Migliorare le relazioni Socio-Affettive: “La prigione di mezzo”

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Migliorare le relazioni Socio-Affettive: “La prigione di mezzo”

L’obiettivo di questa rubrica vuole essere quello di proporre diversi giochi (attività ludiche, che dir si voglia) rivolti in particolare al mondo della scuola (sia essa dell’infanzia o media, primaria e secondaria) ma anche a tutte quelle discipline che sono alla ricerca di un momento ludico per rafforzare le relazioni socio-affettive.

“La struttura emotivo-volitiva (il desiderio di raggiungere degli obiettivi) non può prescindere da quella socio-affettiva, l’unico modo per soddisfare la realizzazione personale è subordinarla alle esigenze del collettivo.

Alti livelli d’interazione nell’ambito socio-affettivo generano coesione nel gruppo”.

(Marco Monteleone)

“Quest’atto di rinuncia individuale e acquisizione collettiva, apre al giocatore di sport di squadra un mondo di nuove necessità affettive verso i propri compagni di squadra, con i quali condividere i successi e le sconfitte

(Seirul-lo, responsabile metodologico del F.C. Barcellona)

 

Nell’articolo di oggi vi presento un’attività che può essere inserita nella fase di attivazione e utile a mio avviso a rafforzare le relazioni socio-affettive. SI tratta di un gioco, rivolto a mio avviso a tutte le categorie dell’attività agonistica; con l’attività di base semplificherei alcune regole.

Se da un lato mi riconosco una buona capacità nel creare le esercitazioni in base all’obiettivo che voglio allenare, dall’altro sono negato per trovare nomi di fantasia per i giochi che invento. Il gioco di oggi l’ho chiamato: “la prigione di mezzo“. Il titolo tuttavia non mi convince molto; per questo rimango a disposizione per eventuali altri suggerimenti.

“La prigione di mezzo” è l’evoluzione di “Ruba tesoro“, gioco pubblicato per la prima volta su Ideacalcio nel 2013.

Giocatori tutti coinvolti. Formiamo due squadre.

Il campo di gioco viene delimitato piuttosto grande, di dimensioni variabili a seconda del numero di giocatori in gioco. Questo viene poi diviso in due metà e al centro di esso viene delimitato un rettangolo (la prigione di mezzo). Subito oltre le due linee di fondo campo vengono posizionati 5 coni (in alternativa possiamo utilizzare anche delle casacche ma il cono è più ingombrante da trasportare -> cosa che considero un vantaggio in questo gioco) di due colori diversi.

Ogni squadra inizia nel proprio campo di gioco.

L’obiettivo del gioco è impossessarsi – portandoli alla propria linea di fondo – di tutti i coni della squadra avversaria conservandone almeno uno dei propri.

Come?

Bisognerà entrare nel campo avversario e raggiungere la linea di fondo campo evitando di essere presi dalla squadra avversaria. Chi viene toccato finisce in prigione (poi vedremo le sorti dei prigionieri).

Chi riesce a raggiungere la linea di meta della squadra avversaria è momentaneamente salvo; a questo punto prende un cono e dovrà ritornare al proprio campo attraversando il campo rivale evitando di essere preso (chi viene toccato finisce in prigione – dove lascia il cono che stava trasportando? Questo viene riportato dai difensori nella propria linea di fondo o, in alternativa, viene lasciato nel punto in cui si è stati presi).

Per quanto riguarda i prigionieri: quando vi sono due prigionieri, questi si prendono per mano ed entrano nel campo avversario per prendere un giocatore. Chi tra i due prigionieri tocca l’avversario, si libera e torna al proprio campo, mentre il compagno finisce nuovamente in prigione in attesa di legarsi per mano con un altro prigioniero. Il giocatore che è stato preso dai prigionieri finisce invece nella prigione avversaria.

Il numero di regole, come vedete, è già abbastanza numeroso. Per questo motivo ho scritto che con l’attività di base valuterei di adattarne alcune. A queste poi, ne possono aggiungere altre.

  • in entrambe le metà campo vengono posizionate un paio di “meduse” – cuscinetti propriocettivi. Fintanto che si rimane sopra di essi non si potrà essere presi 
  • sulle linee di fondo viene posizionata una porta al centro. Se il giocatore riesce a raggiungere la linea di meta attraversando la porta, ha diritto di tornare al proprio campo (dopo aver preso il cono) senza poter essere preso 

Considerazioni

Iniziare l’allenamento con un gioco, anche extra-calcistico, crea sicuramente entusiasmo e suscita quelle emozioni di cui tanto c’è bisogno negli sport di squadra.

Il saper collaborare, legandosi per mano, stabilendo i ruoli dei componenti (chi attacca? chi difende?) e le strategie per arrivare al successo, non è un obiettivo certamente catalogabile tra quelli “banali”.

 

Foto: http://m-api.allfootballapp.com

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali Élite dell'AC Este

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