Vital Heynen – Innanzitutto Divertimento

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Vital Heynen

Vital Heynen è un allenatore di pallavolo, di nazionalità belga. Attualmente (2020) è il commissario tecnico della nazionale polacca di pallavolo maschile e allenatore della Sir Safety Perugia. Ma che centra su Ideacalcio?

Dal confronto con un collega di un’altra disciplina, la pallavolo per l’appunto, in cui scambiavamo opinioni sulle nostre metodologie di lavoro, sono finito su questo fantastico podcast che, oltre a farmi conoscere il personaggio Vital Heynen, mi ha dato modo di trovare numerosi spunti di riflessione, pur provenienti da una disciplina che sembra così lontana dal gioco del calcio.

Alcuni spezzoni del suo intervento, a parer mio, meritano di essere divulgati ed eventualmente dibattuti perché, se c’è una cosa che ho intuito da questa chiacchierata di poco meno di un’ora, è che Vital Heynen è probabilmente “TROPPO avanti”.

I giocatori sono i più importanti. I giocatori devono divertirsi, non io. I giocatori devono avere un piano per giocare, non io. E’ stupido fare un piano per giocare e poi i giocatori fanno qualcosa di differente”.

“I giocatori fanno il programma per l’estate. Chiedo loro cosa vogliono fare per arrivare al raduno collettivo. Se mi chiedono 10 programmi diversi, faccio 10 programmi differenti. Magari io parlo col giocatore e gli suggerisco cosa fare. L’idea è che i giocatori prendano la loro carriera, la loro vita di pallavolo, in mano, non io. Ho imparato che molte volte al giocatore piace che l’allenatore fa, ma è troppo facile così. A me piace che sia il giocatore a venir parlare con me”.

“Se il giocatore mi chiede un mese di riposo (si fa riferimento alla nazionale), io gli dico “stai a casa”. Vuoi veramente venire? Non devi venire per me. Ai giocatori do un foglio bianco, dove ogni giocatore compila il suo programma di preparazione. Se uno non vuole allenarsi al mattino, glielo concedo, ma al pomeriggio è naturale che l’allenamento sarà più duro. Nel 90% dei casi, per mia esperienza, per il giocatore ci si allena sempre troppo“.

“Quando ho dato la responsabilità ai giocatori ho sempre avuto buone risposte“.

“Dare la giusta attenzione a 14 giocatori è difficile. Mi piace lavorare con numeri ridotti, 1c1, 1c2, 1c3, 2c2. Alla mattina gli allenamenti sono brevi, mezz’ora individualmente è già molto”.

Come gestisci la giornata tipo del martedì (alla ripresa degli allenamenti)? “Ho cominciato 15 anni fa come allenatore e tutti i giorni ho scritto il mio allenamento su un foglio e dopo l’allenamento l’ho stracciato e buttato nella spazzatura. Ogni giorno è un qualcosa di nuovo. Mi piace allenare piccoli elementi, non situazioni troppo grandi. Lavoro su piccoli elementi. Se voglio lavorare sul muro, non alleno il muro (è troppo grande come situazione – preferisco lavorare sul centrale che non chiude bene col palleggiatore). Alleno il centrale nell’avvicinamento al muro, piccoli elementi (dettagli). Mi piace fare qualcosa di molto specifico. Ogni giorno cerco un piccolo elemento che ho visto durante la partita. L’allenamento del pomeriggio è difficile, troppi giocatori (al mattino si predilige il lavoro individualizzato)”.

“Non mi piace fare 300 ripetizioni ma a volte è necessario. In quel caso ho bisogno di un secondo allenatore bravo. Non mi piace vedere troppe azioni ripetitive ma talvolta è necessario. Mi piace lavorare di più su un obiettivo più corto (1′ ma da qualità)”.

