Capacità Motorie, Metodi e Stili d’Insegnamento

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Capacità Motorie, Metodi e Stili d’Insegnamento

Nell’articolo di oggi vediamo aggiornato uno dei miei primissimi scritti su Ideacalcio (Luglio 2013), frutto di vari appunti che ho raccolto durante i miei studi universitari e negli anni successivi. E’ un articolo che ritenga vada ogni tanto riletto come una sorta di vademecum per tutti gli allenatori-educatori-istruttori-insegnanti.

“Il bambino non è un adulto in miniatura, le sue caratteristiche cognitive, psicologiche, fisiche, anatomiche e fisiologiche non sono uguali a quelle degli adulti, perciò il bambino non è solo più piccolo ma anche diverso

(Claparade 1937)

  • ASPETTO FISICO

Dai 6 ai 7 anni il bambino ha una rapida crescita staturale; l’equilibrio peso-altezza si spezza. Egli diventa longilineo e magro e le masse muscolari si assottigliano. Il bambino perde sicurezza anche nello schema corporeo, acquisito in precedenza, soprattutto per la lunghezza degli arti.

Dagli 8 ai 10-11 anni c’è un nuovo periodo di crescita del peso con ritorno, perciò, di un nuovo equilibrio statura-peso. Nel periodo della scuola elementare ci sono quindi due età differenti dal punto di vista della corporeità.

  • ASPETTO SOCIALE

Passaggio dall’egocentrismo al socio centrismo con l’acquisizione ed il rispetto delle regole individuali e di gruppo per imparare a vivere nel sociale. Si sviluppa la capacità di sentirsi membro di un gruppo e perciò di collaborare con gli altri. Grande interesse verso lo sport dovuto sia ai mezzi di informazione che allo stimolo dato dai genitori.

  • ASPETTO PSICOLOGICO

Maggior capacità di concentrazione rispetto all’età precedente

  • L’APPRENDIMENTO

L’apprendimento è condizionato dai seguenti fattori:

  1. dal ruolo attivo delle persone che vogliono apprendere
  2. dalle opportunità che il contesto, l’ambiente, offre per fare esperienze diversificate
  3. dai propri ritmi biologici e neurofisiologici intesi come maturazione nel tempo
  4. dalla motivazione personale
  5. dal tipo di rinforzo dall’incentivazione o ricompensa

L’apprendimento di qualsiasi movimento, capacità, abilità, si attua attraverso tre fasi

Coordinazione GREZZA: il gesto viene compreso nella sua globalità attraverso spiegazioni verbali con dimostrazione, mezzi audiovisivi e prove pratiche personali; in questa fase l’alunno non deve essere stanco e deve avere motivazioni personali; l’esecuzione risulta grossolana.

Coordinazione FINE: il gesto viene praticato con molta più precisione nelle sue componenti ma l’abilità non è ancora consolidata in quanto non sono ancora possibili adattamenti e variazioni in rapporto alle condizioni di situazioni esterne

STABILIZZAZIONE IN SITUAZIONI VARIABILI: c’è l’automatizzazione dell’abilità per cui l’attenzione non è rivolta al movimento specifico appena appreso ma ad altre componenti del gioco e si migliora prevalentemente in situazioni di gara

  • Le Capacità SENSO-PERCETTIVE

Sono quelle capacità che permettono all’individuo di analizzare i segnali, gli stimoli che provengono dall’esterno, attraverso gli organi di senso e quelle relative al proprio corpo (cinestesiche).
La loro fase sensibile per un completo sviluppo va dai 3-4 ai 7-8 anni. Il bambino stabilisce un rapporto tra sé e l’ambiente che lo circonda attraverso gli apparati sensoriali. Le informazioni giungono al sistema nervoso centrale e vengono poi trasformate in percezioni. Gli organi di senso vanno educati ed esercitati proponendo delle situazioni di discriminazione percettiva.

I principali mezzi di sviluppo sono:

  1. in generale ogni forma di gioco
  2. in particolare le esercitazioni di “psicocinetica sensoriale” (uso di palloni di colore, forma e peso diversi, uso di suoni diversi, voce, fischietto, musica, etc..)
  •  CAPACITA’ MOTORIE

Le capacità motorie sono il presupposto di base per realizzare consapevolmente l’azione motoria. Il loro grado di sviluppo condiziona l’acquisizione delle abilità motorie; in particolare un loro sviluppo carente limita l’apprendimento delle stesse abilità motorie.

