Correndo

La guida medica del runner: prevenire e riconoscere i disturbi più comuni

8 Agosto 2026

Correre è uno dei modi migliori per mantenere il corpo in salute, migliorare l’efficienza cardiovascolare e liberare la mente. Tuttavia, l’impatto ripetitivo e gli sforzi prolungati espongono il nostro organismo a sovraccarichi costanti. Chi corre impara presto a convivere con piccoli fastidi, ma è fondamentale saper distinguere una normale risposta allo sforzo da una vera e propria patologia.

La letteratura scientifica dimostra che fino al 70% dei runner sperimenta almeno un infortunio nel corso di un anno di allenamento. In questo articolo analizzeremo le problematiche più diffuse a livello muscolo-scheletrico e sistemico, esplorando cause, rimedi e cosa dice la scienza in merito.

Le patologie muscolo-scheletriche da sovraccarico

La maggior parte degli infortuni nel running colpisce gli arti inferiori, dal ginocchio in giù. Ecco le tre condizioni clinicamente più rilevanti.

Fascite plantare

È il terrore di ogni runner. Si tratta dell’infiammazione o, più correttamente, della degenerazione della fascia plantare, il robusto fascio di tessuto connettivo che unisce il tallone alle dita del piede.

Come si manifesta: un dolore acuto e pungente sotto la volta plantare, particolarmente intenso ai primi passi della mattina o appena ci si alza dopo essere stati seduti a lungo.

Le cause: squilibri biomeccanici (iperpronazione), calzature inadatte o usurate, e un aumento troppo repentino del chilometraggio settimanale.

Sindrome del dolore patellofemorale

Rappresenta l’infortunio in assoluto più frequente tra i praticanti della corsa, arrivando a coprire fino al 17-40% di tutti i problemi articolari riscontrati nei runner.

Come si manifesta: un dolore sordo e diffuso nella parte anteriore del ginocchio, intorno o dietro la rotula. Tende a peggiorare quando si corre in discesa, si scendono le scale o si sta seduti a lungo con le gambe piegate.

Le cause: un cattivo allineamento (tracking) della rotula nella sua sede femorale, spesso causato da una debolezza dei muscoli stabilizzatori dell’anca (gluteo medio) e del quadricipite.

Tendinopatia Achillea

Il tendine d’Achille deve sopportare forze pari a diverse volte il peso corporeo a ogni singola falcata.

Come si manifesta: rigidità e dolore localizzato lungo il tendine o sul tallone, specialmente all’inizio dell’allenamento (per poi attenuarsi leggermente a caldo) e il giorno successivo allo sforzo.

Le cause: rigidità del polpaccio (gastrocnemio e soleo), corsa eccessiva su superfici troppo dure o collinari, e insufficienti tempi di recupero.

I disturbi sistemici e interni: il caso del “dolore ai reni”

Spesso i runner lamentano dolori nella zona dei fianchi o nella parte bassa della schiena durante o dopo corse intense, etichettandoli genericamente come “dolore ai reni”. Da un punto di vista medico, è fondamentale fare chiarezza su cosa stia realmente accadendo.

La milza o il fegato? L’ETAP (Exercise-Induced Transient Abdominal Pain)

Quello che comunemente viene scambiato per dolore renale o splenico è, nella maggior parte dei casi, il cosiddetto “fianco” o “punta al fianco” (in medicina, ETAP). Si tratta di un dolore transitorio che colpisce fino al 70% dei runner.

La spiegazione scientifica: la teoria più accreditata non vede coinvolti i reni, bensì un’irritazione del peritoneo parietale (la membrana che riveste la cavità addominale) dovuta allo sfregamento causato dal movimento sussultorio della corsa, oppure a una tensione dei legamenti viscerali che collegano gli organi interni al diaframma.

Quando il problema è muscolare: lo psoas e il quadrato dei lombi

Il rene si trova in stretto contatto anatomico con importanti strutture muscolari, in particolare il muscolo psoas (il principale flessore dell’anca) e il quadrato dei lombi. I microtraumi ripetuti della corsa e l’affaticamento posturale possono mandare questi muscoli in forte spasmo, mimando fedelmente un dolore profondo di tipo renale.

Il vero rischio renale: disidratazione e AKI (Acute Kidney Injury)

Esiste un legame reale e documentato tra la corsa di endurance (maratone, ultramaratone) e la salute dei reni, ma non si manifesta quasi mai con un semplice “mal di schiena” momentaneo.

  • Durante sforzi estremi e prolungati, il flusso sanguigno viene deviato dai reni verso i muscoli scheletrici e la pelle per dissipare il calore.
  • Se a questo si sommano una forte disidratazione e l’abuso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, come l’ibuprofene, presi spesso con troppa leggerezza per sopportare il dolore), il rene entra in sofferenza.
  • Gli studi scientifici dimostrano che dopo una maratona si riscontra frequentemente un aumento temporaneo della creatinina sierica, indicatore di un danno renale acuto (AKI) transitorio. Nei rari casi in cui si associa a una grave rottura delle fibre muscolari (rabdomiolisi), le proteine muscolari (mioglobina) possono ostruire i tubuli renali, rendendo necessarie cure mediche urgenti.

