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Nel calcio di oggi è di fondamentale importanza saper adattare i propri principi di gioco alla strategia di gara; ogni squadra studia attentamente il proprio avversario, trova i suoi punti deboli e cerca di sfruttarli a proprio vantaggio. Insieme scopriremo quali sono gli accorgimenti strategici più interessanti.

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“Visione strategica”: analisi tattica del Villareal di Unay Emery, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: analisi tattica del Villareal di Unay Emery
Il Villarreal di Unai Emery ha da poco vinto il suo primo trofeo internazionale, il quarto personale per il tecnico Unay Emery, che per l’ennesima volta ha raggiunto la finale di Europa League dopo i tre successi con il Siviglia.

Il sottomarino giallo oltre ad una grande campagna europea ha raggiunto il settimo posto in campionato, nonostante abbia lottato per tutto la stagione per posizioni europee mostrando una grande efficacia offensiva, risultando la quarta forza del campionato per reti realizzate; la prima delle ‘’normali’’ dietro a Barcellona, Real e Atletico.

Andando ad analizzare la squadra, vediamo come il modulo più utilizzato sia stato il 1.4.4.2, particolarmente visibile in fase di non possesso mentre, al contrario, risultava molto più fluido in quella di possesso.

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“Visione strategica”: Borussia Dortmund – Manchester City, di Matteo Zancan

Borussia Dortmund vs Manchester city: strategia e controstrategia di Pep Guardiola. Dopo aver eliminato il Borussia M’Gladbach nel corso degli ottavi di finale di Champions’ League, il Manchester City prosegue la propria marcia affrontando il Borussia Dortmund.

Nella gara di andata la squadra inglese ottiene una vittoria di misura (2-1), incontrando però numerose difficoltà nella gestione della fase di non possesso.

La squadra di Guardiola, difatti, nel corso del match si è trovata spesso eccessivamente allungata negli spazi tra il centrocampo e la difesa, permettendo così ad Haland a Dahoud di ricevere il pallone tra le linee e creare scompensi agli avversari.

Nella gara di ritorno l’allenatore catalano ha dunque fatto ricorso a tutta la propria maestria tattica al fine apportare le più efficaci contromisure. Iniziando dalla fase di non possesso, il Manchester City ha abbassato la linea di pressione a livello intermedio, cercando di rimanere compatto e chiudendo così gli spazi interni. Tale accorgimento ha costretto i tedeschi a giocare sui giocatori più esterni, oppure a cercare il lancio lungo verso le punte.

Il pressing in fase di non possesso iniziava comunque dall’esterno nello spazio di mezzo che, con una corsa arcuata, cercava di togliere la linea di passaggio al terzino e pressare il centrale avversario in possesso della palla.

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“Visione strategica”: analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: analisi tattica del Manchester City di Pep Guardiola
Il Manchester City di Pep Guardiola ha appena vinto il suo terzo campionato Inglese in appena cinque stagioni di Premier League. Nel corso di quest’ultima stagione il modulo prevalentemente utilizzato è stato l’1-4-3-3, seguito dal 1-4-2-3-1 e, in alcuni casi, 1-3-5-2. Come abbiamo parlato altre volte in questa rubrica, la grande capacità del City è quella di saper mostrare in ogni singola gara dei principi di gioco molto chiari, abbinandoli però a degli accorgimenti strategici che sono indispensabili per mettere difficoltà la struttura difensiva avversaria.

Facendo un passo indietro, vediamo come i punti in comune fra le varie partite analizzate siano prima di tutto la ricerca della superiorità numerica in fase di costruzione, l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori – preferibilmente gli esterni d’attacco – quindi l’occupazione razionale del corridoio centrale del campo con più giocatori possibili, che hanno l’obiettivo, come dichiarato dallo stesso Pep Guardiola, di “controllare il più possibile questa zona”, essendo fermamente convinto che il dominio del gioco passi proprio dal controllo della zona nevralgica del campo.

A conferma di quanto appena detto, un’altra tendenza interessante riscontrata in questa stagione è stata spesso l’assenza di una vera punta centrale, ruolo occupato più volte da centrocampisti che con la propria capacità di giocare fra le linee hanno reso difficile per i difensori avversari accorciare su di loro; mossa che ricorda quella utilizzata ai tempi del Barcellona posizionando Messi falso nueve.

Non solo, secondo i dettami del ‘’Gioco di Posizione’’ professato da Pep Guardiola, per occupare razionalmente il centro del campo si intende il posizionamento dei giocatori a differenti altezze, per favorire una dislocazione più efficace in fase di possesso e, soprattutto, la ricerca costante di giocatori alle spalle della linea di pressione avversaria, ricercando la cosiddetta superiorità posizionale, ossia una situazione in cui il vantaggio viene dato non dall’essere numericamente superiori all’avversario, altresì da una situazione in cui il posizionamento di un giocatore lo colloca in una posizione di vantaggio rispetto al suo diretto avversario.

