“Osservando dai Migliori”: Julian Nagelsmann – I Principi sono più importanti dei moduli

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“Osservando dai Migliori”: Julian Nagelsmann – I Principi sono più importanti dei moduli

Senza ambizione non si va da nessuna parte. Solo la voglia di emergere ti fa essere diverso dalla massa (Julian NAGELSMANN) 

Julian Nagelsmann debutta da allenatore in Bundesliga all’età di 28 anni alla guida dell’Hoffenheim e, a 33, al timone del Lipsia, raggiunge le semifinali di Champions League 2019/20 (diventando il più giovane allenatore della storia a riuscirci). Per Julian i sistemi di gioco non contano, sono solamente numeri. I moduli possono cambiare anche 10 volte durante la partita, ma la squadra manterrà lo stesso modo di giocare a calcio.

In un’intervista a Tribuna Expresso, rilasciata alla vigilia dei quarti di finale di Champions contro l’Atletico Madrid, Nagelsmann sostiene l’idea che i giocatori possano avere un giorno alla settimana per giocare “senza regole, senza pensare a ciò che chiede l’allenatore, giocare solo per divertirsi”, come fossero con “gli amici al parco”.

Nell’articolo di oggi vediamo un estratto dell’intervista, coi passaggi a mio avviso più fondamentali.

D: L’Atletico Madrid è una squadra che normalmente difende molto bassa, tra le più brave a chiudere gli spazi a centrocampo. Il Lipsia dal canto suo è molto forte ad attaccare l’ultima linea e a giocare tra gli spazi. Riuscirete a giocare come fate di solito?

Ci proveremo. E’ importante che in testa si abbia il proprio modo di giocare. Sappiamo che l’Atletico è molto forte a difendere ma sarà interessante capire come ci vedono loro. Penseranno che non siamo la miglior squadra in Europa e per questo non ci metteranno una pressione così intensa in determinati momenti; in questo modo potremmo magari crearci delle opportunità. Sono molto bravi quando i loro attaccanti spingono attaccano in avanti ma anche quando la tua squadra gioca in mezzo al campo sono pronti a ripiegare. Non ci sarà il tempo per avere lunghe fasi di possesso, dobbiamo portare azioni d’attacco molto rapidamente, ma siamo una squadra che è in grado di farlo anche quando l’avversario difende davanti alla propria porta. L’atletico difende molto bene ed è pronta a contrattaccare. Dobbiamo essere molto concentrati. Non si tratta solo attaccare, dobbiamo essere pazienti e non rischiare troppo per non complicare la situazione.

D: Vi siete allenati con delle soluzioni specifiche per attaccare questa linea molto bassa dell’atletico?

Abbiamo ricercato alcuni movimenti che si adattano specialmente a come difende l’Atletico ma è normale, poiché si prepara la gara anche sull’avversario, cercando gli spazi dove i giocatori possano attaccare lo spazio o indirizzare i nostri passaggi . Questo è fondamentale ma abbiamo i nostri principi e cerchiamo di focalizzarci su questi. Avremo delle opportunità in contropiede, perché l’Atletico ha dei momenti offensivi dove i loro esterni sono molto alti e concederanno degli spazi.

D: Avendo l’Atletico e Simeone maggior esperienza, avete fatto qualche lavoro a livello psicologico per preparare i giocatori allo scontro diretto?

Ci siamo preparati ad analizzare i loro movimenti ma anche ad analizzare cose che potrebbero accadere nella testa dei nostri giocatori. E’ complesso giocare contro l’Atletico perché sono forti e furbi in tutte le situazioni. Dobbiamo rimanere concentrati in tutti i momenti della partita. Per una squadra è importante rimanere concentrati, che si abbia coraggio, che si abbia una postura corretta, con le giuste idee per attaccare.

D: E’ stato necessario adattare molto la squadra per giocare senza Timo Werner?

Non cambieremo il nostro modo di giocare, anche se Timo era straordinario. Tutti si adattano. Le mie idee e i nostri piani non sono basati su Werner, ma su tutto il gruppo e sulle idee dell’avversario (adattandoci anche alle loro idee). Ho sempre cercato di trovare un piano che si adatti a tutto il gruppo e non ad un solo giocatore, perché può succedere che un giocatore esca e la squadra potrebbe andare in difficoltà.

D: Il Lipsia gioca nel modo che più gli piace, che pretende di giocare!

