Teoria dei Sistemi Dinamici nell’allenamento sportivo

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Teoria dei Sistemi Dinamici nell’allenamento sportivo

Al giorno d’oggi sempre più allenatori si stanno distanziando dal paradigma classico – che comprende il soggetto come una macchina – per approfondire il tema dell’apprendimento differenziale, con lo scopo di valorizzare al meglio l’atleta utilizzando proposte formative in base ai contesti in cui vengono svolti.

Tra i recenti modelli su cui si basa questo sistema vi è sicuramente la Dynamic Systems Theory (Teoria dei Sistemi Dinamici – DST), che spicca come metodo basato sullo studio dell’apprendimento e del controllo motorio.

Ideato nel mondo dell’allenamento sportivo, la DST vuole creare proposte metodologiche in cui l’esercizio sia strettamente legato alla realtà in cui avviene e alla coesione di tutte le capacità fisiche di un atleta, l’una con l’altra.

Contributi dalle nuove prospettive:

  • Creare una visione globale: consente di comprendere le capacità motorie e i relativi fenomeni (processo decisionale, creatività, processi di apprendimento). Gli elementi che compongono un sistema non sono processi isolati, ma condividono invece meccanismi comuni.
  • Universalità e trasversalità: principi validi per comprendere il funzionamento dell’organismo umano (il sistema neuromuscolare, i rapporti tra allenatore e atleta, ecc.).
  • Stabilire il coordinamento: aspetto principale del funzionamento e del comportamento del sistema umano e delle sue relazioni con l’ambiente.
  • Aumentare l’impegno nella comprensione dei fenomeni: porta alla formulazioni di diverse soluzioni basate su molteplici situazioni.
  • Porta a parlare di vincoli anziché di cause: non si tratta di causa ed effetto. La mono-causalità non si verifica negli esseri viventi perché sono influenzati da fattori mutevoli (interni e contestuali). Poiché non esistono due persone uguali, ogni comportamento cambia in quantità e qualità.
  • Introdurre la presenza di differenze individuali: non ci sono due risposte identiche, poiché le differenze si manifestano di fronte allo stesso tipo di situazioni.
  • Sottolineare l’importanza del contesto: di fronte a contesti diversi, gli stessi comportamenti non possono essere espressi. Nuove risposte coordinate emergono in ogni contesto. Ogni cambio di esercizio è un cambiamento di coordinamento-percezione-intervento.

Vediamo dunque quanto sia producente l’applicazione di questo sistema, non solo nel miglioramento della prestazione fisica, ma soprattutto in una visione globale del soggetto.

La DST dunque, si muove nel solco dell’apprendimento differenziale, considerato come approccio interdisciplinare finalizzato all’individuazione e alla formalizzazione di elementi comuni in sistemi fisici, biologici, motori o sociali.

La pedagogia differenziale si concentra sull’adattamento al cambiamento – caratteristica dei sistemi dinamici – degli esseri umani e dei contesti sportivi. In questo senso, la variabilità dell’allenamento si concentra sull’arricchimento delle strutture motorie, sottolineando l’adattamento come forma di evoluzione (auto-organizzazione).

A tal proposito si deve distinguere tale apprendimento in due tipi di processi:

  1. Atto di astrazione
  • non si tiene conto della qualità e delle variabili del sistema;
  • la decisione (determinazione) dei processi di sistema resta aperta, almeno in parte.
  1. Atto di interpretazione
  • alle variabili vengono assegnate delle qualità estrinseche come significato;
  • i processi sono considerati come voluti dal sistema.

Il principio derivato dalla teoria dei sistemi dinamici, presentato in precedenza, fa riferimento all’aumento delle fluttuazioni nelle fasi di transizione. L’apprendimento differenziale, puntando direttamente sull’incremento delle variazioni, senza stabilire una regola concreta individuale e situazionale a proposito, rafforza le variazioni favorendo l’auto-organizzazione, in quanto è l’atleta stesso a trovare una soluzione.

Un punto di partenza per il modello dell’apprendimento differenziato è la constatazione che in alcuni modelli di apprendimento viene trascurata l’individualità, particolarmente nella gestione personalizzata dell’allenamento, soprattutto nelle discipline sportive che richiedono maggior condizionamento fisico. Oltre all’individualità, un ruolo importante spetta anche alla specificità situazionale dei processi di controllo e di comando.

Le prime conferme dei vantaggi dell’apprendimento differenziale in confronto alle teorie basate sulla ripetizione e correzione, provengono non solo dalle ricerche sulla battuta nella pallavolo, ma anche in verifiche effettuate in altri sport, come il lancio del giavellotto.

Gli esiti dell’apprendimento differenziale sono stati evidenti nella sperimentazione effettuata su due gruppi di atleti. Hanno sbalordito i risultati tra il primo gruppo, impegnato nell’allenamento classico, col secondo occupato invece in quello differenziale, per ciò che riguarda la persistenza o durata degli interventi.

Mentre i gruppi allenati seguendo il modello classico hanno evidenziato una diminuzione della prestazione ascrivibile ad effetti di memoria, nei gruppi sottoposti all’allenamento differenziale sono stati registrati incrementi positivi non solo nell’attività stessa, ma anche sulle prestazioni costanti nello stesso arco temporale. Poiché nella maggior parte degli sport non si deve apprendere/allenare una sola tecnica motoria, l’approccio differenziale si è dedicato anche all’allenamento parallelo di due tecniche, migliorando ulteriormente le capacità degli atleti.

Un apprendimento duraturo risulta quindi dipendere dal profilo contenutistico del processo di acquisizione.

Per ciò che riguarda l’influenza dell’apprendimento differenziale in ambito neuropsicologico, si stanno studiando i risultati, oltre la plasticità neuronale, riguardo al ruolo della dopamina a livello biochimico.

Sappiamo infatti che, in quanto neurotrasmettitore, la dopamina svolge un ruolo di primo piano nei meccanismi motivazionali quali l’attenzione e l’apprendimento. In caso di risultati positivi inaspettati, il cervello rilascia più dopamina, meccanismo importante ai fini del controllo del movimento. A tal proposito si è calcolato come il rilascio della dopamina sia maggiore negli allenamenti differenziati rispetto a quelli basati sulla ripetizione, grazie alla costante differenziazione dei compiti motori.

Infine, il principio dell’adattamento differenziale conferma ulteriormente che la maggior parte degli adeguamenti neuronali avviene durante le prime tre ripetizioni. Ragione per cui, in tale apprendimento con bambini e principianti, si raccomandano non più di tre ripetizioni nel corso dell’allenamento della tecnica.

 

 

 

Bibliografia e Sitografia:

  • Apprendimento differenziale: un turbo per il corpo e per il cervello (SDS-SCUOLA DELLO SPORT 114)
  • Il processo di allenamento e la gestione del gruppo (TastoEffeUno.it)
  • http://www.pesifvg.com/pesi/archivio/anno2018/CorsoTecnici/20181124-Pordenone-Urso-ProcessoDiAllenamentoEGestioneDelGruppo.pdf 
  • Il Sito delle Scienze Motorie in Italia: Ricerca, Formazione, Professionismo, Condivisione e Ispirazione
  • https://www.scienzemotorie.com/apprendimento-motorio-e-fisiologia-muscolare

Per il contributo si ringraziano le studentesse Moretto Greta e Zuriati Alessia, del Liceo Bocchi-Galilei di Adria.

Foto: http://www.classup.it

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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