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In Viaggio Verso Londra – “Teaching Games For Understanding” – Capitolo 9

Nono appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

“Il gioco è il Maestro e non l’allenatore…” (H. Wein)

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling”. Fin troppo facile, penserete, iniziare con una citazione del compianto Maestro Horst. Eppure questa considerazione ci regala uno spunto importante per parlare di un’interessante metodologia di lavoro, che mi ha fatto pensare a più riprese ai concetti della filosofia “calcio a misura dei ragazzi”, che so essere oramai entrata nella biblioteca di molti. Ma andiamo con ordine…

La metodologia di cui vi voglio parlare è chiamata “Teaching Games for Understanding”, letteralmente “insegnare i giochi per comprendere” (venuto già in mente qualcosa?). E’ una filosofia proposta a fine anni ’80 da tali Thorpe & Bunker, pensata originariamente per il settore scolastico, ma presto riadattata in sport specifici come originale variante del sistema globale-analitico-globale.
Essa basa su alcuni principi fondamentali:
– approccio costruttivista dell’apprendimento, cioè costruito gradualmente su basi conosciute;
– importanza della dimensione tattica/situazionale attraverso il gioco;
– struttura di allenamento ciclica, che parte con un gioco, prosegue con l’analisi e l’affinamento delle carenze emerse da esso, per concludere nuovamente con un gioco-verifica;
– pianificazione a lungo termine fondata su livelli di complessità tattica crescente.
Come già ampiamente sostenuto nei precedenti articoli, anche questa metodologia sottolinea la stretta complementarietà analitico-globale, rapporto subordinato al gioco, dimensione ideale per l’apprendimento efficace, che ispira, incuriosisce e coinvolge i giovani giocatori, nel pieno rispetto di tutti loro performance corners.
L’idea ora è quella di applicare questo metodo ad una proposta pratica, soffermandosi sulle caratteristiche peculiari.

2c1 in profondità

L’esercitazione di riferimento è chiamata 2c1 in profondità. In un rettangolo di 15×10, diviso in due sezioni, giocano quattro giocatori, divisi equamente in difensori e attaccanti per ogni metà campo. Obiettivo degli attaccanti è fare meta da un lato all’altro del campo. L’attaccante in possesso palla cerca di servire il compagno eludendo il primo difensore; ricevuta palla, questi orienta e affronta il secondo difensore (partito dalla linea di fondo non appena la palla entra nella sua metà campo), con o senza aiuto del compagno (a sua discrezione), per tentare di fare meta oltre la linea di fondo. I difensori che recuperano palla giocano in transizione immediata in direzione opposta.

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Il focus dell’esercitazione, suggerito dalle condizioni e dalla struttura della stessa che ne delineano la logica interna, è prevalentemente sullo smarcamento in profondità, coaching point di riferimento.
L’idea del TGfU è quella di proporre un “game form”, gioco iniziale, versione più o meno semplificata del gioco reale. Questa attività rappresenta il problema da analizzare, con l’obiettivo di creare una serie di connessioni che consentano ai giocatori di vedere un comportamento da allenare come una necessità consapevole, sulla base di intuizioni derivate dall’osservazione del gioco stesso.
Il primo passo in quest’analisi condivisa è definito “Debate of Ideas”, uno scambio di opinioni basato sull’osservazione ed il personale vissuto dell’esperienza di gioco, utile ad evidenziare i problemi tecnici e le strategie per risolverli.
Questo processo si compone di 3 fasi:
1) invitare i giocatori all’osservazione della realtà, attraverso domande come: “Qual è la natura del problema?”, “Da cosa dipende la vittoria o la sconfitta?”. Per il gioco in questione la risposta potrebbe essere: “superare la prima linea di pressione servendo il compagno, che però mi deve aiutare smarcandosi”.
2) stimolare i giocatori all’analisi causa/effetto di quanto sperimentato nel gioco. Esempio potrebbe essere “Il compagno rimaneva dietro il difensore, quindi era impossibile servirlo”.
3) naturale conseguenza del precedente punto è quella di estrapolare le relative strategie di successo. “Il compagno deve mettersi in una posizione che gli permetta di essere servito senza problemi”. Si dà il là, così, alla creazione cognitiva consapevole di quei comportamenti che dovranno poi essere sviluppati durante l’allenamento.
La fase analitica si concentrerà quindi sulla costruzione step by step del comportamento corretto di smarcamento in profondità, lavorando e focalizzandosi attraverso attività di “skill practice” sul miglioramento di aspetti spaziali (dove), temporali (quando), esecutivi (come e cosa) e comunicativi (rapporto con i compagni).
Seguirà poi una fase finale globale/situazionale, definita “modified o full game” in cui il comportamento target viene consolidato e valutato (anche sotto nuove condizioni e regole).

Varianti & Progressioni: secondo il livello del gruppo, possono essere scelte altre condizioni del gioco. Il secondo difensore può giocare con una marcatura più stretta, enfatizzando ancor più lo smarcamento, che rimane il comportamento target. Lo spazio può essere modificato, aumentandolo o diminuendolo, o aggiungendo una zona neutra. Possibile poi giocare sui tocchi: se limitati, il focus può spostarsi sul controllo orientato del secondo attaccante, aprendo nuovi scenari d’apprendimento.

Lascio a voi appassionati l’analisi più o meno critica del metodo, che potete sperimentare e condividere sulle pagine social del blog. Nel prossimo articolo verrà approfondita la creazione del cosiddetto “tactical framework”, utile linea guida in fase di pianificazione!

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