Ematuria da sforzo: quando la pipì diventa rossa

Trovare tracce di sangue visibile a occhio nudo nelle urine (ematuria macroscopica) dopo un allenamento intenso o una corsa in montagna è un fenomeno che può spaventare. Eppure, la letteratura scientifica rivela che una percentuale compresa tra il 20% e il 70% degli atleti di endurance presenta micro-sanguinamenti (spesso rilevabili solo al microscopio) dopo uno sforzo estremo, e una frazione minore sperimenta una vera e propria colorazione rossa.

Nelle corse in montagna o nei lunghi trail, questo accade principalmente per tre motivi combinati:

  • Il trauma meccanico: durante la corsa, specialmente nei tratti in discesa dove l’impatto con il terreno è violentissimo, la vescica subisce continui sussulti continui. Se si corre a vescica completamente vuota, le pareti posteriori e anteriori della vescica finiscono per collidere e sfregare ripetutamente tra loro. Questo micro-trauma continuo provoca la rottura di minuscoli vasi sanguigni della mucosa, che rilasciano sangue nell’urina rimasta.
  • Ischemia renale transitoria: sotto sforzo, il corpo devia fino all’80% del flusso sanguigno verso i muscoli per rifornirli di ossigeno, “privando” temporaneamente i reni. Questa temporanea riduzione di sangue altera la permeabilità dei filtri renali (i glomeruli), lasciando passare alcuni globuli rossi nelle urine.
  • La rottura dei globuli rossi (March Hematuria): l’impatto ripetuto e violento della pianta del piede contro il terreno duro (molto accentuato nelle discese tecniche in montagna) può letteralmente schiacciare i globuli rossi all’interno dei capillari del piede. L’emoglobina rilasciata viene poi filtrata ed eliminata dai reni, colorando l’urina di scuro.

Come comportarsi e quando preoccuparsi?

Di norma, l’ematuria da sforzo è una condizione innocua che regredisce spontaneamente nel giro di 24-72 ore con il riposo e una corretta idratazione.

⚠️ La regola medica fondamentale: anche se quasi certamente è legata allo sforzo, il sangue nelle urine non va mai sottovalutato. Se il colore non torna perfettamente normale dopo 3 giorni di riposo, se l’episodio si ripete spesso senza un motivo apparente, o se è accompagnato da febbre e bruciore, è fondamentale consultare un medico o un urologo per escludere calcoli, infezioni o patologie più severe.

Un consiglio pratico per il trail/montagna: per prevenire il problema, evita di svuotare del tutto la vescica subito prima di partire; lasciare un piccolissimo “cuscinetto” di liquidi al suo interno impedisce alle pareti vescicali di collidere durante i sobbalzi della corsa.

Come prevenire gli infortuni: la regola d’oro

Per ridurre drasticamente il rischio di fermarsi, la letteratura scientifica concorda su tre pilastri preventivi fondamentali:

  1. La progressione del carico: rispettare la regola del 10% (non aumentare il volume o l’intensità degli allenamenti di oltre il 10% da una settimana all’altra).
  2. L’allenamento della forza: integrare sessioni di resistance training (esercizi di forza) per glutei, core e polpacci. Un muscolo forte assorbe l’impatto al posto delle articolazioni e dei tendini.
  3. Idratazione e ascolto del corpo: evitare l’automedicazione con antinfiammatori prima o durante le gare e idratarsi correttamente seguendo il proprio tasso di sudorazione.

Bibliografia / riferimenti scientifici

  • Kakouris, N., Yener, N., & Fong, D. T. P. (2021). A systematic review of running-related musculoskeletal injuries in runners. Journal of Sport and Health Science, 10(5), 513-522. (Studio epidemiologico sulle patologie muscolo-scheletriche più frequenti).
  • Gallo, R. A., Plakke, M., & Silvis, M. L. (2012). Common Leg Injuries of Long-Distance Runners: Anatomical and Biomechanical Approach. Sports Health, 4(6), 485-495. (Focus su tendinopatia achillea e fratture da stress).
  • Koon, G., Atay, O., & Lapsia, S. (2017). Gastrointestinal considerations related to youth sports and the young athlete. Translational Pediatrics, 6(3), 129-136. (Analisi approfondita dell’ETAP e dei dolori addominali/fianchi indotti dall’esercizio).
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  • Sports Medicine Today (AMSSM). Exercise-Induced Hematuria. (Linee guida cliniche sulla gestione del sangue nelle urine degli atleti e tempi di recupero).
  • Ichikawa, K., et al. (2020). Macroscopic hematuria caused by running‐induced traumatic bladder mucosal contusions. International Journal of Urology, 27(8). (Studio clinico tramite cistoscopia che dimostra come il trauma da impatto della parete vescicale sia la causa principale del sangue visibile nei runner a fine corsa).

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