Abbiamo fatto molto bene durante la prima parte di stagione. Prima del mio arrivo la squadra cercava di attaccare solo con contropiedi. Io ho portato l’idea di attaccare anche attraverso il possesso palla. [..] Non potevamo pensare di segnare solo dal momento in cui recuperavamo palla e in contropiede. Dobbiamo creare occasioni attraverso il possesso e saper riconoscere opportunità in cui possiamo accelerare. Abbiamo fatto dei grandi passi avanti e abbiamo ampi margini di miglioramento per altri aspetti.

D: Nei momenti in cui i giocatori devono sapere accelerare, come allenate i giocatori alla capacità decisionale?

E’ complesso perché non abbiamo a disposizione così tanti allenamenti ma, attraverso i video, analizziamo le nostre sessioni d’allenamento. Siamo una squadra giovane e i giocatori necessitano di crescere con gli allenamenti, ma a volte è possibile solo attraverso i video. In campo però cerchiamo di sviluppare delle sedute che riproducano ciò che accade in partita, in modo che i giocatori decidano in allenamento le stesse cose che dovranno decidere in gara.

D: Quali sono i principi di gioco che la tua squadra deve sempre avere?

Ce ne sono molti. Seppur non possa andare troppo nel dettaglio, ti fornisco alcuni esempi: a me piace che la mia squadra giochi a due tocchi per la maggior parte del tempo. Se giochiamo a due tocchi il passaggio può essere fatto più forte e si può accelerare il ritmo. Se giochi a un tocco diventa complicato dal punto di vista tecnico, ci possono essere molti errori e alla fine se si hanno 10 momenti in cui si può attaccare, i giocatori possono sbagliare i passaggi precedenti, finendo per creare solo 3-4 situazioni di attacco in cui possono concretizzarsi tiri che magari non inquadrano la porta, cross errati o passaggi in profondità mal calibrati. Se si gioca a due tocchi si gioca in modo più intenso. I miei compagni hanno maggiori opportunità di ricevere la palla e col secondo tocco passarla in modo più forte. Alla fine di questi 10 momenti di attacco possiamo averne magari 8 in cui possiamo calciare in porta con momenti di finalizzazione concreti. Dunque è meglio avere 8 piuttosto che 2-3. Ci sono molti allenatori che vogliono vedere la propria squadra giocare a un tocco, ma è molto complesso e rischioso. Se sei Messi puoi concedertelo sempre perché ha una tecnica incredibile, ma non i nostri giocatori (che non sono Messi).

D: Con due tocchi puoi anche attrarre e spostare l’avversario!

Se ricevi la palla e la controlli, l’avversario ti attaccherà e si creerà uno spazio dove poter andare, dove poterla passare. Se un giocatore gioca sempre di prima, l’avversario non ha tempo per pressarti e a volte è un bene che l’avversario ti pressi, specialmente quando questi difendono molto bassi. Giocando a due tocchi gli avversari non possono rimanere profondi e piazzati, dovranno cominciare ad uscire in pressione sulla palla e sull’uomo. In questo modo si libereranno spazi da riconoscere e attaccare, aumentando le chance di segnare.

D: Il Lipsia è una squadra molto versatile, in grado di adottare diversi sistemi di gioco. I sistemi di gioco sono importanti per te o ti concentri maggiormente sui concetti?

Mi concentro sui principi, sui comportamenti che i giocatori devono cercare nei diversi momenti della partita; cose che devono fare quando siamo in contropiede, in fasi di possesso più ragionate o in pressione. I vari moduli non contano, sono solo numeri. Cerco sempre di trovare una soluzione per il prossimo avversario, cercando di mettere la nostra squadra nel migliore modo possibile per giocare a calcio. I principi sono più importanti del modulo. I sistemi di gioco possiamo cambiarli diverse volte durante la partita che tanto non cambierà il nostro modo di giocare a calcio.

D: Non esiste il rischio che questo possa sovraccaricare il giocatore di informazioni?

Sì, a volte è proprio la mia intenzione, fare in modo che l’allenamento sia molto complesso, in modo che in partita diventi più facile comprendere/riconoscere. E’ però altrettanto importante che durante la settimana i giocatori giochino 4 contro 4 o 7 contro 7, senza dover pensare a troppe nozioni tattiche. Tutti i giocatori che vogliono giocare a calcio non amano pensare a tutte queste nozioni ad ogni allenamento, ogni minuto; vogliono solo giocare, come fossero al parco con gli amici. Allo stesso modo devono giocare nel club. Se non abbiamo un turno infrasettimanale, mi piace pensare ad un allenamento con queste regole, che possano giocare solo per divertirsi.

