In Viaggio Verso Londra – “The FA Youth Award” – Capitolo 11 Undicesimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega… Continua »

In Viaggio Verso Londra – “The FA Youth Award” – Capitolo 11

Undicesimo appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

“La vita è un processo di conoscenza. Vivere è imparare”. (Konrad Lorenz)

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling” …

Per un qualsiasi formatore di calcio la formazione è un processo fondamentale. Il dogma “so di non sapere” deve essere qualcosa che ne accompagna l’esistenza sportiva. “Bisogna essere spugne e ladri” mi disse tempo fa un docente dell’università, assorbendo quindi più informazioni possibili, da cui poi rubarne quello che più è ritenuto prezioso per la propria filosofia di lavoro.
Devono avercelo bene in testa questo concetto quelli della Football Association, che hanno realizzato un percorso di formazione davvero ricco e per tutti i gusti, il cosiddetto “FA Coaching Pathway”.

Il fulcro centrale di questo percorso di formazione è rappresentato dal patentino di allenatore di base UEFA B. Questi è preceduto da due differenti corsi preparatori: Level 1 e 2 in Coaching Football, corsi di base open entry e dai prezzi abbastanza accessibili, anche se davvero troppo brevi (una settimana). Segue invece il patentino UEFA B il percorso top class verso l’UEFA A e il PRO LICENCE, preludio al professionismo di alto livello.

Corollario di questo ramo principale è una serie di altre proposte accessorie e complementari: da quello specifico portieri, agli workshop sul primo soccorso ed sul Safeguarding Children (tutela dei bambini), fino ai corsi di psicologia applicata al calcio, di futsal e specifico per il calcio giovanile.
Proprio così, un percorso mirato unicamente a diventare formatore di alto livello del settore giovanile. Perché il calcio dei giovani è una cosa seria, una vera e propria vocazione per alcuni, e non un punto di passaggio come molti pensano.

Il “Youth Coaching Pathway” si compone di tre moduli, che precedono una valutazione per l’assegnazione del titolo finale di allenatore di livello avanzato. Sono corsi inizialmente open entry, che gradualmente comunque richiedono altri certificati per prendervi parte.

Youth Module 1

È il primo gradino della scala. E forse quello più importante, base solida per i futuri apprendimenti. I temi trattati girano tutti intorno ad un principio davvero emblematico:

“In order to teach football to John, I have to know the football, but you have also to know John”.

Prima ancora dell’elemento tecnico e di come si esegue. Se vogliamo davvero insegnare calcio, dobbiamo si conoscerne i concetti, ma allo stesso tempo si ha l’obbligo di sapere a chi lo stiamo insegnando!
Ecco allora come gli workshop che compongono il corso vertono sul come creare e sviluppare l’ambiente di gioco, chiave fondamentale se pensiamo ai più moderni approcci all’apprendimento.

Come motivare? Esistono più motivazioni? Come apprendono i ragazzi? Come gestire gli errori? E le differenze di gruppo? Come costruire la confidenza e la stima personale dei giocatori?
Tutto questo, ovviamente, strettamente integrato a proposte più tecniche, legate in particolar modo all’organizzazione metodologica delle stesse (concetti già trattati nei miei primi articoli).
La proposta tecnica di oggi è presa proprio da questo primo modulo che ho seguito a Dicembre. Credo sia la più rappresentativa, perché racchiude praticamente tutto quanto trattato ed analizzato (ci sarà poi modo nei prossimi articoli di entrare nello specifico dei punti più interessanti).

Risky Business

1

L’area di gioco è un rettangolo di 25×15. Due porte difese da due portieri, e 8 partecipanti.
Obiettivo degli attaccanti è segnare quanti più gol possibili in un numero di tentativi prestabilito; la risposta dei difensori comprenderà difesa e transizione (per iniziare semplice giocata a liberare verso obiettivi target).
Vengono stabilite dal coach delle situazioni di gioco predefinite, esempio 3c1, 2c1, 3c2, 4c2. Ad ogni situazione è associato un punteggio, da 1 a 4, in base al livello di difficoltà.
Il primo attaccante dichiara una situazione che vuole giocare. Ipotizzando scelga il 3c1, entrano in campo tre attaccanti e un difensore. Se gli attaccanti segnano, questi hanno due opzioni: fermarsi e collezionare il punteggio acquisito (1 in questo caso), ricominciando con un’altra situazione. Oppure, giocare nuovamente il 3c1, tentando di segnare dall’altro lato contro un altro difensore, aggiungendo in tal caso altri punti al loro bottino.
Questa situazione si ripete ogni volta gli attaccanti segnano. Se invece mancano la rete (per errore loro o perché fermati dai difensori), perdono tutti i punti accumulati fino a quel momento.
Al termine dei tentativi previsti (esempio 10), corrispondenti alle possibilità da parte degli attaccanti di scegliere la propria situazione, si cambiano i ruoli coi difensori. Vince chi, alla fine, ha segnato più punti.

Analisi: ho provato a rivalutare il gioco, perché provato al corso non mi aveva entusiasmato. In particolare per il numero dei partecipanti di allora, per cui mi era parso che i tempi e i ritmi fossero troppo fiacchi. Va gestito quindi il numero di giocatori potenzialmente “inattivi”, motivo per cui ho deciso di ridurre al netto gli attaccanti, cosa che comporterà un aumento dell’intensità.
Ad ogni modo, la proposta è davvero interessante. Abbondanza tecnica e tattica, massima imprevedibilità e casualità. I ragazzi sono super coinvolti, sia nell’organizzazione del gioco, che nella sua esecuzione. Teamwork e comunicazione sono molto sollecitati, fondamentali infatti per la vittoria finale. In termini di coinvolgimento qualitativo, ognuno può scegliere la sfida che ritiene più adatta al momento del gioco ed alle sue capacità, aspetto importante sia nella costruzione della stima e della confidenza in sé stessi, che da un punto più prettamente strategico. Insomma, una proposta davvero completa!

Come facilitare il gioco: chiaramente semplificare le situazioni comporta un riduzione del livello di difficoltà generale, proposta che consente inoltre di adattare il gioco a gruppi di età inferiore, per esempio optando per situazioni 1c0, 1c1, 2c1, ecc. Un’altra proposta per facilitare il lavoro degli attaccanti potrebbe essere inoltre cambiare l’obbiettivo di transizione dei difensori: chiedendogli infatti una rete nella porta opposta, aumento le probabilità di successo/mantenimento degli attaccanti.

Come complicare il gioco: anche in questo caso la scelta può ricadere innanzitutto sulle situazioni di gioco, giocando sempre per esempio contro due difensori (aspetto che aiuta inoltre a rinforzare i concetti di collaborazione difensiva). Posso aggiungere dei punti se vengono eseguite particolati combinazioni (tagli, ecc.), elementi su cui si è lavorato durante la sessione. La scelta degli spazi di gioco e dei tempi (10 secondi per segnare) possono essere altre variabili da tenere in considerazione.

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