“Ampiezza Relativa”: Apnea Difensiva, di Alessandro Vittorio Formisano

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Dietrologia sulla Fase di Non Possesso: Come Mentire a sé Stessi

Abbandoniamo per una volta il calcio dei grandi, mettiamolo da parte. È necessario. Nessuna analisi tattica ma una riflessione attuale legata all’insegnamento ed allo sviluppo del gioco. Riflettiamo insieme su di un fenomeno molto diffuso nei contesti giovanili, professionistici e non: la dietrologia relativa alla
propria fase di non possesso, sempre più improntata sulla difesa ad oltranza ed alla caccia ai miracoli in Transizione Offensiva.

In parole poverissime: palla lunga e pedalare.

La dietrologia è la ricerca, talvolta ossessiva e cervellotica, nell’interpretazione o nell’analisi di fatti, o comportamenti, di quanto ‘sta dietro’, cioè dei motivi veri o presunti che li hanno determinati o che essi nascondono.

Ho imparato dal calcio che esiste la dietrologia di sé stessi.Il calcio è un mondo di “dietrologi” che spuntano da ogni dove, puntuali come funghi in un bosco dopo una giornata di pioggia. Non ditemi che non vi vengono in mente almeno un paio di dietrologi ( o forse li chiamate in altri modi) che amano divulgare le più disparate e folli teorie su ogni sviluppo di gioco su cui posano lo sguardo, senza un minimo di cognizione di causa né competenza, o peggio che mettono in atto con le proprie squadre.

E su quest’ultima sotto categoria che ci concentreremo, i “dietrologi” di sé stessi, con tutti gli altri rimandiamo solo l’appuntamento.

Quelli che cercano di giustificare (senza alcun motivo) a sé stessi ed agli altri le proprie scelte, per dimostrare che dietro un atteggiamento completamente in contrasto con il senso del gioco in un contesto giovanile, si nascondono idee e sviluppi degni del miglior Rinus Michels.

In quanto figli della situazione e della circostanza, il calcio ed i suoi molteplici sviluppi si prestano ad una miriade di interpretazioni spesso puramente soggettive se analizzate nel dettaglio. Per questo molte delle riflessioni che farò in queste righe sono personali e non hanno la pretesa di essere legge.

Il problema sorge nel momento in cui quelle interpretazioni ed alcune bizzarre spiegazioni, magari a seguito di un risultato negativo o peggio positivo (vedremo più avanti), hanno poco o nulla a che fare con la realtà dei fatti, scontrandosi con l’oggettività di una partita analizzata nella sua globalità.

Quante volte avete sentito frasi magari dette da un tecnico di settore giovanile, del tipo:  “noi non costruiamo dal basso perché non abbiamo qualità” oppure “difendiamo bassi perché abbiamo attaccanti con gamba per Contrattaccare (stile Piatek?!)”.

Sappiamo che potremmo continuare per ore. La nostra, quella Italiana, è una cultura difensivista ad oltranza, senza voler appesantire il discorso con cenni storici, catenaccio, contropiede o altro, siamo consapevoli di aver costruito la nostra fortuna e la nostra sacra scuola “tattica” su un credo di matrice conservativa.

La nostra è sicuramente una grande tradizione che dobbiamo conservare e nei limiti utilizzare per accrescere il bagaglio di conoscenze dei nostri ragazzi, con preziosi principi di tattica difensiva individuale e collettiva, ma che non deve assolutamente trasformarsi in una religione monoteista, come spesso capita.

Conosciamo tutte le contrapposizioni tattiche a memoria, sicuramente meglio delle tabelline. Siamo dei
matematici nell’utilizzo dei numeri, riconosciamo un sistema di gioco (statico) dopo pochi secondi, siamo i veri specialisti del contenitore. E si, perché ogni cosa si divide in contenitore e contenuto, e noi in tutto ciò che è marginale siamo brillantemente i migliori.

Spesso si sente dire che il difendere è un’arte. Personalmente su questa definizione sono d’accordo solo in parte. Spesso da noi il concetto di difendere viene etichettato solo come un atteggiamento con una disposizione ordinata sotto linea palla condita da scivolamenti e coperture, coreograficamente perfette.

Perché restare in apnea in un abisso di attesa, aspettando che il tuo avversario comandi il gioco richiede sicuramente una forza di volontà ammirevole ma di per sé non genera nulla che ritengo degno di contemplazione, o quantomeno quando questo atteggiamento si ripete per 90’ minuti e si accompagna a Transizioni Offensive che negano ogni minima forma di costruzione.

