“Creatori di metodo”: alla ricerca del metodo (intro), di Luca Altieri

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“Creatori di metodo”: alla ricerca del metodo (intro)

Crearsi un proprio metodo sta alla base dell’essere allenatore autentico, profondo ed evoluto.
Dobbiamo considerarci come una figura curiosa, rispettosa del passato ma aperta all’innovazione e
in costante sviluppo.

Se è vero che “siamo tutti ladri delle idee altrui”, come sostiene Guardiola, attraverso il viaggio di questa rubrica proveremo a riflettere sugli aspetti caratteristici delle metodologie più affermate, allo scopo di condurre l’allenatore a decidere, in totale autonomia, come rielaborarle ed eventualmente farle proprie, diventando creatori di sé stessi.

“Io utilizzo la Periodizzazione Tattica: si fa tutto con la palla, l’ha inventata Mourinho che mi piace un casino e poi oh, con questa ha vinto in qualsiasi posto in cui ha allenato.”

“La Croce Belga è la metodologia migliore. io la uso perché mette al centro di tutto le qualità individuali del giocatore e infatti il Belgio esporta giocatori in tutta Europa e ha una Nazionale fortissima.”

Con questi due esempi (che probabilmente a molti di noi sarà capitato di sentire) voglio introdurvi a questa nuova rubrica che, come anticipato, si pone l’obiettivo di farvi riflettere sulla possibilità di sviluppare una nostra personale metodologia, che si evolva nel tempo insieme al nostro essere allenatori.

Per fare ciò andremo ad analizzare i tratti caratteristici delle principali metodologie che hanno influenzato il gioco del calcio negli ultimi decenni, con l’intento di trovare spunti utili che ci permettano di modellare i nostri pensieri e le nostre scelte metodologiche in funzione delle nostre convinzioni.

Méthodos: ricerca, investigazione

Il pilastro, la base portante del nostro essere allenatori e di conseguenza della nostra metodologia, è il Metodo, ossia quell’insieme di principi, regole e comportamenti che stabiliamo per far sì che lo sviluppo della nostra attività ci conduca verso gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Dobbiamo innanzitutto pensare al Metodo come a qualcosa di mutevole, che cambia e si evolve nel tempo, in continua ricerca ed investigazione, per fare in modo che le nostre idee e le nostre convinzioni si possano amalgamare al meglio con l’ambiente in cui operiamo (anche i giocatori con cui ci relazioniamo sono parte attiva del contesto/ambiente).

Il Metodo determina l’identità dell’allenatore, lo rende unico e riconoscibile, portandolo ad essere autentico e coerente verso la propria idea di gioco e verso la società per cui opera. Va infatti ricordato come siano le stesse società ad affidare all’allenatore il proprio patrimonio – i giocatori – con le loro esigenze, emozioni e sogni.

Trovare il nostro Metodo è un aspetto fondamentale, che ci permette di affrontare in maniera positiva il passaggio attraverso gli stati che ci portano a diventare allenatore, ovvero:

Tutti noi da bambini abbiamo giocato a calcio e, almeno una volta, ci sarà capitato di farlo in un contesto organizzato, in cui una figura indentificata come “l’allenatore”, decideva che cosa fare durante la settimana, chi e quanto avrebbe giocato durante la partita. Molto probabilmente, nessun bambino avrà mai ragionato sulle motivazioni dell’allenatore riguardo il perché di quelle esercitazioni, non ve n’era la necessità. Si arrivava al campo e si svolgevano le proposte rispettando le regole. Da bambini si sogna di diventare grandi giocatori, non grandi coach! Gli anni e gli allenatori intanto passano, e qualcosa lasciano.

Per diversi di quei ragazzi arriva un giorno il fatidico momento che cambierà il proprio rapporto con il calcio: voglio fare l’allenatore! Sì, ok, ma da dove comincio? Avendo giocato ho un vissuto da cui poter attingere (ecco che gli allenatori hanno lasciato il segno), mi compro due libri e scarico tutti i video di Guardiola da Internet ,così ho tutto ciò che mi serve! Poi si va in campo e iniziano i problemi: gli esercizi non vengono, i giocatori non mi ascoltano, i dubbi e le perplessità si fanno largo. Non si molla. Si sperimenta e si annotano aspetti positivi e correzioni da migliorare ma ci si rende anche conto che al momento non si è pronti, bisogna accrescere le esperienze e le competenze.

Il tempo passa e con impegno, passione e sacrifici, iniziamo a strutturarci come allenatori; cominciamo a padroneggiare le varie competenze che questa figura professionale richiede. Ci sentiamo più sicuri e preparati nel programmare sedute di allenamento, gestire rapporti coi dirigenti e i giocatori, vivere il confronto settimanale con gli avversari in tutte le sue sfaccettature. Tutto ciò comporta però un grande dispendio di energie fisiche, emotive e di tempo. Aleggia tuttavia in noi una certa “rigidità mentale”, che tende a preservare ciò che al momento ci dà sicurezza.

Ora ci siamo, si sgancia il freno a mano! Siamo diventati allenatori più sciolti. Riusciamo a padroneggiare i vari ambiti che ci competono in maniera più efficace ed economica (miglior rapporto energie impiegate-effetto desiderato ottenuto). Abbiamo vissuto esperienze e ottenuto conoscenze che ci permettono di attivare alcuni processi comportamentali e decisionali in maniera automatica, inconsapevole. Questo ci permette di aprire nuovi scenari, di aumentare l’autostima, rendendoci autentici e credibili agli occhi di giocatori, colleghi e dirigenti; ci permetterà di investire (qualora ne si senta l’esigenza) tempo ed energie “risparmiate” in ciò che al momento riterremo più opportuno, per poterci evolvere di nuovo e di nuovo ancora.

Trovare il proprio Metodo è ciò che ci permette di affrontare al meglio questi passaggi obbligatori e fondamentali per poter progredire come allenatori; tenendo ben presente che il Metodo sarà l’unico punto di riferimento che ci garantirà di vivere appieno la complessità del gioco, dandoci la possibilità di perdere il controllo senza il timore di non ritrovarsi più.

Ecco perché diventa fondamentale, per noi allenatori, sviluppare una metodologia personale, che sia coerente ed allo stesso tempo critica con il proprio metodo; che ci consenta di applicarlo in maniera costante e rigorosa ma allo stesso tempo che ci permetta di evolverlo, in quanto noi per primi (in veste di allenatori) dobbiamo possedere il desiderio di essere una figura in costante evoluzione!

 

 

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About Author

Luca Altieri

Luca Altieri, nato a Vigevano (Pv) il 29/10/1984. Allenatore Uefa B e istruttore CONI-FIGC. Ha allenato nei settori giovanili di alcune società di Vigevano e Milano per passare poi, sempre in ambito giovanile, all' A.C. Pavia. Da quattro stagioni allena all' U.S. Alessandria, dove attualmente guida i Giovanissimi Regionali U14.

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