Portieri – La Gestione dell’Errore Ben ritrovati con la rubrica “Sezione Portieri”. Rubrica curata da Andrea Brunello, preparatore dei portieri del settore giovanile della Spal.… Continua »

Portieri – La Gestione dell’Errore

Ben ritrovati con la rubrica “Sezione Portieri”. Rubrica curata da Andrea Brunello, preparatore dei portieri del settore giovanile della Spal.
Oggi Andrea ci parla della Gestione dell’Errore dei nostri numeri uno.

Oggi volevo parlare con voi di un argomento a me caro e spesso al centro di dibattiti e punti di vista diversi fra gli addetti ai lavori e non: come si gestisce un errore nel portiere?

Per parlare di errore si deve secondo me partire da cosa vuol dire APPRENDIMENTO: questo è l’acquisizione di un nuovo gesto/nozione che vada ad influire poi nell’azione di risposta ad un determinato stimolo. Durante l’apprendimento si ha la prima fase di ricezione della richiesta, la rappresentazione mentale della risposta e successivamente l’azione; per il consolidamento occorre poi la ripetizione del gesto e i feedback che si possono instaurare fra quello che compie il nostro portiere e il modello di “portiere ideale” che ognuno di noi ha e che si riflette nelle proposte che facciamo ai nostri allievi.

Qui cominciano i problemi (si fa per dire). Sicuramente durante la fase di apprendimento vi saranno errori di varia natura, ad esempio riguardanti la sfera motoria, coordinativa, emotiva, di base tecnica, … ma occorre secondo me andare a differenziare l’errore in base alle fasce d’età con le quali sto lavorando.

Per quanto riguarda i nostri piccoli dell’attività di base molto spesso le problematiche possono nascere da carenza d’esperienze a livello motorio: bambini sedentari, che hanno avuto pochi stimoli in precedenza, proposte errate, … e che quindi non riguardano prettamente il lato tecnico del gesto; in questo caso l’errore va accompagnato verso la soluzione attraverso proposte adatte alla stimolazione di quel determinato argomento. Esempio: il bambino ha scarsa confidenza con la palla, non controlla il proprio corpo o fa fatica a stare in equilibrio, … è inutile lavorare come un portiere, occorre ripartire da attività/giochi/percorsi che aiutino il bambino ad auto-correggersi durante il gioco, mettendo da parte i guanti per un momento.

Cosa diversa (sempre se non si hanno carenze motorio-coordinative anche qui) per le fasce agonistiche, dove l’aspetto tecnico è più marcato. Un buon tecnico deve essere soprattutto un buon osservatore, per poter andare a capire le problematiche da risolvere. Esempio: è inutile andare a correggere le mani di un portiere che non tiene la palla durante una parata in tuffo se il problema principale è che non si sbilancia in direzione della palla per prepararsi all’intervento.

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È proprio questo il punto: darsi delle PRIORITÀ, andando a correggere un passo alla volta partendo dall’errore più grande, dalla base del problema.
Sicuramente ci vorrà tempo, ci vorrà pazienza, all’aumentare della velocità d’azione le lacune emergeranno ancora, ma attraverso il nostro sostegno col tempo anche con ritmi più veloci il gesto diventerà, più o meno (dipende anche dall’età in cui si interviene), acquisito.

È fondamentale la collaborazione anche con lo staff, col mister e anche fra compagni, per permettere di poter sperimentare in totale serenità ciò che si è lavorato durante la seduta, passando anche da spiacevoli “infortuni”. Se ci dimostreremo al loro fianco, coerenti anche in momenti negativi coi nostri ragazzi la crescita dei nostri atleti, in base alle loro potenzialità, sarà garantita.

È attraverso l’errore che si creano le opportunità“.

Credit Immagine: https://nst.sky.it/immagini/sport/calcio_italiano/2012/05/03/original/green_2010_getty.jpg