La mia Idea di Programmazione

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La mia Idea di Programmazione

“Mi puoi mandare/preparare/inviare una programmazione annuale per la categoria Piccoli Amici/Pulcini/Esordienti/Giovanissimi/Allievi/Juniores?”.

E’ senza dubbio questa una delle domande più gettonate nei mesi di Agosto e Settembre.
La mia casella di posta viene infatti tempestata di messaggi che chiedono programmazioni più o meno dettagliate. Ho quindi deciso di scrivere questo articolo per cercare di spiegare cosa significhi per me Programmare, nel tentativo di stimolare il confronto, la curiosità e lo studio verso un approccio metodologico differente.

  • Il Periodo Pre-Agonistico

La prima considerazione è quella legata al periodo pre-agonistico (o precampionato); sperando sia quanto meno argomento rivolto esclusivamente alle categorie dell’attività agonistica.

Sorrido quando nel 2020 mi imbatto ancora sul web nelle tradizionali preparazioni precampionato.
C’è veramente ancora chi crede che quel mese che precede il primo impegno ufficiale possa servire per “mettere benzina nella gambe e pedalare fino a fine stagione”? Non sarebbe forse più corretto parlare di periodo pre-competitivo?

«Penso sia impossibile, in un mese, riempire il serbatoio di un giocatore per un’intera stagione. Impossibile. I preparatori, invece, continuano a puntare sull’importanza del precampionato dal punto di vista fisico. Fare allenamenti doppi e tripli per due settimane non è utile ai giocatori. La conseguenza è un affaticamento che pagheranno per le prime cinque partite di campionato. Per me è necessario prepararsi esclusivamente per la prima partita del campionato. Poi per la seconda … e così via. Non è possibile effettuare una preparazione precampionato di due settimane senza toccare il pallone». Paco Seirul-lo (Preparatore fisico e metodologo del Barcellona per 25 anni)

Purtroppo questo periodo viene ancora visto da molti come un momento chiave, e sarebbe anche vero se si intendesse sfruttare il grande tempo a disposizione per allenare la squadra dal punto di vista tecnico-tattico-fisico-mentale al fine di acquisire quei principi di gioco che daranno vita al Modello di Gioco. Purtroppo la realtà è un’altra; anche se le cose sembrano stiano gradualmente cambiando.

Come può poi una programmazione precampionato tarata per un gruppo di Allievi, calzare a pennello per un’altra squadra di Allievi?

  • Abbiamo analizzato le capacità dei nostri giocatori?
  • Abbiamo analizzato il contesto in cui operiamo?
  • Abbiamo valutato che tipo di condizione fisica dovrà necessariamente avere la nostra squadra per sostenere il nostro modello di gioco?

Il periodo pre-agonistico è in definitiva un momento importantissimo, da vivere possibilmente con qualche ritiro (anche breve), utile per conoscersi meglio (quasi vitale soprattutto coi nuovi gruppi) e instaurare con tutti gli elementi forme di dialogo e giorni interi passati assieme.

In questa fase della stagione parto dall’idea di preparare la squadra per il primo impegno ufficiale, preoccupandomi di quello successivo nei giorni solamente susseguenti.

Ritengo sia estremamente importante arrivare alla prima gara con una quanto meno sufficiente preparazione a 360°, dando a tutte le strutture del giocatore la stessa importanza.

Trovo sia abbastanza banale – anche se osservo che c’è ancora chi lo pensa – e riduttivo pensare che quelle 3-4 settimane che precedono il campionato possano servire per prepararsi per i prossimi 4 mesi, fino al famoso “richiamo invernale” che, secondo gli “esperti”, permetterà di tirare avanti per i prossimi 5 mesi.

  • Da dove parte la Programmazione

Lo dico sempre, ad ogni incontro formativo: “il copia e incolla è sempre molto pericoloso“.
Potrebbe suonare come una contraddizione detta da chi in un anno pubblica oltre 300 articoli, ma non lo è, visto che l’obiettivo è quello di condividere idee che possano essere migliorate dagli spunti dei lettori.

Prendere un programma fatto da ALTRI e trasferirlo nella propria realtà senza essersi posti le considerazioni viste poco fa, credo sia uno dei più grandi errori che possiamo commettere come allenatori.

Ogni programmazione deve cominciare dall’analisi della situazione di partenza, dalle conoscenze e abilità già in possesso dei nostri giocatori e, se possibile, disponendo di un quadro generale di ciò che è stato svolto nel corso della stagione precedente.

Diverse volte mi capita di vedere o leggere programmi dettagliati da seguire come oro colato, allenamento dopo allenamento, che coprono l’intera stagione sportiva.

Sono tuttavia troppe le variabili che possono insorgere nel corso della stagione per poter pensare di decidere a priori quali saranno gli obiettivi mese per mese.

Ipotizziamo che il mese di Novembre sia dedicato al passaggio e al tiro in porta. In questo mese, vuoi per un alto numero di malattie, vuoi per alcuni infortuni, vuoi per impegni scolastici, la squadra non riesce quasi mai ad allenarsi a ranghi completi e buona parte del gruppo perde un terzo o la metà degli allenamenti.

