Cari amici di Ideacalcio, come promesso, eccoci al secondo appuntamento con l’esperienza in Spagna dell’ amico Giacomo Venturi Per chi non sapesse di cosa stiamo… Continua »

Cari amici di Ideacalcio,
come promesso, eccoci al secondo appuntamento con l’esperienza in Spagna dell’ amico Giacomo Venturi

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, consiglio di andarsi a leggere il primo capitolo di questa nuova rubrica di Ideacalcio. Una rubrica che ho voluto fortemente e che sta facendo appassionare il sottoscritto.
Il primo Capitolo lo potete rivedere a questo Link

Prima di dare spazio alle parole di Giacomo, volevo rimproverarlo pubblicamente.
Io:”Dai Giacomo, facciamo questa cosa, vedrai che piacerà”
Lui:”No Diego, non so scrivere bene..”

Leggendo questo suo secondo capitolo, vi accorgerete della castroneria che mi aveva detto..

Capitolo Due

“Non ti spaventare straniero! I Galleghi sono un po’ particolari. Diffidenti all’inizio, ancor di più con chi viene da fuori. Fanno un passo indietro e prendono le distanze, quasi voler osservare meglio, analizzare e capire il motivo per il quale un nuovo “ospite” viene a perturbare il perfetto ed armonioso equilibrio locale. Però quando poi si convincono che è tutto a posto, che ci si può fidare, si aprono con un affetto ed una generosità infinita ed accolgono il nuovo arrivato come qualcuno di famiglia.”

Questa fu l’avvertenza datami dalle prime persone del posto che ebbi la fortuna e l’opportunità di conoscere in occasione del mio primo viaggio/sopralluogo a La Coruña che feci il passato Giugno, durante il quale cercai di girare il più possibile per capire se burocraticamente parlando sarebbe davvero stato possibile iscriversi per tempo al corso Allenatori già in questa sessione 2014-2015.

Effettivamente le prime esperienze vissute tendono a confermare, con modi e tempi logicamente differenti per ciascuna nuova situazione, quanto appena esposto. Ma commento… “Sarà poi così distinto da quanto succede in qualsiasi altra parte del mondo? In Italia ad esempio. Anzi, non sarà invece che tante altre volte questa possibilità di conoscenza approfondita e fiducia non venga nemmeno data? Non si tende ad etichettare troppo spesso le persone sull’apparenza ed archiviare immediatamente nel corrispondente “scaffale sociale” preoccupandoci che sia bene isolato e impermeabile a quelli circostanti per evitare contaminazioni soprattutto ai livelli superiori?”.

Tutto questo per cercare di fare capire un po’ le mie prime sensazioni con la nuova realtà, come prende forma il mio ambientamento e qual è l’idea che mi sto facendo riguardo come scorre la vita in Spagna. Immagine ancora sfuocata e parziale ovviamente, come è normale che sia dopo solo 50 giorni circa di permanenza.
Per ora posso senz’altro affermare che la giornata viene affrontata decisamente più lentamente, nei tempi e nei modi. Qui ogni attività subisce un ritardo di circa 2 ore rispetto a quanto ero abituato a conoscere; a parte i servizi di base, ci si mette in marcia senza troppa fretta a mattinata già inoltrata, si pranza intorno alle 14, ci si concede la siesta, si riparte tra le 16 e le 17 e si prolunga anche fino alle 21 per poi cenare generalmente intorno alle 22. Entrare in un ristorante prima di questo orario equivale ad auto identificarsi come straniero.

Ci si farà l’abitudine, qui funziona così. Perché la vita oltre al dovere, quanto mai d’obbligo e nobilitante, prevede anche il piacere. Che in una città gradevole come La Coruña sembra per forza non poter essere accantonato. La gente pertanto sfrutta più che può la location affacciata sull’ Oceano Atlantico ed il clima che tuttora si mantiene pressoché estivo per dare spazio a passioni ed interessi. Non stupisce, ad esempio, vedere persone fare running lungo la passeggiata marittima o una partita di beach volley nella spiaggia di Riazor finanche verso mezzanotte.

Mi pare di poter dire che la Spagna, con i suoi ritmi lenti e compassati, non sarà mai il paese che cambierà le sorti e risolverà i problemi importanti del mondo. Ma sembra che i primi ad esserne consapevoli siano gli spagnoli stessi! Che di conseguenza, con uno slancio intellettuale illuminato e quasi filosofico, decidono di fare il possibile… senza però mai sacrificare il loro “benessere spirituale”.

