Quando Ilario mi ha raccontato la sua esperienza alla Gothia Cup, non ho potuto che chiederli di scrivere un articolo su Ideacalcio. Del suo racconto… Continua »

Quando Ilario mi ha raccontato la sua esperienza alla Gothia Cup, non ho potuto che chiederli di scrivere un articolo su Ideacalcio.
Del suo racconto mi è infatti piaciuta la passione che fuoriusciva dalle sue righe e l’esperienza, direi unica, al più grande torneo giovanile del mondo.

Ma chi è Ilario?
Ilario Di Nicola, allenatore Uefa B e preparatore dei portieri.
Nelle ultime due stagioni ha allenato i Giovanissimi 2000 del Brembate di Sopra (Bg).
Ilario descrive così la sua esperienza da calciatore: “non è stata un granché, ma nella mia poca esperienza da giocatore ho avuto la fortuna di incontrare grandi uomini prima che grandi allenatori. Cerco quindi di trasmettere anche ai miei allievi quello che i miei maestri mi hanno dato, in particolare Simone Fontana, Guido Paduano e Luca Tarchini, grandi uomini e grandi tecnici.

Gothia Cup, di Ilario di Nicola

Si parte..

Sono tre anni che seguivo questo torneo, mi informavo, leggevo su internet e guardavo filmati di gente che c’era stata, youtube, di tutto, pensavo fosse il paradiso terreste, non mi sbagliavo.

Pronti via a Febbraio preso da un’improvvisa voglia di esperienza all’estero provo a proporre ai genitori dei miei ragazzi la possibilità di fare questo torneo, riscontro la quasi totalità degli assensi, chiedo autorizzazione al mio presidente e via, parte la prima riunione, con video proiettore, filmati, immagini, primi prezzi e rassicurazioni sul fatto che verremo seguiti da un esperto che da 29 anni si occupa della Gothia cup, si, 29 anni, perché quest’anno la Gothia cup è arrivata alla 41° edizione. Il tutor che ci segue ci chiede, “ma scusi la sua squadra di che livello è?” rispondo “buono direi, siamo un bel gruppo, abbiamo vinto quest’anno il regionale B, non siamo fortissimi ma manco scarsi” e mi risponde “no perché guardi che il livello è molto alto alla Gothia Cup, se becca il girone sbagliato prende 8 palloni a partita” allora rispondo “bhè speriamo di no, col culo che abbiamo sicuro becchiamo un girone tosto, ma a noi interessa solo fare l’esperienza non vincere la coppa” e a sua volta mi dice “con tutto il rispetto ma la coppa a meno che non siate fortissimi è difficile vincerla, solitamente a parte casi eccezionali, passi il girone, poi fai i 64° e i 32° ma dai 16° in avanti è davvero durissima passare da questa categoria in su, se però andate con l’intento di divertirvi, avete lo spirito giusto e vi divertirete” .. al momento penso “magari si sbaglia” invece no, aveva ragione, anzi “ragionissisma”.

Nel giro di due settimane ci siamo, si parte, prenotati i voli, facciamo l’iscrizione attraverso un fax e in tempo zero ci viene mandata una password e un username per compilare tutto ciò che serve all’organizzazione per sistemarci al meglio. Siamo 20 ragazzi, io il mio vice, il mio massaggiatore il mio guardalinee e un papà che spesso va a Goteborg per lavoro.

Senza che ce ne rendiamo conto, arriva il 10 Luglio e dall’aeroporto di Orio al Serio (Bg) partiamo diretti a Goteborg, atterriamo e subito ci rendiamo conto che il clima è diverso, bhè si ci sono 17° contro i 35° che avevamo a Bergamo e sono le 16.30.
Tempo di ritirare i bagagli e c’è un banco informazioni proprio all’aeroporto, due ragazze prendono i nostri nomi, ci assegnano un pullman e ci accompagnano su di esso per trasportarci in una scuola dove pernotteremo per una sola notte (puoi scegliere se dormire nelle scuole o negli hotel, nelle scuole costa la metà).

Appena arriviamo ci consegnano i materassi e tutta la biancheria per il letto e ci dicono che il giorno dopo alle 09.00 ci sarà il pullman ad aspettarci per portarci nella scuola in cui pernotteremo per 9 notti. Il pullman arriva con due ore di ritardo ma non ce ne rendiamo conto dell’attesa perché c’è un campo sintetico a 7, con le barriere alte un metro ai lati e la palla non esce mai in pratica. Facciamo colazione e via, 8 contro 8 e le due ore volano. Arriva il pullman e andiamo in una scuola che in Italia non mi è mai capitato di vedere: asilo, elementari medie e superiori tutte insieme. Scuola moderna, ogni aula ha un video proiettore, e ognuna di queste ha una porta a vetri insonorizzata, con una piccola stanza dove gli alunni meno pronti fanno lezioni di recupero. Fuori nel piazzale, se così possiamo chiamarlo, un campo da calcio a 11 in erba sintetica diviso in tre parti a formare 3 campi da calcetto, con porte e reti integre, due campi da basket, due parchi giochi con scivoli e chi più ne ha più ne metta.

