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Il divieto del colpo di testa nel settore giovanile: scienza, regolamento e soluzioni pratiche per l’allenatore

3 Agosto 2026

Il divieto del colpo di testa nell’attività di base, introdotto in questa stagione dal Como 1907 su impulso di Raphaël Varane, risponde alla necessità di proteggere i giovani calciatori dai microtraumi cerebrali cumulativi. Per i tecnici, questa scelta impone una profonda revisione metodologica: occorre preservare la salute dei ragazzi senza compromettere la loro capacità di gestire le traiettorie aeree in gara.

Perché il Como ha deciso di vietare i colpi di testa nell’attività di base?

Il Como 1907 ha introdotto questo divieto radicale per eliminare gli impatti evitabili al cranio nelle età in cui il cervello è in pieno sviluppo embrionale e strutturale, stimolando al contempo una filosofia di gioco interamente focalizzata sul controllo a terra. La decisione, guidata dal membro del Board of Education Raphaël Varane e dal responsabile dello sviluppo Osian Roberts, prevede un protocollo rigidissimo suddiviso per categorie. Nelle squadre Under 10 e Under 11 il colpo di testa è totalmente bandito sia nelle sedute di allenamento sia durante le partite ufficiali. Per fare in modo che il gioco non subisca l’influenza delle traiettorie aeree non controllate, i calci d’angolo e le rimesse laterali in queste categorie vengono battuti rasoterra, trattando il pallone con i piedi come avviene nei calci di punizione indiretti. La transizione diventa graduale solo a partire dall’Under 12, categoria in cui è concessa una sola sessione di allenamento al mese con un tetto massimo di cinque colpi di testa per calciatore. Nell’Under 13 la frequenza sale a una sessione settimanale, mantenendo lo stesso limite di cinque impatti a seduta, ma vietando rigorosamente il gesto durante le partite ufficiali. Oltre ai limiti numerici, il protocollo impone ai tecnici di evitare esercitazioni ripetitive sprovviste di una reale finalità tattica e vieta tassativamente l’utilizzo di palloni eccessivamente gonfi o pesanti.

Cosa dice la scienza medica sui rischi neurologici del colpo di testa nei bambini?

La letteratura medico-scientifica evidenzia che l’impatto ripetuto del pallone contro il cranio produce forze di accelerazione e decelerazione capaci di generare microtraumi cerebrali cumulativi, noti come colpi sub-concussivi. Il trauma sub-concussivo è un impatto cranico che, pur non manifestando i sintomi clinici immediati di una commozione cerebrale (come stordimento o perdita di coscienza), provoca alterazioni microscopiche transitorie o permanenti a livello microstrutturale e funzionale del tessuto nervoso. Nei bambini e nei giovani calciatori il rischio è amplificato a causa di fattori anatomici precisi: i muscoli del collo sono meno sviluppati e non riescono ad assorbire l’energia cinetica dell’impatto, la scatola cranica è più sottile e il cervello è in una fase critica di mielinizzazione. Gli studi neuroscientifici a lungo termine collegano la reiterazione selvaggia di questi microtraumi a patologie neurodegenerative severe in età adulta, tra cui l’encefalopatia traumatica cronica (CTE). Proteggere i bambini eliminando l’esposizione non necessaria al trauma nei primi anni di attività motoria riduce in modo drastico la probabilità di sviluppare deficit cognitivi, problemi di memoria e alterazioni comportamentali nel corso della vita futura.

Quanti colpi di testa si fanno davvero in una partita del settore giovanile?

I dati epidemiologici ufficiali dello UEFA Heading Study dimostrano che l’incidenza reale del colpo di testa nelle partite dei bambini è estremamente bassa, confermando che il gesto non è statisticamente dominante nell’attività di base. Lo studio, condotto su 480 partite e 312 sessioni di allenamento in otto paesi europei, ha quantificato la frequenza media dei colpi di testa per singola partita e per singolo allenamento.