Lo sviluppo delle capacità motorie è legato ai processi di crescita e di trasformazione bio-fisiologico e sessuale nonché all’evoluzione psichica. In generale nello sviluppo delle capacità motorie, il carico deve superare il livello di sollecitazione dei normali gesti e movimenti della vita quotidiana. I presupposti per un corretto sviluppo di tali capacità sono l’aver acquisito e consolidato in precedenza gli schemi motori di base e le capacità senso-percettive.

Le capacità motorie possono essere classificate in:

  • capacità coordinative 
  • capacità condizionali

Le Capacità Coordinative sono quelle capacità motorie che organizzano, controllano e regolano il movimento. Dipendono dalla funzionalità degli organi di senso e dal sistema nervoso centrale. L’età migliore per il loro sviluppo è quella compresa tra i 6 e 11 anni (l’età dell’oro delle capacità coordinative)

Secondo Blume le capacità coordinative Generali sono tre, mentre quelle Speciali sette

  • Capacità Coordinative Generali
  1. Apprendimento Motorio: permette ad un individuo di assimilare e apprendere nuovi movimenti attraverso la sistematica ripetizione fino a giungere alla padronanza degli stessi. Nell’infanzia questa capacità è legata ai movimenti semplici degli schemi motori di base. Dai 7 ai 9 anni c’è una notevole crescita e rapido incremento. Dai 10 ai 12 anni tale capacità è definita a “prima vista“, poiché i ragazzi si impadroniscono di nuovi movimenti dopo aver visto la dimostrazione pratica dell’insegnante.
  2. Controllo Motorio: E’ la facoltà dell’individuo di controllare il movimento secondo lo schema ideo-motorio elaborato a livello corticale. In modo particolare si controllano i movimenti che per la loro specificità rendono precario lo stato di equilibrio del corpo. Lo sviluppo è simile a quello precedente nelle diverse età con la sola differenza che in età adulta questa si stabilizza portando l’adulto sia nella sfera sportiva che lavorativa ad eseguire movimenti razionali ed economici.
  3. Adattamento e Trasformazione dei Movimenti: E’ la capacità di combinare, correggere, adattare e trasformare il proprio programma motorio in relazione alle condizioni esterne o interne che mutano in continuo e che sono perciò imprevedibili

 

  • Capacità Coordinative Speciali
  1. Equilibrio: capacità che ha un soggetto di eseguire un movimento in ristrette basi d’appoggio e di riacquistare e mantenere una determinata stabilità ogni volta che tende a mancare. Per svilupparla si effettuano attività nelle quali è difficile mantenere la postura, l’equilibrio, utilizzando basi ristrette d’appoggio, basi instabili e piccoli attrezzi
  2. Accoppiamento e Combinazione dei Movimenti: capacità che permette di unire due o più movimenti diversi tra loro (corsa e salto, corsa e lancio, corsa e finta..)
  3. Differenziazione Cinestesica: capacità che permette di dosare l’intervento muscolare in relazione all’obiettivo da raggiungere (lancio della pallina verso un bersaglio più o meno vicino)
  4. Orientamento e Organizzazione Spazio-Tempo: capacità che permette di variare la posizione del proprio corpo nello spazio e nel tempo in relazione agli altri (compagni e avversari di gioco) o agli oggetti sia che siano fermi o in movimento
  5. Ritmo: capacità che permette di eseguire movimenti con la giusta cadenza contrazione – decontrazione muscolare o di fare giocate collettive seguendo la medesima sequenza nei tempi di gioco
  6. Reazione: capacità che permette di reagire il più velocemente possibile ad uno stimolo interno o esterno tramite informazioni visive, acustiche e cinestesiche ed iniziare una risposta motoria. La capacità di reazione si divide in semplice quando il segnale è già noto in precedenza (sparo, fischio) e complessa, tipica dei giochi di squadra dove i segnali e le risposte variano perché provengono da avversari, compagni, palla
  7. Trasformazione: capacità che permette di cambiare, sulla base di improvvisi mutamenti della situazione, l’azione motoria programmata in un’altra diversa e nuova

Per quanto riguarda i Principi Metodologici idonei per un corretto sviluppo delle capacità coordinative sono:

  • Multilateralità: utilizzare la gamma più vasta possibile di esercitazioni con particolare riferimento a tutti i giochi e attività ludiche
  • Gradualità: la difficoltà del gesto e dell’esercitazione deve essere innalzata gradualmente 
  • Tempestività: lo sviluppo di queste capacità deve avvenire nell’arco di tempo idoneo (6-11 anni)

