“Ampiezza Relativa”: Osmosi Evolutiva e Degenerativa, di Alessandro Vittorio Formisano

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  • CERCAVANO LA LUCE

Osmosi deriva dal greco ὠσμός «spinta, impulso». In chimica fisica, è un fenomeno di diffusione tra due liquidi miscibili. In senso fig., influenza reciproca che persone, gruppi, elementi diversi esercitano l’uno sull’altro, soprattutto in quanto intervenga una reciproca compenetrazione di idee, atteggiamenti, esperienze.

Il calcio a certi livelli ha scelto la sua strada. O meglio è stato il gioco a definirla attraverso la nascita di tecnici e calciatori evoluti che per osmosi hanno dato vita ad un approccio multidisciplinare e strategico alla materia. Un approccio che concede il privilegio di poter comprendere al meglio tutte le dinamiche che alimentano una partita, nella sua complessità, senza riduzionismi.

Quello che sta accadendo in Premier League ne è la chiara conferma. Oggi il gioco di posizione, lo sviluppo attraverso la superiorità posizionale, le transizioni offensive figlie di posizioni di attacco preventivo, il gegenpressing, l’ampiezza relativa, le diverse linee di profondità, l’accettazione della parità numerica, la ricerca della superiorità qualitativa, le funzioni al posto dei ruoli e molti altri princìpi creano una miscela dorata ormai presente in tutti i top club della competizione.

Ogni singolo princìpio scorre e si manifesta da una squadra all’altra prendendo vita nella mente di chi li guida, e forma nel campo attraverso i giocatori. Il confronto con un’idea diversa ma forte, porta inevitabilmente alla crescita. Klopp, Guardiola, Pochettino, Sarri, Emery, sono alla punta di un iceberg che sotto la superficie del mare è gigante.

Uno migliora l’altro, si miscelano tra loro proprio come i princìpi, si conoscono, si affrontano mille volte nella mente e qualche volta nel campo. Ad ogni confronto nasce una nuova idea, un nuovo adattamento, un innovativo sviluppo, in ogni fase del Gioco.

Evolversi per osmosi significa prendere qualcosa del “nemico” per cambiare in positivo.

In un campionato dove ogni partita regala qualcosa di diverso, da altre parti il copione è sempre lo stesso, le contrapposizioni sono impolverate e decrepite. Non c’è stimolo, ma una logorante ripetizione. L’osmosi è bloccata e la miscela ingiallita. Lunga vita al 442, ai numeri, al centravanti boa, al lancio che non è mai lungo abbastanza, alla rabbia, alla trincea, alla negazione di ogni forma di costruzione.

In questa immagine vediamo alcuni schemi di un noto allenatore italiano, ripeto alcuni schemi, ma cosa sono gli schemi e soprattutto a cosa servono?

Cosa sono gli schemi e soprattutto a cosa servono?

In psicologia cognitiva, uno schema è un modello di pensiero e comportamento che organizza le informazioni e le relazioni tra di esse. Può anche essere descritto come una struttura mentale di idee
preconcette.

Ecco è proprio la questione del preconcetto che va a scontrarsi fortemente con il senso del gioco, libero, situazionale e circostanziale. Preconcetto significa concepito prima; spesso il termine si riferisce ad idee o giudizi formulati in modo irrazionale (non c’è nulla di logico nella ripetizione maniacale di sequenze forzate, nulla), sulla base di prevenzioni (se noi facciamo questo loro reagiranno così), di convinzioni ideologiche, di sentimenti istintivi.

Nel caso del calcio questo preconcetto si riferisce a teorici sviluppi di gioco meccanizzati che dovrebbero presentarsi in presunte contrapposizioni, chiaramente statiche, poiché le contrapposizioni dinamiche sono matematicamente quasi infinite.

Ed ecco che al termine di una partita, dopo una sconfitta, sentiamo spesso dire: “peccato, l’avevamo preparata bene”, esattamente cosa, la torta?

La preparazione nel campo delle ipotesi di qualcosa di preconfezionato è la più grande condanna che possa essere inflitta al gioco.

Il gioco nella sua essenza va interpretato. L’allenatore ha una grossa borsa che porta dietro con sé in ogni momento, un po’ come quella di Mary Poppins, dentro ha gli strumenti che aiutano i calciatori ad interpretare la circostanza ed il cambiamento. Puoi cercare di preparare la mente del calciatore all’adattamento non al controllo totale di una situazione.

Questi strumenti sono fatti a mano, su misura, intagliati con cura, nati da riflessioni attente e specifiche. Sono costruiti in funzione delle caratteristiche di ogni singolo giocatore che andrà a formare il collettivo. Attraverso il concetto del tutto nella parte non bisognerà mai slegare le fasi del gioco, mai.

