La mia Metodologia con la Categoria Pulcini, di Franzoso Diego (2015)

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La mia Metodologia con la Categoria Pulcini, di Franzoso Diego

Oggi ripropongo aggiornato (nella forma e nei contenuti) un articolo pubblicato per la prima volta su Ideacalcio nel giugno 2015. Il pezzo segue di 3 anni “La mia Metodologia con la Categoria Pulcini“, pubblicato appunto per la prima volta nel 2012. Rispetto alla prima versione è cambiato soprattutto il contesto operativo, elemento fondamentale su cui si sono adattati i miei aggiustamenti. Se nel 2012 mi ritrovavo ad allenare in una piccola società di quartiere (con tutte le difficoltà del caso – basti pensare che avevo 8 bambini a disposizione + 3 di un’annata più piccola che venivano a darci man forte in alcune partite), tre anni dopo ho avuto l’opportunità di allenare un gruppo di allievi selezionati.

Come scrissi nel finale del precedente articolo, questa possibilità cambia parecchio le cose, potendo alzare inevitabilmente il livello delle proposte e degli obiettivi.

Per due stagioni ho seguito l’annata 2006 del AC Este (PD), con l’aggiunta di 3 elementi dell’annata 2007. La squadra è stata formata in base alle capacità dei singoli elementi, creando due gruppi di lavoro il più omogenei possibile. Questa condizione sappiamo tuttavia non essere sempre possibile ma a mio avviso è la soluzione migliore per permettere a tutti i bambini di crescere e sviluppare le proprie capacità, rispettando le esigenze di ciascuno di loro.

Prima di addentrarmi su quella che è stata la metodologia utilizzata, voglio aggiungere che il gruppo già lo seguivo nel corso della passata stagione, nei Primi Calci ultimo anno. Ciò che è stato fatto al primo anno potrei riassumerlo principalmente con tante situazioni di 1 contro 1, aggiungendo, nella seconda parte di stagione, il 2 contro 1, con l’obiettivo di fornire al bambino la possibilità di scegliere tra l’azione individuale e la ricerca del compagno.

“Ti sto fornendo gli strumenti per poter scegliere in partita cosa fare. Sai dribblare ma stai anche imparando a riconoscere un compagno che potrebbe essere in posizione vantaggiosa”

Non credo nelle programmazioni a lungo periodo. Diversi allenatori si sentono completamente persi senza una pianificazione annuale che indichi quotidianamente la strada da seguire. Personalmente, non c’ho mai creduto.

“Le programmazioni non tengono conto di tutta una serie di variabili che possono capitare durante la stagione, finendo inevitabilmente per sminuire l’esperienza dell’allenatore. Il bravo allenatore riesce a leggere il contesto quotidianamente. Ciò però non significa improvvisare.

Viene chiamata progettazione dialogica: una pianificazione nel breve periodo, che tenga conto delle esigenze del momento, valutando appunto quotidianamente il contesto e ciò di cui la squadra ha più bisogno.

Se decido che settembre e ottobre saranno rivolti al dribbling e al termine di questi due mesi mi accorgo che siamo ancora lontani dall’obiettivo, cosa faccio? Procedo ugualmente o resto sull’obiettivo? Se mi accorgo che ho perso degli allenamenti perché magari il campo era impraticabile o diversi bambini hanno perso molti allenamenti per problemi vari (malattie, compiti, infortuni, ecc.), procedo ugualmente o resto sull’obiettivo? Se mi accorgo che l’obiettivo iniziale era troppo ambizioso, cosa faccio?

Mi spaventa ancor di più chi pianifica gli obiettivi mese per mese ancor prima di aver conosciuto la propria squadra.

Ritengo quindi fondamentale avere un proprio metodo di lavoro e dei macro-obiettivi da raggiungere, decidendo in corso d’opera quando procedere, quando fermarsi sull’obiettivo e quando, perché no, fare un passo indietro.

A Settembre ho quindi deciso di portare avanti la strada intrapresa nella passata stagione e di continuare a perseguire i miei due macro-obiettivi: 1 contro 1 e 2 contro 1. Per raggiungerli occorrono competenze che potremmo riassumere in:

  • guida della palla, finte e dribbling (fondamentale per superare il diretto avversario)
  • cambi di direzione (utili a superare il diretto avversario)
  • tiro in porta (per finalizzare le situazioni di 1c1 e 2c1)
  • passaggio e ricezione (nel 2c1)
  • smarcamento (nel 2c1)

Avendo poco tempo a disposizione (due allenamenti da 1 ora e 45′) occorre massimizzare il tempo a disposizione sul campo, ideando esercitazioni polifunzionali ed estremamente dinamiche.

