Super Tele: “Vamos, Loco! Il Calcio di Bielsa approda a Leeds” – di Francesco Marcon

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Super Tele: “Vamos, Loco! Il Calcio di Bielsa approda a Leeds”

25.000 chilometri a spasso per l’Argentina a bordo di una 147.

Non sono i diari della motocicletta di Che Guevara ma l’inizio picaresco e romantico della storia d’amore fra Marcelo Bielsa e il calcio allenato.

L’attuale tecnico del Leeds United nasce infatti a Rosario nel 1955 da una famiglia molto ricca. Il padre è avvocato, la madre Lidia insegnante.

Pare che quando la mamma puniva il giovane Marcelo, costringendolo a suonare uno strumento, lui si accordasse con la sorella per scappare dalla finestra e andarsene a giocare a pallone tranquillo, mentre la madre ignara ascoltava sua figlia suonare il piano o la chitarra dalla camera credendola Marcelo.

Bielsa cresce calcisticamente indossando la maglia del Newell’s Old Boys, il papà tifa per gli acerrimi nemici del Rosario Central. Il giovane Marcelo ha già deciso che non seguirà la carriera politica o di legge come i suoi fratelli e tira dritto per la sua strada.
Gioca come difensore, ma a soli 25 anni si ritira per intraprendere l’avventura da allenatore.

Ha le idee chiare e un approccio decisamente analitico al gioco del calcio.

Comincia dalla panchina della squadra universitaria di Buenos Aires e prima di stabilire i 20 giocatori che avrebbero fatto parte della selezione decide di vederne quasi 3.000.

Dopo due anni di apprendistato Jorge Griffa lo contatta per allenare le giovanili del Newell’S. Qui Bielsa capisce che il club ha bisogno di uno scouting approfondito e decide quindi di partire con la mitica Fiat 147 negli angoli più remoti dell’Argentina per scovare i talenti nascosti.

Divide il Paese in 70 zone e 5 sottozone, perlustrando ognuna di queste senza tralasciare alcun campetto, nemmeno il più polveroso dalle Ande alla Tierra del Fuego.

Scova ragazzi come Mauricio Pochettino e dimostra una capacità di metodo e analisi talmente approfondita da meritarsi nel giro di poco tempo la promozione in Prima Squadra.

Mescola il calcio offensivo di Menotti e l’attenzione scrupolosa al dettaglio di Bilardo con suggestioni di calcio totale olandese, proponendo un calcio mai visto prima in Argentina.

La sua squadra si schiera con un 4-3-3 di partenza che spesso si trasforma in un 3–4 –3. L’intensità massimale raggiunta in allenamento, i movimenti offensivi, la costante mobilità e la grande aggressività portano il Newell’s a esprimere un gioco spettacolare ed efficace, conquistando il titolo di Apertura del ’90, il Clausura del ’92 e la finale di Copa Libertadores dello stesso anno, persa solamente ai rigori contro i brasiliani del San Paolo.

È un innovatore in campo e nei rapporti con i giocatori. Invita ognuno di loro a informarsi, a leggere quotidiani, ad accrescere la propria cultura generale, per migliorare come uomini prima che come calciatori professionisti. È assiduo, intenso, maniacale.

Rimprovera proprio Pochettino – autore di un pregevole gol – per essere stato fuori posizione al momento della marcatura.

Il metodo, il processo, l’idea vengono sempre prima del risultato.

Il suo calcio si basa su concentrazione permanente, mobilità, rotazione e repenitizacion, che in spagnolo significa eseguire una canzone o un pezzo strumentale a prima vista, sulla lettura iniziale, senza alcuna prova. Trasportato al calcio, il concetto rompe con i tradizionali ruoli e schemi codificati per puntare sul trasferimento di principi individuali e collettivi che spetta al giocatore leggere in relazione a spazio, pallone, compagni ed avversari.

Dopo una parentesi messicana, torna a vincere il titolo di Clausura con il Velez e nel 1998 diventa c.t. dell’Argentina, accettando l’offerta dell’AFA che lo costringe ad abbandonare l’incarico preso pochi mesi prima con l’Espanyol. Nonostante una rosa stellare l’avventura mondiale del 2002 è tremenda, e si conclude con una clamorosa eliminazione al primo turno. Bielsa regge comunque il timone della Nazionale e due anni dopo conduce l’Albiceleste alla vittoria dell’oro olimpico.

Nel 2007 intravvede nella giovane e talentuosa formazione del Cile la possibilità di esprimere il suo calcio ai massimi livelli e diventa c.t. dei sudamericani guidandoli a un ottimo Mondiale nel 2010. Vidal dice di lui:

«Prima ero incostante. Correvo senza meta per tutto il campo. Bielsa mi ha aiutato a concentrarmi in maniera migliore, a capire come e quanto sia importante la parte mentale per un calciatore, permettendomi di crescere come professionista e come persona.»

26 modi per effettuare una rimessa laterale raccontano bene il calcio del Cile del Loco.