Categoria d’etàMedia colpi di testa in partita (per squadra)Media colpi di testa in allenamento (per sessione)
Under 108.8 colpi di testa21.3 colpi di testa
Under 1218.4 colpi di testa35.8 colpi di testa
Under 16 (Femminile)17.7 colpi di testa34.1 colpi di testa
Under 16 (Maschile)35.5 colpi di testa45.0 colpi di testa

L’analisi dei dati mette in luce un paradosso metodologico: la frequenza oraria dell’impatto è superiore negli allenamenti dei bambini rispetto a quelli dei ragazzi più grandi, esponendo i piccoli a carichi di microtraumi inutili durante la settimana. Lo studio evidenzia inoltre che l’80% dei colpi di testa in partita avviene in forma intenzionale e isolata, mentre i duelli aerei rappresentano solo il 12% del totale. Il contatto avviene per il 71% dei casi sulla zona frontale del cranio e la distanza coperta dal pallone prima dell’impatto è inferiore ai 5 metri nel 42% delle situazioni osservate. Nelle partite monitorate sono stati registrati solo 3 infortuni alla testa complessivi (tutti dovuti a collisioni fortuite contro i pali o contro un avversario), mentre nelle sessioni di allenamento non si è verificato alcun trauma acuto, a dimostrazione del fatto che il pericolo principale risiede nell’accumulo silenzioso degli impatti quotidiani e non nell’infortunio macroscopico.

Come impatta il divieto dei colpi di testa sullo sviluppo tecnico e decisionale del giocatore?

L’eliminazione del colpo di testa costringe i giovani calciatori a elaborare soluzioni rasoterra, incrementando il numero di tocchi totali, la precisione nei passaggi e la rapidità nelle scelte tattiche. Quando la traiettoria aerea viene esclusa dalle opzioni di sviluppo del gioco, i difensori e i centrocampisti non possono più rifugiarsi nel rilancio lungo o nella respinta cieca di testa. Questo vincolo metodologico stimola la capacità di orientamento del corpo, il controllo orientato con il petto o con la coscia e la continua ricerca di linee di passaggio pulite. Dal punto di vista cognitivo, i ragazzi imparano a scansionare lo spazio circostante con maggiore frequenza (scanning visivo) per intercettare il pallone prima che si alzi o per posizionarsi correttamente sulla traiettoria di caduta della sfera. La scelta del Como non è quindi soltanto una misura di tutela medica, ma si configura come una precisa strategia didattica volta a formare calciatori moderni, tecnicamente evoluti e abituati a dominare il gioco attraverso il palleggio e il pensiero rapido.

Il dilemma del sabato: cosa succede in partita se la squadra avversaria lancia lungo?

Il timore diffuso che i ragazzi si trovino impreparati o spaventati di fronte ai lanci alti delle squadre avversarie che non applicano il divieto rappresenta la principale perplessità dei tecnici sul campo. Se un allenatore vieta l’uso della testa durante la settimana ma la competizione del fine settimana ne consente l’utilizzo, si genera un cortocircuito competitivo e formativo. Su un calcio d’angolo o su una punizione laterale a sfavore, un giocatore che non ha mai valutato il tempo di volo di una palla alta subirà passivamente l’iniziativa dell’attaccante avversario, rischiando di subire gol o di impattare la sfera in modo scoordinato e pericoloso. Nella mia esperienza diretta con le categorie della scuola calcio, ho notato che la risposta a questa problematica non risiede nel ripristinare i colpi di testa traumatici, bensì nell’insegnare ai calciatori come dominare la traiettoria aerea modificando la postura e la posizione delle gambe. La vera soluzione consiste nel focalizzare l’insegnamento sul posizionamento e sulla rimozione anticipata del problema: i difensori devono imparare a marcare in anticipo sul lungo, a utilizzare il corpo per ostacolare l’avversario in modo lecito prima del salto e a leggere la parabola per intervenire in caduta con i piedi o con il corpo.

Come allenare la destrezza aerea in sicurezza senza colpire la palla di testa?

Per sviluppare il senso del tempo e dello spazio nei bambini senza stressare la scatola cranica, l’allenatore deve proporre esercitazioni coordinative che escludano l’impatto con palloni standard. La coordinazione aerea è la capacità del sistema motorio di calcolare la traiettoria di un oggetto in volo e di organizzare il movimento del corpo nello spazio per intercettarlo efficacemente. Per fare questo nelle primissime fasce d’età, è fondamentale ricorrere all’utilizzo di palloni ultraleggeri in gomma piuma, palloncini gonfiabili o palline da tennis e da ritmica. Questi strumenti modificano la velocità di caduta e annullano l’energia cinetica dell’impatto, permettendo al bambino di concentrarsi solo sugli aspetti motori del gesto.

