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In viaggio verso la Spagna.. fu questo il titolo che pensai un anno fa quando proposi a Giacomo di raccontarci della sua nuova avventura. Ricordo bene di come Giacomo fu scettico ad accettare la mia proposta ma, visti gli sviluppi, avevo senz’altro ragione a puntare su di lui.

Giacomo innanzitutto è un amico. La nostra è una di quelle amicizie piuttosto virtuali (visto che dal vivo ci siamo visti solo due volte) ma condita da numerose riflessioni fatte insieme, di visioni comuni, di passione per quello che è lo sport più bello del mondo.

Ringrazio Giacomo per le belle parole che ha speso nel finale di questo suo ultimo capitolo e lo ringrazio per aver condiviso, con noi tutti, la sua avventura coraggiosa, che in pochi, me compreso, avrebbero fatto.

“Tu e Morata avete fatto una stagione eccezionale!”. Mauro è il compagno di corso con il quale ho condiviso in questi mesi il tragitto di 15 minuti che separa Mera, il paese in cui entrambi viviamo, dal Collegio Santa Maria del Mar, l’istituto scolastico designato ad accogliere tutte le lezioni teoriche ed alcune classi di pratica del corso allenatori federale. Mauro è stato calciatore professionista nella Liga spagnola giocando, tra le altre squadre, nel Rayo Vallecano e nel Santiago de Compostela; di questa seconda tappa mi racconta tra l’ironico ed il soddisfatto che in occasione di una partita casalinga contro il Barcellona fu l’autore del passaggio errato che diede il via ad un contropiede micidiale dei blaugrana e nello specifico ad un’azione tra le più dirompenti di Ronaldo (il Fenomeno) il quale, dopo aver seminato panico ed avversari nella metà campo rivale, depositò inesorabilmente il pallone alle spalle dell’incredulo portiere locale.

Con quella frase mi saluta al rientro a casa dopo la serata dell’ultima sessione di esami, lo scorso 6 di Giugno e giocando un po’ sulla similitudine nello scambio di paesi che mi accomuna con il talento della Juventus lascia trapelare il bel rapporto di allegria, affetto ed amicizia nato tra tutti i ragazzi del gruppo; nel mio caso specifico forse anche un po’ di stima e di ammirazione in considerazione del “surplus” di fatica che ho dovuto sostenere per abituarmi ad uno stile nuovo e differente e con l’incognita della lingua che ha pesato soprattutto nei primi mesi di frequenza.
Il nostro personale “triplete” di esami di fine corso prevedeva preparazione fisica, tecnica e direzione di squadra; tra le giornate di Venerdì 3 Giugno, Sabato 4 e Lunedì 6 abbiamo sostenuto le prove pratiche sul campo e gli esami scritti in aula.

L’esordio nel tardo pomeriggio di Venerdì è stato con la prova pratica di preparazione fisica. La materia è abbastanza ostica e dal contenuto piuttosto classico e tradizionale; si trattano argomenti quali i sistemi metabolici di ripristino dell’energia, le capacità condizionali e la flessibilità muscolo-articolare. Ciascun alunno ha sorteggiato un foglio nel quale è stata scritta e richiesta la preparazione di una sessione di allenamento secondo un obbiettivo specifico, nel mio caso si è trattato di pianificare la seduta con esercitazioni che allenassero la velocità di reazione con la palla ed in maniera direzionata (con questo termine qui si riferiscono alle attività che sono intermedie tra quelle di carattere generale senza palla e quelle più situazionali e globali specifiche della disciplina sportiva in questione).

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Dopo una quarantina di minuti per l’elaborazione su foglio siamo scesi in campo e ciascuno di noi ha dato vita ad uno degli esercizi della parte centrale dell’allenamento venendo giudicato su vari aspetti gestionali dello stesso e sulla congruenza alla richiesta esposta.
Il giorno seguente è toccato nuovamente armarsi di pazienza e resistenza come in occasione dell’esame di tattica durante il secondo blocco di corso. I gruppi di Coruna, Ferrol e Santiago riuniti alle 8.30 presso gli impianti sportivi della Torre per l’esame pratico di tecnica calcistica. Un’ora preliminare in aula per elaborare una progressione di due esercizi che rispondesse ad una esigenza tattica specifica con l’obbiettivo di far emergere una o più azioni tecniche tra tutte quelle presenti nel programma di esame: tecnica individuale, tecnica collettiva, tecnica difensiva, tecnica del portiere. Dalla lotteria del sorteggio ho dovuto sviluppare due esercizi che permettessero ai miei centrocampisti centrali di migliorare l’ultimo passaggio alle spalle della linea difensiva rivale sui movimenti di smarcamento delle punte.

