Cross dal Fondo: In Area di Rigore a Uomo o a Zona?

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Palla Laterale, Cross dal Fondo. Disposizione a zona o a Uomo in Area di Rigore

Luglio 2014.

Qualche giorno fa, sulla pagina Facebook di Ideacalcio, da una riflessione che ho proposto, è nato bellissimo confronto dal quale sono emerse due scuole di pensiero differenti.
Ho deciso di raccogliere in questo articolo tutti i commenti degli utenti perché sono emerse considerazioni davvero interessanti che a mio modo di vedere meritavano di essere raccolte in questo scritto.

La domanda iniziale voleva creare un dubbio, provare a smuovere le convinzioni di ognuno di noi.
Quello che è positivo dei confronti è la possibilità di cogliere e imparare qualcosa di nuovo, uscendone magari con qualche convinzione in meno e qualche dubbio in più.

La domanda nasce dall’analizzare una situazione di gioco:

Avversario che si dirige in conduzione verso fondo campo, accingendosi al cross. Cosa chiediamo ai nostri difensori in area di rigore? Di marcare a uomo, seguendo incroci, contromovimenti e smarcamenti, o ci si dispone a zona avendo come principale riferimento la palla??

Si parte con Roberto Saglimbeni:
Il quesito mi intriga molto. Premesso che una squadra prende goal sia se marca a uomo sia se marca a zona, io credo che la marcatura a zona consenta di formare difensori in grado di pensare in maniera complessa (palla, compagno, porta, avversario) e di scegliere tatticamente la soluzione difensiva più corretta. Questo aspetto è importante per non limitare il pensiero di un giocatore, tanto che un bravo difensore abituato alla marcatura a zona è anche capace, in una situazione delicata, di marcare a uomo. In generale, a mio parere la marcatura a uomo tende a limitare il giocatore, dandogli un unico grande punto di riferimento – l’avversario, cosa che in area può anche portare a un calcio di rigore a sfavore. Sono più propenso ad insegnare la marcatura a uomo nel settore giovanile, dove l’uno contro uno dovrebbe essere il pane di ogni seduta. Crescendo un ragazzo è chiamato a collaborare coi compagni e se ha lavorato bene non dimenticherà come si marca un avversario.

Questa la mia risposta:
Non sono d’accordo. Un difensore che sa marcare a zona, non è detto che sappia marcare a uomo e il fatto che non escano più i vari Nesta, Maldini, Cannavaro (ecc.) è la dimostrazione che la scuola difensori in Italia si sta in parte perdendo proprio perché a mio avviso si tende ormai a marcare a zona in ogni situazione. Inoltre non sono nemmeno convinto che la marcatura dia SOLO il riferimento dell’avversario, in quanto la porta e la palla (difesa della porta e presa di posizione) risultano sempre e comunque rilevanti. Io sono per la difesa a zona in generale, mentre su palla laterale e cross, opto al momento per quella a uomo. Son anche d’accordo che dipende dai difensori che abbiamo a disposizione e dalla categoria con cui lavoriamo.

..con Simone Rigato che aggiunge:
Qui sono d’accordo con Diego, la marcatura a uomo è anche sempre meno curata secondo me. Secondo il mio modesto parere anche didatticamente mi è più facile dare indicazioni se una difesa opera a zona sempre e in ogni situazione, senza fargli cambiare atteggiamento in base alla situazione di gioco, quindi su cross dal fondo opto per la difesa a zona.

..con Roberto che conclude dicendo:
Mi pare di capire che ci sono diverse correnti di pensiero e la cosa fa solo bene perché si può sempre imparare e migliorarsi, in fin dei conti è dai tempi di Platone che il dibattito porta conoscenza. Non è vero che in area di rigore non esiste la zona perché il bravo allenatore che vuole marcare a zona e andare alla ricerca della palla sui cross laterali o dal fondo, sa bene cosa insegnare ai suoi difensori e sa dare i giusti riferimenti sfruttando anche una componente essenziale: il portiere e l’area piccola. Detto questo non è sbagliato marcare a uomo, anzi, come ho scritto prima se insegniamo ai ragazzi la marcatura a uomo da piccoli riusciamo poi a dar loro i giusti accorgimenti per gli sviluppi di gioco difensivi. Prendete il Parma di Donadoni o il Genoa di Gasperini e confrontate i piazzamenti delle rispettive difese con quelli dell’inter di Mazzarri e noterete con piacere l’ordine che regna nelle aree di rigore del Parma e del Genoa e il caos apocalittico che genera la marcatura a uomo dell’Inter. Il goal di Chiellini in Juventus – Inter 3-1 ne è la prova. Con questo dico solo che io difendo la marcatura a zona ma cercherei di partire con la marcatura a uomo fin da piccoli per sfornare giocatori completi come Nesta, Cannavaro, Baresi, ecc.

E’ il turno di Antonio Ippolito che aggiunge una considerazione molto interessante.
Credo sia fondamentale capire innanzitutto se stiamo parlando di settore giovanile, scuola calcio, dilettanti o professionisti, il contesto, quindi la qualità dei giocatori fa la differenza. Personalmente, pur giocando con una difesa a quattro schierata a zona, all’interno dell’area di rigore sulla situazione prospettata chiedo la marcatura ad uomo, mi garantisce un miglior controllo dei movimenti dell’avversario.

