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In Viaggio Verso Londra – “Teaching Games For Understanding – Parte II” – Capitolo 10

Decimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

London Calling: “TEACHING GAMES FOR UNDERSTANDING” – Parte II

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling”. C’eravamo lasciati lo scorso appuntamento parlando di Teaching Games for Understanding, innovativa metodologia che considera il gioco come fulcro del processo di apprendimento. Ne sono stati enunciati i principi pedagogici e didattici, sottolineando in particolare il coinvolgimento dei ragazzi nella costruzione del percorso d’apprendimento, e l’approccio ciclico della seduta, rivisitazione della struttura globale-analitico-globale.
Con l’articolo di oggi arricchiremo ancor di più le informazioni sulla filosofia TGfU, focalizzandoci sui suoi principi nel lungo termine, ovvero la programmazione.

Il Tactical Framework

“Prima di mettersi in viaggio, bisogna avere ben chiara la mappa della zona che si vuole esplorare, per evitare di sprecare tempo ed energie”.

Ancora una volta è il Maestro Horst a spianarci la strada. E il ricorso a questa citazione non è solo frutto della mia ossessione verso le idee del pluricelebrato “allenatore degli allenatori”, ma più in riferimento ai suoi “giochi semplificati”, modello molto vicino a quello che stiamo analizzando. Aggiungeteci poi un pizzico di Jose Mourinho, il più celebre esponente in tema di periodizzazione tattica (splendidamente narrata nel libro “Questione di Metodo”). Ecco, il risultato di questa fusione è, per gli amanti del genere, una sorta di periodizzazione tattica dell’attività di base, quello che in tema di TGfU è definito Tactical Framework. Un modello di programmazione a spirale, secondo una logica di progressione orizzontale e verticale, composto essenzialmente da giochi, semplificati per essere uno “spaccato” del gioco reale. Cosa?! (Direte voi). Andiamo con ordine…

La “struttura tattica”, traduzione italiana di Tactical Framework, è costituita da giochi come quello proposto nel precedente articolo, small sided game in cui vengono enfatizzati particolari comportamenti tecnici o tattici, focus stabilito dal livello e dall’età del gruppo. Nel gioco proposto la settimana scorsa ad esempio, il topic principale era sullo smarcamento in profondità, in un 2c2 strutturato per condizionare e suggerire questo comportamento.
Questi small sided games, sulla base degli obiettivi che si intendono raggiungere, sono organizzati secondo un andamento definito “a spirale”, impostazione ciclica che rispecchia in pieno l’approccio costruttivista della filosofia. La progressione seguirà quindi un andamento orizzontale, attraverso lo sviluppo di tutti gli elementi tecnici inseriti nella personale pianificazione tecnica (es. guida, dribbling, controllo e passaggio, smarcamento, ma anche concetti più generali riferiti ad attacco e difesa). Seguirà contemporaneamente uno sviluppo verticale, con l’organizzazione in differenti “livelli di complessità relativa al gioco”, in cui il punto di inizio di un nuovo ciclo sarà, per ciascun livello, leggermente più impegnativo del precedente.
La proposta di oggi si focalizza proprio sulla realizzazione di un Tactical Framework, attraverso una proposta semplice, ma spero d’impatto visto il nuovo ed inusuale contesto di interpretazione.

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Area di gioco un rettangolo di 10×15, con due metà campo. 4 giocatori, divisi equamente in attaccanti e difensori. Un difensore per ogni metà difende una linea di meta. I due attaccanti giocano un 2c1 cercando di segnare più mete possibili in un determinato periodo (di tempo o tentativi). Transizione positiva dei difensori se conquistata palla.
Primo livello di complessità: focus sul comportamento generale di gioco “superare una linea avversaria collaborando”. Focus tecnico principalmente sulla guida della palla, elemento di sviluppo ed analisi.

Progressione orizzontale (spostamento del focus tecnico):
*controllo e passaggio, collaborando nella ricerca di un terzo compagno oltre il difensore (riferibile al macroprincipio costruzione del gioco).
*smarcamento, dando un numero di passaggi minimi da dover effettuare prima di superare una meta o ricercare un compagno, o richiedendo un movimento a ricevere la palla oltre la meta (primo approccio al possesso palla, all’attacco allo spazio, ecc.)
*combination play, giocate quali tagli, sovrapposizione, triangolazioni, giocate necessaria prima di fare meta o calciare verso una porticina (primi sviluppo in fase offensiva)
*2c1 difensivo, grazie a porticine mediane di diverse dimensioni che inducono all’indirizzamento ed alla riconquista (focus sulla fase di non possesso).

Progressione verticale (aumento livelli di complessità):
*2c1 per due volte. Dopo la prima meta, supero un secondo difensore che diventa attivo non appena gli attaccanti entrano nella sua area di competenza (condizione modificabile durante il ciclo di lavoro)
*2c2 con meta, aprendo nuovi e più complicati scenari di natura difensiva (coperture, ecc.) ed offensiva (collaborazioni e sviluppi più efficaci)
*2+1c2, in cui si creano nuovi presupposti di gioco legati ad esempio ai concetti di sostegno, linee di gioco, interscambi e mobilità consapevole.

Le idee qui esposte sono sicuramente di carattere puramente esemplicativo. Ognuno può creare il proprio Tactical Framework, partendo dal proprio progetto strategico di gioco e dalle necessità del gruppo.
In uno stile di coaching sempre più orientato ad un approccio globale, “insegnare il gioco per comprendere” sembra senza ombra di dubbio la soluzione più efficace e coerente per garantire un’esperienza completa ai propri giocatori, che cresceranno e si miglioreranno come individui imparando a giocare.

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