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Non si è trattato solo di disegnare e soffermarsi sulle regole degli esercizi ma di addentrarsi molto più a fondo nella spiegazione dei gesti tecnici specifici e sui meccanismi di esecuzione degli stessi tali e quali venivano esposti nel testo di studio, dal momento che la parte pratica per questa materia valeva più della metà del punteggio finale rappresentando quindi una sorta di esame scritto bis. Fortunatamente questa volta sul campo sono stato tra i primi ad eseguire l’attività potendomi gustare con maggiore relax l’opera dei colleghi protrattasi fino alle 15.30 del pomeriggio.

Dopo una Domenica trascorsa a rivedere grossolanamente un po’ tutto il materiale di studio, il gruppo si è riunito alle 19 del Lunedì per le tre ore conclusive di esami scritti. L’inizio dei lavori è toccato con preparazione fisica che prevedeva di rispondere ad otto domande aperte sugli argomenti già citati in precedenza e di sviluppare tre esercitazioni (generica, direzionata e specifica) che allenassero la forza esplosiva con il metodo pliometrico o di contrasto, a scelta. L’esame è intenso, mi ritrovo a scrivere pressoché ininterrottamente dal primo all’ultimo secondo, ma fortunatamente le domande non sono esageratamente pretenziose per argomenti tutt’altro che banali e di facile complicazione. A completamento della valutazione veniva anche richiesto un elaborato da svolgere a casa che prevedesse il disegno di esercitazioni per l’allenamento di aspetti specifici della forza, resistenza e velocità sempre secondo le tre varianti operative.

Alle 20 è stata la volta dell’esame scritto di tecnica. La difficoltà risiedeva nel dover letteralmente imparare a memoria le definizioni, le tipologie, ed i meccanismi di esecuzione di tutti i fondamentali tecnici individuali (offensivi e difensivi) e collettivi del gioco, oltre allo studio di alcuni aspetti di strategia, metodi di apprendimento e mezzi di allenamento. In otto domande aperte, senza la possibilità di lasciarne in bianco nessuna pena la sospensione, ho dato fondo alle mie non più brillantissime abilità mnemoniche per cercare di ricordare in spagnolo tutti i termini esatti ed i sottili particolari che caratterizzano ad esempio la finta, l’intercetto, la carica o i meccanismi di esecuzione e postura nei tiri di piede e nel colpo di testa.

Per concludere infine con l’esame di direzione di squadra e le trenta domande a risposta multipla inerenti aspetti quali l’allenamento del calciatore, la competizione sportiva, il rivale, la squadra di calcio come gruppo, le dinamiche di gruppo e la direzione di squadra in sport collettivi. Una materia di fatto piacevole, presentata in maniera appassionata da un ex allenatore con laurea in psicologia che arricchisce le mie conoscenze anche in questo ambito specifico di un’attività quanto mai poliedrica e sempre più multidisciplinare come è quella di chi decide di insegnare Calcio a ragazzi ed adulti.

Complessivamente le sensazioni sono buone e salvo contrattempi imprevisti anche questa sessione dovrebbe essere archiviata positivamente come le precedenti mettendo definitivamente alle spalle la parte più ostica del corso, quella teorica, e predisponendosi ad iniziare quella più piacevole di pratica sul campo. Un corso che all’inizio sembrava interminabile ed una sfida complicata che dopo otto mesi circa porto a compimento con orgoglio e soddisfazione in aggiunta al piacere di sentirmi compenetrato di conoscenze nuove e culturalmente differenti.

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Parallelamente la stagione calcistica ha chiuso i battenti e la prima squadra del Silva ha raggiunto con una giornata di anticipo l’obbiettivo della permanenza in categoria, cosicché anche per la prossima stagione disputerà con merito il campionato di Tercera Division Nacional insieme con il Depor B che non è riuscito ad ottenere la promozione alla Segunda B incagliandosi nel secondo dei tre spareggi di play-off previsti per le classificate dal secondo al quinto posto.

