Studio sulle capacità motorie dai 6 agli 11 anni - La Terza Parte -

Le Capacità Motorie dai 6 agli 11 anni – Terza Parte –

Questo articolo è frutto di vari appunti che ho raccolto durante la laurea in Scienze Motorie e che ho continuato a raccogliere anche al termine degli studi.

La prima parte dell’articolo la potete trovare qui
La seconda parte dell’articolo la potere trovare qui

I PRINCIPI DEL CARICO

Nell’attività motoria ogni esercitazione rappresenta un carico di lavoro per cui è importante rispettare i principi che danno indicazioni precise sulle modalità di applicazione del carico stesso. Il principio è una regola di validità generale che vincola e va seguita, rispettata ed è ricavata da aspetti pedagogici, psicologici e fisiologici

    1. PRINCIPIO DEL RAPPORTO TRA CARICO E RECUPERO: nell’attività scolastica questo principio è importante nella singola lezione in quanto il processo di apprendimento è più efficace se le varie esercitazioni sono intervallate da pause per il recupero psicofisico
    2. PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITA’ DEL CARICO: volume, intensità e difficoltà coordinative, devono aumentare in modo progressivo per adattare l’organismo a sopportare meglio la fatica. A livello scolastico, 6-11 anni, l’aumento del carico è realizzato attraverso il volume, cioè aumento del numero di esercizi
    3. PRINCIPIO DELLA CONTINUITA’ DEL CARICO:il carico di lavoro deve durare per un periodo abbastanza lungo nel tempo. A livello scolastico, dove ci sono le vacanze, si consiglia di effettuare attività motorie alternative
    4. PRINCIPIO DELLA SISTEMATICITA’:prevede la seguente progressione sequenziale, dal semplice al complesso; dal facile al difficile; dal conosciuto all’ignoto

  1. PRINCIPIO DELLA STABILITA’: i risultati ottenuti a seguito delle esercitazioni devono essere consolidati e stabilizzati attraverso ripetizioni sistematiche che però non producano noia e vanno monitorati tramite i test di verifica
  2. PRINCIPIO DELL’EVIDENZA: tutte le consegne, in termini di esercitazioni, devono essere dimostrate con l’uso di vari metodi, accorgimenti e accompagnate da spiegazioni verbali
  3. PRINCIPIO DELL’ADEGUATEZZA: gli esercizi devono essere in rapporto alle reali capacità psico-motorie del bambino che dipendono anche da età, sesso, grado di preparazione e vissuto motorio personale
  4. PRINCIPIO DELLA CONSAPEVOLEZZA: l’insegnante deve motivare gli alunni a impegnarsi ed avere un ruolo attivo spiegando obiettivi e benefici della lezione
  5. PRINCIPIO DEL CLIMA PSICOLOGICO FAVOREVOLE: l’insegnante deve creare un’atmosfera stimolante, piacevole, lucia, divertente e mantenere un atteggiamento positivo di fronte alle difficoltà degli alunni nell’eseguire le varie esercitazioni. E’ importante l’uso continuo del rinforzo positivo, deve dare fiducia e incutere sicurezza; deve creare situazioni motorie che tutti siano in grado di superare per una gratificazione personale, crescendo in motivazione e autostima
  6. PRINCIPIO DELLA MULTILATERALITA’: il fanciullo deve fare esperienze motorie diversificate tra loro per creare una base motoria allargata, che servirà alla disciplina sportiva scelta in seguito
  7. PRINCIPIO DELLA POLIVALENZA: riguarda gli aspetti didattici dell’insegnamento, in particolare i metodi e stili di lavoro dell’insegnante che devono essere variati

METODI E STILI D’INSEGNAMENTO

Il metodo è un mezzo o strumento didattico attraverso il quale l’insegnante organizza e conduce le situazioni di insegnamento – apprendimento con l’intento di apportare cambiamenti significativi nelle condotte e comportamenti dei propri allievi per conseguire gli obiettivi ipotizzati.

METODO DEDUTTIVO: in questo momento l’insegnante possiede conoscenze, competenze, capacità ed esperienze che deve trasmettere ai propri allievi, perciò viene messa in particolare evidenza la personalità dell’istruttore. Tra i metodi deduttivi ricordiamo il:

METODO DESCRITTIVO che mette in grande rilevanza e importanza il ruolo dell’insegnante attraverso 4 fasi: 1- spiegazione da parte dell’insegnante, 2- dimostrazione da parte dell’insegnante; 3- l’esecuzione da parte degli allievi; 4- correzione degli errori da parte dello stesso insegnante. Con l’uso di questo metodo si ha sempre un controllo totale del gruppo ma si condiziona e annulla la spontaneità e la creatività degli allievi.

METODO MISTO: si ha l’integrazione delle fasi di sintesi e analisi rispettando la seguente successione temporale: sintesi, analisi, sintesi. All’inizio c’è la visione e la pratica del gioco nella sua totalità, poi c’è lo studio con prove delle diverse parti del gioco stesso ed infine c’è il ritorno alla pratica del gioco nel suo insieme. E’ utilizzato specialmente per l’acquisizione delle abilità e tecniche sportive. Anche qui il ruolo dell’insegnante è importante

METODO DELL’ASSEGNAZIONE DEI COMPITI:tipico nei lavori in circuito o nelle esercitazioni di tattica situazionale individuale o collettiva. Gli svantaggi: poca fantasia e creatività dell’allievo perchè deve seguire le indicazioni del docente e poca esecuzione corretta se l’insegnante non lo controlla. Lo stile d’insegnamento è definito “direttivo”

METODO INDUTTIVO: vengono messe in rilievo le capacità dell’alunno di scoprire in modo autonomo e fare esperienze sotto la guida dell’insegnante. Tra questi metodi ricordiamo:

METODO DELLA RISOLUZIONE DI PROBLEMI: l’insegnante propone agli allievi un problema motorio semplice o di situazione al fine di far trovare la soluzione a loro in modo personale, reativo, fantasioso, attraverso l’uso di domande (in che modo? con chi? perchè in questo modo? etc..)

METODO DELLA SCOPERTA GUIDATA: assomiglia al precedente con la differenza che l’insegnante crea la situazione e dà un suggerimento iniziale lasciando poi all’alunno il seguito

METODO DELLA LIBERA ESPLORAZIONE: ricerca di libere esperienze motorie in relazione ad oggetti, attrezzi. L’insegnante è passivo, ma vigile, altrimenti c’è il pericolo di anarchia motoria e rischio infortuni.

Lo stile d’insegnamento di questi metodi è definito di “pedagogia attiva”

 

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