De Bruyne: “Guardiola vuole che crediamo nel suo stile”

Il gioco vive in un ciclo che non ammette confini né limiti di fase. Questi strumenti sono i principi, che non hanno la presunzione di creare preconcetti ma la convinzione di guidare chi li conosce ed interiorizza, attraverso il caos. Parola d’ordine: Adattamento.

I principi sono un po’come le molliche che guidavano Pollicino per tornare a casa. La sbarre rigide di un obbligo di giocata e la frustrazione del non poter scegliere, alla lunga logora la mente del calciatore, che si trasforma in un robot. Ma andiamo nel dettaglio, armiamoci di coraggio ed entriamo in questo labirinto buio insieme.

Così come può essere evolutiva, l’osmosi può anche trasformarsi in degenerativa. Questo avviene quando una strategia, una metodologia, un comportamento mirato solo ed esclusivamente al raggiungimento di un risultato numerico ad ogni costo, riesce a condurre effettivamente alla vittoria, alla gloria “eterna” .

Questi comportamenti condizionano e spingono molti verso l’emulazione. Non esiste una formula magica che porti al successo, non esistono leggi scritte che possano trasformarti nel tecnico ideale o nel guru della panchina. Ma la maggior parte degli addetti ai lavori, in particolar modo chi si trova a stretto contatto con i bambini (questa è un’altra agghiacciante storia di cui parleremo) purtroppo nella loro età d’oro, è costantemente alla ricerca di questa formula magica che non c’è, scava ovunque e puntualmente trova quello che cerca nella vittoria altrui.

Se vince facendo così, allora sarà quella la strada da seguire.

Ed è in questa spasmodica ricerca che si cade nel tranello di seguire la falsa luce della vittoria, entrando nel labirinto di un’osmosi che lentamente mischierà quelle poche idee e ben confuse dei nostri pseudo allenatori, maestri di tattica. Sappiamo che non ne usciranno più. Ma noi seguiamoli, perché un’idea su come uscirne l’abbiamo.

Iniziamo nel non cadere anche noi nell’equivoco banale principe dei nostri giorni: l’attacco diretto è il demonio, il gioco di posizione è la fede.

Estremizzando i concetti si finisce per creare tra noi un osmosi né evolutiva, né degenerativa, ma illusoria. Per liberarsi dal buio dei preconcetti bisogna prima di ogni cosa chiarire che le strategie e la costruzione di un modello di gioco derivano dalla squadra stessa, ed è un aspetto estremamente soggettivo che parte, come già accennato prima, dalle caratteristiche dei calciatori che la compongono.

Ogni calciatore è diverso da un altro sotto tutti i punti di vista, tecnico, tattico, fisico, psicologico, tanto quanto ogni squadra lo è dalle altre nelle stesse quattro aree. Nel momento in cui scegliamo di costruire un’identità’ dobbiamo essere consapevoli che le influenze che gli altri dovranno avere su di noi non potranno in nessun modo entrare in contrasto con la specificità del nostro collettivo.

Prendiamo il buono, gli spunti, le strategie generali, gli adattamenti, la gestione del caos in una determinata situazione, ma mai copiare l’identità di un altro, non saremo nient’altro che un falso d’autore e spesso quell’autore da cui copiamo è a sua volta la copia di un altro ed avanziamo nel labirinto.

Come dargli torto in fondo loro cercavano solo la luce, in buona fede, però.

  • IL TEOREMA DELL’IDENTITÀ

In filosofia l’identità è qualsiasi cosa che rende un’entità definibile e riconoscibile, perché possiede un insieme di qualità o di caratteristiche che la distingue da altre entità. In altri termini, identità è ciò che rende
due cose la stessa cosa oppure ciò che le rende differenti.

Nel calcio cosa ci rende davvero diversi dagli altri? Uno schema forse? Impossibile, lo schema è una codifica limitata e nonostante venga messo in pratica da calciatori differenti avrà sempre una connotazione identica rispetto ad altri sistemi numerici; sì perché lo schema non può esistere senza i numeri e le regole.

Allora torniamo alla storia dei principi, quelle linee guide che ci rendono unici, sempre uguali a noi stessi, sempre diversi dagli altri. Come si costruiscono i principi?

Proviamo a vedere insieme un esempio. Fase di Possesso e Transizione Offensiva in consolidamento (recupero e metto al sicuro per ripartire con una costruzione). In queste due situazioni potrei tranquillamente dare alla mia squadra delle giocate codificate ed invece creo due macro principi di base con relativi sotto principi che possano aiutare i calciatori nelle scelte.