Certo è che quando hai bisogno urgente di una risposta, come mi è successo in questo periodo mandando mail alla federazione gallega per l’iscrizione al corso o per la ricerca di una società calcistica o di un lavoro, sapere che la stessa se va bene arriverà nel giro di una settimana fa un po’ sorridere e/o incavolare. Dipende dall’umore con cui ti alzi la mattina. Ma qui va così…

A parte questi aspetti di contorno l’ inserimento procede bene e mi sto acostumbrando (come si dice qui) agli usi e costumi di un paese che come tanti altri oggi si trova immerso in una crisi economica che taglia le gambe, i progetti, le opportunità ma almeno qui “pare” non intaccare gli umori e le speranze di una collettività che con spirito positivo cerca di fare squadra, reagire e ritagliarsi come può una nicchia di felicità.

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Capitolo lingua. Che mi permette di tornare a parlare più dell’argomento Calcio. Diego mi chiede come ho fatto per prepararmi ad affrontare le difficoltà relative ad un idioma nuovo e sconosciuto e in che modo ho cercato di impararlo. Premetto che la Galizia, per sue origini celtiche, possiede una lingua locale propria (il Gallego appunto) che per assonanze somiglia ad una misto tra spagnolo castigliano e portoghese. Mi è stato spiegato che, in base ai diversi quartieri della città, viene più o meno utilizzato ma non esiste una regola assoluta. I ragazzi compagni di corso mi raccontano che tra giovani si può trovare convenienza a parlare tanto il castigliano quanto il gallego, dipende dall’abitudine e dalle circostanze.

Mi sono approcciato alla spagnolo ben prima di maturare l’idea di spostarmi per venire a vivere qui; leggendo libri di calcio in lingua originale. Di argomenti, tematiche e metodologie per cui nutro interesse ovviamente. I materiali che trovavo in internet scritti in italiano non mi soddisfacevano perché erano spesso troppo parziali e non fornivano il quadro generale dell’argomentazione. I pochi libri di testo scritti originariamente in italiano lo stesso. In più mano a mano che in parallelo approfondivo la conoscenza dei testi originali mi rendevo conto che gli stessi, fuori sede, venivano spesso reinterpretati e riargomentati talvolta per giungere ad una conclusione frettolosa e critica in senso negativo sulla bontà dei metodi.

Però a me è sempre piaciuto ricercare l’origine delle cose. Capire a fondo il senso vero che loro appartiene, andando a catturare il momento esatto in cui nascono nella mente di chi le pensa e solo dopo formulare il mio giudizio personale. Non a caso per anni, nella mia attività di biologo, mi sono occupato di genetica. Materia quanto mai pertinente per cercare di capire dove risiedano le informazioni deputate a codificare quello che siamo e a plasmarci, in congiunto all’esperienza ambientale, per come siamo.

All’inizio ovviamente la lettura procedeva a rilento; spesso, armandomi di tanta pazienza, dovevo interromperla per cercare il significato di una parola anche se nel complesso il senso generale della frase si poteva intuire perché lo spagnolo in fondo non è poi così dissimile dall’italiano, ancor di più per un veneto il cui dialetto lo ricorda molto. Ora, dopo qualche mese dal primo libro, riesco praticamente a leggere speditamente senza quasi mai dovermi interrompere per ricorrere al dizionario e la mia collezione di testi spagnoli va via via ingrandendosi con molta soddisfazione per le conoscenze che conseguentemente ne derivano.

Appena arrivato qui mi sono iscritto ad un corso di lingua organizzato dall’Università di La Coruña che, sebbene un po’ dispersivo per la presenza di più persone, aiuta comunque a gestire le particolarità e le difficoltà specifiche dello spagnolo. E poi buttandomi un po’ nella vita di tutti i giorni, senza timore di fare qualche brutta figura sbagliando un’ordinazione al supermercato o non capendo le richieste di informazione di un passante.

Più o meno questo è il mio arrivo a La Coruña, la città che sembra dimostrarsi disponibile ad accogliermi.
Mentre scrivo si fa notte e dalla finestra di casa ammiro l’oceano ed in lontananza la Torre di Ercole, simbolo della città e faro romano più antico tuttora funzionante, patrimonio dell’umanità. Come tutte le notti si accende proiettando il suo potente fascio di luce in lontananza con cadenza ritmica e circolare. Mi piace osservarlo, è quasi ipnotico. Avvisa poeti, sognatori e naviganti che La Coruna non è troppo lontana. Allo stesso tempo, sovrastando la città, sembra quasi voler proteggere e sorvegliare i suoi coruñeses che si congedano dal giorno che fu lasciandosi addormentare e cullare dal suono avvolgente e rasserenante delle onde atlantiche.

Spengo il computer e quello che mi sembra di percepire dentro è un timido segnale di serenità…

continua….

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Credit Immagine: http://cdn-2.ideeviaggi.it/o/orig/spagna-consigli-per-girarla-in-auto_954f65b2da53f6a305e676ae8dfa4164.jpg