Obiettivo Prevenzione durante il periodo transitorio - Cosa Fare.....

..tratto dalla mia tesi per la laurea specialistica in Scienze e Tecniche dell’attività motoria preventiva e adattata

Obiettivo Prevenzione

Gli infortuni sono l’argomento “hot” del momento!
Non c’è trasmissione televisiva, articolo o report di partita che non faccia riferimento a questo aspetto, che negli ultimi anni ha sempre più “complicato” il calcio mondiale e in particolar modo quello italiano. A qualsiasi livello, non solo coi “prof” ! Partiamo quindi dai numerosi cambiamenti che hanno coinvolto la nostra disciplina. A metà degli anni ’80, il campionato era ancora a 16 squadre, le Coppe Internazionali erano meno impegnative e i calendari delle Nazionali erano meno intasati. C’erano quindi più spazi per gli allenamenti e i ritmi del gioco erano più lenti: pertanto, i problemi traumatici da scontro erano numericamente minori. In pochi anni, inizio 1990, c’è stata una “mini-rivoluzione”. Sono arrivate le televisioni (maggior numero di partite da disputarsi) ,le preparazioni sono diventate più aggressive, i ritmi in campo sono cresciuti in modo netto e i calendari si sono a poco a poco dilatati, con meno tempo per allenarsi. Sono spariti i lunghi e importanti pre-campionati, è divenuta inesistente la pausa invernale e i ragazzi, parliamo di giovani in questo caso, sono stati spinti più a vincere i loro tornei che non impegnati a “costruirsi” per il futuro. Ecco così spiegate le principali cause del problema “infortuni”. E tutto ciò, dal calcio d’elitè, è caduto a cascata su quello dei dilettanti, con preparazioni differenti, ritmi di gioco che sono cresciuti e infortuni in aumento. Quindi, cosa fare? Possiamo lanciare una campagna importante, che ha un solo nome : PREVENZIONE !!
Naturalmente il tipo di prevenzione dipende dai vari infortuni che attualmente caratterizzano il nostro calcio: parliamo in particolar modo di quelli muscolari e delle lesioni traumatiche da scontro o dovute ad altri motivi, ad esempio causate dai terribili campi soprattutto in inverno. Per iniziare a parlare di prevenzione in termini di distretti muscolari o articolazioni “particolari” dobbiamo prima di tutto sottolineare alcuni aspetti. Ad esempio, un giocatore con una preparazione fisica generale ( forza e soprattutto resistenza) scarsa avrà più possibilità di infortunarsi. Lo stesso vale per un elemento che in seguito a un “potenziamento errato” ha perso elasticità proprio per incrementare la potenza muscolare. A grandi muscoli, infatti, spesso coincide un incremento notevole della potenza per quanto concerne i gesti lineari, ma una perdita della capacità di erogazione della forza stessa in movimenti complessi, come un tiro al volo o uno scatto effettuato con un cambio di direzione. In pratica, rompere l’equilibrio fra muscoli tonici e fasici potrà portare a strutture più forti, ma fragili. Strutture più rigide e quindi più a rischio.
Altri due aspetti che possono essere considerati alla stregua di concause sono la tecnica dei vari movimenti del calcio e l’aumentato lavoro ad alta intensità – a qualsiasi livello e in qualsiasi categoria – a scapito di quello generale a bassa / media “velocità”. Il primo, infatti, costringe a super-lavoro sempre le stesse zone muscolo-articolari. Per fare un esempio: nel calcio i movimenti repentini di cambio di velocità e di direzione sono la stragrande maggioranza. Se però continuiamo a esasperare tali azioni, è chiaro che sia le strutture muscolo-tendinee sia quelle articolari saranno super-stressate, quindi predisposte all’infortunio.
Gli infortuni più frequenti sono quindi legati ai problemi muscolari, ai problemi tendinei e a schiena e pubalgie, considerando questi ultimi due legati all’area core stability .
La stragrande maggioranza degli infortuni muscolari riguarda la zona flessoria della coscia, il quadricipite femorale, il polpaccio e gli adduttori. Possiamo senz’altro affermare che a livello dei muscoli flessori della coscia, l’infortunio avviene quasi sempre durante la corsa e molto spesso durante i cambi di velocità o le repentine variazioni di ampiezza del passo. Per il quadricipite, invece, di solito i guai arrivano… calciando, e soprattutto quando…si calcia forte. Ed è per questo motivo che la rottura del quadricipite comporta stop solitamente più lunghi di quelli dei flessori.
La causa dei problemi agli adduttori va, invece, ricercata sia in movimenti-scivolate laterali sia in gesti tecnici molto rapidi, dove spesso la coscia si “apre”, creando problemi a livello muscolo-tendineo proprio nella zona adduttoria. Anche per gli stiramenti e spesso le “microfratture” del polpaccio, le cause sono molteplici. A volte sono dovuti ai campi allentati, oppure a cambi di direzione o salti effettuati in situazioni di stanchezza. Le cause scatenanti del trauma possono quindi essere molteplici, ma spesso a monte troviamo una condizione non ottimale. Il trovarsi in “area rischio” spesso significa non aver avuto la possibilità di prepararsi al meglio o non aver eseguito le esercitazioni indicate per la prevenzione di queste situazioni. In entrambi i casi, bisogna quindi correre ai ripari senza troppe incertezze ed eccoci a parlare dei periodi di riabilitazione, di ripresa dinamica e di nuovo di esercizi preventivi. Sicuramente al primo posto nel post-trauma dovrà essere messa la fase di fisioterapia, che accompagnerà quella acuta e quindi il passaggio ai lavori di ripresa da effettuarsi in palestra, innanzi tutto a carico ridotto e poi a carico più importante fino al recupero completo dell’atleta.
Una certezza però c’è: l’estate può essere il periodo ideale per prevenire tutto quello che è stato detto poco sopra!! Occorre, innanzi tutto, valutare bene le condizioni del nostro corpo, in pratica dobbiamo prima imparare a conoscerci per poi attuare quei programmi generali o quegli esercizi preventivi che ci permetteranno di stare lontano dai guai fisici.

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