  • M.P UNITÀ MINIMA
  • M.P CREAZIONE SPAZI LIBERI

UNITÀ MINIMA

L’Unità Minima è una struttura di palleggio che prevede una disposizione romboidale asimmetrica che coinvolge 4/5 calciatori durante uno sviluppo offensivo, sia in fase di possesso che in transizione offensiva.

Unità minima di palleggio

Come si vede dall’immagine, il portatore di palla sarà chiamato vertice basso, il giocatore frontale rispetto ad esso, smarcato sempre alle spalle di una linea di pressione avversaria, sarà il vertice alto. I due giocatori laterali saranno gli appoggi ed il giocatore arretrato che rappresenta una soluzione di scarico in situazioni di emergenza o di consolidamento all’indietro, sarà il sostegno.

Più avanti vedremo tutti i sotto principi relativi all’U.M adesso ci concentreremo nel dettaglio sull’altro M.P di base.

CREAZIONE SPAZI LIBERI

Gli Spazi liberi sono quelle porzioni di campo di svariate dimensioni all’interno del terreno di gioco libere dalla presenza dell’avversario, poiché in precedenza, un compagno (sostegno, appoggio o vertice alto) ha attirato a sé l’avversario in un altro spazio, liberando quello occupato in precedenza. Questo spazio libero, creato dal compagno concede la possibilità di uno sviluppo offensivo al suo interno o con un attacco diretto o con l’occupazione da parte di un nuovo compagno di quello spazio, per trasformare un altro spazio da occupato in libero.

Scomponiamo e schematizziamo il Macro Principio tattico offensivo della creazione degli spazi liberi in sotto principi:

  • Creazione di uno spazio libero, attirando il marcatore. È la fase della creazione di uno spazio libero in un’area del campo, in cui un giocatore attaccante si smarca in un’altra zona del campo per attirare a sé il difendente diretto che seguendolo di fatto trasforma lo spazio da occupato in libero. Innesco marcatura.
  • Attacco dello spazio libero, smarcamento e occupazione da parte di un altro compagno. È la fase di attacco dello spazio libero, creato in precedenza, e viene eseguita quando un altro attaccante si sposta nella zona libera appena creata. La strategia più efficace è quella di occupare lo spazio con uno smarcamento rapido in modo tale da poter creare velocemente altri spazi liberi e dare più soluzioni al vertice basso per la scelta della trasmissione o rifinitura in base all’altezza del campo in cui si trova la nostra unità minima.
  • Utilizzo dello spazio libero creato grazie ad una trasmissione o rifinitura. È la fase di utilizzo dello spazio libero. Il vertice basso trasmette o rifinisce per il compagno appena smarcato all’interno dello spazio libero. La trasmissione deve essere effettuata il più rapidamente possibile, prima che un difensore possa seguire e marcare il giocatore libero. Se questa trasmissione/relazione non avviene, il ciclo del Macro Principio offensivo della creazione di spazi liberi non è completo, poiché non avrà portato beneficio. A questo punto bisognerà mantenere il possesso per ricominciare rapidamente il ciclo, senza mai forzare la giocata. Su questo Macro Principio bisogna iniziare a lavorarci molto presto, già dalle categorie dei più piccoli, U10 -U11 in giovanissima età.

Una squadra che si allena ed esegue bene il Macro principio della creazione di spazi liberi, è una squadra che interiorizzerà presto e bene anche tutti gli altri principi offensivi.

Le squadre di calcio che giocano utilizzando questo principio offensivo sono libere dai vincoli del ruolo poiché sono chiamate alla gestione del possesso tenendo conto soltanto della disposizione in unità minima e del m.p e relativi s.p riguardanti gli spazi liberi. Giocate codificate, ruoli, obblighi, schemi non esistono.

“I grandi club devono spendere perché hanno bisogno di grandi giocatori, tutte le idee che abbiamo non possono essere fatte senza grandi giocatori”. Pep Guardiola

La creazione, l’occupazione e l’utilizzo di spazi liberi richiedono:

  • Grande velocità di esecuzione
  • Tecnica in velocità nel gesto della trasmissione.
  • Ottime relazioni tra i compagni
  • Struttura Unità minima con distanze di relazione giuste in funzione della zona di
    campo attaccata
  • Pazienza.

Vantaggi ed obiettivi dell’utilizzo del M.P degli spazi liberi:

  • Facilitare e diversificare gli sviluppi offensivi cambiando continuamente le zone di
    attacco
  • Disorientare, sbilanciare e muovere l’avversario
  • Ottenere profondità offensive e ampiezze offensive sempre diverse.
  • Cambiare il ritmo del gioco.
  • Creare adattamenti alla circostanza favorevoli nello sviluppo offensivo.
  • Offrire una mobilità offensiva costante favorendo la fluidità al gioco offensivo.