D: L’obiettivo è che queste informazioni che ricerchi escano in modo automatico?

Sì, perché quando saremo in partita devono decidere per loro stessi. Non posso come allenatore, in ogni situazione di gioco, dovergli dire cosa fare.  Sono i dettagli che l’allenatore mette sopra il talento dei giocatori (tutti in Bundesliga hanno talento) a far la differenza. Mi piace che ci sia un giorno della settimana in cui i giocatori affrontino situazioni di gioco in cui debbano decidere per loro stessi, senza che sia l’allenatore a decidere per loro.

D: Ho letto che sostieni che la capacità di leggere le partite e la tua adattabilità, siano le tue doti migliori!

Sì, credo che sia l’aspetto più complicato da fare in una partita. Vedere le cose che succedono e cercare di reagire. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Se c’è molta confusione nello stadio non si riesce a farsi sentire e in questo modo i cambiamenti non sono molto veloci quanto si vorrebbe. Serve del coraggio e sperare che i giocatori capiscano quello che si vuole fare.

D: Gli aspetti tecnico-tattici in un allenatore hanno la stessa importanza degli aspetti sociali?

Credo che le skills sociali siano più importanti. Quando si allena ad un livello molto alto come nella Bundesliga, i giocatori sono talentuosi. Alla fine l‘argomento più importante è motivarli e creare un ambiente favorevole, dove possano divertirsi e giocare, fare tutto al meglio in campo. Serve motivare i giocatori e che abbiano voglia di giocare. Se non hanno voglia o dicono che odiano l’allenatore o che non se la sentono, non giocheranno bene. Credo che un mix tra le skills tattiche e quelle sociali facciano di te un buon allenatore. Se non riesci a riconoscere i dettagli tattici, è importante che si crei un buon staff tecnico che comunque ti aiuti, ti completi. Ma se le tue doti sociali sono elevate puoi avere molto successo. Al contrario, se hai tante skills tattiche ma scarso in quelle sociali, diventa molto complesso.

SEEFELD, AUSTRIA – JULY 16: Assistant coach Moritz Volz of RB Leipzig, Head coach Julian Nagelsmann of RB Leipzig and Assistant coach Robert Klauss of RB Leipzig look on during the RB Leipzig Training Camp on July 16, 2019 in Seefeld, Austria. (Photo by TF-Images/Getty Images)

D: Perchè una delle cose più difficili è convincere i giocatori che il tuo modo di giocare li aiuti a vincere?

Il successo convince sempre. Se vinci delle partite li avrai convinti. Se perdi diventa complicato.

D: Alcuni giocatori ti hanno mai manifestato alcuni dubbi?

Due-tre volte abbiamo discusso ma credo sia normale. Mi piace ascoltare i giocatori, capire cosa pensano delle partite e delle situazioni. In questo modo potrò chiarire i loro dubbi e saranno più preparati per vincere la partita. Non c’è mai stato un giocatore che mi abbia detto “non possiamo giocare così, dobbiamo cambiare”. Succede avere delle domande più dettagliate e discuterne. In questo modo i miei giocatori potranno essere più preparati.

D: Ti piace che i giocatori rispettino al 100% il piano iniziale o hanno un margine entro cui improvvisare?

Gli dico sempre di seguire il piano iniziale. Se va male posso dirgli che è un errore mio e posso parlare con i media. Ci saranno tuttavia situazioni, specialmente nell’ultimo terzo di campo, dove i giocatori possono decidere in autonomia, ed è normale che sia così. Non scrivo mai nel piano partita “tira da lontano”, ma se qualcuno tira da lontano e segna, ha deciso lui e va bene. L’importante è che segua le mie idee in modo che possa poi parlare col presidente o coi media e dirgli che l’errore è stato il mio.

D: Nel centro d’allenamento del Lipsia i campi hanno alcune linee tracciate. Perché?

A volte è più facile se non mettiamo i cinesini in campo, ma in termini tecnico-tattici i giocatori devono sapere dove deve stare la linea difensiva e fino a dove possono arrivare. Abbiamo un principio che è l’ampiezza minima, nel quale se sei un terzino del lato opposto alla palla non voglio che rimani aperto ma che chiudi lo spazio centrale quando perdiamo la palla ma anche se cambiamo lato di gioco. Le linee sono tracciate in modo che i giocatori trovino sempre il miglior posizionamento anche quando siamo in possesso.

 

 

 

 

 

 

Foto: https://www.bundesliga.com

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Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

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