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In Viaggio Verso Londra – La Sessione di Allenamento Parte 4 – Capitolo 8

Ottavo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling”. L’articolo di oggi chiude il cerchio di appuntamenti relativo alla sessione di allenamento “Play the Arsenal Way”, la filosofia tecnica giovanile dei Gunners. Riepilogando le puntate precedenti, l’attività è incominciata con l’arrival activity, proseguita con il warm up, in cui il problema di gioco creava una necessità tecnica affrontata progressivamente con la fase di technical development prima, e di skill practice poi.

Game Practice

L’allenamento si conclude inevitabilmente con il gioco, contesto target di riferimento di ogni attività. È questo infatti il momento in cui i ragazzi possono mettere in pratica le loro abilità apprese e non, sotto la pressione di avversari e competizione. È questa anche la fase in cui il coach può cominciare a valutare gli apprendimenti, pianificando gli interventi futuri.
Esistono varie attività proponibili in questa fase:

* small sided games, le partitelle a ranghi ridotti, volte a ricreare le condizioni del tanto acclamato street football, uscito dalle abitudini dei giovani moderni. 3c3, 4c4, 5c5… il modello competitivo varia al variare del livello di abilità, ma soprattutto dell’età del gruppo (un 5c5 non può considerarsi s.s.g. per i pulcini primo anno).

*small sided conditioned games. La differenza rispetto all’attività precedente la fanno le regole/condizioni del gioco, che suggeriscono comportamenti tecnici precisi, volute dal coach come naturale prosecuzione del lavoro portato avanti in allenamento. I vincoli possono riguardare innumerevoli categorie: tocchi, etc.

*Functional practice, una tipologia legata allo sviluppo specifico di comportamenti in attacco e/o in difesa, in una porzione di campo di dimensioni reali, e con l’attribuzione di ruoli specifici.

*Real game, gioco reale che rispecchia in pieno il modello competitivo dell’età. Può essere più o meno condizionata (classica partita a tema in questo caso).

Qualche approfondimento. Nonostante la seduta tipo suggerisca l’utilizzo del gioco-partita alla fine, questo non deve essere un diktat rigido: possono essere ovviamente scelte anche altre fasi, secondo esigenze. Per quanto riguarda il feedback, suggerirei un tipo di approccio prevalentemente individualizzato, legato all’obiettivo, per evitare di interrompere inutilmente un momento sacro per i ragazzi. Solo nel caso in cui lo standard tecnico di riferimento sia di gran lunga fuori dal range consentito e condiviso, allora è opportuno interrompere, analizzare, e dimostrare in maniera collettiva. Sempre per quanto riguarda il feedback, mi piace l’approccio utilizzato dal mio insegnante Arsenal con il suo gruppo U11: libertà ed osservazione per circa metà del tempo, analisi col gruppo e feedback di performance, come fosse una sorta di fine primo tempo, e infine ripresa del gioco. La valutazione finale viene poi ulteriormente consolidata al termine dell’attività.

3v3 Target Man

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La mia proposta tecnica di oggi si svolge in un campo rettangolare di 30×15, con due aree di 6m, e due coppie di porte per linea di fondo, distanti rispettivamente 10m tra loro. Due squadre si affrontano con l’obiettivo di segnare in una delle due porte avversarie, dopo aver scambiato palla con l’uomo target, un compagno vincolato nell’area avversaria. Dopo ogni rete quest’uomo cambia con l’autore del gol. Esistono varie tipologie di rete: giocata di prima, due tocchi, più tocchi; la scelta del punteggio è suggeribile concordarla coi ragazzi, strategia di condivisione di sicura efficacia in termini di coinvolgimento e partecipazione, utile inoltre a generare entusiasmo per un’attività costruita proprio dai giocatori.

Analisi: abbiamo già sottolineato come stimolare l’aspetto social della nostra attività. Sotto il profilo tecnico tattico il gioco è di sicura efficacia: rispettato in pieno l’obiettivo sviluppato nelle precedenti proposte (movimento), in un contesto di medio alta difficoltà in termini di interferenza (numerose skills casuali e variabili). Da un punto di vista didattico, cercare un approccio che consenta ai ragazzi di prendere il maggior numero di decisioni possibili, e che li renda protagonisti della loro esperienza (psychlogical corner).

Progressioni & Varianti: l’incremento di difficoltà della proposta considera la modifica dei parametri STEPS, quali ad esempio spazio di gioco, numero di passaggi predefiniti a centrocampo prima della giocata sul target (stressare il concetto di movimento), oppure chiedere allo stesso uomo di riferimento nell’area di giocare solo di prima, o di ricevere palla dietro ad una delle due porte (aumento precisione di passaggio da parte dei giocatori di centrocampo).

Final Debrief. Questo momento è considerato forse quello più importante della sessione. È quello che serve al coach per porre le basi degli interventi futuri, così come la possibilità per i ragazzi di consolidare gli apprendimenti (molti studi confermano l’efficacia di questa strategia). Non ci si dovrà limitare solo al “vi siete divertiti?”, ma è opportuno andare ben più nei meandri della questione, cogliendo e spronando i giocatori ad elaborare l’esperienza appena vissuta, che come sappiano non è uguale per tutti! Al più classico “domanda-risposta” potranno così alternarsi condivisioni di gruppo, confronti a coppie, utilizzo della lavagna in cui ognuno scrive una parola chiave, o addirittura questionari. Diamo spazio alla nostra creatività uscendo dall’ordinario!

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