Esercitazione pratica: la caccia alle traiettorie aeree

Obiettivo: valutazione del tempo di volo della palla, scanning visivo e coordinazione oculo-manuale e oculo-podalica.

Area di gioco di 15×15 metri. I giocatori sono divisi a coppie: il giocatore A è in possesso di un pallone leggero in gomma o di una pallina di spugna, il giocatore B si posiziona a 4 metri di distanza.

Il giocatore A lancia la palla verso l’alto variando l’altezza della parabola. Il giocatore B deve correre verso il punto di caduta previsto e, a seconda dell’indicazione del tecnico, eseguire uno dei seguenti compiti senza mai colpire di testa:


👉 bloccare la palla tra le mani effettuando un salto nel punto più alto della traiettoria;

👉 far rimbalzare la palla a terra e posizionarsi immediatamente dietro di essa per controllarla con l’interno del piede;

👉 intercettare la traiettoria direttamente al volo utilizzando la coscia o il petto, per poi depositare il pallone a terra.

Varianti: inserire un difensore passivo che si muove vicino al ricevente per creare disturbo visivo, obbligando il giocatore B a guardare sia la palla sia l’avversario prima del controllo.

Errori frequenti e correzioni: il difetto più comune è l’errata lettura del tempo di volo, che porta il bambino a correre troppo avanti o a rimanere piantato sulle gambe. L’allenatore deve correggere il movimento stimolando continui piccoli passi di aggiustamento (settling steps) prima dell’arrivo del pallone.

Quali sono le linee guida pratiche per introdurre il colpo di testa in modo controllato?

Quando i calciatori completano il percorso dell’attività di base ed entrano nelle categorie agonistiche (dai 14 anni in poi), l’introduzione del colpo di testa deve seguire una progressione didattica rigida e scientificamente validata. L’insegnamento del colpo di testa non può essere improvvisato, ma deve procedere attraverso step sequenziali incentrati sulla tecnica esecutiva e sul potenziamento muscolare.

  1. Utilizzo di palloni a pressione ridotta: Le prime sessioni reali devono essere condotte utilizzando palloni specifici alleggeriti (peso ridotto del 20-30% rispetto ai modelli regolamentari) o palloni da pallavolo morbidi, riducendo la forza di impatto frontale e prevenendo l’insorgere della paura del dolore nel ragazzo.
  2. Apprendimento della postura e del colpo di frusta: Prima di lanciare palloni da lunghe distanze, il gesto va memorizzato con la palla tenuta tra le mani dello stesso calciatore o del compagno. Il focus deve essere posto sull’irrigidimento dei muscoli del collo, sul corretto posizionamento delle braccia aperte per proteggersi e sull’utilizzo del tronco come principale motore del movimento, evitando che la testa subisca passivamente l’impatto della palla.
  3. Potenziamento della muscolatura cervicale: Gli allenatori e i preparatori atletici devono inserire nelle routine di riscaldamento esercizi isometrici e di mobilità per il collo. Rinforzare i muscoli sternocleidomastoidei e i trapezi è l’unico strumento biologico reale per consentire al giovane atleta di dissipare l’energia cinetica dell’impatto una volta che si troverà a giocare con palloni regolamentari nel calcio dei grandi.

Conclusioni

Il percorso tracciato dal Como 1907 segna un punto di svolta inevitabile nella metodologia dell’allenamento giovanile in Italia, allineando il nostro movimento alle storiche decisioni della federazione statunitense e di quella inglese. La vera sfida per gli allenatori non consiste nel lamentarsi delle restrizioni o nel temere le conseguenze della partita della domenica, ma nell’abbracciare il cambiamento come un’opportunità di crescita qualitativa del talento. Nel calcio del futuro, i centimetri e la pura forza fisica nei duelli aerei cederanno sempre più il passo alla rapidità di lettura, al posizionamento preventivo e alla pulizia tecnica nello stretto. Educare i bambini a giocare esclusivamente con la palla a terra nei primi anni di attività significa gettare le basi per una generazione di calciatori più intelligenti, sani e pronti a dominare il gioco attraverso la via più nobile del calcio: l’intelligenza motoria.

BIBLIOGRAFIA

  • Beaudouin, F., et al. (2020). The UEFA Heading Study: Heading incidence in children’s and youth’ football (soccer) in eight European countries. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 30(8), 1506-1517.

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