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“Build Up”: Il Chelsea di Thomas Tuchel, di Samuele Arzenton

“Build Up”: Il Chelsea di Thomas Tuchel
Come ci suggerisce il titolo della rubrica “Build Up”, andremo ad analizzare nel dettaglio la prima costruzione delle squadre più interessanti del panorama europeo. Attraverso la Match Analysis osserveremo il relativo posizionamento dei giocatori e i possibili sviluppi adottati a seconda dell’altezza del pressing avversario.

Come secondo obiettivo daremo spazio ad alcuni comportamenti e principi di gioco riconosciuti con maggior frequenza nella squadra presa in esame.

Il finale di stagione di Tuchel al Chelsea è stato decisamente inaspettato considerate le premesse iniziali. Subentrato a stagione in corso (fine gennaio), il Chelsea occupava la 9° posizione e con solo il girone di ritorno a disposizione per guadagnare i punti necessari per aggiudicarsi un posto in Champions. Tuchel, rimboccandosi le maniche e lavorando sodo, in poco tempo è riuscito non solo a conquistare la fiducia della squadra, ma a conquistare soprattutto quasi ed esclusivamente risultati utili (solo una sconfitta in Premier nei primi tre mesi di panchina). Con 38 punti nel solo girone di ritorno e con una media di 2 punti a partita, Tuchel con il suo Chelsea è riuscito ad acciuffare il 4° posto nella classifica finale del campionato Inglese, riuscendo così a qualificarsi per la Champions della stagione 2021/2022.

Tuttavia, la più grande soddisfazione e il più prestigioso trionfo conquistato dal Chelsea in questa stagione, è senz’altro la vittoria della Champions League 2020/21. Dopo aver eliminato Atletico Madrid, Porto e Real Madrid, Tuchel si è aggiudicato la finale contro una delle maggiori favorite per la vittoria della Champions, il Manchester City.

Dal punto di vista tattico Tuchel dispone i suoi giocatori con una difesa a 3, un centrocampo a 4 – di cui due mediani e due esterni – e un reparto più offensivo con altri 3 giocatori, disposti con due possibili soluzioni:

due giocatori che fungono da trequartisti alle spalle di un unico attaccante;
tre giocatori posizionati in attacco (due esterni e uno centrale);
Il tecnico tedesco, come vedremo nei paragrafi successivi, predilige una manovra dal basso all’interno della quale sono riconoscibili molti principi di gioco, sviluppati appositamente per “comandare il gioco”. Una costante del Chelsea è il mantenimento di un possesso paziente, allo scopo di attirare l’avversario in pressing per poi trovare l’occasione migliore per colpirlo in zone di campo rimaste maggiormente scoperte e vulnerabili.

Iniziamo ora a parlare della costruzione a palla libera del Chelsea, delle principali soluzioni ricercate e del rispettivo posizionamento dei giocatori contro un pressing ultra-offensivo.

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“Visione strategica”: analisi tattica del Villareal di Unay Emery, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: analisi tattica del Villareal di Unay Emery
Il Villarreal di Unai Emery ha da poco vinto il suo primo trofeo internazionale, il quarto personale per il tecnico Unay Emery, che per l’ennesima volta ha raggiunto la finale di Europa League dopo i tre successi con il Siviglia.

Il sottomarino giallo oltre ad una grande campagna europea ha raggiunto il settimo posto in campionato, nonostante abbia lottato per tutto la stagione per posizioni europee mostrando una grande efficacia offensiva, risultando la quarta forza del campionato per reti realizzate; la prima delle ‘’normali’’ dietro a Barcellona, Real e Atletico.

Andando ad analizzare la squadra, vediamo come il modulo più utilizzato sia stato il 1.4.4.2, particolarmente visibile in fase di non possesso mentre, al contrario, risultava molto più fluido in quella di possesso.

