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In Viaggio Verso Londra – La Sessione di Allenamento Parte 1 – Capitolo 5

Quinto appuntamento con la rubrica “In Viaggio verso Londra”. Rubrica curata dal collega Stefano D’Errico, attualmente a stretto contatto con la Community dell’Arsenal.

Ben ritrovati con la rubrica “London Calling”. Il nostro viaggio alla scoperta del coaching d’oltremanica ci porta oggi, e per i prossimi appuntamenti, all’approfondimento della struttura base di una sessione di allenamento.

Per farlo voglio proporvi quella che ho progettato e realizzato per il mio primo esame di valutazione del modulo Arsenal. Pianificata per 12 o più giocatori, è stata poi praticamente condotta con 5, quindi è facilmente adattabile alle condizioni più disperate!
I coaching points si focalizzano prevalentemente sullo smarcamento ed i suoi elementi generali peculiari, con il “4 corners model” matrice della nostra pianificazione per garantire un’esperienza completa.
Cercheremo ora di entrare nello specifico delle varie fasi, con riferimento anche ai concetti dei precedenti articoli.

Arrival Activity

Ogni sessione inizia ancor prima del riscaldamento con la cosiddetta “arrival activity”, una sorta di attività di benvenuto.
Chi, più o meno spontaneamente prima di ogni allenamento, ha improvvisato un paio di palleggi, qualche improbabile numero balistico o un torello coi compagni?
Ebbene, sono attività che, se organizzate in maniera opportuna, possono avere ottimi benefici. Innanzitutto trasmettendo un’immagine positiva alle famiglie che arrivano al campo, dando immediatamente segnale di un ambiente serio e organizzato. La gestione dell’arrivo del gruppo è resa utile e meno caotica, tenendo impegnati i presenti con proposte semplici, divertenti, già in qualche modo legate all’obiettivo della seduta, ed integrando gli altri man mano. Al contempo i ragazzi sono invogliati a spingere i genitori a portarli prima all’allenamento, soprattutto se si inizia con un gioco.
Proposte tecniche suggerite: dai torelli, ai palleggi classici o inseriti contesti più creativi (calcio tennis, footsquash), fino alle partitelle a campo ridotto (non troppo dispendiose ovviamente). Un’idea curiosa può essere quella di appendere negli spogliatoi il foglio più o meno dettagliato di questa attività: i ragazzi, con autonomia e responsaiblità, devono leggere le linee guida della proposta prima di entrare in campo, esplorando al contempo diversi stili di elaborazione delle informazioni.

 

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Per la mia sessione ho progettato dei Rondos, i classici torelli, orientati all’obiettivo tecnico. Nel primo (sinistra), il lato vuoto spinge al movimento per creare la doppia superiorità e facilitare la continuità del gioco; nel secondo (destra), dopo un numero predefinito di passaggi si guadagna un punto se un qualsiasi giocatore riesce a muoversi per ricevere palla dentro il quadrato. Sono comunque attività ad alto indice di ludicità, in cui la componente divertimento, utile a creare un iniziale clima positivo, è ricercata attraverso il gioco, e l’intervento del formatore pressoché nullo.

Warm Up

L’obiettivo è quello di preparare i giocatori fisicamente e psicologicamente all’allenamento. Con i gruppi più giovani è suggeribile che questa fase includa attività che vadano a stimolare e consolidare i già citati ABC’S e FMS, basi indispensabili del movimento.
Molti contatti con la palla, massimo coinvolgimento, poche pause e feedback prevalentemente 1:1, per evitare interruzioni, sono i diktat metodologici. La scelta dell’approccio è a discapito del formatore: globale iniziando con un gioco e ricercando la familiarizzazione col il problema tecnico della seduta. Oppure una soluzione più analitica, in cui l’interferenza si presenti minimamente, per aumentarne gradualmente il carico nelle fasi successive.

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Considerati i miei coaching points, e la breve premessa sopra, la mia scelta è ricaduta sull’Handball. In un campo di 18×10, con due aree di 4m davanti ad una coppia di porticine, due squadre devono muovere il pallone con le mani e cercare di segnare al volo (o dopo un controllo). Regole del gioco: no movimento con la palla in mano, gol valido solo all’interno dell’area, intercetto o recupero di una palla vacante come possibili azioni difensive, proibito il contatto fisico.
I 4 corners del nostro modello sono perfettamente integrati: fisico considerata la dinamicità del gioco, coordinativo con enfasi sulla gestione spaziale e oculo-segmentaria, tecnico-tattico viste le richieste specifiche, psicologico per le numerose decisioni in gioco e l’elevato grado di motivazione, “social” in termini di comunicazione, collaborazione e competizione.

L’ambiente di gioco, creato dalla sua logica interna, guida alla scoperta dell’obiettivo e dei suoi relativi comportamenti, in maniera globale, coinvolgente, divertente, caratteristiche indispensabili e fondamentali per una preparazione efficace alle fasi successive, che scopriremo nei prossimi appuntamenti.

Credit Immagine: http://www.papinobello.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/02/lavorare_londra_olimpiadi.jpg

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