In Viaggio Verso Londra – “Differenziare” – Capitolo 12 Dodicesimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a… Continua »

In Viaggio Verso Londra – “Differenziare” – Capitolo 12

Dodicesimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling” …
Ho già avuto modo la settimana scorsa di parlarvi del corso Youth Module 1 che ho seguito. Tra i vari temi trattati relativi al miglioramento dell’ambiente di apprendimento, ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente. Questa tema è anche uno dei punti chiave delle nostre lezioni di Coaching con l’Arsenal. Sto parlando di quello che qui chiamano “Differentiation”, cioè la capacità del coach di strutturare proposte che contemporaneamente riescano a soddisfare i bisogni tecnici di ogni ragazzo. Cerchiamo di capirci di più…

Uno dei maggiori problemi (se così vogliamo chiamarlo) di molte delle squadre è quello della composizione tecnica del gruppo. Dai piccoli amici alle categorie più esperte, l’eterogeneità dei giocatori è una questione davvero spinosa, di quelle che non si dorme la notte. Ci si trova infatti di fronte a squadre formate da giocatori molto abili, altri medi ed altri meno, con questo tipo di situazione spesso variabile in relazione ad una miriade di altri fattori.
Le soluzioni adottate da molti di noi sono diverse, spesso specchio della propria personalità più che di una intenzione pedagogica. C’è chi propende per un approccio “normalizzante”, in cui stabilito un livello (generalmente dai più bravi), tutti vi si devono adattare, spesso penalizzando i meno abili. Abbiamo poi chi preferisce una strategia “assistenzialista”, in cui sono in genere i più “scarsetti” attorno a cui gira tutto, con i più bravini sacrificati.

Una soluzione comune e abbastanza funzionale, invece, è quella di organizzare attività e sfide combinando tra loro i giocatori in base alle abilità, coperta un tantino corta visto che alla lunga potrebbe diventare poco stimolante per i giocatori trovarsi ad affrontare sempre gli stessi compagni. Perché allora non provare a strutturare esercitazioni che, nello stesso momento, stimolino ogni giocatore alla propria personale sfida, alla ricerca del proprio personal best, senza che nessuno venga penalizzato?
La “Differenziazione” mira proprio a questo obiettivo, quello di garantire un esperienza sempre ottimale per ogni ragazzo, preservandone stima e confidenza in sé stessi, e allo stesso tempo migliorandone le capacità sulla base del proprio livello personale. La discriminante è stabilita dal grado di successo di una qualsiasi esercitazione da parte di ogni giocatore. Per una data attività infatti posso avere un ragazzo eccellente, che ha bisogno di un livello più alto di sfida, ma allo stesso tempo un giocatore che ha bisogno di un passettino indietro per poter dimostrarsi competente.
Posso assicurare che questa soluzione metodologica è parecchio difficile da mettere in pratica e da gestire. Richiede grande creatività, perseveranza, pazienza, attenzione e abilità nel pianificare la propria sessione in anticipo, cercando di anticiparne possibili risvolti. Come vi dicevo, una bella impresa!

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Un punto di partenza nell’adozione di questa metodologia è rappresentato dai principi STEPS (già anticipati in uno dei primi articoli):

S-pace, lavoro sullo spazio di gioco
T-ime, pressione temporale / velocità
E-quipment, giocando con il materiale (palloni, ecc.)
P-eople, aggiungendo o diminuendo il numero dei protagonisti
T-ask, modificando e variando la proposta.

La gestione di questi principi viene associata all’utilizzo di un relativo sistema di punteggio, che cerca di premiare ogni comportamento, mettendo ovviamente in risalto un comportamento di livello superiore. Attenzione però che questo non crei eccessiva e costante competizione nel gruppo! Il punteggio rappresenta solamente un livello oggettivo di abilità, utilizzato come personale punto di riferimento per ulteriori miglioramenti.
Ecco di seguito qualche esempio direttamente dal mondo Arsenal, in particolare da una delle mie lezioni nella scuola primaria!

Lezione: dribbling. Contesto: After Club (quindi livello d’abilità che più variabile non si può!).

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Inizio con un warm up: the Great Escape, gioco già proposto in uno dei miei articoli. In uno spazio di 20×15, un gruppo di attaccanti cerca di correre attraverso alcune porte dislocate ai quattro angoli dello spazio e difese ognuna da un difensore, che cerca di bloccare la corsa degli attaccanti toccandoli. Come rendere la proposta adatta ed accattivante per tutti? Posso proporre 1pt punto per un normale attraversamento, 2pt se si attraversa la porta in maniera creativa (all’indietro, ecc.), 3pt se l’attaccante riesce non solo superare indenne la porta, ma in più passa attraverso una porta più piccola posta nel mezzo della grande corrispettiva! All’interno di questo scenario generale, sono poi le sfide attribuite ad ogni singolo giocatore che ne avvalorano ancor più l’esperienza, ad esempio chiedendo ai giocatori più bravi di completare un giro delle quattro porte senza mai essere presi!

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La lezione prosegue con una attività più specifica, dove l’elemento tecnico di riferimento viene isolato, per essere gradualmente complicato con l’aggiunta di avversari. Ribadendo il dribbling come coaching point, il gioco prevede l’utilizzo dello stesso spazio precedente, con l’aggiunta di un quadrato di 3×3 al centro. I giocatori si dividono in quattro gruppi (uno per porta), con un pallone ognuno. I primi giocatori di ogni fila guidano la palla attraverso il quadrato, evitando gli altri compagni, per poi consegnarla al primo giocatore della fila opposta. In termini di differenziazione ho agito a livello di TASK, in particolare sull’utilizzo della finta (fuori dal quadrato 1pt, mentre dentro il quadrato 2pt) e quello dei tocchi, sfidando individualmente i giocatori ad utilizzarne un numero predefinito (ad esempio 4 per attraversare il quadrato). L’attività è poi stata resa globalmente più complessa e vicina alle richieste competitive con l’aggiunta di un paio di “blockers”, cioè difensori che in possesso di palla cercano di ostacolare la strada degli attaccanti. Superando questi ostacoli mobili ogni giocatore ottiene 1pt, mentre 2pt passando, per esempio, anche attraverso il quadrato.

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Per finire con lo small sided game, voglio proporvi la mia soluzione che probabilmente non apparirà rivoluzionaria, ma che sono sicuro potrà d’ora in poi essere vista sotto altra inquadratura. Considerando un campo di 25×15, si gioca una partita a due squadre per segnare una meta. Cosa succede se, al posto di stabilire un’unica meta, offro la possibilità di segnare o dribblando attraverso la linea intera (1pt.), o attraverso porticine dislocate sulla linea stessa (3pt.)? I risultati che ho ottenuto con la mia classe sono stati più che soddisfacenti…

Sono sicuro che ognuno di voi si è trovato, o si trova tutt’ora a dover raccapezzarsi con questo tipo di problemi, dovendo scegliere se penalizzare i più bravi o sacrificare i meno abili. La differenziazione è sicuramente la strategia che stavate cercando!

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