“Coaching Mentale ed Emotivo”: Il Talento Non E’ un Dono Naturale, di Giampaolo Runello

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“Coaching Mentale ed Emotivo”: Il Talento Non E’ un Dono Naturale

Buongiorno a tutti e ben ritrovati!

In questo quarto appuntamento per la rubrica “Coaching Mentale ed Emotivo”, vedremo insieme cosa significa Talento e perché non può essere considerato come qualcosa di “naturale”.

Il Talento è un insieme di competenze che produce risultati di eccellenza ammirabili anche da coloro che non sono esperti del campo in cui si esprime.

Che cosa significa?

Significa che quando osserviamo dall’esterno un campione, come Cristiano Ronaldo ad esempio, compiere gesti tecnici particolarmente difficili restiamo “a bocca aperta”. I nostri occhi brillano di gioia.

Ma restiamo ugualmente e piacevolmente impressionati nel vedere un campione del tennis, come Roger Federer, mettere a segno un punto importante con il suo famoso “colpo da sotto le gambe”, nonostante magari di tennis non siamo poi così esperti.

Roger Federer, soprannominato King Roger, in virtù dei record e del numero di titoli conseguiti, per lo stile di gioco efficace e vincente su ogni superficie, per l’accuratezza tecnica dei suoi colpi, per l’eccellente rendimento nell’arco di una carriera longeva, è considerato dalla maggior parte dei tennisti, dagli esperti e dagli addetti ai lavori, il miglior tennista di tutti i tempi.

Il Talento è quindi qualcosa che provoca piacere sia in chi lo sta mettendo in scena, sia in chi ne è fortunato spettatore.

Facendo qualche passo indietro, la Psicologia Positiva lo definiva come un “dono naturale”, un tratto caratteristico della personalità di un individuo che nasceva dotato o meno di questo o quel talento.

Come se la natura avesse deciso a priori che Cristiano Ronaldo fosse destinato dalla nascita ad essere il campione che tutti noi conosciamo ed ammiriamo oggi sui campi di calcio di tutto il Mondo. Questo approccio però è stato fortunatamente smentito da studi più recenti.

Il Talento è infatti il prodotto, il risultato, di un allenamento intenzionale, pianificato e costante nel tempo.

Ognuno di noi può quindi sviluppare il proprio Talento peculiare.

Allenamento intenzionale significa derivante dalla volontà e libera scelta individuale; non ci può essere allenamento del talento imposto da altri.

Sarebbe infatti molto difficile mantenere la costanza e la persistenza necessaria, pianificata nel tempo, funzionale allo sviluppo dell’eccellenza senza la giusta motivazione individuale.

Angela Duckworth, psicologa e ricercatrice americana, nel suo bestseller “Grit – Why Passion and Resilience Are The Secrets to Success”, arriva a concludere come coloro che arrivano al successo, nei più svariati settori, sono coloro che sviluppano “Grinta”, intesa come miscela di passione e costanza.

Per riportarci sul piano calcistico, è la differenza che a mio avviso passa tra Cristiano Ronaldo e Mario Balotelli.

Il primo è l’immagine della costanza, della disciplina e della passione per questo sport e per il proprio lavoro. La sua motivazione lo porta costantemente a voler superare i propri limiti, ricercando l’eccellenza, sempre.

Il secondo è l’immagine dell’incostanza, della mancanza di disciplina e passione per il calcio e per quello che fa. Osservandolo dall’esterno sembra quasi giochi solamente per strappare un contratto milionario e che sia più interessato al contorno rispetto alla sostanza.

Mario Balotelli Barwuah, nato a Palermo il 12 agosto 1990

Nessuno è qui per giudicare, ma la carriera e la storia dei due fino a questo momento parlano piuttosto chiaramente. Questo ci porta inevitabilmente ad un altro aspetto fondamentale, cioè la Gestione del Talento.

Il Talento va infatti gestito sia internamente che esternamente.

Che cosa significa?

Internamente: chi vuole sviluppare ed allenare il proprio talento ha il compito di trovare ed alimentare la propria motivazione, in termini di definizione del senso e significato di ciò che fa.

Esternamente: chi entra in contatto dall’esterno con il talento (per esempio Dirigenti, Allenatori e Staff Tecnico), ha il compito di non demotivare e non far affievolire la motivazione.

Per concludere, ecco tre cose da fare nella Gestione del Talento, secondo Carlo Ancelotti, uno dei tecnici più titolati al Mondo:

  • Relazionati ai talenti della tua squadra innanzitutto e soprattutto in quanto persone;

  • La prima volta che incontri un talento con cui lavorerai dimentica l’abc del tuo lavoro, le tue regole base. Prenditi il tempo necessario per capirlo come persona, capire ciò che lo ha reso quello che è, cosa conta nella sua vita e chi lo ha “plasmato”;

  • Aiuta i talenti “egoisti” a capire le soddisfazioni e le ricompense che derivano dal mettersi al servizio delle esigenze altrui

 

 

Credit Immagine:  https://it.eurosport.com/

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About Author

Giampaolo Runello

Giampaolo Runello, nato il 6 luglio 1982 a Genova. Coach Umanista diplomato presso la Scuola di Coaching Umanistico diretta dal Dott. Luca Stanchieri. Appassionato di calcio, allenamento del talento e Fondatore di Potential Fit, un Team di Coach operante in ambito sport e business. https://www.potentialfit.it/sport/

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