Le Capacità Condizionali sono quella classe di capacità fisiche che dipendono dai processi biochimici e fisiologici dei vari apparati del corpo umano – in particolare dalla disponibilità di energia – e per tale motivo sono definite anche “capacità organico muscolari“. Le capacità condizionali sono:

RAPIDITÀ: intesa come la capacità di compiere movimenti nel più breve tempo possibile. Ne distinguiamo tre forme:

  1. Rapidità di Reazione: capacità di reagire ad uno stimolo esterno conosciuto, fissato o improvviso
  2. Rapidità d’Azione: capacità di compiere movimenti aciclici (tipo schiacciata, battuta, tiro) nel più breve tempo possibile
  3. Rapidità di massima Frequenza dei movimenti: unione di movimenti rapidi e semplici con elevata frequenza (corsa skippata)

Sviluppare la rapidità nei bambini significa stimolarli alla realizzazione dei movimenti rapidi e veloci sia semplici che complessi. I mezzi per lo sviluppo e l’incremento della rapidità sono:

  • ripetute di brevissime distanze (5-10 metri) con stimoli diversi e posizioni di partenza variate
  • staffette sotto forma di gara che stimolano i bambini all’attenzione e al bisogno di confrontarsi con gli altri
  • giochi molto semplici come “bianco-nero”, “guardie-ladri”
  • percorsi misti sotto forma di gara multipla a squadre
  • gioco pre-sportivo di base
  • Giocosport

FORZA RAPIDA: intesa come la capacità del sistema neuromuscolare di superare delle resistenze con un’elevata rapidità di contrazione. Nella fascia d’età 7-10 anni la forza rapida è definita come la capacità di saltare, lanciare e sprintare brevemente. Le azioni tipiche della forza rapida sono quindi: lanci, salti e gli sprint.

In questa fascia d’età la forza rapida è strettamente collegata alla rapidità sia nello sviluppo che nella sua espressione di movimento. I mezzi di sviluppo della forza rapida, nei bambini dai 6 agli 11 anni, si applicano in forma complessa, in interazione con la rapidità.

  • Percorso misto (coordinativo o condizionale)
  • Circuito organizzato in 4-5 stazioni dove si eseguono esercizi, già conosciuti dai bambini, per un numero di volte stabilito o a tempo 
  • Staffetta sotto forma di gara (pendolo, andata e ritorno, a inseguimento circolare, in quadrato e triangolo)
  • Giochi Semplici (come tiro alla fune, tira dentro il quadrato, trasporto a coppie, ecc.)

RESISTENZA: intesa come la capacità che permette di tollerare l’insorgere della fatica durante le esercitazioni motorie di vario tipo. Questa capacità è importante perché è stato dimostrato che lo sviluppo delle altre capacità dipende anche dal grado di resistenza generale, per cui si possono ripetere esercitazioni di una certa valenza più volte; inoltre influisce sulla capacità di recupero. La resistenza è condizionata dall’efficienza dell’apparato respiratorio, da quello cardio-circolatorio e dalle caratteristiche ematiche

Esistono due principali “tipi di resistenza”:

  • Resistenza Aerobica: in cui c’è un equilibrio tra assunzione di ossigeno e una sua utilizzazione
  • Resistenza Anaerobica: dove invece abbiamo un debito d’ossigeno

Per i bambini dai 6 agli 11 anni è opportuno sviluppare la resistenza Aerobica.

La frequenza cardiaca nei bambini, durante le attività motorie, in particolar nel gioco, sale rapidamente, anche al di sopra dei 200 battiti. Il bambino però è in grado di autoregolare e gestire il proprio sforzo alternando momenti di attività sfrenata a soste improvvise, importanti al fine del recupero. L’insegnante dovrebbe comunque controllare e guidare il gioco, organizzando l’attività in modo da prevedere il grado d’intensità e le pause di recupero.

Il mezzo migliore per allenarla è il gioco, di ogni tipo, affinché l’aspetto ludico e il divertimento assumano una particolare valenza.

MOBILITA’ ARTICOLARE O FLESSIBILITÀ: la capacità di eseguire esercizi con grande ampiezza di movimento delle componenti dell’apparato osteo-articolare e muscolare. E’ difficile classificare la flessibilità nelle capacità condizionali o in quelle coordinative, in quanto presenta caratteristiche delle prime, quali l’elasticità muscolare e la conformazione delle superfici anatomiche, ma dipende anche da quelle coordinative. La flessibilità è un presupposto fondamentale per l’acquisizione delle abilità motorie, dei gesti tecnici sportivi e per l’economia del movimento generale.

