“FootSofia”: Portare a spasso tartarughe. Filosofia della (non) programmazione, di Tommy Dal Santo

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“FootSofia”: Portare a spasso tartarughe. Filosofia della (non) programmazione

Il compianto Ezio Vendrame, poeta del pallone, una volta portò a spasso una gallina per le vie del centro città. Un dissonante elogio all’eccentricità. Chissà se in questa impresa prese spunto da un altro poeta – poeta maledetto – Charles Baudelaire, che una volta descrisse il flâneur, alias il poeta stesso, come “uno che porta al guinzaglio delle tartarughe lungo le vie di Parigi”.

Chi è il flâneur? Agli occhi di Baudelaire un perdigiorno,  un gentiluomo con cilindro e bastone che vaga a passo lento per le vie cittadine senza meta precisa, osservando estraneo al frenetico affaccendarsi che incalza. Eppur sensibile alla bellezza. Al gusto. Ritratto ovviamente dell’artista. Attento osservatore delle piccole cose.

Figura circondata da un alone di fascino e appartenente al passato della belle epoque, ma che possiamo metaforicamente riesumare, con qualche piccolo accorgimento, parlando di programmazione calcistica.

Ebbene sì, perché una nuova stagione calcistica alle porte è sempre, romanticamente, come un nuovo viaggio e un’altra avventura. E allora, soprattutto a inizio corsa, ci affaccendiamo nella programmazione. Tendenzialmente, infatti, viviamo questo percorso con l’animo del turista. Il turista ha sempre, in fondo, un animo teleologico, cioè orientato al raggiungimento di una meta, un posto da visitare, una esperienza da dover vivere… Orientato insomma a fini e scopi da raggiungere.

E allora via con la pianificazione dei principi di gioco. O giù di macrocicli e mesocicli a scandire gli obiettivi a lungo o medio termine. Con tanto di tabelle di marcia. E anche quando lo sguardo all’orizzonte temporale è più breve, per lasciarsi forse maggiormente catturare dall’avventura del viaggio, anche il microciclo viene comunque scandito secondo una sequenza funzionale che può rispecchiare obiettivi condizionali (resistenza-forza-velocità), o condizionalmente integrati ad un modello di gioco e ai suoi principi (periodizzazione tattica).

Persino la singola seduta di allenamento può mantenere una strutturazione piuttosto standard, come la giornata del turista in vacanza (Globale-Analitico-Globale, Attivazione-Tecnica-Situazione Semplice-Situazione Complessa ecc…). Nulla di male in tutto questo, ovviamente. Anzi. L’organizzazione, la pianificazione, la programmazione sono un motivo di orientamento necessario per muoversi nella complessità del gioco e per non “annegarci”. Possono inoltre costituire una forma mentis contagiosa per il gruppo, che contribuisce a dar corpo a quella che si definisce “squadra organizzata”.

Ma l’animo del turista, d’altra parte, può nascondere dei rischi, degli eccessi pericolosi. Immaginiamo quel turista che, per attitudine o pigrizia o altro, si affida ad un metaforico tour operator: eccolo mentre ricopia puntigliosamente la “programmazione annuale della categoria Esordienti”, oppure mentre scopiazza esercitazioni a destra e a manca (tanto i luoghi del web sono ormai molteplici e ovunque raggiungibili), riportandole in campo il più fedelmente possibile, senza nemmeno ragionare sopra al fatto se siano o meno calzanti.

Per raggiungere gli obbiettivi stagionali della categoria Esordienti, ovviamente. Per non parlare poi di quel pericolosa devianza della cosiddetta turistificazione, che consiste nel trattare tutto, persone, esperienze, ambienti che si incontrano durante il viaggio, come oggetto delle proprie mire e dei propri fini.

