“FootSofia”: La partita a dadi di Haaland, di Tommy Dal Santo

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“FootSofia”: La partita a dadi di Haaland

Scrive Borges: “Che un individuo voglia risvegliare in un altro individuo ricordi che non appartengono che a un terzo, è un paradosso evidente. Realizzare in tutta tranquillità questo paradosso, è l’innocente volontà di ogni biografia.”

L’umile tentativo di raccontare qualcosa di qualcuno che nemmeno si conosce, nasce dalla persuasione, forse assurda e paradossale, che le nostre storie pur sempre si intrecciano e hanno qualcosa da dire l’una all’altra.

Prismi, specchi, pozzi profondi, messaggi cifrati, oppure nulla. Ognuno in una storia vede ciò che vuole. O ciò che è destinato a vedere.

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In una delle mitiche saghe norrene si racconta che nell’anno 1020 il re di Svezia e il re di Norvegia si sfidarono a dadi per il possesso di una città contesa. Chi avesse ottenuto il punteggio più alto avrebbe vinto. Tirò per primo il Re di Svezia e ottenne due sei. Disse allora che non era neppure necessario che il re di Norvegia, re Olaf, tirasse i dadi a sua volta. Ma Re Olaf sorrise, scosse i dadi e rispose: “In questi dadi rimangono ancora due sei, e non è difficile a Dio, mio signore, farli uscire”. Tirò, due sei. Giocarono quindi di nuovo. Dopo una serie incredibile di doppi sei da ambo le parti, Re Olaf fece cadere uno dei due dadi di spigolo: se il primo diede sei, quello caduto di sbieco si spezzò in due e le due facce mostrarono la somma di sette. La città era sua.

Giusto un millennio dopo, un altro norvegese sembra avere il potere magico di spezzare gli equilibri, ottenendo risultati assurdi e impensati. Erling Braut Håland, giocatore indiscusso del momento, sta frantumando in questa stagione qualsiasi record: doppia cifra in Champions League in sole sette partite, almeno quattro in meno di chiunque altro, e primo teenager (19 anni) a riuscirci in un’unica stagione. Tripletta al debutto in Champions col Salisburgo. Goal al debutto in tutte le competizioni col Dortmund: Bundes, Coppa di Germania e Champions. Nessun altro giocatore di una squadra tedesca era stato cosi rapido a realizzare tante reti. In stagione i goal sono già 39 (in 29 gare!), ma siamo di fronte a numeri che con tutta probabilità andranno costantemente aggiornati. Fuoco di paglia, periodo fatato, quando tutto semplicemente gira per il verso giusto, oppure nuovo fuoriclasse del calcio mondiale? Una scommessa col futuro. Un lancio di dadi.

Vi è un aspetto che lega il calcio, forse più di altri sport, al gioco dei dadi: la sua aleatorietà, parola che deriva dal latino alea (dado, non a caso). Aleatorio esprime qualcosa dall’esito incerto, imprevedibile. Poche cose sono soggette a sorprese come il risultato di una partita di calcio: ribaltamenti del pronostico scontato, rimonte, colpi di scena sono tra gli aspetti più affascinanti di questo sport. Ma l’aleatorietà riguarda fondamentalmente anche la carriera di ogni giovane calciatore: dei tantissimi che cominciano, pochi, pochissimi, arriveranno ad alti livelli e ci si chiede: è una scommessa con se stessi, con la propria bravura, oppure con la fortuna ed il destino? Domanda a cui non sappiamo, forse non sapremo, dare risposta definitiva.

Anche Re Olaf sembra insinuare il dubbio: si affida a Dio (fortuna, destino) con i dadi in mano, eppure sorride e sembra ben conscio della sua abilità e della sua riuscita. Quando Håland gioca la sua partita a dadi, sembra all’inizio un pre-destinato.

Nasce a Leeds, in Inghilterra, perché il padre è un calciatore professionista, altrimenti noto alle cronache per aver subito un fallaccio da Roy Keane che ha compromesso la sua carriera. La madre, campionessa nazionale di eptathlon. Genetica favorevole, a 5 anni Erling scrive il suo primo record: primatista mondiale del salto in lungo, 1.63m. Quando la famiglia ritorna in Norvegia e il giovane comincia a giocare a calcio nel Bryne FC, é indubbiamente bravo e viene mandato a giocare con chi ha uno o due anni più di lui.

Sorrideva molto e segnava molto, fin dal primo giorno” dice il suo primo allenatore. Ma presto, giocando con i ragazzi più grandi, l’atleticità del giovane Håland (già allora soprannominato The Beast o The Man-Child) inizia a non esprimere più una differenza. È allora che Erling fa la sua grande scommessa: inizia ad allenarsi duramente affinando le abilità tecniche, l’agilità sul breve, lo smarcamento e il posizionamento in campo, per poter competere laddove il fisico non gli dia una mano.

Non dobbiamo mai trascurare i lati oscuri, i punti deboli, gli aspetti deficitari. Quello che ci farebbe più comodo non mostrare o lasciar da parte. È un investimento di tempo, un confronto serrato con le difficoltà. Ma dove possiamo perdere, ci potrebbe essere tutto da guadagnare.  Bravura e destino. Lavoro e fortuna.

Quando, solo dopo i 15 anni, Håland supera il metro e ottantacinque, è un gigante dai piedi molto raffinati. Il Bryne lo fa debuttare in prima squadra, c’è anche un provino con l’Hoffenheim, in Germania, ma non se ne fa niente. Come si dice, il talento ha bisogno di incontrare l’opportunità: la sa vedere Ole Gunnar Solskjær, attuale tecnico del Man Utd e allora allenatore del Molde FK.

Håland cresce ancora, irrobustisce il suo fisico, accoglie i consigli di Solskjær, grande attaccante del passato. Quando a 16 anni debutta in Coppa di Norvegia l’esito è…beh, manco a dirlo, goal al debutto.

La stagione successiva diventa titolare in prima squadra ed è ormai difficilissimo da marcare: se concedi spazio è velocissimo e abile nel dribbling, se gli stai addosso è agile e fisicamente imponente. In una partita contro il Brann, fino ad allora miglior difesa del campionato, ne fa quattro in venti minuti.

Al mondiale U20 della scorsa estate sono addirittura nove le reti in una sola gara, Norvegia-Honduras. “Avrei potuto farne dieci” dice alla fine. Sense of humor e spavalderia. Fiducia “divina” nei suoi mezzi. Tecnica raffinata in una fisicità imponente. Goal a grappoli e peso determinante. Ricorda qualcuno? “Mi ispiro a Ibrahimovic” dice.

Forse Erling, in un futuro prossimo, contenderà a Zlatan lo scettro di miglior attaccante scandinavo. Speriamo comunque, per lo svedese, che la decisione non venga presa  tirando i dadi.

 

 

Fonte: articolo scritto da Tommy Dal Santo e pubblicato dal “Giornale di Vicenza” il 26/02/2020

Foto: https://sport.sky.de

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About Author

Tommy Dal Santo

Tommy Dal Santo, nato a Schio (VI) il 14/03/1985. Laurea magistrale in Filosofia, Master in Sport Business Strategies. Allenatore UEFA C-LR Vicenza Virtus. Filosoficamente curioso, sportivamente appassionato, poeticamente fuoriluogo e fuoritempo. www.tommydalsanto.com

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