Super Tele: “Karius, Attraverso la Tempesta” – di Francesco Marcon

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Super Tele: Karius – di Francesco Marcon

“Quando cammini attraverso una tempesta

Mantieni la testa alta

E non avere paura del buio”

Comincia così “You’ll Never Walk Alone”, il famosissimo inno del Liverpool che la Kop ogni domenica dedica ai propri beniamini vestiti di rosso che scendono in campo nel mitico stadio di Anfield.

Chissà quante volte l’ha ascoltata Loris Sven Karius e soprattutto cosa gli è passato per la testa lo scorso 26 maggio quando a Kiev tutti i suoi tifosi hanno iniziato a tuonare il proprio canto durante il riscaldamento prima della finale di Champions League contro il Real Madrid.

Dopo essere stato il più giovane portiere a debuttare in Bundesliga e un passato giovanile con la maglia del Manchester City, Karius nel prepartita non può immaginare che la sfida più importante della sua carriera diventerà un dramma personale.

Il grottesco vantaggio di Benzema e il poco resistibile sigillo finale di Bale – intervallati da una splendida e imprendibile rovesciata del gallese – sono due macigni firmati Karius che entrano suo malgrado nella storia del calcio.

A poco servono le dichiarazioni di Klopp qualche settimana dopo, secondo cui gli errori clamorosi del portiere sarebbero da imputare a una presunta commozione cerebrale subita in uno scontro con Ramos alcuni minuti prima della “paperissima” su Benzema.

Come una sliding doors di metallo pesante questa sfida ha strappato la fiducia conquistata e il club per la stagione in corso ha scelto di pagare a caro prezzo le prestazioni del brasiliano Alisson.

In lacrime a fine partita Karius si scusa coi propri tifosi, lì, in campo, con gli occhi umidi e un senso di colpa enorme, ci mette comunque la faccia, senza tirarsi indietro di fronte a una tragedia sportiva indelebile. L’occasione di una vita sportiva che arriva senza ritornare è la notte più buia dell’uomo che indossa quella maglia da portiere.

Nemmeno il tempo di asciugare le lacrime che in estate si trasferisce in prestito biennale in Turchia al Besiktas dove pare non abbia ricominciato alla grande il suo rientro nel grande calcio dopo quella maledetta serata di maggio.

Eppure Karius ha fatto in tempo a ricevere un ultimo caldo abbraccio dal suo pubblico, che non lo ha davvero mai lasciato camminare da solo.

Nonostante due errori brutali, lo scorso 7 agosto Karius ha indossato per l’ultima volta la maglia del Liverpool prendendo il posto di Alisson al minuto settantadue.

È stato in questo preciso istante probabilmente che Karius ha compreso davvero cosa significhi essere uno della Kop (https://www.foxsports.it/2018/08/08/liverpool-karius-alisson-accoglienza-brividi-anfield/).

E cosa significa essere uno di Anfield.

L’applauso che lo ha accolto è il calore che si rivolge a un amico che ha sbagliato, a un compagno di spogliatoio abbattuto per aver mancato la palla che ha deciso il match. Nonostante gli svarioni tremendi, nonostante una finale di Coppa dei Campioni buttata, Anfield si è stretta intorno al suo oramai ex numero uno e gli ha soffiato addosso tutto il calore possibile.

Diciotto ultimi minuti per capire che “anche se i tuoi sogni verranno infranti continua a camminare con la speranza nel cuore…” and you’ll never walk alone.

Anche se sei un portiere che nella notte più importante è sprofondato in un nubifragio impossibile da scordare, la dolce carezza del calcio è pronta a coccolarti quando farai fatica ad addormentarti ripensando a ciò che poteva essere e non è stato.

Walk on, Loris, e non avere paura del buio.

Credit Immagine: https://www.calcionews24.com/la-disperazione-di-karius-vorrei-tornare-indietro-nel-tempo/

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About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

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