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“In Viaggio verso Londra” – Capitolo 1

Un paio di settimane fa, nello scrivere l’articolo “In Viaggio verso i Caraibi”, avevo lanciato l’appello per raccogliere le testimonianze di tutti coloro che lavorano in ambito calcistico fuori dall’Italia.
Da sempre incuriosito su come stanno andando le cose fuori dai nostri confini, ho colto al volo il messaggio di Stefano D’Errico, mister che ci racconterà la metodologia di lavoro (ma non solo) nel Regno Unito e, più nello specifico, a Londra.

Una serie di articoli che spazieranno su vari argomenti e che stanno già suscitando la mia grande curiosità.
Buona lettura.

LONDON CALLING

Mi chiamo Stefano D’Errico, 24 anni, brianzolo doc dalle orgogliose origini meridionali, emigrato da qualche mese a Londra: non troppo solare ma senza ombra di dubbio la “città del football” per eccellenza.
È proprio il mio espatrio il motivo che ha spinto Diego, il quale ringrazio per la splendida opportunità, ad accogliere la mia proposta, quella di raccontare e la mia esperienza oltremanica ai numerosissimi followers di Ideacalcio.

Perché questa rubrica? Innanzitutto per condividere le mie impressioni, le mie opinioni, i miei pensieri sperando di creare interesse, trasmettendo la voglia di scoprire, aggiornarsi continuamente, esplorare nuovi orizzonti culturali. Allo stesso tempo per suggerire qualche utile pillola tecnica, “rubata” a chi fonda i propri metodi su un approccio diverso, influenzato da altre realtà sociali, economiche e storiche, affinché ognuno possa ricavarne il meglio per adattarlo alla propria personale filosofia di lavoro.

Per citare uno dei miei film preferiti, direi però che “bisogna iniziare dall’inizio, lo dice la parole stessa” …
Grande appassionato di calcio, affascinato dal mondo dell’allenamento coltivato passando interi pomeriggi giocando a “Pc Calcio” (leggende narrano), ho coniugato queste due mie passioni laureandomi in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Milano con la tesi “Questione di Intelligenza: Horst Wein ed il Calcio a Misura dei Ragazzi”, un modello che ha completamente influenzato la mia idea di allenamento giovanile.

Dopo le numerose esperienze durante il mio percorso accademico come formatore nell’attività di base e specialista della pratica sportiva in genere, cercavo un’ulteriore specializzazione, che assecondasse completamente i miei interessi e mi permettesse di fare il cosiddetto salto di qualità. E cosa meglio di un’esperienza all’estero, un percorso che mi avrebbe senz’altro permesso di crescere ed affermarmi sotto ogni punto di vista?

Affascinato da questa possibilità, ispirato e convinto da altri pionieri del settore che mi hanno preceduto, ho tentato la candidatura per il corso in “Physical Education and Football Coaching with Arsenal in the Community” con sede a Londra. Educazione fisica, calcio, Arsenal… un triplete a dir poco perfetto!
Qualche mese dopo la risposta: ammesso! Il tempo di risolvere, senza non troppe difficoltà, qualche cavillo burocratico tra accertamento linguistico, prestito allo studio, bagagli e… via, pronto per questa nuova affascinante esperienza!

 

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L’impatto con la città non è stato dei più semplici: difficoltà con la lingua, ritmi frenetici, alloggi da panico. Insomma, ci è voluto del tempo per ambientarsi.
Ad ogni modo, dopo questa complicata ma necessaria fase iniziale di adattamento, ho potuto finalmente focalizzarmi sui miei reali interessi, ed il sistema con il quale mi sto sempre più integrando è molto variegato, a tratti affascinante a tratti discutibile, ma tutto sommato davvero unico ed innovativo.

Inizio col dire che il calcio qui è un fenomeno globale, lo percepisci ovunque. Questo perché il sistema calcio ha un impatto davvero fenomenale sulla comunità e sul territorio, in un rapporto di diretta proporzionalità con il concetto di business.
Uno degli spunti che ha permesso questo tipo di affermazione è, tra i vari, l’idea della Community, la sezione dei Club che si occupa di tutte quelle iniziative che coinvolgono la comunità (seguirà un articolo dedicato per un’analisi più approfondita).

La Community dell’Arsenal, senza non poco campanilismo, ha una marcia in più degli altri ed un’organizzazione davvero consolidata e funzionante. Tra i suoi tanti interventi, la sezione “training & education”, focalizzata sulla creazione di percorsi formativi per giovani aspiranti allenatori di calcio, propone il corso che sto avendo il privilegio di seguire.
Il corso è, come detto in precedenza, basato sui concetti legati all’insegnamento dell’educazione fisica ed i principi alla base del football coaching. La durata è due anni: io sono al primo, e al momento sto seguendo corsi che trattano di metodologia dell’allenamento e test di valutazione delle capacità motorie, psicologia dello sport individuale e dei gruppi, anatomia, fisiologia, e football coaching, in cui un tutor dell’Arsenal ci presenta sessioni e metodi d’allenamento che dobbiamo analizzare, discutere e saper poi riproporre. Legate a quest’ultimo modulo ci sono poi una serie di altre attività di carattere più pratico, per avere la possibilità di approfondire e mettere in pratica quanto appreso: la partecipazione ai corsi della Football Association per ottenere i patentini da allenatore, il coinvolgimento nel progetto scuola col la possibilità di insegnare calcio nelle scuola elementari come coach Arsenal, e l’opportunità di assistere e coadiuvare i coaches dell’Arsenal Development Centre, le scuole calcio Arsenal sparse per la città. Il corso è assolutamente interessante e coinvolgente, con un approccio didattico molto “british”, a cui non ero abituato, ma che sicuramente mi incuriosisce ancora di più.

Le lezioni tradizionali si alternano infatti a seminari, workshops, attività e presentazioni di gruppo, dando la possibilità di dare un immediato significato pratico a quanto appreso in teoria.
Come se non bastasse, per arricchire ancora di più la mia coach-agenda, ho iniziato a seguire la “Camden & Regents Park Youth League”, il campionato giovanile che si svolge ogni sabato in uno dei parchi più grandi di Londra, un festival del pallone che merita senza ombra di dubbio un articolo dedicato per le emozioni che mi ha suscitato.
Insomma, una full immersion per vivere e godermi al massimo quest’irripetibile opportunità.

Questo era solo il primo di una serie di articoli che seguiranno, focalizzati sia sui tratti più salienti della mia missione londinese, che sugli aspetti più tecnici che caratterizzano il coaching ed in particolare il metodo Arsenal, in un percorso condiviso dal quale anch’io sono sicuro uscirò arricchito… “In learning you will teach, and in teaching you will learn”.

Credit Immagine: http://www.papinobello.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/lavorare_londra_olimpiadi.jpg

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