A tutto questo la squadra di Guardiola però, aggiunge una capacità fondamentale per rendere ancora più efficaci questi principi di gioco, ossia la capacità di adottare diverse strategie di gara. Per definire il significato di strategia possiamo dire che è la capacità di una squadra di adattare i propri principi di gioco alla gara da disputare, adottando degli accorgimenti specifici che sono in grado di creare dubbi durante la fase di non possesso dell’avversario, costringendolo a fare delle scelte che inevitabilmente possono generare un errore.

Nelle gare analizzate, infatti, possiamo vedere come i principi siano molto chiari e immutabili: c’è la ricerca della superiorità numerica in costruzione, il posizionamento su diverse altezze dei giocatori nel centro del campo, la ricerca della superiorità posizionale e l’occupazione dell’ampiezza con soli due giocatori. Cosa cambia però? In ogni partita il City adatta la propria strategia alla struttura difensiva dell’avversario, mettendolo in difficoltà con dei ‘’semplici’’ movimenti in fase di costruzione, che però portano (in questo caso Chelsea, Tottenham e Liverpool) a dover scegliere su quale giocatore portare pressione, liberando inevitabilmente un altro compagno.

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“Visione strategica”: evoluzione tattica della nazionale di Roberto Mancini, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: evoluzione tattica della nazionale di Roberto Mancini
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Nel calcio di oggi è di fondamentale importanza saper adattare i propri principi di gioco alla strategia di gara; ogni squadra studia attentamente il proprio avversario, trova i suoi punti deboli e cerca di sfruttarli a proprio vantaggio. Insieme scopriremo quali sono gli accorgimenti strategici più interessanti.

La nazionale allenata da Roberto Mancini, ormai da tempo, riscuote sempre più consensi da parte dell’opinione pubblica. Una squadra propositiva, che crea molte occasioni, che palleggia con tranquillità anche sotto pressione e che, soprattutto, vince. Come accade però alle squadre vincenti, l’avversario di turno, specie se modesto, tende a difendere con sempre più uomini e, soprattutto, sempre più basso.

Nelle ultime gare di qualificazione, infatti, la nazionale ha affrontato Bulgaria, Irlanda del Nord e Lituania. Se nel primo caso il nostro avversario ha accennato una pressione alta su palla al portiere, facilmente aggirata dagli uomini di Mancini, negli altri due casi, abbiamo visto squadre difendere in blocco basso, facendo grande densità sotto la linea della palla.

Queste situazioni differenti hanno portato il commissario tecnico a dover pensare ad un’evoluzione tattica del proprio sistema, diminuendo i giocatori addetti alla costruzione e aumentando quelli portati all’invasione, per cercare di pareggiare numericamente le linee di centrocampo e difesa avversarie.

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“Visione strategica” Roma – Napoli: la paura di giocare, di Andrea Loiacono

“Forse non abbiamo la mentalità per lottare contro questo tipo di squadre. Nel primo tempo ho visto una squadra senza coraggio, con mancanza di mentalità. Nel secondo tempo siamo stati completamente diversi, abbiamo avuto l’iniziativa e la partita è stata totalmente diversa. Nel primo tempo non siamo esistiti e la responsabilità è di tutti. Quando si ha paura di giocare diventa difficile. Secondo me è una questione di atteggiamento e mentalità, nel primo tempo non ho visto la voglia di giocare. Abbiamo sempre aspettato l’avversario, nel secondo tempo è cambiato tutto”.

Queste parole, pronunciate da Paulo Fonseca dopo la sconfitta contro il Napoli, dimostrano l’incidenza del fattore emozionale sulla prestazione della squadra; è la conferma che, per l’ennesima volta, la tattica, la tecnica, le emozioni, l’ambiente circostante, non possano essere considerati come delle entità che agiscono a compartimenti stagni ma, al contrario, interagiscono costantemente. La partita dell’Olimpico, Roma-Napoli, ci ha dimostrato come l’alterazione di uno di questi fattori modifichi in maniera decisiva anche tutti gli altri. La Roma ha mostrato due condizioni emozionali diverse, che hanno condizionato in maniera evidente anche l’aspetto tattico della gara.

Fonseca ha adottato la solita struttura difensiva con tre difensori centrali, quattro centrocampisti, due trequartisti e una punta che, in fase di non possesso, diventava un 1-5-2-3. Gattuso, invece, ha schierato il Napoli con un 1-4-4-2, con i terzini in appoggio, abbastanza bassi, per garantire superiorità numerica, due mediani alle spalle della prima pressione e le ali in massima ampiezza.