In poco tempo riesce a imporre la propria idea di calcio e a farsi seguire dai suoi giocatori, che incantano la platea mondiale del tifo. L’amore dei supporter è ricambiato anche dall’allenatore. Bielsa in Cile, come in ogni piazza dove ha allenato, studia e conosce ogni singolo aspetto della storia e della cultura del Paese di riferimento. Impara ad apprezzare gli angoli dove vive, la gente del posto, con l’edicolante e il panettiere del quartiere che diventano i suoi interlocutori principali nelle poche pause dal calcio osservato, analizzato e allenato.

Riprende la carriera da Bilbao, in Spagna, e porta i baschi a un’effervescente cavalcata in Europa League e in Copa del Rey che si conclude purtroppo con due sconfitte in finale.

Malgrado la delusione, l’avventura in maglia biancorossa è indimenticabile. L’Athletic gioca un calcio spettacolare, che abbina estetica e risultati, impartendo lezioni di stile anche a club ben più blasonati come il Manchester United.

Allena un calcio molecolare, disponendo la squadra con il sistema 3-3-1-3 o 3-3-3-1 che diventa il suo marchio di fabbrica. Smarcamenti, duelli individuali, interscambi, verticalità e implacabile vigore fisico rendono il Bilbao una squadra pirotecnica, nei suoi momenti di massimo splendore.

Anche in fase di non possesso prevale la scelta di puntare sul duello individuale, con un sistema difensivo che privilegia sempre un uomo in più di copertura rispetto al numero di attaccanti avversari.

A Marsiglia la storia non è poi troppo diversa. Un calcio da sogno incanta la Francia, e l’Olympique termina il campionato al quarto posto dopo lunghi momenti di testa. Di quella stagione restano impressi due momenti che raccontano bene la competenza e la grandezza di Bielsa nella gestione dello spogliatoio e del rapporto con i calciatori.

Il primo è questo, in cui El Loco affronta come un vero maestro la sconfitta.

Il secondo invece è un discorso sui sacrifici da fare per poter diventare una delle stelle del calcio,

https://video.gazzetta.it/discorso-motivazionale-bielsa-se-vuoi-essere-n1/63b56f08-8e00-11e4-a44a-18f14a0f3c5b

Il lato umano di Bielsa, la sua profondità e la viscerale e meticolosa analisi di ogni dettaglio, è ciò che ha conquistato anche Andrea Radrizzani, il manager italiano proprietario del Leeds United, la leggendaria squadra inglese che per la stagione in corso ha ingaggiato Bielsa nel tentativo di ritornare in Premier League.

Al primo colloquio a Buenos Aires El Loco conosceva già i nomi e le caratteristiche di ogni giocatore della rosa, i moduli di gioco di tutte le squadre del campionato, e con un prospetto statistico indicava quante volte e da quali avversari il 3-5-2 e tutti gli altri sistemi potevano essere battuti.

Ha scelto per l’ennesima volta una platea underground nella quale portare il proprio credo. Riparte da Leeds, la squadra di Brian Clough, e giusto per sottolineare subito l’aria che tira d’ora in poi ha stabilito che nei giorni di doppia seduta vuole i giocatori presenti al centro sportivo tutto il giorno, dalle nove alle sette di sera.

Appena arrivato si è informato su quante ore di lavoro servissero in media a un tifoso del Leeds per acquistare un biglietto della partita. Dopo aver scoperto che si tratta di almeno tre ore ha portato i suoi giocatori a raccogliere rifiuti dalla palestra di Thorp Arch per lo stesso tempo.

Il metodo diventa il terreno fertile sul quale coltivare le proprie idee di calcio e ora Bielsa – al momento in seconda posizione in coabitazione a un punto dalla capolista Sheffield – si gode una squadra che apprende e che inizia ad esprimere il calcio che il suo allenatore ha in testa.

«Se i calciatori non fossero umani, non avrei mai perso una partita» ha dichiarato una volta, con quel suo humour molto sottile.

Fra le molte leggende che girano su Bielsa una in particolare racconta il carattere ossessivo e l’urgenza viscerale del Loco. Si narra infatti che nella sua casa di campagna ci sia un campo da calcio regolamentare dove poter accompagnare all’occorrenza – anche nel cuore della notte –  moglie, figli, cuoco e giardiniere per mettere in pratica un movimento particolare o una precisa situazione.

A Leeds ha un letto nel proprio ufficio all’interno del centro sportivo per poter osservare video avversari in ogni momento, senza bisogno di uscire dalle quattro mura.

Tra verità e fantasia da quelle parti si preannuncia una stagione ruggente.

D’altronde, citando una delle frasi più famosi di Bielsa, “ogni uomo è considerato pazzo finché le sue idee non trionfano”.

Credit Immagine: https://www.skysports.com/football/news/11715/11411167/marcelo-bielsas-philosophy-why-he-is-the-most-influential-coach

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About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

1 commento

  1. Quindi gli articoli free verteranno sul “gossip”, mentre gli articoli premium tratteranno più specificamente dell’allenamento nel gioco del calcio

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