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“Dalla Match Analysis al Campo”: le Transizioni difensive, di Federico Montagnolo

Quando oggi parliamo di una squadra organizzata non possiamo scindere la fase di possesso da quella di non possesso. Nel calcio moderno, in cui aggressività e intensità sono sempre maggiori, spesso ciò che fa la differenza in una partita sono le transizioni: offensive e difensive.

Se fino a qualche anno fa si dava importanza solamente al “contropiede” e alla conquista della “seconda palla”, oggi la maggior parte degli addetti ai lavori parla continuamente di transizione o di reazione. Si ha sempre più nitida l’impressione che nel calcio moderno le squadre più efficaci siano quelle che reagiscono meglio all’immediata perdita o riconquista del possesso della palla.

Nello scorso articolo abbiamo analizzato le transizioni offensive mentre oggi ci concentreremo su quelle difensive.  

Quando una squadra perde il possesso deve decidere se riaggredire subito in avanti oppure scappare a difesa della propria porta e quindi della profondità. Sono queste le due macro-suddivisioni che tratteremo nel corso di articolo.
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Aldilà delle scelte tattiche dei vari allenatori, in base alla partita e all’avversario, è importante ricordare che per essere organizzati in fase di transizione difensiva si debba partire dalle *marcature e dalle coperture preventive.

*I giocatori più arretrati e più lontani dalla palla (spesso quindi i difensori) devono essere attenti e vicini al diretto avversario per impedire facili giocate in seguito ad un’eventuale perdita del possesso e, allo stesso tempo, devono coprire lo spazio alle proprie spalle per impedire un facile contropiede con una semplice palla lunga.

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Esercitazioni Tecnico-Funzionali: Rifinitura e Tempo inserimento 

Gli esercizi utilizzati si discostano dal classico esercizio analitico in quanto vengono contestualizzati a porzioni di campo e abbinati a sotto-principi o sotto-sotto-principi di gioco: dando vita a proposte tecnico-funzionali.
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In tutte e tre le stazioni viene tirato un nastro a circa 8 metri dalla linea di sagome e a circa 8 metri dalla porticina. Gli sviluppi dovranno essere rifiniti tra ultima linea e il nastro, concludendo nella porticina a un tocco. Le tre proposte vogliono infatti allenare la qualità nella rifinitura. Se è vero, parer mio, che la capacità di saper effettuare l’ultimo passaggio è una qualità innata, è pur vero che la si possa migliorare.

Saper dosare la forza del passaggio, con precisione e attenzione – in relazione allo spazio a disposizione e alla velocità di spostamento del compagno – non è affatto cosa semplice.