Il 2 contro 1: analisi dei comportamenti e dei principi

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Il 2 contro 1: analisi dei comportamenti e dei principi

Nell’articolo di oggi non andiamo a vedere un’esercitazione specifica, quanto ad analizzare alcune possibili soluzioni per risolvere la situazione di 2 contro 1.

La prima curiosità è che le immagini video – e le conseguenti considerazioni – sono state estrapolate da un allenamento coi Pulcini U11 dell’AC Este (annata 2010, stagione 2020/21). L’esercitazione in sé è estremamente semplice nelle sue regole e nei suoi obiettivi, tant’é che è stato possibile ricavarne diverse clip catalogando ciò che i giocatori hanno fatto emergere in modo del tutto autonomo.

E’ questo il punto chiave da cui nasce l’idea di ricavarne non solo un video, quanto un articolo che descrivesse le soluzioni scelte e messe in pratica dai bambini che, è bene sottolinearlo, hanno sviluppato (nel corso degli ultimi 2-3 anni) una comprensione del gioco decisamente elevata per la loro età.

La situazione di 2v1 che analizzeremo, o meglio, di Portiere+1 contro 1, è una situazione che ormai risolvono con discreta facilità.

L’inizio dell’azione vede l’attaccante venir attaccato dal difensore. Il primo gioca palla al proprio portiere. Da questo momento l’obiettivo degli attaccanti (P+1) è quello di conquistare la zona di meta (spazio tra i due coni gialli) in qualsiasi modo. Il difensore gioca per recuperare palla e segnare nella porta. Se gli attaccanti riusciranno a conquistare il quadrato centrale (in conduzione o con un passaggio), la meta varrà doppio.

La prima soluzione che vediamo nel video è il dai e vai.

Molti difensori, sul passaggio di scarico, continuano ad attaccare forte, proseguendo la corsa fin sul portiere. Per l’attaccante in questo caso è un gioco da ragazzi muoversi in avanti – su una linea di passaggio raggiungibile – e ricevere il passaggio di ritorno.

Come si può osservare dalla prima clip, pure il portiere può decidere di muoversi in avanti dettando il passaggio di ritorno. Questa soluzione è sicuramente avvantaggiata dal non avere a disposizione un vero e proprio portiere di ruolo e dovendo quindi ruotare quasi tutti gli elementi in porta. In queste due stagioni (2019/21) i bambini hanno sperimentato che significhi difendere la porta e ciò, se nel momento in cui l’avversario la inquadrava poteva essere un problema, dall’altro ci ha permesso di avere enormi vantaggi in fase di possesso.

Una curiosità sempre sul dai e vai è l’ultima che si vede. Una volta conclusa l’azione, per ridurre i tempi morti, l’indicazione è quella di non aspettare che il portiere torni in porta ma di avviare la successiva azione non appena il portiere è a disposizione sotto la linea della palla.

Nelle nostre immagini è proprio il portiere che detta la giocata decisiva, restituendo palla al compagno nello spazio e liberandosi della pressione in arrivo; c’è da dire che infatti l’attaccante non detta inizialmente il passaggio di ritorno e si diriga sulla palla solo dopo che questo è avvenuto.

La seconda soluzione che vediamo è il condurre per fissare (sulla quale ci si è lavorato abbondantemente nel corso della precedente stagione).

Se per approfondimenti dettagliati vi rimando all’articolo scritto da Emanuele Tedoldi (Apprendere dal Gioco: Fissare con la Palla), potremmo innanzitutto chiederci come alleniamo la guida della palla e quali siano i suoi scopi.

Seppur mi sia ritrovato a volte e con l’attività agonistica a perfezionare la guida della palla in forma analitica, c’è tuttavia da considerare come questa modalità abbia in realtà moltissimi limiti nel momento del transfert della gara. Fissare con la palla (condurre per fissare) significa avanzare in conduzione puntando l’avversario che sta marcando il mio compagno, al fine di attirare su di sé la pressione e liberare proprio il mio compagno. Sembra facilissimo da spiegare e tanto più da fare, ma i problemi in molti casi (anche in agonistica) emergono nel momento in cui:

  • chi conduce non comprende in realtà perché sta conducendo (conduco per…?)
  • non consapevole del punto precedente, la velocità di conduzione e la frequenza dei tocchi, non sono finalizzati ad un obiettivo ben preciso
  • ipotizzando che chi conduce voglia effettivamente attirare su di sé per liberare il compagno, quest’ultimo ha compreso la situazione?
  • se ha compreso le intenzioni del portatore, sa come comportarsi? Riesce a mantenersi sempre in zona luce o finisce nel cono d’ombra del difendente? Conosce il momento per separarsi dall’avversario?

Come vedete, in una situazione apparentemente banale (2 contro 1, uno conduce e il compagno si smarca per ricevere) le difficoltà nella comprensione del gioco possono essere davvero diverse. Per questo motivo è importante allenare la conduzione all’interno di un contesto tattico in cui essa possa emergere con frequenza e in cui gli allievi vengano aiutati nella comprensione del gioco e dei suoi principi.