Prima di addentrarci nella seduta vera e propria è opportuno ribadire che ciò che scrivo non è il verbo (tant’è che nel corso delle varie stagioni la mia metodologia ha assunto sempre qualche accorgimento), bensì un modo per condividere e favorire lo scambio di opinioni.

La seduta si compone di cinque fasi (nel precedente articolo erano 4 ma solo perché la partita finale era inglobata nell’attività globale – da questo punto di vista non cambia sostanzialmente nulla), così suddivise:

  • Messa in Azione con un Gioco Semplificato
  • Situazione di Gioco
  • Esercitazione Integrata
  • Esercitazione Globale
  • Partita Finale

 

  • GIOCO SEMPLIFICATO

I giochi semplificati sono a mio avviso il modo migliore per iniziare l’allenamento. Il motivo è da ricercarsi nelle sue peculiarità:

  • Ridotto numero di giocatori
  • Dimensioni del terreno di gioco ridotte
  • Regole semplificate
  • Compiti semplici assegnati agli allievi
  • La complessità delle «azioni» viene ridotta senza cambiare l’essenza del gioco

All’interno della mia metodologia (a distanza di 5 anni) li ritengo ancor’oggi ideali, soprattutto nella prima fase della seduta, ricreando fondamentalmente le condizioni del Gioco; oltre ai numerosi vantaggi visti poco fa. I giochi semplificati permettono di approcciarsi alla seduta in modo positivo, condizionando l’umore dei nostri allievi per il resto dell’allenamento.

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“Gioco Semplificato: “1c1 + 2c2, Creare Superiorità Numerica”

Iniziare la seduta con un’attività piuttosto statica e noiosa – come può esserlo un esercizio analitico e lontano dal gioco – rischia di inibire la voglia (necessità?) di movimento soprattutto dei piccoli calciatori, finendo magari per condizionare negativamente l’approccio alle successive proposte.

Le situazioni di gioco che sono state proposte e sviluppate in questa fase riguardano in particolare l’1 contro 1, 2 contro 2 e 3 contro 3, con infinite varianti ed obiettivi.

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“Gioco Semplificato: “1+1+1 contro 2 + Portiere”

 

  • SITUAZIONE DI GIOCO: 1 CONTRO 1

In questa seconda fase l’obiettivo è quello di creare situazioni al quanto dinamiche e che prevedano la situazione di 1 contro 1 in tutte le sue infinite varianti, stimolando inoltre la fase di ri-aggressione immediata in fase di transizione negativa. Quest’ultima è più un aspetto psicologico-mentale e legata alla reazione motoria, piuttosto che un aspetto tattico-strategico.

Il giocatore va spronato fin da piccolo a reagire prontamente alla perdita della sfera, senza mettersi le mani tra i capelli o senza alzare le braccia al cielo in cerca d’aiuto; men che meno lamentandosi di presunti falli subiti dall’avversario o col compagno che magari gli ha giocato un passaggio non perfetto.

I bambini in questa fascia d’età sono ancora caratterizzati da un naturale egocentrismo che non va eliminato ma solo incanalato verso quella che potrebbe essere la scelta migliore in quella specifica situazione di gioco.

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“Situazione di 1c1 con Transizione”

Ritengo però importante che il giocatore possieda, all’interno del suo bagaglio, la capacità di superare il diretto avversario, affidandosi solo a sé stesso, senza dover necessariamente richiedere l’aiuto del compagno. Per questo motivo ritengo molto importante continuare a dare molta rilevanza alla situazione di 1 contro 1 (a distanza di 5 anni continuo a pensarlo, anche se ho rivisto le possibili modalità del duello 1c1), ricercando situazioni dinamiche e che, come detto, mettano in risalto anche la fase di attacco-difendo-attacco.

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“Dribbling, 1c1 e Transizioni”

 

  • ESERCITAZIONE INTEGRATA

In questa fase della seduta l’intento è quello di massimizzare il tempo a disposizione. Il tempo è sempre meno a causa della quasi scomparsa del gioco di strada e del gioco libero, che hanno finito per inficiare tutto quel bagaglio di esperienze motorie che un tempo il bambino apprendeva in modo autonomo o con gli amici.

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Esercitazione Integrata: “In quanti si gioca”??

Vi è quindi oggi la necessità di sfruttare al massimo quelle quattro ore a settimana (i meno fortunati addirittura tre) in cui gli allievi hanno l’opportunità di muoversi. Per questo motivo nel corso della stagione ho ideato numerose proposte che avessero l’obiettivo di allenare, all’interno della stessa esercitazione, più obiettivi. Sono sempre state un successo e il motivo è da ricercare proprio nella loro polifunzionalità, con un elevato livello di coinvolgimento che permette di mantenere sempre un buon livello di attenzione generale.

