio volermi specializzare in questa categoria mi possa servire per dar loro un “qualcosa in più”, anno dopo anno.

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