“FootSofia”: Sviluppi Swarm. Il Possesso come Transizione, di Tommy Dal Santo

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“FootSofia”: Sviluppi Swarm. Il Possesso come Transizione

Beethoven, 6ª Sinfonia. Quando l’archetto pizzica la prima corda è tardi, la vibrazione si espande, innesca, attende risposta. Gli altri archi, i fiati, intanto che il primo corre ancora su e giù, senza tregua. Ecco le percussioni. È un’orchestra gonfia adesso che suona. Percuote. Fluisce. Affievolisce. Trafigge. Accarezza. Colpisce. Risuona anche in te che, come singolo, in quel suono ti perdi. La sinfonia della natura.

L’immagino così, la colonna sonora dei banchi di pesci che disegnano e dissolvono e ridisegnano forme complesse sotto la superficie del mare, come gli sciami di insetti che macchiano il cielo, e gli stormi di uccelli in volo che sfruttano le correnti quasi adattandovisi con una melodia.  L’orchestra, «è come uno stormo di uccelli con un’unica e sola volontà» diceva Herbert von Karajan. Le analogie si sprecano. Arrigo Sacchi e la metafora musicale per descrivere la squadra come un’orchestra che si muove. L’ultimo, che mi ha illuminato, Ralf Rangnick (ex tecnico del Lipsia) in un’intervista a The Coaches’Voice. Swarming behaviour.

“La cosa più eccitante per me è vedere come si è sviluppato e accelerato il gioco di transizione. Succedono così tante cose tra gli 8 e i 10 secondi dopo che la palla è stata vinta o persa. Quei momenti decidono i giochi e gran parte del nostro allenamento è dedicato a ciò che chiamiamo swarming behaviour, il movimento sincronizzato dei giocatori.”

Un passaggio (un grande assist in realtà) a dir poco stupefacente. Transizioni, repentini cambiamenti, fasi di passaggio da uno stato all’altro, come un aspetto chiave del gioco moderno. E attenzione alle interazioni sincroniche tra i giocatori che l’ex tecnico del Lipsia chiama appunto Swarming Behaviour. Due chiavi di lettura, transizioni e sincronie, per altro intrinsecamente connesse come vedremo.

L’aspetto più affascinante di questa considerazione è che ci invita a considerare le interazioni in campo tra giocatori in maniera complessa (anche ben oltre il solo approccio temporale a cui si riferisce Rangnick). Che cos’è infatti lo Swarming Behavior? Il comportamento di Swarm (sciame) è il comportamento collettivo, che ritroviamo appunto in alcune specie di pesci, di insetti, di uccelli, che rispondono ai cambiamenti e alle informazioni dell’ambiente adattandovisi come sistema. Senza un coordinamento centrale (auto-organizzazione) essi risolvono problemi e prendono decisioni, anche importanti per la sopravvivenza.

Lo fanno grazie ad alcune interazioni locali che  generano una riconfigurazione e un riadattamento globale: alcuni individui, o un piccolo gruppo, prendono delle decisioni (in base ai segnali colti dall’ambiente e agli istinti) che poi si trasferiscono e si propagano immediatamente all’intero gruppo, che vi si adatta. Una corrente d’aria, una vibrazione dell’acqua, la presenza di cibo o di un nemico ecc., danno insomma il via a una riconfigurazione del sistema adattivo. Il comportamento di sciame considera quindi il gruppo come un’unica entità, dove l’intero – come diceva già Aristotele – è più della somma delle parti (l’alveare, il formicaio sono entità autonome e molto più della somma degli individui di cui sono composti). Alcune proprietà, infatti, emergono dalle relazioni, interdipendenze, connessioni e amplificano le singole decisioni e comportamenti: potremmo parlare a proposito di intelligenza emergente (hive-mind, intelligenza coalescente, mente-alveare), un comportamento intelligente di sistema che emerge dal comportamento di sciame.

Ora, facendo tesoro dello Swarming Behaviour e tornando a Rangnick (senza dimenticare che le intelligenze swarm negli animali sono comunque frutto di comportamenti innati e di un forte bagaglio istintuale che noi non abbiamo), possiamo vedere il gruppo-squadra come un complesso sistema di relazioni non lineari che comprendono le interazioni sincroniche di Rangnick, ma anche interazioni socio-affettive (molto importanti), tattiche (su cui magari fa leva Sacchi quando parla di orchestra), tecniche, percettive, spaziali, linguistiche…

Lo sviluppo del gioco in qualsiasi situazione è questo complesso di interazioni che continuamente interagiscono, cambiano, mutano, transitano insieme alle situazioni stesse.

Se il nostro possesso inizia con una situazione di 4c2 sulla sinistra, essa non esprime una mera configurazione di geometria euclidea, un vantaggio numerico e posizionale sul rombo, ma un complesso di informazioni molto più ampio e ricco che comprende varie forme di interazione (per esempio un legame emotivo-relazionale forte tra esterno e centrocampista che potrebbero intuitivamente risolvere la situazione). Qualsiasi decisione a questo punto scompagina la conformazione iniziale.

Una trasmissione in sostegno, per esempio, cambia situazione numerica (6c5), ma anche emotiva (paura di giocare verticale? Oppure attiro per attaccare?), tecnico-tattica (il passaggio è dato forte? Permette di orientare e cambiar gioco? ecc.). Vocale (“Uomo”! “Solo!”) E altre. Questo spinge il sistema al riadattamento in una direzione piuttosto che in un’altra. Ma subito di nuovo lo sviluppo può evolvere in altre conformazioni in base ai segnali captati dall’ambiente (c’è pressione?), alle interazioni (timing, movimenti complementari), alle scelte del giocatore. Si vanno a determinare ancora nuove situazioni, magari stavolta di parità o inferiorità numerica.

Insomma, queste situazioni che mutano danno continuità allo sviluppo del gioco e sono in realtà delle micro-transizioni, in cui si muovono comportamenti swarm.

Ecco allora l’importanza sottolineata da Rangnick di allenare atteggiamenti transitivi, cioè la veloce capacità di riadattamento al cambio repentino di situazione. La transizione, insomma, intesa non solo come fase di gioco a se stante (principi di transizione positiva e negativa), ma anche come rapida propagazione di informazione susseguente a ogni scelta, di cui sono intrise la fase di possesso e di non possesso. La transizione come swarm behavior, dove le scelte di un giocatore o di pochi si propagano velocemente e influenzano il riadattamento e la riorganizzazione di tutti.

Allenare tutto questo è, ovviamente, complesso e richiede, manco a dirlo, Tempo. Basti solo pensare a quanto sia difficile apprendere sincronismi, o consolidare relazioni socio-affetive, o instaurare codici linguistici riconosciuti in un gruppo-squadra. Senza contare tutti gli altri molteplici aspetti del gioco e i principi con cui proviamo a gestirli.

Ma il gioco è una musica lontana che ci richiama, risuona e pulsa dentro. Percuote. Scivola. Affievolisce. Trafigge. Fluisce, Accarezza, Colpisce. E tu, in quel suono, ti perdi.

 

 

Foto: https://atos.net

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About Author

Tommy Dal Santo

Tommy Dal Santo, nato a Schio (VI) il 14/03/1985. Laurea magistrale in Filosofia, Master in Sport Business Strategies. Allenatore UEFA C-LR Vicenza Virtus. Filosoficamente curioso, sportivamente appassionato, poeticamente fuoriluogo e fuoritempo. www.tommydalsanto.com

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