“Creatori di metodo”: abbiamo trovato IL metodo?

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“Creatori di metodo”: abbiamo trovato IL metodo?

Crearsi un proprio metodo sta alla base dell’essere allenatore autentico, profondo ed evoluto.
Dobbiamo considerarci come una figura curiosa, rispettosa del passato ma aperta all’innovazione e in costante sviluppo.

Se è vero che “siamo tutti ladri delle idee altrui”, come sostiene Guardiola, attraverso il viaggio di questa rubrica proveremo a riflettere sugli aspetti caratteristici delle metodologie più affermate, allo scopo di condurre l’allenatore a decidere, in totale autonomia, come rielaborarle ed eventualmente farle proprie, diventando creatori di sé stessi.

Un saluto a tutti voi. Siamo giunti all’ultima tappa di questo nostro “viaggio” attraverso alcune delle metodologie che hanno maggiormente influenzato il calcio contemporaneo. Il nostro percorso ha preso forma includendo al suo interno quei pensieri e quelle riflessioni che, nelle mie intenzioni, spero vi abbiamo aperto mente e cuore all’idea di sviluppare una vostra personale metodologia che si evolva insieme a voi nel tempo.

Partendo dal presupposto fondamentale di mettere il giocatore al centro del tutto, abbiamo spaziato attraverso approcci sistemici ed altri che puntano invece sulla destrutturazione, passando attraverso strategie di apprendimento lineari e non. Ci siamo soffermati sulla struttura del morfociclo settimanale e su come riuscire a renderlo specifico rispetto alle esigenze del nostro gruppo ed al contesto in cui operiamo. Abbiamo preso in considerazione le strutture emozionali dei giocatori cercando di capire come approcciarci ad esse e stimolarle al meglio. Riflessioni sono state dedicate alla complessità, alle sue caratteristiche e al fatto che ogni giocatore la viva in maniera differente. Ci siamo messi in discussione come allenatori cercando spunti per migliorare rispetto a ciò che osserviamo e alle indicazioni e consigli che trasferiamo ai nostri giocatori. Pensieri, scelte, emozioni: tutto alla ricerca di un’unicità che scaturisca in un’identità altamente riconoscibile principalmente dall’interno.

Tutti questi elementi, miscelati sapientemente tra loro, concorrono alla creazione del nostro metodo di lavoro, ovvero a quell’insieme di regole e comportamenti da seguire in maniera scrupolosa per far si che la nostra attività ci conduca verso gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Andando più in profondità rispetto alla strutturazione del metodo, mi vorrei soffermare sull’importanza di alcuni passaggi ciclici “obbligatori” che a volte possono passare inosservati in quanto vengono dati per scontati.

Innanzitutto, ciò che sta alla base di una metodologia è la pianificazione, ossia l’insieme di pensieri e riflessioni che portano a delle previsioni a breve e medio termine rispetto alle attività ed ai comportamenti che scegliamo di mettere in atto.

A seguito di questo primo step inizia la parte pratica, ovvero la messa in azione di ciò che si è pianificato, attraverso le proposte di allenamento che verranno sviluppate dai giocatori. In questa fase, i mezzi operativi, la capacità di osservazione, la gestione dell’errore e l’utilizzo delle diverse tipologie di feedback, andranno ad incidere in maniera importante nei processi di apprendimento.

Il passaggio successivo prevede che ci sia un momento di verifica  la partita – di ciò che è stato pianificato e proposto dall’allenatore e messo in pratica in settimana dai giocatori.

A mio parere è il momento più delicato e prezioso in quanto comprende (o dovrebbe comprendere) il “distacco” tra l’allenatore ed i nostri giocatori, che dovranno vivere in maniera autonoma e autentica questa esperienza. Ciò non vuol dire abbandonarli a se stessi, ma essere lì con loro e per loro, guardargli le spalle e guardarli fare bene e sbagliare, con la consapevolezza che non potremo sostituirci a loro per prevenire una possibile scelta sbagliata. Questo ci permetterà inoltre di utilizzare delle energie mentali per una prima analisi critica sull’operato della nostra squadra.

Effettuato il momento di verifica della prestazione e tratte le debite conclusioni ecco che, per tutte quelle che riteniamo essere positive, dovremo effettuare un ultimo passaggio decisivo, ossia stabilizzare i processi; per farlo bisognerà entrare nell’ottica che per ottenere stabilità bisogna puntare al miglioramento. L’abilità di dell’allenatore dovrà essere quella di trovare, all’interno di aspetti che riteniamo positivi, degli spunti individuali e di squadra su cui stringere il focus per puntare costantemente ad un miglioramento.