Riesci ad incidere anche se c’hai lavorato solamente una volta in un mese (si fa riferimento ai feedback)? “Qualche volta io non so perché le mie squadre vincono. Non voglio troppo analizzare il perché. Se vincono, funziona. Non faccio nulla di speciale, non so spiegarmi il perché. Le persone lavorano troppo sui punti deboli. A livello psicologico, se tu dai un messaggio negativo, hai bisogno di tre segnali positivi per essere in bilancio; per dare alla persona un segnale buono, devi dare sette segnali positivi. Quando io lavoro un giorno su un qualcosa su cui lui è carente, deve poi lavorare sette giorni su qualcosa su cui lui è forte. Non ripeto troppo le cose negative, lascio passare del tempo per allenarle nuovamente. Se un allenatore ti dice tutti i giorni “il tuo muro è terribile”, non è una buona cosa. Se lui è forte in battuta, ha bisogno di fare qualcosa sui suoi punti forti (rafforza l’autostima)”.

“Il riscaldamento non mi piace, non lo faccio. Noi non facciamo riscaldamento, facciamo solamente giochi. Io faccio lo stesso gioco da 12 anni ma ogni giorno è diverso (varianti). Il riscaldamento per il mio giocatore dev’essere innanzitutto divertimento. Se nel gioco li vincolo ad usare 50 volte la mano sinistra, dopo 2-3 volte comincia a non farlo più con attenzione perché è troppo noioso. Quando io faccio un gioco per vincere, lui gioca con la mano sinistra. Quando lui perde vuole essere migliore. Il primo livello del riscaldamento è però divertirsi, che è la cosa più importante (poi penso ad un obiettivo tecnico – lavoro molto sulla mano sinistra)”.

“Passo poi ad un altro gioco, spesso il 2 contro 2. Noi abbiamo un Ranking dove le squadre cambiano ogni due settimane, coi giocatori che giocano con tutti i compagni. Alla fine dell’anno abbiamo un vincitore”.

Poland head coach Vital Heynen reacts after being shown a red card during a Volleyball Nations League Finals match between Poland and Brazil at Credit Union 1 Arena in Chicago, Illinois on July 10, 2019.

“Io non ho mai lavorato con due reti. Nel 2012, la prima volta che ho lavorato con 18 giocatori, ho fatto allenamenti per due campi e dopo l’allenamento ero pazzo. Io non posso seguire su due terreni. E’ troppo difficile per me. Mi piace lavorare con piccoli gruppi“.

“Poi passiamo al 6 contro 6 prendendo un’idea partendo da piccole cose. Mi piace giocare per punti, non per punti differenti. Non ho mai trovato giocatori che non vogliono vincere“.

“Durante l’allenamento io non preparo mai i 6 titolari assieme. Andate in campo e organizzatevi. Non so nemmeno io la formazione che scenderà in campo (riferito alle titolari per la prossima partita). Io non parlo mai di primo e secondo palleggiatore; io ho due palleggiatori. Quando io cambio la mia squadra gioca bene. Cambiare per me significa giocare meglio, per questo non posso dimostrare il contrario durante la settimana. Mi piace molto utilizzare tutti i cambi nei set. Mi piace cambiare perché in questo modo invece di 7 giocatori ne utilizzo 10. Il cambio vuol dire anche entrare per una sola palla. Lui in questo modo è sul terreno, anche se cambiare non farà niente. In questo modo lui si sente maggiormente parte della squadra“.

“Quando non riesco ad utilizzare i cambi mi fa male. Io non posso vedere tutto. E’ difficile in una partita riuscire a gestire tutto. Quando mi dimentico di utilizzare un giocatore e magari ve ne era la possibilità, mi fa male. Per un giocatore è il momento più importante entrare in campo, anche per una palla”.

“I cambi li faccio a prescindere dal risultato. Ogni giocatore deve riuscire ad entrare in campo anche per una sola palla. I giocatori devono avere un ruolo chiave, ben definito; questo lo porta a fare il massimo anche per pochi punti. Tutti i giocatori vogliono giocare, è normale. Non è facile riuscire ad accontentare tutti, bisogna spiegargli le cose ed essere chiari. Non è importante che il giocatore sia d’accordo o no, l’importante è che abbiano una spiegazione dall’allenatore“.

 

 

Foto: https://sport.interia.pl

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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