“Vado in Spagna” – Capitolo 10, di Claudio Misani

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“Vado in Spagna” – Capitolo 10, di Claudio Misani

L’idea di questo articolo l’ho concretizzata a seguito di una esperienza avuta la settimana scorsa con un gruppo di bambini che, vedendo me e un mio amico giocare con la palla, ci hanno chiesto senza pensarci due volte se potessero unirsi a noi.

“Certo”, è stata la nostra risposta. Fin qui tutto normale. La cosa che ci ha lasciato stupiti è stata la loro successiva risposta alla nostra domanda:

D: “A che cosa volete giocare?”

R: “Facciamo un Rondo”

Bambini di 8-9 anni che vogliono fare un Rondo. Perché? Perché non ci hanno chiesto semplicemente: “facciamo una partita” (cosa che poi abbiamo fatto ovviamente)?

Questo piccolo episodio mi ha dato l’ispirazione per scrivere questo articolo, in cui cercherò di spiegarvi cos’è in realtà un Rondo e quali sono i principi che include questo tipo di esercitazione.

Durante quest’ anno in terra Catalana ho visto molti allenamenti di diverse categorie, dai Benjamin alle prime squadre; il riscaldamento prevede sempre un Rondo, in cui i giocatori trovano realmente gusto nel farlo; non viene visto solo come una parte ludica ma anche di reale apprendimento, anche se dipende molto da come l’esercizio viene guidato e pianificato dall’allenatore.

Soprattutto nelle squadre che giocano a 11, nell’ultimo giorno della settimana, questa esercitazione assume un carattere più ludico, in cui si cerca di creare un clima positivo, dando per esempio penalità a chi subisce un caño (tunnel) o regole simili che permettano ai giocatori di divertirsi senza considerare con tanta importanza i principi che include il Rondo.

Il Rondo è comunemente conosciuto come un gioco in cui i giocatori si uniscono formando un cerchio, un rettangolo o un quadrato per cercare di mantenere il possesso della palla, mentre altri, in inferiorità numerica, cercano di rubarla.

Ma siamo realmente sicuri che il Rondo sia solo questo?

Xavi Hernandez che è nato e cresciuto a pane e Rondos lo definisce così:

Il Rondo ha tutto. Giocare di prima, a due tocchi, controllo orientato e soprattutto, comprensione del gioco: quando passare, quando aspettare a passare, quando muoversi per ricevere, quando stare fermo per far sì che un mio compagno riceva”.

Focalizzandoci nell’osservazione dei principi che si possono allenare con questa esercitazione apparentemente semplice, si può osservare che in realtà essa racchiude l’essenza del gioco del calcio; questo è anche il pensiero di molti addetti ai lavori.

Il macro-principio è quello di mantenere il possesso della palla, esserne padroni e voler comandare sempre il gioco, generando nei giocatori un senso di fiducia, sia quando hanno la palla sia quando sono i possibili ricevitori.

Da questo semplice e scontato macro-principio, si possono individuare quelli che possiamo definire gli altri micro-principi, quelli che in una situazione reale di partita fanno la differenza.

Il primo micro-principio è quello del “tercer hombre” (terzo uomo) che lo stesso Xavi definisce così:

“Il terzo uomo è impossibile da difendere, impossibile… spiego quello che intendo: immaginate che Piqué mi vuole giocare la palla, però io sono marcato, ho un marcatore fisso che non mi lascia in pace… Bene, quindi è chiaro che Piqué non può passarmela, è evidente; a questo punto io me ne vado e mi porto il mio marcatore con me; Messi si abbassa e passa ad essere il secondo uomo. Piqué è il primo, Messi il secondo e io il terzo. Io devo stare molto attento, eh.

A questo punto Piqué gioca con il secondo uomo che è Messi, che la rigioca “a muro” a Gerard; in questo momento arrivo io, lascio il mio marcatore che si è distratto, e Piqué mi passa la palla totalmente smarcato. Se il mio avversario diretto sta guardando la palla, non può vedere il mio movimento di smarcamento; a questo punto appaio io che sono il terzo uomo. Così abbiamo creato la superiorità”.

L’obiettivo del terzo uomo è quello di superare le linee di pressione; comporta quindi un passaggio in verticale e una giocata di scarico per aprire il campo.

Guardiola lo definisce così:

Qual è la possibilità per evitare che da una perdita ci facciano un contrattacco? Il concetto che mi hanno tanto insegnato del terzo uomo. È cercare chi è lontano, per giocare in scarico e aprire. Con questo, si evitano milioni di rischi. A me Cruijff diceva: – quando hai la palla, guarda il giocatore più avanzato. Romario, Laudrup se gioca; il più profondo. Se non c’è spazio gioca vicino, ma la prima cosa che devi guardare è se puoi giocare profondo, perché così, oltre ad attaccare evitiamo milioni di contrattacchi”.

Il secondo micro-principio è quello dell’attirare rivali per poi giocargli alle spalle.

Quando facciamo eseguire un Rondo non ha molto senso chiedere ai giocatori di continuare a passarsi la palla anche se non sono pressati, molte volte i giocatori nel mezzo rimangono fermi aspettando un errore da parte dei compagni, soprattutto in squadre di livello non alto, in cui l’errore tecnico anche senza una eccessiva pressione si vede spesso.