Ho quindi utilizzato esercitazioni in cui magari gli obiettivi coordinativi sono stati sviluppati assieme a quelli tecnici, oppure in cui quest’ultimi erano magari l’introduzione ad un’esercitazione situazionale o ancora, proposte in cui questi tre obiettivi venivano allenati simultaneamente.

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Esercitazione Integrata: Tiro in Porta, Lavoro Coordinativo e 2c1

Una considerazione ulteriore la merita il lavoro analitico. Leggendo le varie fasi della seduta vi sarete accorti che non è contemplato, o meglio, non è contemplato in modo tradizionale (estrapolando il gesto tecnico da tutto il resto).

L’unico lavoro puramente analitico che è stato fatto è quello inerente a finte, dribbling e cambi di direzione, mentre, per quanto riguarda tutti gli altri fondamentali, questi sono sempre stati allenati all’interno del gioco.

A parer mio il lavoro analitico rischia di risultare molto spesso noioso e troppo prescrittivo. Certo, permette di ripetere il gesto un numero elevato di volte, affinandolo grazie ad una correzione che avviene più velocemente, ma estrapolandolo dal gioco e non sviluppando quello che è il pensiero tattico.

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Esercitazione Integrata: Trasmissione, Coordinazione e 2c1

«La tecnica è un presupposto fondamentale, ma poiché non può essere fine a se stessa, diventa il mezzo per concretizzare l’intenzione tattica che la situazione richiede.

L’esperienza sul campo dimostra che offrire un obiettivo da raggiungere esalta la motivazione e l’impegno dei giocatori più di una ripetizione estetica di un fondamentale tecnico senza un preciso scopo».

Estratto dal contenuto: “Il Pensiero Tattico”, di Fulvio Fiorin,ex Responsabile della formazione della Area Tecnica – Agonistica dell’ A.C. Milan

  • ESERCITAZIONE GLOBALE

L’obiettivo in questa fase della seduta è quello di ricreare un contesto tattico il più realistico possibile, impiegando tuttavia un ridotto numero di giocatori per non discostarmi troppo da quelli che sono i macro-obiettivi della stagione (1c1 e 2c1).

Ho quindi utilizzato esercitazioni in cui le due porte, difese dai rispettivi Portieri, erano sempre presenti e le dimensioni del campo di gioco erano piuttosto ridotte per stimolare la tecnica e le scelte di gioco con poco spazio a disposizione; stimolando la velocità e  la qualità decisionale. Ciò è stato possibile grazie al buon livello di base degli allievi e per i notevoli miglioramenti che avvenivano mese dopo mese.

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Esercitazione Globale: «1c1 + 1 Appoggio Vincolato ad Obiettivi»

Al di la della proposta in sé, in questa fase mi sono sempre soprattutto limitato ad osservare, intervenendo con domande piuttosto che con consigli o direttive. Lo stile d’insegnamento si rifà al metodo induttivo e più nello specifico al Problem Solving (l’insegnante propone agli allievi un problema motorio semplice o di situazione al fine di far trovare la soluzione in modo personale, creativa, fantasiosa; attraverso l’uso di domande), cercando di stimolare il pensiero creativo di cui spesso i bambini sono carenti a causa di una società ormai troppo frenetica per certi aspetti e statica per altri.

In questo genere di esercitazioni ho spesso inserito numerose varianti in corso d’opera, utili a non creare quella sorta di adattamento che col passare dei minuti rischia di togliere imprevidibilità e di  creare noia, stimolando nuovi stimoli e nuove problematiche da risolvere.

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Esercitazione Globale: «2c1 vincolato all’Occupazione dello Spazio»

E’ lo stile d’insegnamento e il metodo utilizzato che fanno la differenza, non tanto l’esercitazione in sé”

  • PARTITA FINALE

“Se da un lato sono un amante delle partite a tema, dall’altro preferisco lasciare 20′ di svago totale”.

Allenando anche nelle categorie dell’attività agonistica mi capita di proporre molto raramente la classica partita libera (è un tema lungo e complesso), preferendovi piuttosto una partita a tema, magari con pochi vincoli ma non completamente libera.

Coi più piccoli invece preferisco lasciare 20′ di libertà, senza regole e vincoli, assegnando magari punti extra in caso di obiettivi ricercati durante l’allenamento.