Come pongo rimedio? Sposto l’obiettivo al mese successivo? E l’obiettivo del mese successivo quando lo farò? A questo punto che fare? Diamo comunque per assodati gli obiettivi tecnici che ci eravamo prefissati per questo mese, o valutiamo che forse è il caso di porre rimedio alla nostra iniziale programmazione?

La seconda soluzione è certamente la più corretta, visto che buona parte del gruppo ha perso diversi allenamenti, non potendo apprendere e perfezionare gli obiettivi desiderati.

Queste difficoltà ad agosto non si possono prevedere e pensare di pianificare l’attività per i prossimi dieci mesi lo reputo, personalmente, poco funzionale e pratico.

Un giorno un collega mi disse: “ma nella Scuola Calcio è diverso, non ci sono tutte queste problematiche”.

Ogni squadra ha una “vita” propria e nel corso della stagione l’imprevedibile, in positivo o negativo, vi sarà sempre. Pensiamo ad esempio alle variabili legate alle condizioni del terreno di gioco e/o al maltempo, che possono far saltare numerosi allenamenti, alle numerose influenze; ma anche ad un gruppo particolarmente recettivo e che apprende più velocemente di quanto avevamo previsto.

Credo poi che il giocatore, a qualsiasi età, abbia bisogno di essere costantemente sollecitato su tutte quelle che sono le sue necessità. Non sono perciò favorevole a tutti quegli approcci separatisti, che separano in compartimenti stagni i fondamentali del gioco (a settembre il passaggio, a ottobre la conduzione, a novembre il tiro, ecc.).

Il gioco è il vero Maestro. Al suo interno vi è tutto quello di cui necessità il giocatore.

  • Obiettivo Programmazione

Preferisco concentrarmi su dei macro-obiettivi da raggiungere a fine stagione e su questi costruirmi di settimana in settimana la mia programmazione.

Significa essere disorganizzati? Mi sento tranquillamente di dire di no. L’importante è avere una strada da seguire, una meta; sapere dove vogliamo andare e come arrivarci.

  • Puntare sul miglioramento del singolo giocatore

Ogni calciatore, al termine della stagione, deve essere migliorato. Un giocatore che ad agosto lo conosciamo con delle competenze e abilità, a giugno non può essere lo stesso giocatore. “Migliorare” non fa riferimento alla sola struttura tecnica, forse la più intuitiva da riconoscere e perseguire, bensì anche alle strutture Tattica, Fisica e Mentale.

  • Cercare di tirar fuori da ogni elemento il suo massimo potenziale

Non tutti i giocatori “sono bravi allo stesso modo”. Il ruolo dell’allenatore è però quello di massimizzare le loro potenzialità, far sì che riescano ad esprimersi per quello che è il loro reale valore, senza dover “castrare” qualcuno in inutili tatticismi o restrizioni.

  • Il singolo, come parte del collettivo, deve poter esaltare le sue potenzialità

Il calcio è un gioco di squadra e va giocato ed interpretato come tale (a qualsiasi età). Ogni giocatore deve essere libero di potersi esprimere rispettando i compagni e il bene della squadra. Un giocatore che in campo gioca per sé stesso, per apparire magari agli occhi della famiglia o del procuratore di turno, ben presto finirà per recare un danno ai propri compagni.

Noi allenatori siamo chiamati a mettere tutti i giocatori nelle condizioni di potersi esaltare, di mettere le loro abilità e competenze al servizio del gioco.

  • Far divertire e appassionare. Il Calcio è innanzitutto un Gioco

Personalmente ritengo che noi addetti ai lavori ci mettiamo parecchio del nostro per far perdere la voglia di giocare ai nostri atleti, finendo per far scemare quella loro voglia di divertirsi che li accompagnava fin da bambini.

Mi piace infatti pensare che se un ragazzo sceglie di venire a giocare a calcio è innanzitutto perché si diverte. “Se ci gioco è perché mi piace e mi fa stare bene”.

Nel momento in cui viene meno questa condizione essenziale, stiamo sbagliando qualcosa.

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Infine c’è quel macro-obiettivo scritto in blu: Educare al Gioco. Per qualcuno vuol dire tutto, per altri nulla; ma magari ne parleremo in un prossimo appuntamento.

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In quest’ottica il ruolo dell’allenatore diventa estremamente più complesso. Provate ad immaginarvi un viaggio, in cui prima di partire vi forniscono le esatte indicazioni per arrivarci (vie, incroci, semafori, autostrade, pedaggi, ecc.); peccato che conoscevate già la meta perché ci eravate già stati.

E’ una metafora forse per qualcuno un po’ strana ma che per me spiega bene che significhi allenare leggendo il contesto. Magari a quella meta l’anno scorso ci siamo arrivato prendendo una semplice superstrada, mentre in questa stagione, con un gruppo completamente diverso, dovremo percorrere anche qualche strada di campagna.