Fino ai 9-10 anni i bambini possiedono una elevata elasticità muscolare e tendinea e una mobilità articolare per cui non è necessaria una formazione specifica. Da questa età poi è utile iniziare a sollecitare questa capacità attraverso due metodi:

  1. l’allungamento muscolare
  2. la mobilizzazione articolare tradizionale

Sono da evitare, nel periodo 6-10 anni, le esercitazioni sotto forma passiva con sovraccarichi e dai 6-8 anni quelle sotto forma di stretching, in quanto per l’accrescimento dei segmenti ossei e i relativi muscoli sono in costante e naturale allungamento. Da preferire invece il lavoro in forma ludica con la palla o altri piccoli attrezzi che cancellino la noia della forma tradizionale classica. L’età migliore per lo sviluppo della flessibilità è il periodo dagli 8 agli 11-12 anni. Dopo tale età tende a diminuire e perciò è importante il lavoro sistematico di mantenimento del grado acquisito.

La flessibilità è inoltre influenzata da:

  1. stato di affaticamento
  2. temperatura esterna ed interna
  3. stato emotivo
  4. età
  5. sesso (le donne presentano una mobilità superiore agli uomini)
  6. predisposizione

 

METODI E STILI D’INSEGNAMENTO

Il metodo è un mezzo o strumento didattico attraverso il quale l’insegnante organizza e conduce le situazioni di insegnamento-apprendimento con l’intento di apportare cambiamenti significativi nelle condotte e comportamenti dei propri allievi per conseguire gli obiettivi ipotizzati.

  • METODO DEDUTTIVO: in questo momento l’insegnante possiede conoscenze, competenze, capacità ed esperienze che deve trasmettere ai propri allievi, perciò viene messa in particolare evidenza la personalità dell’istruttore.

Tra i metodi deduttivi ricordiamo:

  1. Metodo descrittivo: mette in grande rilevanza e importanza il ruolo dell’insegnante attraverso 4 fasi: a) spiegazione da parte dell’insegnante, b) dimostrazione da parte dell’insegnante; c) l’esecuzione da parte degli allievi; d) correzione degli errori da parte dello stesso insegnante. Con l’uso di questo metodo si ha sempre un controllo totale del gruppo ma si condiziona e annulla la spontaneità e la creatività degli allievi.
  2. Metodo misto: si ha l’integrazione delle fasi di sintesi e analisi rispettando la seguente successione temporale: sintesi, analisi, sintesi. All’inizio c’è la visione e la pratica del gioco nella sua totalità, poi c’è lo studio con prove delle diverse parti del gioco stesso ed infine c’è il ritorno alla pratica del gioco nel suo insieme. E’ utilizzato specialmente per l’acquisizione delle abilità e tecniche sportive. Anche qui il ruolo dell’insegnante è importante
  3. Metodo dell’assegnazione di compiti: tipico nei lavori in circuito o nelle esercitazioni di tattica individuale o collettiva. Gli svantaggi: poca fantasia e creatività dell’allievo perché deve seguire le indicazioni del docente e poca esecuzione corretta se l’insegnante non lo controlla. Lo stile d’insegnamento è definito “direttivo”
  • METODO INDUTTIVO: vengono messe in rilievo le capacità dell’alunno di scoprire in modo autonomo e fare esperienze sotto la guida dell’insegnante.

Tra questi metodi ricordiamo:

  1. Metodo della risoluzione di problemi: l’insegnante propone agli allievi un problema motorio semplice o di situazione al fine di far trovare la soluzione in modo personale, creativo, fantasioso; attraverso l’uso di domande (in che modo? con chi? perché in questo modo? etc..)
  2. Metodo della scoperta guidata: assomiglia al precedente con la differenza che l’insegnante crea la situazione e dà un suggerimento iniziale lasciando poi all’alunno il seguito
  3. Metodo della libera esplorazione: ricerca di libere esperienze motorie in relazione ad oggetti, attrezzi. L’insegnante è passivo, ma vigile, altrimenti c’è il pericolo di anarchia motoria e rischio infortuni.