Detto del metodo vorrei soffermarmi sul modello, ovvero la rappresentazione teorica – che inevitabilmente subirà modifiche e adattamenti – dei processi che sosterranno l’evoluzione dei giocatori e della squadra dalle condizioni iniziali verso gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Dobbiamo essere sinceri con noi stessi e chiederci: in quale tipo di calcio crediamo? Se la risposta è quella di essere orientati alla ricerca di interpretare il gioco in modo fluido, mutevole, che comprenda più stili e che sia in constante evoluzione, credo che dovremo iniziare a cambiare prospettiva e pensare che non esista un solo modello che possa comprendere tutto ciò che stiamo replicandolo in maniera costante, ma dovremo abbracciare l’idea che la nostra squadra si potrà esprimere attraverso diversi modelli di gioco.

Credo che il modello di gioco, così come il metodo, sia influenzato sia dai giocatori che di conseguenza dal gioco stesso; risulta quindi riduttivo e lontano dalla realtà credere che una sola rappresentazione possa comprendere la miriade di variabili e sfaccettature interpretative che i giocatori (nostri e avversari) saranno in grado di generare.

Il compito di noi allenatori sarà quello in primis di comprendere le caratteristiche dei giocatori con cui andremo ad operare e di conseguenza sviluppare più modelli di gioco che si basino proprio sulle loro peculiarità. L’altra grande fonte inesauribile di sviluppo per la nostra squadra sarà il confronto con gli avversari, che con il loro modello (o modelli) di gioco ci influenzeranno e stimoleranno a ricercare nuovi adattamenti ed evoluzioni.

Saremo chiamati ad incidere, in quanto dovremo essere abili nel proporre tutti questi aspetti che riguardano la nostra idea di gioco in maniera semplice e comprensibile ai nostri calciatori, in modo da non allontanarli dal poter esprimere il loro massimo potenziale.

Un’ulteriore caratteristica da ricercare nell’elaborazione e nell’estensione dei nostri modelli di gioco sarà infine quella della ripetibilità, intesa come garanzia verso i giocatori, attraverso le proposte settimanali, di un susseguirsi di stimoli aderenti a quella che è la nostra identità (che ricordo deve essere orientata al riconoscersi dall’interno piuttosto che all’essere riconosciuti dall’esterno) oltre agli aspetti strategici in funzione della gara successiva ed alle indicazioni che ci ha regalato la gara precedente.

Tornando al protagonista di questa rubrica vi lascio con un’ultima considerazione a riguardo: credo che ogni allenatore abbiamo la possibilità di utilizzare il proprio metodo come moltiplicatore del talento dei propri giocatori, a patto che questo sia sviluppato e modellato in funzione delle reali caratteristiche e delle esigenze del contesto (giocatori inclusi) in cui si andrà ad operare. Di contro, se si pensa che il metodo stia al di sopra di tutto e sia il mezzo per “modificare” i giocatori, si rischia di inibirli e privarli della possibilità di esprimere il loro massimo potenziale.

Ringraziandovi per aver utilizzato parte del vostro prezioso tempo nel leggere alcuni miei pensieri e considerazioni scaturite da conoscenze ed esperienze vissute sul campo vi lascio con un’ultima domanda….

 Continuando nel nostro personale viaggio, riusciremo a trovare IL metodo?

 

Ringrazio il Prof. G. Vercelli ed il Prof. A. Sacco che, attraverso un coordinamento tenuto durante questa stagione per la società per cui sono tesserato (U.s. Alessandria Calcio) mi hanno orientato verso una prospettiva più completa e fornito nuovi spunti a riguardo.

Commento di Diego Franzoso
E’ stato un viaggio entusiasmante e davvero ricco di spunti quello che ci ha offerto Luca nei suoi 7 articoli. Una rubrica che, francamente, è andata ben oltre le mie più rosee aspettative. Quando Luca mi disse che voleva scrivere delle metodologie più in voga, pensavo più ad un lavoro descrittivo. Ne è uscito invece un approfondimento sugli aspetti più caratteristici di ogni metodologia, (molto) utili all’allenatore per crearsi il proprio metodo.
Grazie Luca e a presto!

 

Foto: http://organizationcode.com

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About Author

Luca Altieri

Luca Altieri, nato a Vigevano (Pv) il 29/10/1984. Allenatore Uefa B e istruttore CONI-FIGC. Ha allenato nei settori giovanili di alcune società di Vigevano e Milano per passare poi, sempre in ambito giovanile, all' A.C. Pavia. Da quattro stagioni allena all' U.S. Alessandria, dove attualmente guida i Giovanissimi Regionali U14.

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