E non parliamo del solito discorso Davide contro Golia perché nel calcio dei ragazzi quello che dovrebbe essere libero dai vincoli e dalle ossessioni, tutti hanno il diritto e la possibilità di creare attraverso il gioco, il come, il quando ed il perché sono variabili ma non trascurabili del tutto.

Per come la vedo io è un’arte difendere in avanti, avere coraggio, costringere l’avversario all’errore, innescare sviluppi di gioco che possano portarti a riconquistare il possesso dove si vuole, creare i presupposti per una Transizione che sia efficace ma costruita su principi, difendere anche bassi proteggendo il centro e la porta, quando serve e solo quando la circostanza lo richiede, senza
trasformarlo in una priorità assoluta.

Difesa e contropiede, l’Italia vince all’italiana: steso il Belgio. 13 Giugno 2016

Si rischia? Ben venga. Spesso la parola difesa va a braccetto con Ordine, come se in una transizione difensiva si potesse dominare il caos con uno schiocco di dita. Non può essere arte ciò che nasce dalla mania del controllo e dalla paura di perdere che prevale sulla volontà di vincere. Specialmente con i giovani.

Bisogna riflettere e cercare di non fare dietrologia su se stessi e su quelli che propongono adattamenti simili ai propri, cercando false verità che possano trasformare un atteggiamento anti-calcistico in avanguardia futurista.

Vincere è l’unica cosa che conta e bisogna arrivare alla vittoria ad ogni costo, anche se il prezzo da pagare è la mancata evoluzione dei nostri giovani.

Non siamo stati i primi e non saremo i soli, perché è una mentalità molto comune che affonda le sue radici in tempi molto lontani dove il gioco era completamente differente ma non distante da quello attuale sotto tutti i punti di vista. Ho imparato, con amarezza, a dover apprezzare i tecnici che con una triste e macabra onestà ammettono di costruire il proprio modello di gioco in un regime di terrore. Terrore del risultato, quello che domina tutto.

Questi tecnici quantomeno si differenziano da tutti i dietrologi cialtroni che cercano spiegazioni paranormali o giustificazioni al loro modo di interpretare il gioco. O meglio al loro modo di distruggerlo. Ho visto allenatori al termine di partire trasformate in guerre con tanto di trincea ed assalti, arrivare addirittura a chiedere scusa al tecnico avversario, scusa per aver pensato solo al risultato negando ogni forma pensabile di gioco.

Vi sembra possibile una cosa del genere? Eppure è realtà. Non cerchiamo spiegazioni dove non esistono e dove la verità è soltanto una e, come ho definito all’inizio, glaciale.

Si perché la negazione del gioco ghiaccia ogni cosa nel giovane calciatore, l’inventiva, la libertà, la capacità decisionale, il coraggio, l’adattamento, l’intelligenza, tutto fermo e senza possibilità di evoluzione.

Nel calcio dei grandi, quello dei soldi, del vita o morte, dei traguardi da dover raggiungere cambia tutto,e lì le strategie servono ad un solo obiettivo, ben venga la trincea, il Davide contro Golia e tutto il resto, poi dipenderà dal senso che ogni tecnico attribuisce al gioco ricercare o meno una strada differente.

Nel calcio dei giovani però gli obiettivi sono molteplici, dettagliati, sono percorsi lunghi da affrontare con coraggio, non riduciamo tutto al risultato. Chiunque vi dice il contrario vi porterà verso una strada che alla lunga annullerà le vostre idee.

Mentire a sé stessi serve solo a darsi la zappa sui piedi. Non facciamo dietrologia sui nostri errori, evitiamoli e basta.

Mi piacerebbe conoscere altre storie bizzarre sui nostri amici dietrologi, se vi va scrivetemi in direct Instagram oppure all’email ampiezzarelativa@gmail.com.

 

Credit Immagine: http://www.outdoorblog.it/post/398680/italia-spagna-2-0-video-gol-europei-27-giugno-2016

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About Author

Alessandro Vittorio Formisano

Alessandro Vittorio Formisano. 28 anni e sentirli. Allenatore UEFA B - Under 16 Benevento Calcio. Da sempre alla ricerca del senso nascosto di ogni cosa. La cura del dettaglio e la curiosità mi hanno spinto a mettermi in gioco al servizio dei giovani. Odio i compromessi e gli obblighi. Sono convinto che il gioco sia libero per natura. https://www.potentialfit.it/sport/

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