Ripresa sarà sinonimo di Passione?

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Ripresa sarà sinonimo di Passione?

Alcune settimane fa ho cominciato a confrontarmi con alcuni amici allenatori su cosa ci aspetterà alla ripresa degli allenamenti; un momento ad oggi non precisamente decifrabile in una data ma che, con gli scongiuri del caso, potrebbe far capolino ad agosto.

Volendo tralasciare in questo articolo le difficoltà economiche che ha portato con sé questo dannato virus – che ha finito per mettere in ginocchio moltissime società – così come le restrizioni con le quali sicuramente dovremmo convivere per mesi e mesi (soprattutto considerando che una seconda ondata del COVID-19 è pressoché una certezza per l’autunno), vorrei oggi soffermarmi sugli aspetti più strettamente di campo.

Un collega allenatore in questi giorni mi ha scritto chiedendomi consiglio su come affrontare il prossimo periodo pre-agonistico dal punto di vista prettamente fisico, considerato che i ragazzi (se si riprenderà effettivamente ad agosto) saranno fermi da 6 mesi.

Qui nasce la prima considerazione: con “fermi”, intendiamo proprio FERMI! Oltre al periodo di lockdown, in cui praticamente non si poteva uscire di casa (quale alibi migliore per non allenarsi da soli tra le mura domestiche), i restanti mesi, comunque di restrizioni, sono quelli che ci portano verso quello che normalmente viene definito come periodo transitorio.

Tralasciando i luoghi comuni, se fino a 20 anni fa l’estate era il periodo migliore per affinare le proprie abilità, con pomeriggi interi passati a giocare con gli amici, oggi rappresenta per moltissimi il distacco totale dall’attività sportiva. Da questa considerazione si evince quindi come, alla ripresa dell’attività (che “speranzosamente” per il resto dell’articolo considereremo in agosto), potremmo ritrovarci di fronte a numerosissimi problemi e grosse sorprese.

Per quanto riguarda proprio la condizione fisica (appena citata), francamente credo sia l’ultimo dei problemi. Con un mese a disposizione e allenandosi con tutti i buoni propositi possibili, son piuttosto convinto che rivedremo presto i giocatori allenarsi ad intensità molto simili a quelle pre-covid. Ciò che mi preoccupa maggiormente è ben altro…

Uno degli aspetti che più mi incuriosisce è quello legato alla struttura tecnica. Con sei mesi lontani dai campi, i giocatori che confidenza avranno mantenuto con l’attrezzo?

Un amico, che è riuscito in giugno ad organizzare un paio di allenamenti  con la sua squadra (puramente tecnici, vista l’ordinanza che vietava gli sport di contatto), mi ha confermato di come fosse piuttosto evidente lo scadimento tecnico generale e di come alcuni fossero davvero a disagio nel toccare il pallone. La prima difficoltà con la quale probabilmente ci ritroveremo faccia a faccia è quindi quella legata a carenze nel dominio dell’attrezzo. Seppur potremmo parzialmente pensare di metterci una “toppa”, consegnando ai ragazzi un programma utile in tal senso e da eseguire a casa in avvicinamento alla ripresa, non potremmo essere comunque sicuri nell’affermare che nel primo periodo non assisteremo ad evidenti strafalcioni nel trattare la palla con le giuste attenzioni che merita.

Paradossalmente e di contro, sono altrettanto curioso di vedere se le consegne affidate durante la quarantena hanno sortito qualche effetto positivo…

Come tanti di voi, pure io ho approfittato della pausa anticipata per mandare alcuni video da realizzare a casa; utili a parer mio più per far sentire la nostra vicinanza quanto piuttosto per incrementare il proprio bagaglio tecnico. La sorpresa è stata vedere come alcuni, che nelle dinamiche del gioco avrei definito come “elementi carenti tecnicamente”, riuscissero a riproporre i compiti consegnati con grande naturalezza.

A tal proposito leggevo come un collega allenatore raccontasse di aver lavorato moltissimo a casa con suo figlio, quasi sorprendendosi dei miglioramenti che questi acquisiva giorno dopo giorno. Ciò che però deve far riflettere è la considerazione successiva: “una volta tornato a giocare con gli amici, sono riemersi tutti i limiti di un tempo“.  Se da un lato vorremmo tutti aver a che fare con genitori così onesti intellettualmente, dall’altro non deve sorprendere il commento.

Partendo dal presupposto che tante volte sbagliamo e generalizziamo nell’associare molti errori a carenze tecniche che invece potrebbero essere “figli” di limiti percettivi o cognitivi, il pensiero del collega deve diventare un monito sull’esigenza di allenare il più possibile dentro alla complessità, non separando le sue strutture.

Disponendo di due squadre nel corso di questa stagione (u10-u14), nel raccogliere i video di oltre 30 giocatori, mi sono talvolta sorpreso di come alcuni, apparentemente in difficoltà, fossero completamente a loro agio nell’eseguire una gestualità tecnica su un cono o un bidone della spazzatura. Una delle perplessità con cui però arriverò ad agosto è se saranno in grado di riprodurle nelle dinamiche gioco!

