“FootSofia”: dalla Geometria alla Topologia, di Tommy Dal Santo

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

“FootSofia”: dalla Geometria alla Topologia

La stragrande maggioranza delle nostre esercitazioni si configurano nel contesto di uno spazio geometrico predefinito (rettangoli, quadrati, rombi, poligoni regolari…), coi comportamenti dei giocatori che avvengono quindi all’interno di questa struttura. Ma se vogliamo rispecchiare nelle esercitazioni il dinamismo che avviene nel gioco, dovremmo forse cercare di fare qualcosa di diverso, riprodurre il processo di formazione, maturazione, stravolgimento, dissoluzione continua di forme delle situazioni di gioco.

Negli allenamenti, più che ad una geometria dovremmo rifarci ad una topologia, cioè concentrarci su quelle proprietà, su quei comportamenti, su quelle funzioni che si esercitano mentre le forme continuamente si stirano, si comprimono, si dilatano, si torcono. Anzi, sono proprio i comportamenti e le funzioni che configurano il ridefinirsi continuo delle forme, e quindi dello spazio di gioco.

La topologia è come una “geometria su fogli di gomma” (da Caos di J.Gleick): immaginiamo di prendere un rettangolo e di piegarlo, attorcigliarlo: due punti qualsiasi del rettangolo che in partenza potevano essere vicini potrebbero alla fine, nello stravolgersi della forma, essere molto distanti (o viceversa): la figura si è dissolta, ma non la relazione che si è instaurata tra i punti.

E’ ciò che avviene nel rettangolo di gioco: un difensore esterno, vicino al portiere e innescato da esso, termina magari l’azione nell’area opposta (quinto goal di Calabria in Milan-Bologna); ma appunto, in questa dinamica, si sono continuamente formate e dissolte forme grazie alle relazioni e alle interazioni tra quello e gli altri giocatori.

Le relazioni e le interazioni sono il tessuto, i nodi, la struttura che sta insieme dinamicamente nel cambiamento continuo delle forme. E sono determinate dai comportamenti e dalle funzioni esercitate dai giocatori (presa dell’ampiezza, attacco degli spazi, movimenti di attrazione o estensione del gioco ecc). Nello spazio delle fasi, nelle soluzioni possibili, avvengono delle trasformazioni topologiche di figure (dilatamento, compressione ecc) che dipendono dai comportamenti adottati. È allora sui comportamenti, sulle relazioni che ci si dovrebbe concentrare nelle esercitazioni, non “a partire da” o “all’interno di” uno spazio di gioco, bensì nel loro configurare e ridefinire continuamente lo spazio di gioco.

Se le esercitazioni funzionali devono stimolare la relazione (o interazione o interdipendenza) dei comportamenti nella loro presa e formulazione dinamica dello spazio di gioco, esse dovrebbero mantenersi “plastiche”, “gommose”, “malleabili”: aperte a diversi possibili scenari di sviluppo, a diverse dinamiche spaziali. Concretamente ciò potrebbe significare offrire dei punti di biforcazione dove la scelta di un comportamento o di una funzione (es: vengo attratto dalla palla) interagisce con altri comportamenti (es: estendo lo spazio in ampiezza, allungo lo spazio in profondità ecc…) ridefinendo una diversa configurazione dello spazio (e offrendo ai giocatori percezione e consapevolezza di cosa accade allo spazio in ragione del comportamento adottato).

Tale scelta rimane il più possibile aperta e non vincolata a priori da una geometria o da una richiesta indirizzante dell’allenatore. Ma ciò significa che anche le condizioni di partenza dovrebbero essere il più possibile variabili (il punto da dove far partire la palla, la disposizione iniziale dei partenti, il numero stesso dei partecipanti a determinare superiorità, doppia superiorità, parità, inferiorità numerica…). Lo sappiamo, nei sistemi dinamici un leggero spostamento delle condizioni iniziali produce scenari di sviluppo completamente diversi. Dovremmo rimanere, nelle esercitazioni funzionali al gioco, aperti alla non linearità: delle condizioni di partenza, degli sviluppi (che spesso rimangono invece confinati nell’A—>B—>C—>D…), persino della scalata dei giocatori (che dovrebbe andare oltre all’A—>B—>C—>D…) .

Farlo non è semplice, e molto rimane da pensare. Sicuramente non è tanto semplice quanto disegnare una figura geometrica e far avvenire un comportamento all’interno della stessa.

Implica invece uno sforzo di creatività e di divergenza. Anche di complessità. Che però significa provare a fare noi in prima persona quello che poi chiediamo di fare ai nostri giocatori: stare nella complessità ed agire creativamente.

 

Foto: https://www.itisvoltanapoli.gov.it

Share.

About Author

Tommy Dal Santo

Tommy Dal Santo, nato a Schio (VI) il 14/03/1985. Laurea magistrale in Filosofia, Master in Sport Business Strategies. Allenatore UEFA C-LR Vicenza Virtus. Filosoficamente curioso, sportivamente appassionato, poeticamente fuoriluogo e fuoritempo. www.tommydalsanto.com

Leave A Reply