Vincere Eliminando il Lavoro a Secco, si può !! Seconda Parte Buongiorno a tutti, ho deciso di scrivere una seconda parte (e probabilmente ve ne… Continua »

Vincere Eliminando il Lavoro a Secco, si può !! Seconda Parte

Buongiorno a tutti, ho deciso di scrivere una seconda parte (e probabilmente ve ne sarà una terza) dell’articolo della scorsa settimana in cui spiegavo a grandi linee la mia idea di far calcio e di come sia possibile “vincere” eliminando il lavoro a secco.

L’articolo, come immaginavo, ha generato molto traffico sul web, con relativi commenti e spunti di riflessione (per chi volesse rileggere l’articolo lo può trovare a questo Link).

Una riflessione mi è subito venuta spontanea.. come mai l’argomento ha attirato così tanti utenti ??
Non credo che le risposte siano da ricercare tra le seguenti possibilità: 1) vediamo come lavora Diego Franzoso; e 2) leggiamo un po’ di questa moda del momento.

Personalmente credo, come è poi emerso dai commenti, che nel corso degli ultimi anni questo metodo di lavoro si stia ritagliando sempre più spazio, con nuove generazioni di mister intenti a voler cambiare le cose.
Forse il fenomeno “Barcellona” ha un po’ aperto gli occhi a diversi mister, forse si è sentito “narrare” che 30km lontano dal nostro piccolo campo c’era chi stava lavorando a un qualcosa di nuovo e ne è nata la curiosità per salire in macchina e andare a vedere di persona.. forse il web concilia lo scambio di idee, di riflessioni e di iniziative..

Sta di fatto che le cose stanno quantomeno in parte cambiando..

Vediamo però ora di provare a rispondere ad alcune perplessità e domande che sono emerse.

In diversi mi hanno chiesto:
1- lavorando solo con la palla riesci a raggiungere l’intensità vicina a quella di gara?
2- come monitori la FC?
3- riesci a lavorare vicino alla VAM?

Le domande simili potrebbero essere moltissime ma cercherò di racchiudere le mie risposte in delle “contro-domande”:

Perchè la condizione fisica del giocatore dev’essere così importante?
Perchè dare tutta questa importanza, già nel settore giovanile (è questo che mi inquieta..), alla condizione fisica piuttosto che al perfezionamento della tecnica e della tattica?
Perchè la condizione fisica non può essere subordinata al modello di gioco?

Ricordo che quando parliamo di modello di gioco non intendiamo sistema di gioco. Il primo si riferisce ad un insieme di riferimenti collettivi e individuali, che corrispondono ai principi concepiti dall’allenatore. E’ sulla base dei principi che emerge la coordinazione collettiva (“Mourinho, Questione di Metodo”, B.Oliveira, N.Amieiro, N.Resende, R.Barreto, 2006).

Nel voler provare a rispondere a chi si preoccupa della condizione fisica, cito uno dei più grandi allenatori:

“Non saprei dire dove comincia la parte fisica e dove termina quella psicologica, o quella tattica. Per me il calcio, e anche il calciatre, è globalità e non riesco proprio a fare delle scomposizioni. [..] Un giocatore è tutto, possiede caratteristiche fisiche, tecniche e psicologiche che devo sviluppare nel loro insieme” (J.Mourinho).

“Nel calcio di oggi, non credo ci siano squadre preparate bene a livello fisico e altre no [..] Alcune si sono adattate al gioco del proprio allenatore mentre altre no. Noi pretendiamo che la squadra riesca ad adattarsi al tipo di sforzo richiesto dalla nostra forma di gioco (J.Mourinho).

Proprio quest’ultima frase rappresenta quella che è anche la mia visione del mio modo di far calcio.
La condizione fisica è per me subordinata ad obiettivi tecnico-tattici e quindi “conseguenza” di quest’ultimi.
Se sarò in grado di strutturare e sviluppare correttamente la mia seduta di lavoro, la squadra riuscirà a sostenere il nostro modello di gioco.

Ciò non significa che la condizione fisica non sia importante, ma personalmente la vedo come un sotto-obiettivo, legata appunto ad obiettivi di natura tecnica-tattica-psicologica-emotiva.

Sì, proprio quest’ultimi non li ho tirati in ballo nel corso dell’articolo precedente ma meritano senz’altro una precisazione.
I più ostinati mi potranno subito anticipare la loro controrisposta “beh, anche il lavoro a secco stimola il giocatore dal punto di vista emotivo, sottoponendolo allo sforzo mentale”…

ALT..

Il lavoro a secco può se mai stimolare il calciatore a sostenere certi carichi di lavoro e abituarlo ad un certo tipo di “sacrificio mentale”, ma dal punto di vista cognitivo il carico è pari a zero.

Ecco allora che un altro motivo per cui ho scelto la strada del “solo palla” è che volevo allenare il calciatore a mantenere sempre un’elevata concentrazione in allenamento, sottoponendoli a livelli di stress, fisico-mentale, vicini a quello che ritroveranno in gara.
Spesso si sente parlare di intensità, riferendoci al condizionamento fisico, quando invece, seconda la Periodizzazione Tattica è intesa come:

“[…] per intensità intendiamo concentrazione, prevalentemente tattica, che il calciatore deve mantenere costante ed elevata durante ogni esercitazione, con lo scopo di risolvere in maniera rapida ed efficace problematiche relative alle varie situazioni di gioco” (“Un diverso modo di pensare calcio: l’approccio sistemico e la periodizzazione tattica”, G.Maiuri, youcanprint, 2014).

Concludo dunque ribadendo ancora una volta che la condizione fisica non è per me di primaria importanza, è solo uno strumento utile a sorreggere il nostro modello di gioco.

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