“Il turismo, reale o virtuale, è impregnato di illusione teleologica; dà per scontata la completezza della visione e rinchiude le persone in piani difficilissimi da cambiare, mentre il flâneur modifica continuamente (e, cosa più importante, razionalmente) i suoi obiettivi a mano a mano che acquisisce nuove informazioni.” (N.Taleb)

Il termine Flâneur designa una brama di scoperta seppur, stavolta, in ambienti cittadini. Tale termine, infatti, è un atteggiamento legato alla vita di città. Non ha nessun tipo di corrispondenza in lingua italiana: il vocabolo descrive più un concetto o uno stile di vita intrapreso. Reso celebre dal poeta simbolista Charles Baudelaire, indicava un gentiluomo vagante per le vie cittadine: tale girovagare, con annessa attenzione ai dettagli, era di ispirazione ad emozioni profonde

Perché la figura romantica del flâneur allora? Perché fondamentalmente il turista odia l’incertezza e la casualità (come ben sappiamo quando ci scagliamo contro gli imprevisti che si frappongono al programma di viaggio), mentre l’animo flâneur la accetta e anzi ne fa una spinta della propria azione. Da una parte si tenta di prevedere e organizzare tutto nel dettaglio, nell’illusione di sapere esattamente dove si sta andando o nella convinzione che applicando sempre  modelli si ottengano comunque risultati. Dall’altra, al contrario di chi ha sempre un programma o un piano, il flâneur prende ad ogni passo una decisione per riadattare la sua tabella di marcia, assorbendo strategie, metodi, mezzi operativi in base alle nuove informazioni ricevute di volta in volta.

Insomma, mentre il turista vorrebbe estirpare il caos e l’imprevedibilità, il flâneur ne trae vantaggio e anzi li ricerca: l’elemento imprevisto e casuale, rumoroso, che esula dalla programmazione, dalla seduta ordinata, dalla esercitazione lineare e perfettamente eseguita sono in realtà una retroazione positiva che consente di riassestarsi e riadattare le idee ai ragazzi, alle esigenze, alle situazioni delle stagione…Informazioni feconde per un educatore (oltre, ovviamente, ad essere esperienze formative per i ragazzi).

Prima dicevamo di riesumare la figura del flâneur con qualche dovuto accorgimento: è doveroso precisarlo, egli non viaggia vagabondo, incosciente, irrazionale (nello stile bohémien a cui probabilmente alludeva Baudelaire), della serie “vado in campo e si fa quello che capita”, ma sempre con il “giusto rigore”, consapevolezza e razionalità rispetto agli eventi che accadono, con un occhio di riguardo a quelli caotici e inattesi, alleati del suo flessibile e malleabile orientarsi.

E in particolare, mentre tutti vogliono andar veloce, facendo mille cose, il flâneur porta a spasso tartarughe. Elogio della lentezza. È un mito tutto contemporaneo quello che più stimoli diamo ai ragazzi, più il cervello apprenderà cose nuove. L’overdose artificiale da troppi stimoli, è un pericolo altrettanto dannoso per il cervello, che la carenza degli stessi, come dimostrano le neuroscienze (cfr. L.Maffei, Elogio della lentezza; T.Cotrufo MeravigliosaMENTE).

Nell’ambiente, volendo, si trovano già gli stimoli necessari ad un apprendimento fecondo attraverso il gioco. Cerchiamo allora di facilitare l’ambiente concedendo giusti spazi di gioco, che non si incastrino sempre nei programmi prestabiliti. Senza fretta. Senza rincorrere sempre affannosamente mille fini e obiettivi; a volte ne bastano pochi, ma di qualità. Ma soprattutto lasciando noi anche spazio alla placida osservazione. Perché la capacità di rallentare, di dilatare il tempo, aiuta a cogliere i dettagli delle piccole cose e fa vedere il viaggio sotto una luce inedita.

Un po’ turisti oppure un po’ flâneur, buon viaggio a tutti dentro la prossima stagione.

 

 

Foto: http://mysocialpet.it

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About Author

Tommy Dal Santo

Tommy Dal Santo, nato a Schio (VI) il 14/03/1985. Laurea magistrale in Filosofia, Master in Sport Business Strategies. Allenatore UEFA C-LR Vicenza Virtus. Filosoficamente curioso, sportivamente appassionato, poeticamente fuoriluogo e fuoritempo. www.tommydalsanto.com

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