Lo stile d’insegnamento di questi metodi è definito di “pedagogia attiva”

 

I PRINCIPI DEL CARICO

Nell’attività motoria ogni esercitazione rappresenta un carico di lavoro, per cui è importante rispettare i principi che danno indicazioni precise sulle modalità di applicazione del carico stesso. Il principio è una regola di validità generale che vincola e va seguita, rispettata ed è ricavata da aspetti pedagogici, psicologici e fisiologici

  • PRINCIPIO DEL RAPPORTO TRA CARICO E RECUPERO:  nell’attività scolastica questo principio è importante nella singola lezione in quanto il processo di apprendimento è più efficace se le varie esercitazioni sono intervallate da pause per il recupero psicofisico
  • PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITÀ’ DEL CARICO:  volume, intensità e difficoltà coordinative, devono aumentare in modo progressivo per adattare l’organismo a sopportare meglio la fatica. A livello scolastico, 6-11 anni, l’aumento del carico è realizzato attraverso il volume, cioè aumento del numero di esercizi
  • PRINCIPIO DELLA CONTINUITÀ DEL CARICO: il carico di lavoro deve durare per un periodo abbastanza lungo nel tempo. A livello scolastico, dove ci sono le vacanze, si consiglia di effettuare attività motorie alternative
  • PRINCIPIO DELLA SISTEMATICITÀ: prevede la seguente progressione sequenziale, dal semplice al complesso; dal facile al difficile; dal conosciuto all’ignoto
  • PRINCIPIO DELLA STABILITA’: i risultati ottenuti a seguito delle esercitazioni devono essere consolidati e stabilizzati attraverso ripetizioni sistematiche che però non producano noia e vanno monitorati tramite i test di verifica
  • PRINCIPIO DELL’EVIDENZA:  tutte le consegne, in termini di esercitazioni, devono essere dimostrate con l’uso di vari metodi, accorgimenti e accompagnate da spiegazioni verbali
  • PRINCIPIO DELL’ADEGUATEZZA: gli esercizi devono essere in rapporto alle reali capacità psico-motorie del bambino che dipendono anche da età, sesso, grado di preparazione e vissuto motorio personale
  • PRINCIPIO DELLA CONSAPEVOLEZZA: l’insegnante deve motivare gli alunni a impegnarsi ed avere un ruolo attivo spiegando obiettivi e benefici della lezione
  • PRINCIPIO DEL CLIMA PSICOLOGICO FAVOREVOLE: l’insegnante deve creare un’atmosfera stimolante, piacevole, ludica, divertente e mantenere un atteggiamento positivo di fronte alle difficoltà degli alunni nell’eseguire le varie esercitazioni. E’ importante l’uso continuo del rinforzo positivo, deve dare fiducia e incutere sicurezza; deve creare situazioni motorie che tutti siano in grado di superare per una gratificazione personale, crescendo in motivazione e autostima
  • PRINCIPIO DELLA MULTILATERALITÀ: il fanciullo deve fare esperienze motorie diversificate tra loro per creare una base motoria allargata, che servirà alla disciplina sportiva scelta in seguito
  • PRINCIPIO DELLA POLIVALENZA: riguarda gli aspetti didattici dell’insegnamento, in particolare i metodi e stili di lavoro dell’insegnante che devono essere variati

 

Foto: https://www.foxsports.it

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali dell'Hellas Verona.

8 commenti

  1. Avatar

    non hai menzionato gli schemi motori di base ( camminare, strisciare, correre, rotolare ecc…), comunque molto interessante.. io alla tesi della triennale ho portato la multilateralità nell’educazione motoria dei bambini

    • Diego Franzoso

      Hai ragione, è stata in parte una dimenticanza. Dico in parte perchè questa è la prima parte dei 3 articoli che usciranno domani e mercoledi e in secondo luogo perchè parlando di bambini tra i 6-11 anni, gli schemi motori di base DOVREBBERO già essere stati appresi, visto che sono i primi movimenti che impara il bambino. In realtà sappiamo bene che ormai non è più così a causa del poco movimento a cui è “sottoposto” il bambino e quindi a 6-7 anni troviamo ancora chi non sa correre, strisciare, rotolare, arrampicarsi
      Cmq si, mi sono dimenticato di citarli 🙂

  2. Avatar

    esatto, purtroppo essendo “movimenti di base” si pensa che i bambini li apprendano subito e perfettamente, invece non è così.. ricordiamo che per acquisire in maniera ottimale le abilità motorie, bisogna sviluppare gli schemi motori di base e le capacità motorie.

  3. Avatar

    esatto, è quello che ho detto. purtroppo ancora molti istruttori pensano che allenando la tecnica automaticamente si sviluppano le capacità coordinative. invece quest’ultime sono il presupposto per l’apprendimento del gesto, e vanno allenate. In futuro possono essere migliorate qualitativamente, non quantitativamente.

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