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Sport e Scuola – Che Delirio -

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo ma aspettavo di trovare il tempo necessario per riordinare i pensieri e raccontare quella che a mio avviso è una situazione al quanto preoccupante.
Nell’articolo di oggi tenterò di esprimere le mie opinioni e la mia esperienza all’interno del mondo della scuola, un mondo che, lo anticipo fin da subito, è al quanto triste.

Dopo circa 8 anni passati nel mondo della scuola primaria, coi vari progetti ideati dal C.O.N.I. (Giocosport e Alfabetizzazione Motoria), sono finalmente riusciuto ad entrare nella scuola che “conta” (si fa per dire..), medie e superiori. Da circa 10 mesi ho infatti cominciato il mio lungo percorso di precariato come docente-supplente di Educazione Fisica.

Detto e risaputo che l’Italia è uno dei Paesi Europei che investe di meno per lo sport nella scuola primaria, con l’educazione fisica spesso affidata alla maestra di Italiano-Matematica, ciò che dovrebbe preoccupare maggiormente è che risultiamo la nazione europea col più alto abbandono allo sport tra i 13 e i 16 anni.
Personalmente ho trovato un forte riscontro con questo dato inquietante.
Ad ogni nuova classe con cui lavoro, durante la presentazione dei ragazzi, chiedo loro di dirmi se fanno sport e cosa in tal caso.

Sedentarietà

Se di norma, in una classe media di circa 20 persone, la stragrande maggioranza pratica sport (tra poco però vedremo che la verità è “più o meno questa”), alle superiori il dato cala in maniera vertiginosa. Su circa 20 ragazzi non sono più di 4-5 quelli che ancora sono “attivi” e di questi mi è sembrato di notare una maggior percentuale tra i maschi.

Tra i praticanti, in pochi praticano sport di squadra, si vira piuttosto su un generico “faccio palestra” o altre attività di fitness.
Come ho detto poc’anzi, nelle scuole medie la verità è più o meno quella. Perchè?
Una cosa che ho potuto constatare, avendo la fortuna di prestare servizio in scuole situate sia in città che in periferia, è che i primi alunni sono maggiormente praticanti rispetto ai secondi e ciò è dovuto a mio avviso a una maggior vastità di opportunità.

Un esempio è la mia recente esperienza nella città di Rovigo, dove gli sport praticati sono tra i più disparati, da tutti gli sport di squadra, a tutti i tipi di ginnastica e danza, ai più rari tennis, canoa, boxe, equitazione, insomma, un po’ di tutto.
Un mese prima di questa esperienza ho invece lavorato in una scuola di un piccolo paese e i praticanti, oltre che essere in numero minore, si concentravano nei 2-3 sport più vicini a casa.

Una delle motivazioni dei sedentari era proprio la lontananza (in termini di km) da qualcosa che li appassionasse e quindi mi sento di dire che chi vive in periferia è “un po’ abbandonato al proprio destino”, con una serie di opportunità sicuramente ridotte rispetto ai più fortunati cittadini.

Una Condizione Difficile per lavorare

Una novità a cui mi sono dovuto abituare in fretta e a cui non ero preparato, è quella di svolgere l’attività in co-presenza con un’altra classe. Consiste in pratica nello svolgere le 2 ore di educazione fisica in contemporanea con un’altra classe, per mancanza di spazi e accumolo di classi in sostanza, e ciò crea le condizioni “ottimali per mandare in vacca” anche quel poco di tempo che si ha a disposizione.

Questa situazione l’ho ritrovata in 3 scuole superiori (3 su 3) e significa dover gestire tra i 40-50 alunni (tra i 14-19 anni, con “ormoni a palla”) in una palestra, dividendo lo spazio in due metà. In alcune realtà (da quel che mi raccontano altri colleghi) si ha la fortuna di avere palestre così grandi da riuscire in qualche modo a svolgere il proprio programma, mentre in tanti altri casi bisogna adattarsi. Da subentrato chiedi allora all’altro docente come sono soliti gestire il tempo a disposizione e la soluzione “migliore” pare sia quella di montare una rete da pallavolo per una sfida tra classi.

Peccato che mi insegnino che a pallavolo si giochi 6c6 e se la matematica non è un’opinione, circa 30 ragazzi restino a guardare, dando in questo modo diversi alibi perchè alla lezione successiva in diversi ti dicano “ma tanto stiamo più a guardare che a giocare, non mi cambio nemmeno”.

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Credit Immagine: http://www.fantasymagazine.it/imgbank/splash/ARTICOLI/be0010_comp_v22_hd_vd8.1035r.jpg

Il Nocciolo della Questione

Parlando di Scuola Media, veniamo ora al vero “fardello” con cui un insegnante deve fare i conti, il livello di “allenamento” e coordinazione generale degli alunni.
Sarà che da studente non vedevo l’ora che venisse il giorno in cui vi era Educazione Fisica, sarà che lo sport mi piace o sarà che mi piace creare delle buone abitudini, sta di fatto che in ogni classe in cui ho prestato servizio, gli alunni a fine lezione ti dicano “Prof, non abbiamo mai fatto così tanta fatica..torna ancora?”.