Un’altra riflessione è quella legata allo sviluppo fisico dei nostri giocatori, soprattutto in quelle categorie che, fisiologicamente, si caratterizzano per incrementi staturali (statura) e ponderali (peso); come ad esempio quelle Esordienti e Giovanissimi.

Con ragazzi che in nove mesi possono guadagnare fino a 10 centimetri e oltre 10 kg di massa muscolare (questi i dati maggiori che ho rilevato nel corso delle diverse stagioni), è facile intuire come sei mesi siano un lasso di tempo sufficientemente lungo per ritrovarsi con giocatori profondamente cambiati. Crescita, infatti, in alcune occasioni può essere sinonimo di squilibrio – con conseguenti difficoltà coordinative e talvolta pure tecniche – e in altre, di ragazzi che sviluppano naturalmente capacità condizionali che fino a poco tempo prima faticavano ad esprimersi nel gioco.

Per le società (che fanno selezione) subentra quindi il forte rischio di prendere cantonate gigantesche, con valutazioni di cui magari pentirsi dopo un paio di mesi. Se è vero che ad agosto si riparte sempre e tutti alla pari (o almeno così dovrebbe essere), non vi nascondo che ho una certa curiosità nel capire come il tempo potrà aver appianato alcuni valori o averne ingigantito altri.

Davide contro Golia. Foto: https://zarkfeller.artstation.com

“Prova a parlare con mio figlio. Lo vedo apatico, svogliato. Sempre in casa”

Questo messaggio, con parole più o meno simili ma col medesimo concetto, mi è arrivato da alcuni genitori, tutti allarmati dalla condizione di apatia dei figli. Due mesi segregati più o meno in casa, hanno reso piuttosto chiaro il significato di distanziamento sociale e rese ancor più evidenti le difficoltà comunicative degli adolescenti (e pre-adolescenti).

Il timore che ho, è che ci troveremo di fronte a ragazzi ancor più incapaci di socializzare e comunicare, che alle prime difficoltà preferiranno chiudersi in se stessi, nella propria cameretta, scaricando le proprie pulsioni in un videogames alla moda, convinti di non essere capiti o ascoltati.

“Sarà un disastro preannunciato”? 

Niente affatto!

Nei vari dibattiti che ho alimentato durante la didattica a distanza (negli istituti superiori), siamo finiti a parlare di Passione. Se è vero che buona parte degli studenti l’ha riconosciuta fondamentale per continuare a praticare sport in età adolescenziale, in pochissimi sono riusciti ad attribuirvi un significato convincente.

Il dizionario indica la Passione (dal latino passio, derivato di passus, participio passato di pati “soffrire”) come un sentimento intenso e perturbante, un’inclinazione viva e di grande interesse; ciò nonostante, mi piace definirla come un “FUOCO CHE BRUCIA DENTRO“, che possiamo decidere, giorno dopo giorno, di continuare ad alimentare (anche grazie all’aiuto delle persone che ci circondano) o di spegnere pian piano.

Come ogni agosto infatti, tutti i ragazzi cominciano la stagione coi migliori propositi possibili e inimmaginabili, dichiarando che tra i loro obiettivi vi è quello di migliorare sempre di più. Sarà per l’inizio di una nuova avventura o sarà che gli impegni scolastici sono quasi totalmente assenti fino a fine settembre, sta di fatto che agosto e settembre sono per davvero i mesi dove personalmente riesco a percepire maggior entusiasmo.

Per rimanere in tema, durante la quarantena ho proposto ai ragazzi un paio di questionari. Il secondo in particolare, voleva testare il polso sulle volontà dei giocatori in vista della prossima stagione. Se è vero che tutti hanno indicato in MOLTISSIMO la mancanza del calcio e della partita, alla domanda successiva, “quanto ti sono mancati gli allenamenti“, un paio di elementi han risposto ABBASTANZA (gli altri MOLTISSIMO). Partendo da questa apparente “piccola” ma significativa sfumatura, è impossibile non sottolineare come il calcio, o meglio, lo Sport in qualsiasi disciplina, nel suo divertimento presupponga anche fatica e sudore.

Se è vero che partita, allenamenti, spogliatoio, amici e confronto sono mancati, le sensazioni negative lontani dal campo andranno ricordate anche quando il “gioco si farà duro”: quando occorrerà sapersi organizzare con lo studio per conciliare scuola e sport, quando fango, freddo e intemperie potrebbero scoraggiarci ad uscire dalla porta di casa, o quando sarà il momento di rimboccarsi ancor di più le maniche, perché magari vi sarà un compagno che starà meritando più di noi di giocare.

E’ per questo che mi son chiesto se “ripartenza sarà sinonimo di passione”…

Ora che l’entusiasmo è altissimo e tutti fremono per tornare presto sul campo, la speranza è che questa dannata sosta forzata abbia riacceso tanti fuochi, desiderosi di essere alimentati. 

Desiderosi di ardere! 

 

 

Foto: https://www.ilpost.it

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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