Fondamentale è conoscere le vie, avere l’esperienza per modificare eventualmente il tragitto, scegliendo quello più idoneo a questo viaggio.

Chiudo con un’ultima riflessione. Si sente ancora troppo spesso parlare di picchi di forma e di metodo tradizionale, che scinde gli obiettivi e separa il gioco. Ma il giocatore non è forse un organismo indivisibile che necessità di un’ottima preparazione tecnica, tattica, mentale e fisica per tutta la durata della stagione?

 

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

7 commenti

  1. Avatar

    Tutto vero …..o quasi …..Pensare Programmare…..costa tempo ed e’dispendioso a livello celebrale…… Se non usi la tua testa penso che non si possa essere dei buoni o dei semplici insegnanti di calcio. Sull’errore o sulla tua Buona idea puoi crescere ……altre strade o scorciatoie non esistono . Quanto può essere gratificante un risultato positivo senza un pizzico di nostra materia grigia ????? Poi e’anche vero che stiamo parlando di “Calcio” la cosa più liquida che possa esistere. ….. ed e’anche vero che si possono trovare spunti illuminanti ovunque, che sia Guardiola o che sia il Mister pensante di una Terza Categoria. ….

    • Avatar

      Ma io infatti sto dicendo proprio questo.
      Allenare “costa” tempo ed energie mentali.

      Se uno prende il programma fatto da un altro e ci fa un bel copia-incolla, che senso ha?
      Se fosse così semplice si sarebbe già creata la ricetta “vincente”

  2. Avatar

    Riguardo a non far pagare le proposte d’allenamento sono d’accordissimo perche chi lo fa lo fa solo per soldi. Io parto dal principio che puoi copiare quello che ti pare ma se non sei bravo a metterlo in pratica e a metterci del tuo l’allenamento non serve a niente.

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      Io non sono contrario alle forme remunerative. Un lavoro, come tale, se necessità di tempo, è giusto anche che possa essere ricompensato. Sono contrario alla vendita di un PACCHETTO uguale per tutti

  3. Avatar
    Mirko Mondello on

    Ciao Diego, volevo chiedere un tuo parere, sto allenando un gruppo misto di bambini 2007 e 2008, e sto seguendo a grandi linee la programmazione presente nella guida tecnica per la categoria pulcini. Molte volte però le esercitazioni sono impossibili da effettuare per via dei spazi ridotti (ho sempre un campo a 5) e per l elevato numero di bambini da seguire (ne ho 15), oltre al fatto che ho di fronte un gruppo molto eterogeneo per livello tecnico.Dunque modifico spesso le esercitazioni e le sedute per poter meglio svolgere il lavoro. Avrei in mente inoltre, ma non so se possa essere controproducente, quindi ti chiedo un parere, di seguire un giorno la programmazione della guida tecnica, ed in un altro una programmazione che rispecchia la guida a grandi linee, ma usando il metodo funnino e le relative proposte. In caso fosse una buona idea però, mi trovo davanti lo stesso problema, la maggior parte delle proposte del funnino si svolgono in un numero ridotto di giocatori in spazi relativamente grandi che non ho a disposizione. Ad esempio se proponessi un esercizio con 3 bambini dovrei preparare 5 postazioni e, sperando di riuscirci in un campo da calcetto, seguirle tutte e 5. Ti chiedo dunque un giudizio su questa idea e qualche consiglio su come attuarla e gestire questo gruppo.

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      Ciao Mirko,
      quando dici che stai seguendo la programmazione presente nella guida tecnica, a cosa ti riferisci di preciso? Non ho capito quale.

      Purtroppo Mirko sei in quella che definisco la situazione più critica, ossia quando si presentano le 3 situazioni:
      – gruppo disomogeneo
      -buon numero di bambini
      -essere da solo

      e ci metti pure la quarta, poco spazio a disposizione.
      Il funino è ottimo ma in un campo da calcetto riesci a malapena a fare il 3v3 a 4 porte.
      Io lavorerei sulle due metà campo, in senso orizzontale. in ogni metà campo creerei una situazione a 2 porte con portieri e penserei a innumerevoli evoluzioni. Diverse esercitazioni poi le penserei con gruppo omogenei. I più avanti in una metà campo e i più in difficoltà nell’altra, in modo che tutti possano crescere secondo i loro ritmi e esigenze.

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        Mirko Mondello on

        Ti ringrazio per avermi risposto, oltretutto così velocemente. La programmazione a cui mi riferisco è quella che appare alla fine del libro. Io sono in possesso del file pdf, ed è nominata come schede Pu. Allo stesso modo ci sono file nominati schede Pa ed Es rispettivamente per piccoli amici ed esordienti, così come altre schede specifiche per i portieri. Ad ogni modo dovrebbero essere presenti anche nel supporto cartaceo. Per capirci meglio sono quelle schede dove per ogni mese ci sono gli obiettivi da raggiungere, il relativo grafico, e alcune sedute di allenamento.

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