Nonostante la partita sia libera e non abbia obiettivi particolari, su alcune cose però non transigo:

  • l’avvio dell’azione dovrà avvenire sempre dal basso. Il Portiere non rinvia con un calcione lungo. A volte, per scarsa attenzione o frenesia, il portiere di turno può capitare che rinvii lungo. In questi casi ho assegnato una prima ammonizione alla squadra. Alla seconda viene decretato un calcio di rigore a sfavore;
  • quando la palla esce dovrà essere rimessa in gioco nel minor tempo possibile dal momento che se ne è in possesso. Se entro 3″ non viene messa in gioco, cambio rimessa. Questo per incentivare una certa intensità e continuità nel gioco, oltre a ridurre i tempi morti;
  • in campo si parla solo per incentivare e incoraggiare il compagno;

Più volte mi è capitato di assegnare punti extra nel caso si ricercassero, come ho detto prima, delle specifiche soluzioni. Se ad esempio durante l’allenamento si era data notevole attenzione al duello 1c1, se nel corso della partita veniva eseguito un tunnel o una finta particolarmente “spettacolare”, veniva assegnato un punto extra alla squadra.

Così come ho adottato il medesimo stratagemma per:

  • punto in caso di triangolazione (quando magari l’obiettivo della seduta era il 2c1 o il passaggio)
  • punto in caso di interscambio di posizione in fase d’attacco

Detto questo, possiamo giocare.

“Mister, che ruolo faccio”? “E che ne so, mettetevi d’accordo tra di voi

Agli inizi era una delle domande più frequenti. Col tempo i bambini hanno imparato a gestirsi i ruoli e i compiti, così come i falli.

Quando si giocava in strada, per 3-4 ore al giorno, non c’era nessun arbitro, nessun adulto che ci dicesse cosa fare o dove stare. Il giorno dopo però ci si ritrovava di nuovo, segno che una qualche soluzione l’avevamo trovata.

Una delle difficoltà maggiori oggi giorno è quella di favorire l’autogestione. Le nuove generazioni mi sembrano troppo vincolate a qualcuno che gli indichi la strada; una sorta di pigrizia che li porta a ragionare poco o male. Per questo preferisco di gran lunga il metodo induttivo, per mettere l’allievo nelle condizioni di doversi arrangiare trovando soluzioni che magari lo stesso istruttore non aveva nemmeno previsto.

Il Problem Solving ad esempio, permette di sviluppare l’abilità di imparare a strutturare processi di soluzione verso i problemi più frequenti e nel calcio di oggi credo ve ne sia l’estrema necessità.

Certo, rispetto al metodo prescrittivo richiede più tempo e più pazienza, ma creeremo un giocatore che consapevole, capace di trovare autonomamente soluzioni efficaci.

Nel calcio moderno la velocità e qualità decisionale deve essere messa sullo stesso piano di tutte le altre competenze richieste al calciatore.

 

CONSIDERAZIONI DEL 2020

Rispetto al primo articolo del 2012, questo si avvicina già di più a quella che è oggi la mia idea di metodo nell’attività di base. Rispetto al 2015 (momento della prima stesura di questo articolo) ho sicuramente sviluppato le mie competenze e questo mi ha permesso di vedere il gioco sotto un altro punto di vista.

L’esperienza che un allenatore matura sul campo giorno dopo giorno è senz’altro impareggiabile.

Concludo con una curiosità. Questa squadra di 2006, seguita per due stagioni, ricordo ancor oggi che all’epoca era davvero forte e che difficilmente incappava in difficoltà nelle tantissime partite giocate. A distanza di 4-5 anni (ho un dubbio su che anno era) ho ripreso in mano la stessa annata nella medesima società. Ad oggi, di quella squadra “così forte” ne sono rimasti in rosa DUE (il più bravo e un altro che nel frattempo si è trasformato in Portiere). A parte un paio di 2007 finiti nei professionisti (se si allenavano e giocavano sotto-età vi era evidentemente un motivo valido…), gli altri o han smesso di giocare o giocano nei campionati provinciali.

Se da un lato è vero che il livello del campionato in cui militano attualmente i 2006 del AC Este è il più elevato del Veneto (professioniste escluse), finendo inevitabilmente per chiudere le porte a qualcuno, fa davvero pensare a come possono cambiare velocemente le cose.

Anche nella mia esperienza tra i professionisti mi sono imbattuto in ragazzi con evidenti difficoltà ma che magari fino a qualche anno prima facevano la differenza nei Pulcini; così come sono venuti fuori alla grande giocatori che fino alla stagione precedente erano sotto traccia.

Un modo per ricordare a tutti noi addetti ai lavori di prestare molta cautela nelle nostre considerazioni sul futuro dei ragazzi.

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.