I primi tempi mi sono interrogato a lungo su questa cosa: Sbuffano perchè fanno fatica ma sono contenti di farla. Come funziona questa cosa?
In sostanza sono poco abituati a lavorare ma tuttavia sono inclini ad imparare a conoscere il proprio corpo.

Una mia lezione inizia sempre con un buon riscaldamento, questo perchè nel corso degli anni ho più volte perso diversi calciatori per infortunio durante l’ora di educazione fisica, con test di velocità o di forza dopo un riscaldamento incompleto. Siccome la cosa è al quanto fastidiosa per un allenatore, e sono anche dall’altra parte, preferisco non farmi “maledire” da chi poi se li ritrova al campo infortunati.

La lezione comincia con 2′ di corsa lenta.. ALT – FERMA TUTTO –
Due minutiiiiiii?? Ebbene sì, ogni classe sostiene di non aver mai corso così tanto, in modo continuo, durante l’ora di educazione fisica.
“Prof, solitamente facciamo 2 giri”. Ah, ecco perchè poi me li ritrovo al campo rotti (ho pensato).

Che mi crediate o no, tra il 70esimo e l’ 80esimo secondo, in ogni classe le prime volte, c’è sempre qualcuno che si ferma, colpito da non si sa quale senso di fatica immane. La cosa, i primi tempi, mi aveva lasciato al quanto basito, ma poi, girando tra una ventina di classi, mi sono accorto essere la normalità.
Se però ci fermiamo a riflettere e pensiamo che in diversi non riescono a gestire 2′ di corsa lenta, forse dovremmo interrogarci un po’ tutti sulla condizione di benessere e salute dei nostri ragazzi.

Terminati i 2′, camminando, faccio eseguire degli esercizi di mobilità articolare per gli arti superiori (meglio sorvolare sul range articolare di alcuni alunni) e, dopo 2′ di pausa, riprendiamo con altri 2′ di corsa lenta. Statisticamente, a questo punto, c’è chi comincia a camminare, “afflitto dal più grande senso di fatica”, ancor prima di raggiungere il minuto e questo a mio avviso può solo che essere attribuito ad una mancanza di conoscenza del proprio corpo.

Vi assicuro però, che anche con un solo giorno di attività settimanale, ho visto grossi miglioramenti da questo punto di vista, portando buona parte dei ragazzi a completare almeno i primi 2 minuti di corsa.

A questo punto faccio svolgere alcune andature pre-atletiche e quì se ne vedono delle “belle”.
I ragazzi che praticano atletica li riconosci immediatamente, ma mi sono accorto che chi pratica sport a corpo libero, come Arti Marziali, Danza e i vari tipi di Ginnastica, ha una marcia in più dal punto di vista coordinativo, con un controllo motorio superiore alla media generale.
Questa cosa non mi ha per nulla sorpreso, al contrario è la conferma che la specializzazione precoce porta ad un ristagno delle capacità coordinative.

Terminata questa parte, sono solito dedicare circa 20 minuti ad esercizi di allungamento e potenziamento muscolare (del Core).
Anche in questo caso, chi pratica sport a corpo libero (pure il nuoto sincronizzato ho notato), lo noti immediatamente durante gli esercizi di allungamento, con una flessibilità muscolare altamente sopra la media, dovuta ad una serie di esercizi che solitamente già svolgono durante le loro attività sportive.

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Credit Immagine: http://www.celluloidportraits.com/img/Films/img08/12_5516_L.jpg

Sempre in merito all’allungamento muscolare, se c’è da dire che fisiologicamente le femmine hanno una maggior flessibilità, è vero anche che questa non è direttamente proporzionale all’altezza del soggetto, con ragazzi molto esili e di bassa statura, che hanno grossissime difficoltà a toccarsi le punte dei piedi.
Altra cosa spiacevole, ahimè per il nostro sport, è che ho notato una netta rigidità muscolare in praticamente tutti i soggetti che praticano calcio e questa cosa non ci dovrebbe lasciare indifferenti.

Conclusioni

Per quello che ho potuto osservare, l’Educazione Fisica è vista da molti come la materia di svago, il momento per giocare.
Non sono assolutamente contrario al gioco, anzi, ma sarei dell’idea di dividere la lezione in due parti, con una prima fase in cui si cerchi di creare una certa cultura del benessere e del proprio corpo.

In merito al gioco, in diversi ti chiedono “possiamo giocare a pallavolo-calcio”?, tralasciando il fatto che per giocare occorrono un minimo di basi, soprattutto in alcuni sport molto tecnici (come la pallavolo ad esempio). Il rischio è quello di assistere (e mi è capitato più volte) al mercato generale degli orrori e credetemi, “Ho visto cose che voi umani nemmeno potete immaginare“.

Concludo dicendo che il problema, come sempre, parte dalla base. Finchè non ci convinceremo (chi deve fare le leggi) che lo sport è una materia importante quanto Italiano e Matematica e finchè non impareremo a valorizzarlo già nella scuola primaria, ad eccezione degli “eletti”, coloro che nascono con un certo DNA, tutti gli altri saranno destinati a faticare per emergere.

Credit Immagine: http://www.hdmagazine.it/wp-content/uploads/cappellaio-matto.jpg