Per quanto mi riguarda ho deciso di interrompere serenamente e consensualmente il rapporto con la società che mi ha accolto nel mio primo anno di esperienza in terra spagnola. Svolgerò i miei sei mesi di pratica e congiuntamente tutto il resto della stagione sportiva 2015/2016 come allenatore della squadra Juvenil B di una società cittadina tra le più valide ed affermate nel panorama locale soprattutto a livello di settore giovanile. Vanta infatti più di qualche squadra tra i campionati nazionali ai quali, qui in Spagna, si può partecipare anche senza avere la prima squadra iscritta in una categoria professionistica. I campionati Division de Honor, Nacional, Gallego, Primera Autonomica e Segunda Autonomica sono intercomunicanti mediante flussi di promozioni e retrocessioni.
Pertanto una squadra del settore giovanile che inizi dal livello più basso ha la possibilità di progredire per meriti sportivi e giocare in Division de Honor contro ad esempio il Deportivo o il Celta di Vigo anche nel caso in cui la prima squadra della propria società dovesse militare in una delle categorie del Calcio dilettante. Il nostro Juvenil A ha conseguito quest’anno la promozione al campionato Nacional, mentre io allenerò ragazzi di 16 e 17 anni che dopo aver vinto gli spareggi promozione affronteranno nella prossima stagione il campionato di Primera Autonomica.

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Ho deciso di concludere il mio racconto di vita spagnola con questo nono capitolo. E’ passato quasi un anno dalla data del mio trasferimento e dalla richiesta di Diego per il suo splendido sito ideacalcio.net. Ci si era proposti di raccontare le giornate, gli adempimenti, gli obblighi e le particolarità necessarie per affrontare un corso allenatori federale in Spagna. Spero di essere riuscito a rendere l’idea tra le righe dei miei racconti in cui inevitabilmente ho lasciato trapelare anche alcune mie sensazioni e gli stati d’animo che mi hanno pervaso in questi mesi di permanenza qui. Non posso che ringraziare Diego per il desiderio di interessarsi alle mie vicende; desiderio che considero non solo mirato agli aspetti prettamente calcistici del viaggio ma anche a quelli personali e quotidiani nei riguardi di una persona che si stima e si apprezza. Valori che assolutamente ricambio e che hanno fatto si che decidessi di accettare la sua proposta per questa rubrica “internazionale”.

Spero di aver dato un piccolo contributo di valore ad un sito già effervescente e di affermata e riconosciuta qualità come è quella del suo autore che, sono sicuro, continuerà in futuro a raccogliere i frutti meritati del suo appassionato e scrupoloso impegno quotidiano. Ringrazio poi tutti quei ragazzi che venuti a conoscenza della rubrica stessa mi hanno contattato per avere ulteriori ragguagli e delucidazioni in merito ad aspetti del corso o che anche solo mi hanno fatto percepire il loro sostegno ed affetto, ansiosi di ricevere sempre nuove news ed aggiornamenti in merito alla mia avventura spagnola.

Ora però preferisco ritornare nei miei “ranghi”. Di persona sostanzialmente riservata e che ama parlare poco e darsi da fare di più. Stona un po’ con le usanze moderne in cui percepisco spesso un’ansia spasmodica di mostrare e di rendere tutti a conoscenza del fatto che siamo qui ed esistiamo. Nel legittimo rispetto di qualsiasi manifestazione di carattere e comportamento, torno a rispettare la mia indole e la natura del mio essere. In fin dei conti la mia non è che un’avventura come tante altre, ha semplicemente traboccato i confini nazionali ma è ammirevole e lusinghiera tanto quanto quella di qualsiasi altra persona al mondo. Né di più né di meno.
Auguro a tutti i lettori appassionati di Calcio di realizzare le loro più grandi ambizioni, sportive e non, e di non smettere mai di guardare avanti con determinazione nel tentativo di raggiungerle. Proprio come quando da bambini, seduti su un pallone, ci si soffermava incantati ad immaginare il giorno che verrà…

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