Super Tele: “Polisportiva Pallalpiede, il Calcio oltre le Sbarre” – di Francesco Marcon

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Super Tele: “Polisportiva Pallalpiede, il Calcio oltre le Sbarre”

Immaginate uno spogliatoio blindato, una squadra che gioca sempre fra le mura amiche, con un calciomercato aperto 12 mesi l’anno e dove se qualche cronaca raccontasse che il mister predilige giocare col “libero” più di qualcuno dovrebbe preoccuparsi, e non si parla solo di avversari.

A Padova tutto questo esiste, ed è una storia di calcio bellissima, che racconta di libertà e partecipazione, dove il gioco del pallone è la lima che permette di evadere dalla routine del carcere.

La Polisportiva Pallalpiede – nomen omen – è la squadra del carcere Due Palazzi.

Nasce nel 2014 ed è fondata da Lara Mottarlini e Paolo Piva, con l’idea che lo sport possa essere un veicolo di socializzazione e reintegrazione.

I numeri, infatti, raccontano come la media della recidiva scenda al 19% per coloro che hanno goduto di misure alternative, rispetto al 67% di chi non ha avuto la medesima opportunità.

Polisportiva Pallalpiede è iscritta alla FIGC e partecipa al campionato di Terza Categoria, con l’obbligo – per motivi di sicurezza – di giocare tutte le partite in casa.

Non fa classifica, ed è per questo motivo che nonostante l’incredibile vittoria del campionato della scorsa stagione, rimarrà anche quest’anno a giocare nel medesimo torneo.

Ma da queste parti ciò che più interessa è la Coppa Disciplina, vinta per quattro anni consecutivi.

Detenuti di tutte le nazionalità si allenano due volte la settimana (martedì e giovedì) oggi agli ordini del mister Fernando Badon, dopo alcune stagioni con Valter Bedin, per affrontare ogni domenica 90 minuti contro gli avversari designati.

Tutto questo è possibile solo grazie alla collaborazione di tutte le parti in causa, che continuano a credere in questo progetto.

In primis la Federazione, sia a livello regionale sia nazionale, con Carlo Tavecchio per una volta protagonista positivo. Fu grazie al suo aiuto che si superarono alcuni impasse burocratici e all’ultimo giorno utile arrivò quella firma che inseriva una volta per tutte la Polisportiva Pallaalpiede nell’elenco delle squadre iscritte ai campionati federali.

Anche l’istituto penitenziario, nella persona del direttore Claudio Mazzeo, ha avuto fiducia sin dall’inizio in questa pazza idea e vede il calcio come un sistema educativo e formativo.

Per questo motivo il piccolo campo della Polisportiva è dotato anche di una piccola tribuna, a restituire ancora di più non solo ai calciatori l’idea dell’inclusione.

Infine va citata la collaborazione dell’amministrazione comunale, degli arbitri e di tutte le società sportive che ogni settimana fanno visita alla squadra, accettando di giocare due volte in trasferta, e portando all’interno del Due Palazzi la stessa idea di condivisione. Per accedere alle partite anche gli avversari devono rispettare rigidi protocolli di sicurezza che impediscono di portare dentro effetti personali e telefoni cellulari.

Le partite si giocano il sabato pomeriggio e i colori sociali sono il bianco e il rosso come quelli ufficiali del Calcio Padova, oggi in Lega Pro.

I detenuti che vogliono partecipare sono prima vagliati dagli educatori che operano in carcere, per capire quali di loro possano essere idonei a partecipare e successivamente tocca al mister e alla dirigenza sportiva scegliere i più bravi. Gioca anche qualcuno che ha commesso reati pesanti, sul campo spelacchiato della Polisportiva, ma chi ha avuto l’occasione di assistere ad alcune partite racconta di come la magia del calcio risieda proprio in questo: annulla ogni differenza, abbatte i confini – anche fisici come in questo caso – e restituisce speranza e conforto a chi affronta il percorso penitenziario. Lì dentro, sul rettangolo verde, tutto si azzera e il gusto di giocare appiattisce ogni errore o sfortuna delle singole vicende umane.

Oltre alla vittoria e alla sconfitta, in campo e in spogliatoio ci sono delle regole ferree.
E crescere in una squadra insegna a collaborare, ad aiutare, ad assumersi le proprie responsabilità.

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato ” (art. 27 Costituzione Italiana)

Per questo la “vittoria” dello scorso anno di Polisportiva Pallalpiede ha un significato ancora più profondo, perché questi ragazzi hanno imparato a divertirsi e addirittura a vincere dentro a un contesto fatto di regole.

Italiani, albanesi, romeni, nordafricani e molte altre diverse nazionalità condividono un percorso che supera i codici non scritti della prigione – dove il senso di appartenenza è molto forte e spesso si finisce per frequentare solo i propri simili – per apprendere come si possa condividere uno spogliatoio, senza prevaricare, lavorando insieme e rispettando le regole per raggiungere un obiettivo comune.

È la lezione più importante che ci lascia la Polisportiva Pallaalpiede, un’idea di redenzione che passa dal calcio per dare la possibilità a chi una volta esce dalla squadra e dal carcere di rimettersi in gioco fuori dal campo.

Al momento il campionato è iniziato e dopo due giornate la squadra ha raccolto due successi, con sette gol fatti e uno solo subito.

Una marcia, è il caso di dirlo, davvero inarrestabile.

 

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About Author

Francesco Marcon

Mi chiamo Francesco, sono nato nel 1983 ed abito a Padova. Mi occupo di vendite e marketing nel settore immobiliare dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione. Ho ultimato un Master in Social Media Marketing a Milano e da quest’anno sono in possesso del patentino Uefa B. Questa stagione alleno i Giovanissimi Sperimentali 2005 del Tombolo Vigontina San Paolo. Adoro il calcio in tutte le sue forme per la forza inarrestabile dei sogni che continua a tramandare.

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