Una strada diversa da seguire esiste, basta costruirla.

  • LA CHIAVE

Per Pep Guardiola ed il suo City, l’obiettivo principale è quello di giocare al centro con passaggi corti e distanze ravvicinate. Quando si perde palla dopo una serie di passaggi corti si ha la possibilità di reagire immediatamente in transizione difensiva con un contropressing. Se perdi il possesso con i calciatori molto distanti tra loro non puoi aggredire per la riconquista immediata. Stando già nel mezzo hai la possibilità di impedire il contrattacco.

Ecco perché i laterali giocano dentro, ne abbiamo già parlato nel breve pezzo che vi ripropongo, Positional Way: Per chi ama le sovrapposizioni esterne, per chi dice che se non sai crossare non puoi fare il “laterale”, per chi ama il giro palla della linea a quattro. Chi ha già letto qualcosa in questo strano posto, sa già dove andremo a finire. Per gli altri: tenetevi forti, potreste vacillare.

Guardiola fa giocare i “terzini” dentro al campo, è una frase che negli ultimi tempi viene ripetuta in loop, un monito per chi dal momento in cui l’ha sentita si è divertito con l’interscambio geniale “mezzala fuori, terzino dentro”, come in una coreografia di danza, tristemente vuota.

Puntiamo i riflettori su qualcosa di diverso: se analizziamo le funzioni di palleggio in fase di costruzione bassa anche in relazione ad una posizione di difesa preventiva in caso di transizione difensiva, allora iniziamo a scorgere qualcosa di più vero, di profondo. Possiamo chiaramente definire la scelta mirata ad evitare contrattacchi in zona centrale. Oltre al fatto che la loro presenza interna garantisce nella maggior parte dei casi un 1v1 in corsia che se affrontato con i calciatori giusti garantisce una superiorità qualitativa fondamentale, tanto quanto quella numerica o posizionale.

Ultimo ma non trascurabile aspetto è lo smarcamento in Half Space, calamita per le linee di pressione avversarie, territorio che una volta conquistato ti regala il centro, il cuore da attaccare.

Senza voler entrare nel dettaglio capite bene che dietro una singola mossa si nasconde un sottobosco di principi e sviluppi tutto da scoprire. Si sale e si scende, si volteggia e ci si tiene forte per non cadere, perché certe realtà mettono a dura prova le fondamenta sulle quali abbiamo purtroppo costruito molte delle nostre certezze.

Abbiamo imparato ad emulare, scimmiottare, danneggiare tutto ciò che non siamo stati capaci di scoprire e capire. Non abbiamo ancora imparato a scavare, restiamo in superficie, ricoperti di polvere. Restiamo fuori su quella corsia mentre tutto il mondo si diverte a giocare dentro (Pep ce lo ha confermato). Su quella corsia restiamo ai margini della verità ed ecco che un “terzino” dentro ci suona come un bug nel sistema.

Guardiamo oltre. Attacco per difendere. Difendo per attaccare.

Durante questa meravigliosa intervista i commentatori chiedono se Pep ami questa strategia ed aggiungono: ”Mister è questa la CHIAVE del successo di questa stagione? Fermare i contrattacchi?”

Pep risponde che il successo della sua squadra deriva dalla qualità dei calciatori. È convinto del fatto che se la sua squadra riesce a giocare dentro non possono subire ripartenze avversarie. È impossibile per lui. Se si riesce a controllare il centro gli avversari la giocano in corsia ed avranno difficoltà nel contrattacco diretto. Pep ricorda l’importanza del coordinare i movimenti perché per giocare al centro bisogna muovere la palla e muoversi, è importante capire che il proprio movimento dipende da quello del compagno di squadra, bisogna adattarsi alla circostanza (!!!), quando perdi il possesso, lavorare bene sulla postura del corpo, non sbagliare nulla poiché ogni contrattacco in campo aperto è un gol subito.

 

Credit Immagine: https://www.vi.nl/cookies/;jsessionid=1F978CB928A892AE41A9EF6BED1A5FA7

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Alessandro Vittorio Formisano

Alessandro Vittorio Formisano. 28 anni e sentirli. Allenatore UEFA B - Under 16 Benevento Calcio. Da sempre alla ricerca del senso nascosto di ogni cosa. La cura del dettaglio e la curiosità mi hanno spinto a mettermi in gioco al servizio dei giovani. Odio i compromessi e gli obblighi. Sono convinto che il gioco sia libero per natura. https://www.potentialfit.it/sport/

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