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“Visione strategica”: Borussia Dortmund – Manchester City, di Matteo Zancan

Borussia Dortmund vs Manchester city: strategia e controstrategia di Pep Guardiola. Dopo aver eliminato il Borussia M’Gladbach nel corso degli ottavi di finale di Champions’ League, il Manchester City prosegue la propria marcia affrontando il Borussia Dortmund.

Nella gara di andata la squadra inglese ottiene una vittoria di misura (2-1), incontrando però numerose difficoltà nella gestione della fase di non possesso.

La squadra di Guardiola, difatti, nel corso del match si è trovata spesso eccessivamente allungata negli spazi tra il centrocampo e la difesa, permettendo così ad Haland a Dahoud di ricevere il pallone tra le linee e creare scompensi agli avversari.

Nella gara di ritorno l’allenatore catalano ha dunque fatto ricorso a tutta la propria maestria tattica al fine apportare le più efficaci contromisure. Iniziando dalla fase di non possesso, il Manchester City ha abbassato la linea di pressione a livello intermedio, cercando di rimanere compatto e chiudendo così gli spazi interni. Tale accorgimento ha costretto i tedeschi a giocare sui giocatori più esterni, oppure a cercare il lancio lungo verso le punte.

Il pressing in fase di non possesso iniziava comunque dall’esterno nello spazio di mezzo che, con una corsa arcuata, cercava di togliere la linea di passaggio al terzino e pressare il centrale avversario in possesso della palla.

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“Visione strategica”: analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola
Il Manchester City di Pep Guardiola ha appena vinto il suo terzo campionato Inglese in appena cinque stagioni di Premier League. Nel corso di quest’ultima stagione il modulo prevalentemente utilizzato è stato l’1-4-3-3, seguito dal 1-4-2-3-1 e, in alcuni casi, 1-3-5-2. Come abbiamo parlato altre volte in questa rubrica, la grande capacità del City è quella di saper mostrare in ogni singola gara dei principi di gioco molto chiari, abbinandoli però a degli accorgimenti strategici che sono indispensabili per mettere difficoltà la struttura difensiva avversaria.

Facendo un passo indietro, vediamo come i punti in comune fra le varie partite analizzate siano prima di tutto la ricerca della superiorità numerica in fase di costruzione, l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori – preferibilmente gli esterni d’attacco – quindi l’occupazione razionale del corridoio centrale del campo con più giocatori possibili, che hanno l’obiettivo, come dichiarato dallo stesso Pep Guardiola, di “controllare il più possibile questa zona”, essendo fermamente convinto che il dominio del gioco passi proprio dal controllo della zona nevralgica del campo.

A conferma di quanto appena detto, un’altra tendenza interessante riscontrata in questa stagione è stata spesso l’assenza di una vera punta centrale, ruolo occupato più volte da centrocampisti che con la propria capacità di giocare fra le linee hanno reso difficile per i difensori avversari accorciare su di loro; mossa che ricorda quella utilizzata ai tempi del Barcellona posizionando Messi falso nueve.

Non solo, secondo i dettami del ‘’Gioco di Posizione’’ professato da Pep Guardiola, per occupare razionalmente il centro del campo si intende il posizionamento dei giocatori a differenti altezze, per favorire una dislocazione più efficace in fase di possesso e, soprattutto, la ricerca costante di giocatori alle spalle della linea di pressione avversaria, ricercando la cosiddetta superiorità posizionale, ossia una situazione in cui il vantaggio viene dato non dall’essere numericamente superiori all’avversario, altresì da una situazione in cui il posizionamento di un giocatore lo colloca in una posizione di vantaggio rispetto al suo diretto avversario.

A tutto questo la squadra di Guardiola però, aggiunge una capacità fondamentale per rendere ancora più efficaci questi principi di gioco, ossia la capacità di adottare diverse strategie di gara. Per definire il significato di strategia possiamo dire che è la capacità di una squadra di adattare i propri principi di gioco alla gara da disputare, adottando degli accorgimenti specifici che sono in grado di creare dubbi durante la fase di non possesso dell’avversario, costringendolo a fare delle scelte che inevitabilmente possono generare un errore.