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“Visione strategica”: Chiavi tattiche del derby di Madrid, di Andrea Loiacono

“Visione strategica”: , di Andrea Loiacono
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Nel calcio di oggi è di fondamentale importanza saper adattare i propri principi di gioco alla strategia di gara; ogni squadra studia attentamente il proprio avversario, trova i suoi punti deboli e cerca di sfruttarli a proprio vantaggio. Insieme scopriremo quali sono gli accorgimenti strategici più interessanti.

L’Atletico Madrid allenato da Diego Simeone è divenuto famoso negli anni, affermandosi al grande calcio europeo, grazie al suo stile, fatto di difesa in blocco basso e transizioni offensive rapide. Lo stesso Simeone ha dichiarato, in più di un’intervista che, in base alle caratteristiche del giocatore più talentuoso della squadra, ogni anno studia delle modifiche al suo modello di gioco, al fine di cercare di esaltare le qualità dei suoi uomini migliori.

La cessione di Griezmann e il conseguente acquisto di Joao Felix, ma anche l’acquisto negli anni passati di Thomas Lemar, il ritorno di Carrasco e l’arrivo di Luis Suarez, hanno sicuramente dato un segnale importante su quali sarebbero potute essere le modifiche apportate… e così è stato.

Infatti, se Griezmann predilige e si esalta attaccando la profondità partendo da una difesa in blocco basso, per esaltare le caratteristiche degli ultimi acquisti c’è chiaramente bisogno di mantenere maggiormente il possesso di palla, come dimostrato dalle statistiche. Per la prima volta da quando Simeone siede sulla panchina dell’Atletico, i colchoneros sono riusciti a superare il 50% di possesso palla in media a partita, così come sono aumentate la precisione dei passaggi, il numero di ingressi nell’area di rigore avversaria e il numero di passaggi per possesso palla.

L’atteggiamento più propositivo da parte della squadra del Cholo si sta riflettendo in maniera nitida nei big match, come ad esempio nel derby di ritorno contro il Real Madrid. In questa partita, soprattutto nel primo tempo, abbiamo potuto osservare come la strategia dell’Atletico sia risultata molto efficace.

La modifica più evidente, soprattutto a livello numerico, è il passaggio, in fase di possesso, alla difesa a 3 (con Hermoso, Felipe e Savic) al fine di riuscire a garantire abbastanza agevolmente la superiorità numerica in fase di costruzione. Koke agisce da play alle spalle della prima linea di pressione, Carrasco e Trippier giocano in massima ampiezza, Lemar, Llorente e Correa si posizionano fra le linee, lasciati abbastanza liberi di muoversi per creare superiorità numerica in zona palla e attaccare lo spazio ai fianchi dei difensori centrali; questo quando i terzini escono in pressione sui quarti. Infine, Suarez, unica punta, ad impegnare i due centrali avversari.

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“Visione strategica”: l’utilizzo di Joao Cancelo nella strategia del Manchester City, di Andrea Loiacono

Visione strategica. Borussia Mönchengladbach – Manchester City: il falso terzino
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Nel calcio di oggi è di fondamentale importanza saper adattare i propri principi di gioco alla strategia di gara; ogni squadra studia attentamente il proprio avversario, trova i suoi punti deboli e cerca di sfruttarli a proprio vantaggio. Insieme scopriremo quali sono gli accorgimenti strategici più interessanti.

Dopo aver analizzato la fase di possesso del Borussia Mönchengladbach nella partita giocata contro il Dortmund, cerchiamo oggi di osservare la strategia di gara del grande Pep Guardiola contro la squadra di Marco Rose, nella sfida di andata degli ottavi della Champions League 2020/21. Come è noto, il tecnico spagnolo è probabilmente il miglior allenatore al mondo nell’adattare i propri principi di gioco al piano gara, riuscendo sempre ad evidenziare i punti deboli dell’avversario attraverso accorgimenti specifici in ogni partita, pur senza modificare le caratteristiche chiave del proprio gioco.

Nella gara di Champions, il ‘Gladbach, ha affrontato gli inglesi con un 1-4-3-3, cercando di riempire il corridoio centrale per evitare che il gioco del City potesse progredire facilmente.

Qui però appare la strategia, chiara e determinante, degli uomini di Guardiola, che ha costruito in maniera asimmetrica, allargando Walker, terzino destro, in ampiezza, facendo entrare, come ormai consuetudine ultimamente, Joao Cancelo accanto a Rodri, alle spalle della prima pressione tedesca. Questa mossa aveva molto probabilmente l’obiettivo di creare un dubbio a Kramer – il play avversario – che avrebbe dovuto prendere in consegna Rodri ma, in inferiorità numerica (1v2), aveva difficoltà a scegliere su chi uscire. Contemporaneamente, in maniera piuttosto frequente, Gabriel Jesus, partito come punta centrale, usciva dalla propria zona di competenza per smarcarsi in appoggio alle spalle proprio di Kramer, uscito invece in pressione alta.

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