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Credit Immagine: http://media.swedentips.se/gothia_cup_gothenburg_01.jpg

Il girone di qualificazione

Ci sistemiamo, diamo una sbirciata alle altre squadre che arriveranno il giorno dopo e vediamo Lusaka Accademy Soccer dallo Zambia come vicina di stanza, poi altre 3 squadre svedesi di cui ricordarsi il nome è praticamente impossibile.
Usciamo e passiamo il resto della giornata di Sabato a Liseberg, un parco divertimento come Gardaland. La Domenica tra vari musei e il centro città. Torniamo a scuola per le ore 20, giusto in tempo per la cena e per essere investiti da un rumore assurdo, quello di quasi 500 ragazzi in giro per la scuola, maschi e femmine, perché in Svezia molte ragazze giocano a calcio.

Arriva il Lunedì e dobbiamo giocare la prima del girone con il Saint Clair, un college vicino a Sao Paolo (Brasile) che porta in Svezia 18 giocatori selezionati su quasi 500 ragazzi. Arriviamo al centro sportivo di Hjällbovallen e subito ci rendiamo conto che, strutture così, per noi italiani, sono vera utopia: 4 campi da calcio, 1 sintetico e tre in erba naturale. Erba naturale di una qualità talmente alta che io e i miei ragazzi ci chiniamo a toccarla perché non capiamo se è erba naturale o sintetico, “è come l’erba dei campi da golf” mi dice il mio guardalinee. Dieci spogliatoi, tribune coperte e scoperte, zero recinzioni, non esistono reti per dividere la tribuna dal campo, sei in tribuna e ti sembra di essere in panchina.

Arrivano i brasiliani e mi domando se alcuni di loro siano realmente 2000. Iniziano il riscaldamento, stretching statico, corsa, balzi, affondi frontali in movimento, affondi laterali, scatti. Concludono con un torello a tocchi liberi, non sembrano dei giganti. Arriva l’arbitro, una “vichinga” svedese che ruba la scena a tutti, quasi più a nessuno interessa della partita (…). Iniziamo. Il calcio d’inizio è nostro. Loro partono a testa bassa, difesa a 3 e poi boh, sembrano lanciati in campo come una manciata di sassolini, non si capisce niente, sappiamo solo che dopo 10 minuti abbiamo già subito 11 falli e loro hanno già preso 3 gialli. I loro mister urlano come matti, questi non mollano, non riusciamo a fare uno stop che abbiamo addosso 3 avversari, scarico su un compagno, ancora tre avversari addosso, una bolgia, non riusciamo a respirare, non riusciamo a farla girare, menano come matti, aggrediscono, pressano, “non possono durare così 50 minuti di partita” penso, invece lo han fatto, ci costringono a coprirci e ripartire, ci riusciamo, contropiede, al primo affondo facciamo gol, 1-0 per noi. Non capisco il portoghese ma penso di intuire dalle grida del mister che non è affatto contento e lo palesa entrando in campo a strigliare i suoi. Fine primo tempo. I miei arrivano in panchina e un ragazzo mi dice “mister questi son matti, non ci mollano un attimo” gli rispondo,” facciamola girare e giochiamo in ampiezza, via dalle zone centrali, troppa densità”. Inizia il secondo tempo. Passano 15 minuti, tiro dai 25 metri, respinta corta e gol. Due minuti più tardi il loro centravanti (“se lo metti titolare in una nostra prima categoria segna 20 gol”) ne salta 3 e deposita in rete.

A partita finita, tutti i ragazzi si abbracciano, “well done” ci si dice. Tra i mister stessa scena e foto ricordo. Doccia, cena e via di corsa alla cerimonia di inaugurazione, per la quale, non ci sono parole, potete e dovete solo guardare il video e pensare che sono solo i 3 minuti finali di uno show di due ore, dove ogni nazione viene presentata stile olimpiadi. Lo spettacolo inizia alle 20 ci dicono, non facciamo gli italiani, arriviamo con un’ora di anticipo e alle ore 19.59 lo show inizia.
65000 persone, stadio Ullevi di Goteborg esaurito in ogni ordine di posto.

E’ Martedì mattino e prendiamo il nostro tram (con il braccialetto della Gothia Cup che loro chiamano Gothia Card abbiamo tutti i trasporti per Goteborg gratuiti) ed arriviamo ad Harlanda quartiere di Goteborg: 2 campi sintetici illuminati adiacenti uno all’altro, otto spogliatoi, zero recinzioni per entrare al centro sportivo e una quantità di porte da calcio di tutte le misure accanto alla palazzina in cui vi è anche la sede del club.

Prima di noi gioca una squadra dello Zambia contro una Svedese, classe 1997, uno spettacolo, lingue diverse, stili diversi, tecnica individuale di alto livello, gioco corale di squadra bellissimo, terna arbitrale e tv che riprende e trasmette in diretta in internet la gara. Nel frattempo iniziamo il riscaldamento. La squadra che affrontiamo è Svedese, Hono Is, è un’isola della Svezia e nella gara del giorno prima ha vinto 3-2 con un’altra squadra Svedese. Inizia la partita. Loro attaccano a testa bassa, hanno un numero 10 che solo a vederlo toccare la palla ti innamori, noi però siamo ben organizzati, rispondiamo al bel gioco e vinciamo 3-0.

Lo stesso risultato lo ripetiamo nella terza partita del giorno dopo, contro il Ramlosa Sodra, giochiamo ancora a Hjällbovallen questa volta sul campo in erba naturale. Dico ai miei ragazzi “dopo aver giocato su un campo così io smetto per sempre di allenare e giocare”. Mai vista un’erba così, mai visto un centro sportivo simile.

Il video dell’inaugurazione

… continua domani con la seconda e ultima parte..

Credit Immagine: http://i1.wp.com/www.gothiacup.se/ger/wp-content/uploads/fyrv13.png?resize=670%2C339