“L’Angolo del Preparatore”: Overtraining e Supercompensazione, di Mattia Tessarin

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“L’Angolo del Preparatore”: Overtraining e Supercompensazione, di Mattia Tessarin

Torna l’appuntamento con “L’Angolo del Preparatore”, rubrica curata dall’amico Mattia Tessarin, preparatore atletico del Delta Calcio Rovigo, militante nel campionato di serie D.

Oggi Mattia ci parla dell’Overtraining e della Supercompensazione. Cosa sono e come comportarci?

Prima di parlare di OVERTRAINING è buona cosa dare un definizione dettagliata di SUPERCOMPENSAZIONE. Essa è un modello teorico che spiega il processo di adattamento dell’organismo ad un determinato stimolo allenante. Tale concetto si fonda sullo stato di equilibrio dinamico, detto omeostasi, che regola tutte le attività del nostro corpo. La supercompensazione è la risposta fisiologica alla rottura dell’omeostasi da parte dello stimolo allenante.

Per non soccombere al ripresentarsi di un carico della medesima intensità, l’organismo innesca così un processo di supercompensazione, che ha lo scopo di migliorare il livello prestativo originale. Le riserve metaboliche, il metabolismo e le varie strutture anatomiche sollecitate, non tornano quindi allo stato iniziale ma, per breve tempo, lo superano, collocandosi ad un valore leggermente superiore.

 

È importantissimo quindi il recupero. Se il carico dell’allenamento è eccessivo e non viene compensato da un adeguato periodo di recupero, si crea un pericoloso stato di sovrallenamento.

Il sovrallenamento (overtrainging) è una sindrome, cioè un insieme di segni e sintomi che compaiono nell’atleta che ha esagerato con le sedute di allenamento, sia in termini qualitativi che quantitativi, non rispettando gli adeguati periodi di recupero.

Esso va distinto dalla semplice fatica sperimentata dall’atleta al termine del ciclo di allenamento: essa rappresenta quello stato di superlavoro richiesto allo scopo di ottenere, alla fine del ciclo di training, un miglioramento in termine di prestazione (overreaching) e che si risolve in tempi brevi di recupero (1-2 settimane).

Nel caso del sovrallenamento invece l’atleta non è più in grado di esprimere la sua abituale performance anche dopo un congruo periodo di ristoro, talora sono necessarie diverse settimane o addirittura mesi per ottenere la completa regressione dei sintomi: in questo senso possiamo dire che il sovrallenamento vanifica la fatica dello sportivo. Diversi altri fattori possono concorrere al realizzarsi di questa patologia tra i quali vanno menzionati: uno stile di vita inadeguato, una scorretta alimentazione, un’insufficiente riposo notturno e una situazione di eccessivo stress quotidiano (lavorativo, di studio, ecc.).

Sintomi Caratteristici:

  1. Riduzione duratura della performance
  2. Elevati valori di frequenza cardiaca a riposo
  3. Insonnia
  4. Riduzione dell’appetito
  5. Perdita di peso
  6. Lesioni muscolo-scheletriche da sovraccarico
  7. Dolori muscolari
  8. Disturbi dell’umore

Bibliografia

  • L’allenamento Ottimale di Jürgen Weineck, Calzetti e Mariucci
  • L’allenamento fisico nel calcio. Concetti e principi metodologici, di Ferretto Ferretti, Edizioni Correre

Credit Immagine: http://cdn.corrieredellosport.it/images/2017/07/21/132828287-5c15a506-503f-4e4d-b69f-9b00a3322be8.jpg

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About Author

Mattia Tessarin

Tessarin Mattia, nato a Rovigo 24/10/1989. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell’attività Motoria Preventiva e Adattata. Master in Teoria e Tecniche della Preparazione Atletica nel Calcio presso l’Università di Pisa. Preparatore atletico Professionista. Allenatore di Base UEFA B.

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