Dovremo mettere delle regole che vadano ad influenzare i difensori direttamente e gli attaccanti indirettamente, permettendo così che appaia questo concetto.

Principalmente si può attirare un avversario in due modi:

  • Passandosi continuamente la palla anche a distanze relativamente corte, come spesso facevano i giocatori nel Barca di Guardiola, fino a quando non trovavano uno spazio alle spalle della linea di pressione
  • Tenendo la palla nei piedi e aspettando che arrivi un giocatore a pressarmi; questa azione è tipica di Iniesta, che molto spesso dà queste pause al gioco per attrarre il rivale diretto e creare uno spazio alle sue spalle.

Il terzo micro-principio è quello dello smarcamento (in particolare il suo timing) e dell’orientamento del corpo. Anche se si gioca in uno spazio ridotto, nel Rondo è importante che il giocatore stia sempre attivo ed offra una linea di passaggio costante al possessore; per questo anche piccoli movimenti di un metro possono permettere la riuscita o no di una giocata.

Ascoltando un allenatore delle giovanili del Barca mentre spiegava un esercizio, è uscito un concetto molto interessante che possiamo trasferire benissimo nel nostro rondo.

In situazioni di 2 contro 1, il secondo attaccante che non ha palla deve situarsi all’altezza del difensore in modo che possa ricevere in maniera sicura e allo stesso tempo permetta di superare il rivale con un controllo, se orientato correttamente. Se il secondo attaccante si situa ad un’altezza maggiore del difensore, il passaggio sarà più pericoloso ed il rischio di perdita maggiore. Altre sì, se il secondo attaccante si situa in una posizione troppo bassa, potrà si ricevere palla ma non riuscirà con il controllo a superare la pressione rivale, che è il nostro obiettivo.

Tutto questo, in partita si può fare con movimento di 5-10 m in base alla situazione e in un Rondo con piccoli spostamenti che permettono di esprimere questo concetto.

In tutto ciò è determinante il tempo di esecuzione dello smarcamento, come anche la posizione del corpo, sempre orientato per vedere il maggior numero di giocatori possibili e aumentare le possibilità di scelta.

Per me questi sono i 3 obiettivi tattici principali in fase offensiva, anche se sicuramente se ne possono aggiungere altri, in base al modello di gioco dell’allenatore.

Partendo da questi 3 micro-principi, troviamo inclusi obiettivi tecnici come il passaggio nelle sue varie modalità, il controllo orientato, la finta prima di ricevere ed in maniera minore (e in base alle regole date dall’allenatore) anche la conduzione e il dribbling.

Ma anche obiettivi fisici in base alle dimensioni che diamo al campo, alle regole, al numero di giocatori, al tempo di gioco, possiamo stimolare alcune strutture condizionali più di altre.

Tutto ciò tenendo sempre in considerazione che la struttura che predomina questo tipo di esercitazione è quella cognitiva, a cui poi sono legate tutte le altre in un rapporto di influenza reciproca e costante.

Il Rondo rappresenta un’arma in più che abbiamo come allenatori. Ma in che parte della seduta è consigliabile collocare un’esercitazione di questo tipo?

Solitamente si trova subito dopo un riscaldamento generale (mobilità, tecnica analitica, tecnica analitica applicata, etc …), iniziando ad introdurre alcuni concetti su cui poi si andrà a lavorare in spazi più ampi e soprattutto richiedono attenzione al giocatore, ma non in maniera troppo elevata; in quanto la superiorità degli attaccanti rispetto ai difensori rende la complessità ridotta.

Un Rondo è composto come minimo da 4 giocatori (3 contro 1). La superiorità deve essere almeno di 2 giocatori, in modo che appaiano costantemente i principi sui cui si sta lavorando. Il campo non può essere eccessivamente grande, perché sennò passiamo a situazioni di possesso o giochi di posizione. Il concetto del Rondo è quello di riprodurre piccole situazioni di gioco che si verificano in una determinata porzione di campo durante la partita in maniera costante.

Però attenzione, con i Rondos non risolviamo tutti i nostri problemi; infatti un abuso di queste esercitazioni può generare un transfert non voluto durante una partita, per esempio che i giocatori continuino a passarsi la palla senza senso e senza la volontà di avanzare; o che non si muovano con i tempi corretti.

Come detto precedentemente, i Rondos sono solo un’arma in più ed è importante sapere quando e come utilizzarli, per far sì che risultino veramente efficaci per l’apprendimento di concetti del nostro modello di gioco.

 

 

 

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About Author

Claudio Misani

Claudio Misani nato a Vimercate (MB), laureato in scienze motorie e dello sport e master in preparatore atletico di settore giovanile presso l’Universitá Cattolica di Milano, master in alto rendimento presso MBP school of coaches di Barcellona, Allenatore Uefa C. Attualmente allenatore e preparatore fisico presso il Santfeliuenc FC in Spagna.

2 commenti

  1. Avatar

    Buongiorno ho letto con interesse i suoi articoli perché appassionato, barcellonista, e dirigenti di una squadra dilettantistica di under 14 che milita nel campionato regionale.
    Proprio in veste di dirigente le chiedo una curiosità vista la sua esperienza. Nel settore giovanile spagnolo è usanza come sento dire in Italia, che ogni 2 anni venga cambiato il mister? Esistono regole non scritte che vanno in questa direzione?
    Grazie

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