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In Viaggio Verso Londra – “Gli After Club” – Capitolo 10

Decimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling” …
È oramai qualche tempo che mi trovo immerso nel mondo British. Un cambiamento notevole, sotto vari punti di vista, vissuto a fasi alterne. Il super entusiasmo iniziale, in cui sembrava tutto fantastico, è stato messo in discussione da un momento di nostalgia e disgusto, preludio ad una fase finale di assestamento, in cui la razionalità supporta giudizi logici e costruttivi.
Circoscrivendo questo ampio scenario al calcio, motivo che mi ha spinto in questa avventura, ho potuto evidenziare pro e contro del sistema football britannico.
Riferendomi ai pro, il termine sistema non è utilizzato a caso: qui il calcio è davvero un ingranaggio indispensabile della società, in un rapporto di influenza reciproca davvero incredibile: il calcio vive grazie alla gente, perché la gente vive per il calcio.
Creare questa sintonia è un processo lungo e complesso (ne è un esempio la Community dell’Arsenal), fatto però di semplici ma preziose iniziative, tra i quali gli After Club.

Gli After Club sono proposte parecchio comuni qui. Sostanzialmente sono attività sportive e non, organizzate nel dopo scuola. I ragazzi possono partecipare a queste iniziative direttamente nella struttura scolastica, ad un prezzo irrisorio, per un servizio davvero accessibile e comodo a tutti.
I Football After Club sono, viste le premesse fatte, molto gettonati. L’Arsenal ne organizza davvero a decine, utilizzando ingegnosamente queste proposte come “tirocinio pratico” per i suoi studenti.
Come tale, posso riportare la mia esperienza diretta, garantendovi che questi ambienti sono i più formativi possibili per un allenatore: strutture fatiscenti, livelli di abilità che più eterogenei non si può, tempi tiratissimi, per condizioni complessive da “mission impossible”.

Organizzo in genere l’attività in maniera da considerare questi aspetti, per garantire un’esperienza positiva per i ragazzi. Strutturo normalmente le mie sessioni in un momento iniziale, solitamente un gioco (tradizionale o variato) che i ragazzi già conoscono, base agevolata per gli apprendimenti successivi. Una “skill practice”, dove l’elemento tecnico introdotto viene migliorato in un contesto via via sempre più impegnativo. E per ultimo un gioco finale, solitamente un match che richiama i coaching points della sessione.
La proposta che vi presento oggi è tratta proprio da questo contesto.

Chicken or Hero?

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Per questo gioco le richieste spaziali sono flessibili, adattabili alle più svariate condizioni. Consideriamo, per convenzione, un rettangolo di 15×25, in cui identifichiamo due mete ed un area centrale di 10 metri.
Per quanto riguarda i partecipanti, il limite minimo è di almeno 6/8 giocatori.
Un giocatore presiede l’area centrale come difensore, mentre tutti gli altri giocatori si schierano sulla linea di meta, dotati ognuno di una pettorina che utilizzeranno come coda. Il difensore dà il via al gioco, ponendo la domanda ad un giocatore a sua scelta: “Chicken or Hero?”; la risposta “Hero” comporta che il giocatore che ha risposto parta in solitaria verso la meta opposta, superando il difensore senza farsi sottrarre la pettorina. Contrariamente, la risposta “Chicken” coinvolge tutti i giocatori nella fuga. Il giocatore privato della coda abbandona il suo ruolo da fuggitivo, aggregandosi al difensore. Vince il gioco l’ultimo giocatore/gruppo di giocatori rimasti con la pettorina.

Il gioco è un tipico warm-up, ma può anche essere utilizzato come attività polivalente nei più piccoli, come introduzione ad un concetto tecnico. Unisce divertimento e coinvolgimento a crescenti richieste coordinative e condizionali, soprattutto se giocato a buona intensità. Introduce principi in attacco (battere il difensore, quale spazio, o quale eventuale collaborazione con i miei compagni), così come aspetti difensivi (propedeutica all’1c1, al concetto di copertura, ecc..).
È possibile modificare il gioco aggiungendo il pallone? Direi proprio di sì. La mia intenzione è quella di proporre questa variante nella prossima sessione, quindi posso suggerirvi la mia idea, senza garantirne il risultato finale.
Considerando livello tecnico, spazio a disposizione e gestione del materiale, la mia proposta è la seguente. Spazi simili a quelli proposti sopra, con organizzazione simile. Organizzare gli attaccanti in “ondate”, composte per esempio da 5 giocatori, ognuno dotato di una palla e una pettorina. Posta la domanda, in base alla risposta parte il giocatore o in 1c1, o insieme agli altri “polli” della linea, con l’obiettivo di oltrepassare il difensore e la linea opposta, dove si trovano disposti altri giocatori in attesa del pallone.
Se catturato, il giocatore perde un’ipotetica vita all’inizio (o eventualmente alternando il difensore, ma non ogni volta perché i più “scarsetti” potrebbero soffrire di questo), mentre quando ritengo necessario un incremento di difficoltà, chiedo al giocatore preso di aggiungersi al difensore già in gioco. Gli aspetti specifici richiamati con questa variante sono la guida della palla legata sempre ad aspetti situazionali (in quale spazio? Quale direzione? Quando? Quale tecnica? Finte?), e generalmente i principi dell’1c1 difensivo ed offensivo, applicati anche a condizioni variabili (1c2 ad esempio).

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Gli After Club sono davvero un’importante risorsa, non solo per l’impatto positivo sulla comunità più giovane in genere, che beneficia di un’attività sportiva, ma perché possono anche essere estesi ad altri scopi (scouting ad esempio).
Ecco allora come iniziative simili dovrebbero sempre più entrare a far parte della nostra comunità, se vogliamo riportare i ragazzi ad amare il gioco del calcio.

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