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Il Calcio nei Caraibi – di Simone Giovanelli

L’anno scorso era toccato all’amico Giacomo Venturi scriverci della sua esperienza in Spagna, oggi tocca a Simone Giovanelli raccontarci di come si vive il calcio nei Caraibi.
Quando conosco allenatori che stanno facendo esperienze all’estero, la prima cosa che gli propongo è quella di scriverci sopra un articolo.

Sono sempre stato molto incuriosito da chi fa calcio fuori dai nostri confini, spinto dalla curiosità di sapere quanto le cose siano differenti rispetto al “Bel Paese”, conoscendo culture e metodi di lavoro diverse dalla nostra.

E’ un invito che dunque estendo a tutti coloro che si trovano ad allenare all’estero. Se avete voglia di condividere la vostra esperienza, contattami. Sarò ben liete di pubblicare la vostra storia.

Il racconto…

Il mio nome è Simone Giovanelli, sono un novello allenatore e lavoro da due anni in Repubblica Dominicana (Santo Domingo per intenderci), dove ho aperto una piccola scuola, lavorando anche in un collegio come Profesor de Futbol!

Sono finito in Repubblica Dominicana perché il settore lavorativo in Italia era in crisi.
Qui avevo la compagna e ho trovato lavoro facilmente. La vita è molto tranquilla seppur via sia molta povertà rispetto al vecchio continente.
Il clima, dove sono io, a Santiago, è variabile. In inverno piove e la temperatura si aggira sui 18-20, mentre in estate, dove abito io, in mezzo ad un isola, si creano delle “cape di umidità” che sembra di vivere a Milano.

Chiaramente non ho molta esperienza nel paese però alcune cose le ho notate.
Il calcio in Repubblica Dominicana è allo stato embrionale, cioè le istituzioni sportive stanno facendo qualcosa molto di recente.
Lo sport nazionale e il baseball e la popolazione è molto restia a vedere altri sport! Come ho appena detto, il calcio sta diventato una nuova moda e i ragazzi giovani stanno impazzendo per i loro nuovi idoli europei e sud americani, cercando di imitarne le gesta.

I giovani sportivi che vogliono apprendere il calcio hanno abbastanza difficoltà sia economiche sia logistiche. Per fare alcuni esempi, qui nel paese esistono società che giocano la nuova serie maggiore, ma questa è stata riconosciuta solo l’anno scorso dalla FIFA.
Queste società non hanno però i settori giovanili !!

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I settori giovanili vengono seguiti da scuole private sovvenzionate da imprenditori locali che fanno quel che possono o sono gli stessi allenatori (come nel mio caso) che cercano di far crescere il più possibile la scuola.
Io, con l aiuto del collegio che mi sovvenziona il campo (a 7), lavoro con tre categorie differenti (99-2000; 2004-2005; 2006-2007) e partecipò a coppe studentesche, che non sono altro che trofei organizzati da gestori telefonici.

Si sente la mancanza della competizione stagionale (sembrerebbe che ci fosse uno sponsor che organizzi una Liga giovanile per l’anno prossimo).
Durante questo tempo ho potuto vedere i metodi di lavoro degli allenatori del posto. Molti usano una metodologia basata sul fisico, partendo già dalle categorie più piccole, abbandonando la tecnica.

Personalmente preferisco lavorare coi giovani dagli 8-12 anni perché qua i più grandi sono di una generazione più avanti e non hanno la voglia di concentrarsi sul calcio. I più giovani invece sono totalmente innamorati del calcio e mi seguono al massimo.

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Molti di essi hanno una buona tecnica di base ma sono carenti nel gioco di squadra.

La qualità del gioco è mediocre, soprattutto nella serie maggiore, paragonabile al nostro campionato di Promozione.
Ultimamente il real Madrid e il Barcellona hanno inaugurato qui 2 campus che però sono riservati a ragazzi di una certa classe sociale, visto che non tutti possono permettersi una mensilità di 70 euro!

I ragazzi meno ricchi si spostano in scuole come la mia o scuole (ora ce ne sono veramente tante) che si allenano in 3-4 campi non sempre all’ altezza ed e molto difficile a mio avviso organizzare il tutto bene.

Io, nella mia scuola, sto lavorando molto sulla tecnica e molti ragazzi sono cresciuti e vedo i risultati nelle amichevoli.
Il ripetere e ripetere esercizi di fondamenta, a ragazzi giovani, per me e essenziale.

La partita spesso fa emergere pregi e difetti che cerco di allenare nelle sedute successive. Coi più grandi però non è facile perché a volte ne mancano 10, a volte 5, dipende da quanta voglia hanno di allenarsi.

Il quadro generale comunque è molto buono parlando personalmente e posso dire che alcuni di questi giovani potrebbero avere un buon futuro.
La mancanza di organizzazione e di strutture sportive è un po un problema in tutto il mondo e questo fa pensare a come dovremmo lavorare per far si che i sogni di molti ragazzi non si spengano, continuando a vederli felici dopo una partita vinta o persa. Vederli sorridenti e gioiosi dopo ogni allenamento non ha prezzo.

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Credit Immagine: http://www.viaggidea.it/Static/Box/Guide/CAR/caraibi/caraibi.jpg