Antonio Gagliardi Match Analyst per la Nazionale di Prandelli dice:
Ormai la tendenza moderna è quella di andare sugli appoggi in determinate situazioni, fra cui il cross dal fondo. Dopo anni di palla-porta-compagno-avversario in alcune zone di campo si sta ritornando a palla-porta-avversario-compagno.
Guarda anche l’Olanda all’ultimo mondiale.

Sono del parere di marcare a uomo: Jack Flash, Alessandro Bacci, Filippo Baiocchi, Fabio di Domenico, Franco Michielli, Angela Musacchio, Massimo Martinelli, Matteo Giovannini, Ciccio Bomber, Fabrizio Zavagnin, Dario Bianchini, Alessandro Veneziani, Piergiorgio Luppi, Vladimiro Pessa, Patrick Agerde

Un messaggio che merita un approfondimento per chiarezza di contenuti, è quello di Alessandro Castiglia:

“Io sono della corrente di pensiero del marcare a zona nella zona in tutte le parti del campo, solo nell’area di rigore opterei per un marcare a uomo nella zona e mi spiego: quando la palla si avvicina al fondo il primo obiettivo della mia linea è quello di posizionarsi in una diagonale negativa in modo da coprire bene tutta l’area di rigore, con il difensore centrale zona palla posizionato in zona primo palo, il secondo centrale zona dischetto e l’esterno basso opposto in zona secondo palo. Dopodiché ognuno deve occuparsi dell’uomo presente nella sua zona. In questo modo, secondo me, riesco a tenere bene sotto controllo tutti i parametri (palla, compagni, porta, avversario), anche perché secondo una mia personalissima idea, spesso la marcatura esclusivamente a uomo come concetto porta si dei benefici, ovvero che mi permette di tenere sotto controllo i movimenti del mio diretto avversario e di “sentirlo”, ma allo stesso tempo concede a lui un vantaggio, ovvero portarmi dove vuole e magari tirarmi fuori dalla mia zona di riferimento per liberare magari lo spazio per l’inserimento di un terzo uomo.
Questo almeno è il Macro Principio che darei alla mia squadra. Poi dopo si lavora sui principi e sottoprincipi quali possono essere gli appoggi e le posture da adottare o come comportarsi nell’eventualità di una palla dietro e non di un cross ecc. Ovviamente questo è un mio personale modo di vedere questo tipo di situazione. Ognuno difende secondo i principi in un cui crede ed è giusto cosi”.

Dello stesso parere sono Antonio Pessolano:

“Partendo da un dato certo che i difensori hanno una situazione di svantaggio rispetto agli attaccanti poiché i secondi hanno la visione frontale della palla e della porta quindi potrebbero accelerare o decelerare la loro corsa rispetto alla velocità della palla, i primi invece devono badare alla palla alla porta e all’avversario il tutto con una posizione del corpo non ottimale; pertanto ritengo che chiudere il CONO DI PORTA potrebbe essere una soluzione efficace”.

..e Diego Bulgarelli:

Se marco a uomo e trovo un attaccante bravo la palla non me la fa mai vedere, se è vero il concetto che se non la faccio prendere al mio avversario vale il contrario e cioè che anche l’attaccante può impedire al difensore di liberare l’area limitandosi a smorzare il cross lasciando palla libera in area, se marco a zona e vado sempre verso la palla tenendo presente la posizione di partenza di chi attacca per me avrò sempre una percentuale di rischio inferiore”.

Ermanno Leoni è invece del parere opposto:

“Si marca a uomo, tutta la vita a uomo in area. Se trovi un bravo attaccante se marchi a zona ti prenderà sempre il tempo. Do pienamente ragione al commento dove si dice che in area l’importante per il difensore non è prendere necessariamente il pallone ma non farlo prendere all’attaccante e per far questo bisogna marcare a uomo imparando a sentire l’uomo senza incorrere in falli di gioco. Importante come posizionarsi col corpo nella marcatura a uomo in area”.

Una giusta osservazione, assolutamente condivisibile per quanto mi riguarda, è quella che fa Franco Gennaro Calabrese, con un pizzico di “nostalgia”:

“Io penso che di base la marcatura a uomo vada insegnata e che poi con dei bravi allenatori affinare la zona di competenza sia il mix perfetto. Sarà perché ho visto giocare da quando ero piccolo sia Ferrara che Cannavaro, ed entrambi venivano da grandi insegnamenti di marcatura a uomo e poi sono diventati quello che sappiamo. Perciò di base penso che la marcatura debba ancora essere insegnata a uomo, ciò che ha reso l’Italia famosa nel mondo“.

Daniele Manca sottolinea giustamente il lavoro che dev’essere fatto coi giovani:

“Marcare la ZONA di competenza non significa non marcare l’uomo. Se sono in area e sta per partire un cross, la prima cosa da insegnare a un giovane o da pretendere da un giocatore già formato è la giusta posizione, palla-porta-avversario-compagno. In area si duella ecco perché è fondamentale l’uno contro uno a tutte l’età! Un ottimo difensore deve essere in grado di impedire o contrastare la conclusione dopo un cross, aldilà della prestanza fisica. Se in area non si ritorna ad insegnare a marcare a uomo i nostri giovani faranno solo brutte figure!!!

CONCLUSIONI

Da quel che abbiamo potuto leggere sono due scuole di pensiero differenti. Ogni mister è giusto che abbia una propria personalissima idea su come comportarsi in tale situazione.
Ancora una volta sottolineo l’importanza del confronto. Un confronto positivo e costruttivo per la crescita di noi tutti.

 

Credit Immagine: https://sport.virgilio.it/chiellini-cancella-il-mondiale-52456

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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