Nelle gare analizzate, infatti, possiamo vedere come i principi siano molto chiari e immutabili: c’è la ricerca della superiorità numerica in costruzione, il posizionamento su diverse altezze dei giocatori nel centro del campo, la ricerca della superiorità posizionale e l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori. Cosa cambia però? In ogni partita il City adatta la propria strategia alla struttura difensiva dell’avversario, mettendolo in difficoltà con dei ‘’semplici’’ movimenti in fase di costruzione, che però portano (in questo caso Chelsea, Tottenham e Liverpool) a dover scegliere su quale giocatore portare pressione, liberando inevitabilmente un altro compagno.

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“Build Up”: La Costruzione dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, di Samuele Arzenton

“Build Up”: La Costruzione dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, di Samuele Arzenton
Come ci suggerisce il titolo della rubrica “Build Up”, andremo ad analizzare nel dettaglio la prima costruzione delle squadre più interessanti del panorama europeo. Attraverso la Match Analysis osserveremo il relativo posizionamento dei giocatori e i possibili sviluppi adottati a seconda dell’altezza del pressing avversario.

Come secondo obiettivo daremo spazio ad alcuni comportamenti e principi di gioco riconosciuti con maggior frequenza nella squadra presa in esame.

In cinque anni Gian Piero Gasperini ha riscritto la storia di questa squadra. Non molti anni fa si pensava all’Atalanta come una squadra mediocre, da metà classifica o addirittura la si trovava nei meandri delle ultime posizioni a lottare per la salvezza. Dall’arrivo del tecnico piemontese è avvenuto una crescita esponenziale a tutti i livelli. Nelle ultime stagioni Gasperini è riuscito a scalare le classifiche del campionato italiano (ambendo persino ai primi posti), fino a quel momento riservate solo a squadre con un nome e una tradizione di notevole importanza. Ridisegnando le gerarchie, negli ultimi due anni Gasperini è riuscito nell’intento di qualificarsi per la competizione più importante d’Europa (la Champions League), diventando una realtà competitiva anche tra i top club.

La vera forza di questo allenatore, e di conseguenza della propria squadra, non sono tanto i risultati raggiunti, ma come e cosa hanno permesso all’Atalanta di raggiungere questo traguardo. Gasperini ha creato un modello di gioco “rivoluzionario”, basato su principi propositivi in fase di possesso, che portano i giocatori a creare molte occasioni da gol all’interno di ogni partita, potendo vantare un indice di pericolosità (IPO) molto elevato e il miglior attacco degli ultimi due campionati. Anche in fase di non possesso i principi riconoscibili possono essere riconducibili ad un’idea propositiva, grazie ad un pressing ultra-offensivo (orientato “uomo contro uomo” a tutto campo) che porta i giocatori dell’Atalanta a ricercare il duello e la riconquista della palla il più vicino possibile alla porta avversaria, allo scopo di far immediatamente male all’avversario in transizione offensiva.

Un modello di gioco, quello atalantino, che ha suscitato interesse anche a livello di settore giovanile, dove sempre più allenatori riconoscono diversi principi da prendere come esempio per la crescita del calciatore sotto tutti gli aspetti: tecnico, tattico e psicologico.

Entrando più nel dettaglio iniziamo a parlare della costruzione a palla libera, come si posizionano i giocatori e quali soluzioni vengono utilizzate con maggior frequenza.
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Gasperini, nel suo modello di gioco, lascia interpretare ai giocatori un calcio fluido con continue rotazioni o interscambi di posizioni, nel quale si possono creare combinazioni atipiche dei reparti e occupazione di spazi non di solita competenza. In questo caso ho preso l’esempio di Toloi ma il concetto è riconducibile anche a molti altri giocatori di tutti i reparti.

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