La terza soluzione (a me molto cara) è il ricevere alle spalle del difendente.  Allenata e sviluppata nel 2v1 è il fondamento per la ricerca della superiorità posizionale (disporre di almeno un giocatore, posizionato su di una linea di passaggio libera, alle spalle di una linea o più linee avversarie).

E’ un concetto controintuitivo soprattutto nell’attività di base, in cui la tendenza dei giocatori sarebbe quella di farsi attirare dalla palla. Se prendiamo però per buona la definizione di Isaac Guerrero su che significhi giocare bene a calcio (“assicurare al portatore tempo e spazio sufficiente”), l’effetto calamita cui si assiste in tante squadre dell’attività di base è esattamente l’opposto. Perché quindi controintuitivo? 

Il compagno del portatore, invece di avvicinarsi alla palla, si deve allontanare da essa, ma sempre su di una linea di passaggio libera e raggiungibile. La difficoltà sta proprio nell’essere un comportamento controintuitivo: “come posso essere d’aiuto al mio compagno se mi allontano da lui”? 

A completamento d’informazione c’è da dire che in attività agonistica le cose migliorano ma si assistono ancora a moltissimi giocatori che finiscono per farsi attirare dal fulcro del gioco.

Due ulteriori aspetti collegati alla ricerca della superiorità posizionale (ricevere alle spalle del difendente in questo caso) e da non trascurare sono la percezione dell’intorno (nel 2v1 emerge in minima parte) e l’orientamento del corpo. Se di fatto chi ricevere è orientato male (non verso la meta/porta avversaria) o non effettua un buon primo controllo (verso la meta), questo favorirà il ritorno del difendente. 

Si noti anche al 1’25” la ricerca di un taglio per attaccare il difendente alle spalle e ricevere in zona luce.

Per i puristi che “nella scuola calcio si debba allenare solo l’1v1“, la quarta soluzione che ho raccolto nel video è la soluzione individuale.

Nonostante nella clip si siano viste fin qui soluzioni che alcuni definirebbero premature (come possono esserlo se sono gli stessi bambini ad utilizzarle in modo autonomo?), ciò non toglie che la ricerca del duello e del dribbling sia una possibilità concreta per risolvere a proprio favore la problematica del gioco. 

Ciò che è sbagliato sostenere sono i soliti falsi miti che non capisco per quale ragione non si riescono ad estirpare nemmeno nel 2021

“Nella Scuola Calcio non si fa la tattica. Si fa tecnica e 1v1”.

“Ok la tattica ma solo quella individuale”.

Spiace dirlo: sono cazzate.

Tattica – e l’ho ribadito più e più volte in questi anni – vuol dire semplicemente capacità di saper scegliere, in modo autonomo, la soluzione più efficace in quel preciso momento. Tattica non significa né schemi e né soluzioni codificate. Prendiamo ad esempio il 2v1…

Non solo vi sono elementi di natura tattica (abbiamo visto alcune delle possibilità a disposizione degli attaccanti), sia in fase di possesso che di non possesso, ma anche di tattica collettiva, nel momento che gli attaccanti sono in due e devono coordinare le proprie scelte in funzione di ciò che vuole fare il compagno.

Quindi sì, l’1v1 è una possibilità ma non l’unica. Questo perché l’1v1 non è o non sarà per tutti una soluzione futuribile. Ci sono grandissimi giocatori, anche talenti, che hanno costruito una carriera pur non sapendo superare con estro e fantasia l’avversario. Coi miei occhi ho visto ragazzini tardivi, dal punto di vista fisico, andare in grossissima difficoltà nel passaggio dall’u13 all’u14, quando gli spazi si ingrandiscono e la stragrande maggioranza dei giocatori matura fisicamente. Il dribbling resta sì un’opportunità, ma non l’unica, nel momento che riconosco un mio compagno libero e in una situazione di vantaggio. 

Per sintetizzare, al giocatore vanno dati tutti gli strumenti per poter scegliere la soluzione migliore in quella circostanza, sia essa l’azione individuale che la ricerca del compagno.

Tra considerazioni, proposte e contenuti video, spero d’esservi stato d’aiuto o, quanto meno, di avervi instillato qualche dubbio o curiosità.

Per concludere, è naturale che maggiore sarà la qualità dei giocatori a disposizione e maggiori potranno essere le soluzioni che emergeranno; ma di che qualità parliamo però? Solamente di quella tecnica?

La componente tecnica è sicuramente importante (permette di ampliare il numero di opzioni) ma così quanto quella tattica. Un giocatore abile tecnicamente (pensate ad esempio ai freestyler) ma incapace di trasferire la sua padronanza nel gioco, rimarrà un buon giocoliere con una tecnica fine a sé stessa, non funzionale al gioco e ai suoi principi.    

 

 

 

Foto: https://thefootballfaithful.com/

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About Author

Diego Franzoso

Franzoso Diego, nato a Rovigo il 15/04/1983. Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata. Allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC. Attualmente allenatore dei Giovanissimi Regionali Élite dell'AC Este

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